ma schiattassi…


In questi giorni diverse volte ho aperto questa pagina “add new post”  per scrivere qualcosa, poi ho desistito. Oltre la mera indignazione quel che avrei potuto scrivere non avrebbe espresso.

Avrei potuto aggiungere insulti e auguri di accidenti e nefandezze, ma da tempo ho raggiunto la consapevolezza che non servono a niente. Purtroppo. Ché se le macumbe sortissero qualche effetto oggi in Italia ci sarebbe una moria di personaggi alla ribalta delle cronache. E invece sono tutti lì, a fare i porci comodi loro, come se niente fosse. Ogni giorno ne senti di ogni.

Questa mattina però, leggendo questo articolo, mi tocca dire qualcosa.

Stop a campagne contro carne e pellicce per difendere il Made in Italy

Roma, 2 feb. (Adnkronos) – Decine di milioni di italiani si vestono e si nutrono di prodotti di origine animale, altri milioni di persone ricavano il loro reddito da attività fondate sull’allevamento. Parte da queste considerazioni lo spunto del convegno dal titolo provocatorio “Viene prima l’uomo o la gallina?”, organizzato da Carlo Giovanardi (Pdl) alla Camera al quale hanno partecipato ieri tante soggetti diversi per testimoniare l’importanza delle proteine animali nell’alimentazione umana e non ultimo, il valore economico della filiera zootecnica, anche per altri comparti come la moda, e quindi la produzione di pellicce, la farmaceutica, il settore mangimistico e chimico…. (continua ….)

Dunque, questo Giovanardi, io ogni volta che l’ho sentito parlare ho pensato che mi faceva schifo. Ricordo il suo nome in occasione di commenti sull’omosessualità, per la legge sulla droga (la fini-giovanardi appunto), per affermazioni sull’eutanasia, sui pacs… ultimamente me lo ricordo impegnato alla radio in un singolare equilibrismo dialettico teso a dimostrare l’immoralità degli attacchi a Berlusconi relativamente ai fatti del bunga-bunga, nipoti di mubarak e quant’altro sui generis.

Devo dargli atto di coerenza. Mai che costui dica o faccia una cosa che mi risulti indifferente. Riesce, probabilmente per il semplice fatto di esistere e di manifestarsi, a far sorgere in me spontaneo l’insulto, minimo sostitutivo di un’irrefrenabile voglia di mollare una scarica di calci in culo a qualcuno.

Ora ha organizzato questo convegno fra i suoi sodali alla Camera, interpretando i desideri di varie lobbies che si sentono aggredite dalle campagne animaliste.

Io, smentendo l’insigne nutrizionista pronto a dichiarare qualsiasi cosa al servizio del miglior offerente evidentemente, non mangio carne da 23 anni. Ho fatto nel frattempo sport a livello agonistico e lo pratico tutt’ora con meno accanimento, ma questo non per motivi legati all’alimentazione, quanto all’inesorabile trascorrere del tempo. Ma non è questo il punto.

Il punto è come viene presentata la cosa.

Sappiamo perfettamente che le campagne animaliste vanno principalmente contro le pellicce e la vivisezione. Non ci sono campagne contro gli allevamenti intensivi. Anche se ovviamente chiunque abbia un minimo di coscienza ecologica (e alimentare) non può che auspicare caldamente una forte diminuizione del consumo di carni.

Dire  “Decine di milioni di italiani si vestono e si nutrono di prodotti di origine animale, altri milioni di persone ricavano il loro reddito da attività fondate sull’allevamento ” è affermare un dato di fatto incontestabile.  Scarpe, cinture, borse, giubbotti… tutte cose fatte con pellame, che indossiamo praticamente tutti… e dire che si consumi carne a scopo alimentare non è certamente un’affermazione sorprendente.

Il cuoio tuttavia è ricavato dalla pelle dei bovini, o degli ovini, in massima parte. Cioè animali che si mangiano e di cui si utilizza anche la pelle.

Ma sarebbe una battaglia senza speranza, attualmente, quella etica/ecologica contro gli allevamenti intensivi di animali a scopo alimentare.  Sono certo che verà un giorno in cui l’idea di mangiare carne animale farà ribrezzo, ma quel tempo è lungi da venire.  Oggi l’argomento riguarda più la coscienza individuale che collettiva.  E anche se la maggior parte della pelle che viene utilizzata per l’abbigliamento potrebbe essere facilmente sostituita da materiali sintetici non ha molto senso condurre campagne in questa direzione. Le pelli sono ricavate da animali che vengono uccisi per l’alimentazione. Sono per così dire un sottoprodotto.

Ma le campagne animaliste non toccano questi argomenti. Sono dirette invece contro l’uso delle pellicce, quindi degli allevamenti degli animali da pelliccia. Animali che vengono uccisi solo ed esclusivamente per utilizzare la loro pelle a scopo edonistico.

E non credo proprio che siano decine di milioni gli italiani che amano indossare questi capi ricavati da volpi, visoni, castori, martore, cincillà, zibellini, marmotte, lupi e quant’altro.  Quantomeno perché non possono permetterselo.

Le campagne animaliste vanno altresì contro la vivisezione. Che è tutt’altra questione.

Mettere tutti gli argomenti nello stesso calderone è concettualmente subdolo e disonesto.

