Il gioco delle tre carte


In Italia quando si usa il termine casta ci si riferisce ai politici.

Io lo riferirei invece ad una zona della società ben più estesa, formata sì dai politici che siedono in parlamento, in regione, nelle province e in buona parte dei comuni o anche nei municipi delle grosse città, ma anche da dirigenti di uffici ed enti pubblici, manager di stato e privati, banchieri, finanzieri, grossi imprenditori, magistrati, alte cariche dello stato, editori, giornalisti, militari, sindacalisti, vips di varia estrazione culturale….  in una parola: la classe dirigente di questo paese.

Se ci fate caso, ogni giorno emergono prove di questo intreccio inestricabile di interessi. Cito a memoria solo nell’ultimo periodo: la case della SIAE in zone di Roma di pregio, con valori di 500.000 euro vendute a 60.000 a questo o quel dirigente, amico di amici, caparre di 500 euro, con mutui quarantennali concessi a ottuagenuari; o affitti non pagati per anni… ; il vicepresidente di equitalia (Mastrapasqua, con stipendio lordo intorno aui 450.000 euro) che è anche dirigente INPS e di altre innumerevoli cariche pubbliche e private; il palazzo comprato da un senatore Pdl e rivenduto all’INPDAP nel giro di alcune ore con guadagno (mi pare) di 16 milioni di euro; il caso del tesoriere della margherita che se n’è fregati 13, di milioni di euro.

Le notizie girano spesso attorno alla gestione di fondi pubblici. Spesso si tratta di enti previdenziali. E poi di che ci si meraviglia se la prima cosa su cui ha messo mano questo governo è stata la riforma delle pensioni?

Le notizie emergono ogni giorno e di questo ci si dovrebbe rallegrare, nel senso che ovviamente sarebbe meglio se questi fatti non accadessero, ma se accadono, il fatto che si sappia è indice di una volontà di fare pulizia. O no? O forse quello che emerge è solo la schiuma. Forse è solo il risultato dei reciproci sputtanamenti di una casta che è compatta nel difendere i propri interessi ma fino ad un certo punto, dal momento in cui è divisa in sottocaste che si combattono fra loro per affermarsi a scapito delle altre.

Sono sempre più convinto che la situazione sia insanabile.

La casta possiede, perché è essa stessa, i mezzi d’informazione, la magistratura, le polizie, i partiti, i sindacati. Sono tutti quelli che hanno accumulato potere e privilegi negli ultimi decenni, spesso tramandati in famiglia, e non intendono mollarli. Anzi, in questa fase in cui sembra che tutto stia arrivando alla fine, diventano ancora più arroganti e sfacciati, per arraffare il più possibile quello che è rimasto.

E questo meccanismo di acchiappa acchiappa vale a tutti i livelli.

Questa casta, quanti saranno, il 3-5% del paese? possiedono già gran parte delle ricchezze, ma sanno che ancora è possibile spremere. Dicono che le famiglie italiane sono poco indebitate, che hanno un grande risparmio. Hanno case, terra, risorse. La casta vuole metterci le mani sopra.ù

Guardate quanto parlano di tasse, questo periodo. Martellano un giorno sì e l’altro pure contro l’evasione.

Certo che l’evasione esiste. Ma esiste anche una pressione fiscale che è insostenibile per le piccole imprese. La realtà è che o evadi parte delle tasse o chiudi.

Se rivolgessero questo sempre più potente meccanismo di esazione che è equitalia agenzia delle entrate e quant’altro quantomeno ANCHE, verso la macchina dello stato, verso tutti coloro che in un modo o nell’altro amministrano fondi pubblici, forse non ci sarebbe bisogno di una pressione fiscale così alta. E forse pagare la pletora di tasse e balzelli e imposizioni varie non sarebbe così impossibile, per le imprese.

Ma la direzione in cui si muove la casta, per mano dei politici, è esattamente opposta. Il problema è trasferire questa ricchezza residua dal 90% del paese al 10% di esso. Quindi:

– Spremere risorse il più possibile attraverso le esazioni fiscali.

– Redistribuire queste risorse in opere più o meno utili in modo che tutta la catena di comando e controllo del paese ne tragga beneficio.

Servono soldi per fare la TAV, li tira fuori lo stato, che li prende dai cittadini tutti. Ci guadagneranno i cittadini tutti, la collettività? Nemmeno per sogno. E’ un’opera che è dimostrato è sostanzialmente inutile. Alcuni cittadini, quelli che vivono dove l’opera sarà realizzata, ci rimetteranno in termini di qualità della vita e durata della stessa. Altri cittadini, si arricchiranno. Questi ultimi saranno pochi, pochissimi, in confronto alla maggior parte del paese. Saranno funzionari e dirigenti, grosse imprese, banche, politici, sindacalisti gialli. Chi più chi meno a spartirsi la torta.

E così purtroppo per ogni altra operazione che mettono in piedi.

C’è sempre un tornaconto da qualche parte per qualcuno. Non fanno niente che non sia utile a qualcuno di loro, in modo che porti denaro, che sarà ripagato con favori che porteranno altro denaro.

Come scrivevo alcuni giorni fa sulle liberalizzazioni, relativamente al casino sui tassisti: “Si parlerà solo di questo. Nel frattempo faranno qualche giochetto ben più importante su Energia, Acqua e chissà che altro.”

