Riflessioni sullo sciopero dei Tir


Questa mattina mentre venivo al lavoro sentivo su Radio24 un’intervista dal direttore del Centro Agroalimentare di Roma, il quale parlava di un afflusso di merce diminuito del 70%.

Ieri al supermercato Lidl dove ero a fare la spesa notavo la scarsità di prodotti freschi: verdure innanzitutto, ma anche carne, latte, uova.

Aldilà delle considerazioni sugli scioperi – come la penso su di essi l’ho scritto ieri – pensavo che in questi frangenti appare in tutta la sua evidenza quanto la nostra struttura economica e sociale dipenda dal petrolio.

Infatti, non una sua carenza assoluta, bensì un aumento di prezzo, già determina delle evidenti crepe nella nostra organizzazione sociale. Non è un caso, a pensarci bene, che tutte le proteste che in questi giorni stanno attraversando l’Italia siano nate in settori in cui il carburante rappresenta la voce principale di spesa: i tassisti, gli autotrasportatori, i pescatori.

Ovviamente, oni attività produttiva necessita di energia. Essendo l’energia ricavata in larga misura dal petrolio, ogni attività produttiva risente negativamente di ogni aumento del costo dei derivati di questo, a prescindere dai motivi di tale aumento. Tuttavia è chiaro che laddove un derivato del petrolio rappresenta la materia prima fondamentale nell’esercizio dell’attività, questa risulti essere maggiormente esposta. E autotrasportatori, pescatori, tassisti, ovviamente sono fra queste.

Da dopo natale circa, il traffico per venire al lavoro è molto diminuito. Ne sono felice. Appena dopo l’estate, non appena riprese le scuole, impiegavo anche 40-45 minuti da casa al lavoro (alle 6,30 del mattino) e la cosa è rimasta così più o meno fino a natale, periodo in cui tradizionalmente il traffico peggiora orribilmente.  Ora ne impiego 25. Per un po’ la cosa mi ha sorpreso, pensavo a qualche strana casualità. Ho chiesto anche in giro e ne ho ricavata la sensazione che il traffico sia effettivamente diminuito.

L’unica spiegazione possibile è che il costo dei carburanti abbia indotto più persone ad utilizzare i mezzi pubblici, o condividere mezzi di trasporto. Ma è solo la mia sensazione, legata ad una particolare zona di Roma in una precisa fascia oraria. La spiegazione potrebbe essere un’altra.

Vedere i supermercati semivuoti dovrebbe farci riflettere.

Il costo dei derivati del petrolio non credo esistano le condizioni per pensare che possano diminuire. Anzi, ci sono molti elementi strutturali e congiunturali, sul piano internazionale e locale, che fanno pensare esattamente il contrario.

Il nostro cibo è basato sulla disponibilità di petrolio. Alla produzione ma, soprattutto, alla distribuzione.

Nel 1990, il crollo dell’URSS determinò un brusco calo delle forniture di petrolio a Cuba, la quale sottoposta da tempo a embargo dagli USA, si trovò così improvvisamente a dover fare i conti con una penuria notevole di questa fonte energetica.

In questa intervista viene raccontato cosa avvenne nell’isola caraibica a quel punto. E’ molto interessante e consiglio di leggerla attentamente. Tuttavia alcuni dati essenziali li riporto qui:  L’apporto calorico nella dieta passò da 2908 a 1863, quello proteico diminuì nella misura del 40%. I cubani persero mediamente dieci chilogrammi a testa.

Attualmente noi non scontiamo una carenza di disponibilità di petrolio, bensì il costo più alto. Tuttavia l’esperienza cubana insegna che si può ridurre la dipendenza dal petrolio e quindi in questa fase abbassare i costi.

Certo il clima e l’industrializzazione, paragonando Cuba e Italia, sono ben diversi.  Però, e lo vediamo in questi giorni di sciopero degli autotrasportatori, se già si operasse per aumentare il consumo di prodotti locali a scapito delle distribuzioni a lunga distanza, sarebbe cosa saggia.

Si abbatterebbero i costi, si incentiverebbe la produzione agricola locale, diminuirebbe l’inquinamento.

Delle scelte politiche in questo senso sarebbero lungimiranti opere di governo.

Ma i liberisti, purtroppo, non funzionano così. Aspettano che il mercato si autoregoli. Crollando laddove i costi diventano insostenibili. E poco male se sotto quei crolli rimangono intere categorie sociali. Qualcuno riuscirà a fare i soldi anche su questo.

 

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3 thoughts on “Riflessioni sullo sciopero dei Tir

  1. Non vorrei dire una cazzata, ma mi sembra che più che aumentare il prezzo del petrolio siano aumentate le tasse che lo Stato impone sul petrolio. Le accise? Insomma, quanto succede rientra nel quadro di scaricare ancora una volta la crisi sui lavoratori, stangandoli in primis, vagheggiando crescite prossime e eventuali… e tutto quanto da tempo diciamo sul tuo blog in merito all’obbedienza di Monti & C. alla finanza internazionale.
    E’ l’alternativa, che non viene proprio presa in considerazione.

  2. Luca ho scritto: “essendo l’energia ricavata in larga misura dal petrolio, ogni attività produttiva risente negativamente di ogni aumento del costo dei derivati di questo, a prescindere dai motivi di tale aumento. ”
    Il fatto che in questo momento gli ultimi aumenti siano dipesi dalle accise è ininfluente. Dal 2007 al 2011 il costo di un litro di gasolio è salito del 65%. Attualmente dicono che in Libia siano tornati ai livelli di estrazione pre conflitto, ma davanti abbiamo la possibilità di embargo verso l’iran, che è uno dei nostri fornitori principali.
    Un eventuale acuirsi della crisi comporterebbe quasi immediatamente un aumento ulteriore dei costi. Nonché una vera e propria carenza.

    Il problema del petrolio è fondamentale, non è un problema solo italiano ma mondiale.

  3. non so se ricordi l’altra crisi petrolifera del ’70. allora, per ovviare al problema del trasporto delle merci su gomma, si costituì a latina, mi pare, un centro di raccolta merci che poi venivano smistate in tutta italia, ma utilizzando i treni. le merci arrivavano bene e ugualmente in giornata, come ora.funzionò per un poco, ma la fiat, in calo di produzione e vendita di tir, mise il suo veto – leggi prese per gli attributi quelli che allora erano al governo – e impose il ritorno al trasporto su gomma. adesso una cosa del genere sarebbe improponibile. prova ad immaginare quanti padroncini di camion comincerebbero a fare quello che stanno facendo ora. sono trent’anni e più che in italia si commettono errori politici madornali!

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