Quali interessi difendono quindi i giovanardi? Quelli in particolare dell’industria della moda e quella farmaceutica. Per non sporcarsi troppo le mani di sengue con questi argomenti però, buttano avanti in generale il consumo di carne e l’uso di suppellettili di derivazione animali. In modo che passi una sorta di sillogismo: se è giusto consumare carne e indossare scarpe di pelle, perché non dovrebbe essere giusto mettersi una bella pelliccia di visone? Se è giusto ammazzare vacche, maiali e pecore per succulenti pranzetti, perché non dovrà essere giusto ammazzare qualche cane, gatto, scimmia per il nobile scopo di salvaguardare la salute umana tramite la ricerca farmacologica?

I giovanardi ci dicono che “pur nel pieno rispetto della sanità degli animali non bisogna privilegiare gli animali rispetto agli uomini perché da ciò può dipendere la possibilità o meno di uno sviluppo economico”.

Che vuol dire “rispetto della sanità degli animali”?  Che ipocrisia. Scomodano anche un ordinario di teologia per ribadire il concetto tanto caro alla morale cristiana che gli animali sono stati creati ad uso e servizio dell’Uomo. Anche per la vanità dell’Uomo, caro monsignore ordinario di teologia? La risposta che ci dà l’insigne studioso di morale è: si certo, se la vanità porta sviluppo. E quindi in ultima analisi benessere all’uomo.

Non me ne frega niente delle contraddizioni insite nella chiesa cattolica. Sono agnostico e le loro problematiche mi lasciano totalmente indifferente. Tuttavia non posso fare a meno di notare l’incongruenza. La chiesa non ha mai brillato per la pietas nei confronti degli animali, e neanche verso uomini di diversa fede, in verità. Tuttavia per farsi paladina delle pellicce sono necessari bei salti mortali ideologici. In questo modo tutto è giustificabile. E in effetti, nella Storia, tutto la chiesa è riuscita a giustificare, per il proprio tornaconto.

Infatti la chiesa, per bocca del suo studioso di teologia, viene incontro all’amico giovanardi, che tanto si batte sui temi cari alla morale vaticana: le famiglie, l’omosessualità, la contraccezione, l’aborto, l’eutanasia.

Dopodiché il nutrizionista di servizio (dell’Università Cattolica, ma guarda un po’ quando si dice la coincidenza…) ti spara un’infelice metafora: “La carne contiene delle proteine nobili che sono i vagoni più importanti di un ipotetico treno ad alta velocità…”.

Ma forse in effetti, contro le stesse intenzioni del relatore, la metafora non è così infelice. Incentivare il consumo di carne oggi è proprio un concetto simile a quello di difendere l’alta velocità. Uno sviluppo che porta debiti, danni ambientali, problematiche per la salute.

E’ un dato ormai accertato infatti, l’enorme impatto ambientale provocato dagli allevamenti intensivi. E’ un problema globale che dovrà essere affrontato quanto prima dalla specie umana se vuole sopravvivere in questo ecosistema.

Sono anche assodati ormai i danni alla salute provocati dal consumo di carne.

Non faccio un discorso etico. Come dicevo non mangio carne dal 1989, ma non ho mai fatto prediche ai miei amici mangiatori di carne. Penso che ognuno abbia tutti gli elementi per decidere, se l’argomento gli preme. Se qualcuno ha voluto parlare della mia scelta, dei motivi etici, biologici, ecologici, nutrizionali… l’ho fatto, lo faccio. Ma non cerco di far proseliti, non mi interessa. Ho cresciuto mia figlia mangiando anche carne. Le ho parlato della mia scelta.  Quello che farà lo deciderà lei.

Quindi non mi metterò ad elencare tutti i motivi per cui un nutrizionista serio e in buonafede dovrebbe, nella società italiana oggi, dare indicazioni per moderare il consumo di carne e non al contrario esaltarlo.

Non mi metterò nemmeno ad elencare i motivi per cui a livello globale il consumo smodato di carne nelle società opulente oltre a provocare gravissimi danni all’ecosistema sia uno dei motivi delle carenze alimentari nel resto del mondo.

A chi interessa l’argomento se lo cerchi. In rete si trova tutto.

Però che il giovanardi e i suoi compari possano permettersi di dire cazzate per favorire qualche amichetto che gli verserà suppongo laute prebende, buttando tutto nel calderone, moda e farmaceutica, nutrizione e sviluppo… mi fa oltremodo irritare il sederino. E’ una vera e propria mistificazione. Si fanno forti del consumo di carne a scopo alimentare, tralasciando volutamente (in questo sono assolutamente disonesti per omissione) tutti gli elementi a sfavore che ne consiglierebbero caldamente quantomeno moderazione nel consumo, per supportare poi, quasi senza nominarle, altre attività molto meno difendibili, quali l’allevamento di animali da pelliccia e la vivisezione.

Non arrivano, ma se mai arrivassero, le mie maledizioni, godrei come un riccio.

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3 thoughts on “ma schiattassi…

  1. mi stavo chidendo quando ci potremo liberare di questa gente….compresi i cassieri che incassano e trattengono…che periodo vomitevole…

  2. Stavo per scrivere a Giovanardi tutta la mia disapprovazione per quello che ha detto sugli gli animali quando ho visto il tuo sito. Non sono d’accordo su tutto quello che pensi di lui, ma sottoscrivo al 100% tutto ciò che dici riguardo gli animali. Mi piaci perchè parli chiaro.

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