Un esempio?

dal blog di Debora Billi:

Mentre eravamo tutti intenti a preoccuparci di tassisti, crociere e forconi, guarda guarda cosa ti infilano nel decreto “liberalizzazioni” i nostri amici seduti al governo. Una ventina di righe all’articolo 44 (Update: dopo l’approvazione l’articolo è ora il #43), mica niente di che, che ancora nessuno ha letto e di cui nessun giornale ha fatto ancora parola.

Il provvedimento si chiama Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie, ed in sintesi realizza un sogno da tempo coltivato: quello di affidare le carceri ai privati. Si sa, le carceri son piene, mica vorremo un indulto al giorno con tutti i delinquenti che ci sono oggidì.

Leggetelo, lo trovate qui.

Non solo si permette ai privati costruire le carceri, ma si scrive nero su bianco che

al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia.

Questo significa che la gestione carceraria, escluse le guardie, è affidata a privati imprenditori. Riuscite ad immaginare cosa significa ciò in Italia, con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli ed in special modo nell’edilizia? Che le carceri saranno gestite dai delinquenti. Quelli di serie A, naturalmente, perché quelli di serie B saranno il “prodotto”, ovvero coloro su cui si farà business. Un tot a carcerato. E il carcere, naturalmente, dovrà essere sempre pieno altrimenti non conviene: non buttate più cartacce per terra, mi raccomando.

C’è dell’altro: Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento.

In soldoni, è fatto obbligo di far partecipare le banche alla spartizione della torta. Torta di denaro pubblico, perché è sempre lo Stato che paga. A meno che non si voglia far lavorare a gratis i detenuti, in concorrenza con le aziende, e con il compenso intascato dall'”imprenditore carcerario”. Funziona così, in USA. Siamo fiduciosi che, nel decreto “privatizzazioni”, si privatizzerà anche il lavoro schiavo dei carcerati.

Io credo che un provvedimento del genere avrebbe meritato un dibattito pubblico in un “Paese normale”. Che una simile cessione di democrazia, di controllo e di libertà da parte dello Stato dovrebbe essere ben conosciuta dai cittadini e dall’opinione pubblica, e non infilata di soppiatto tra gli articoli mentre il gregge è distratto a pensare ai taxi.

Poco da aggiungere, al commento di Debora Billi sull’argomento carceri.

Attendiamo con fiducia altre chicche di questo genere inserite nel decreto liberalizzazioni, dietro al fumo delle proteste, direi provocare ad arte, dei tassisti.

Come dicevo: penso che la situazione sia troppo compromessa per poter migliorare. Se, per assurdo, venisse sostituita in immaginarie elezioni democratiche l’intera classe politica, non potrebbe essere sostituita la classe dirigente di questo paese. La casta non è amovibile. E’ incistata e ramificata al punto da non poter essere estirpata, probabilmente nemmeno da una  rivoluzione.  Ne resterebbe una parte e si riprodurrebbe.

A noi che ne siamo fuori non resta che chiaccherare, ché tanto fastidio non diamo.

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3 thoughts on “Il gioco delle tre carte

  1. Qualche anno fa, appena dopo che in Friuli aveva governato il centrosinistra di Illy, andai a leggermi il resoconto delle consulenze “esterne” pagate dalla Regione nell’ultimo esercizio. Be’, alla Margherita spettava il 90% di tali consulenze,alcune di poche migliaia di euro, altre di diverse centinaia di migliaia. E non riuscivo a capire perché, dato che anche con un criterio peraltro criticabile di ripartazione in base alla percentuale dei voti ottenuti non avrebbe dovuto oltrepassare il 10-15%.
    Eh, la casta! E’ ben radicata e davvero non va limitata ai politici, ma comprende tutta quella fauna umana che dell’intrallazzo vive e si riproduce.
    Ventidue anni fa, similmente, venni a conoscenza di una borsa di studio per giovani laureati in scenze forestali, della durata di un anno, a Bologna. Vi partecipò un mio amico. 500 mila lire al mese, la speranza di continuare poi magari nel settore, una ventina gli interssati che si fecero un colo così, una ricerca infine da consegnare non so più a quale Ministero e il titolare dello studio, che si presentò esclusivamente l’ultimo giorno per firmare il lavoro, ammanicato con la DC di allora, che s’intortò senza fare un tubo quqalche milione delle nostre lire.
    Funziona così. Probabilmente da sempre. E anche nelle fabbriche spesso dirigono gli inetti e i profittatori.
    I soldi si fanno con i soldi. E se la proprietà privata non è del tutto un furto, all’origine dei grandi patrimoni c’è senz’altro qualcosa di losco.
    Sia DC, sia PSI o Forza Italia o Lega, e, apriamo gli occhi: anche PD, eccetera, fanno schifo e favoriscono gli amigos.
    Una rivoluzione probabilmente non risolverebbe, ma intanto gli brucerebbe il culo.

    • Vabbe’, devo avere ucciso la discussione da subito con quel mio primo commento.
      Un po’ dipende forse dal casino che faccio con i commenti stessi, mi spariscono le righe o mi traballano. E un po’ dal fatto che mi sono limitato a due esempi personali, mentre la teoria di Buzz non fa una piega e mi trova perfettamente d’accordo.
      Vorrei comunque aggiungere che oltre a quei due esempi ho visto per un’intera vita premiare la casta politica ed economica a scapito di tutti gli altri. E ne potrei raccontare cento e cento di ‘ste storie.
      Mi girano, quando sento parlare di meritocrazia, di eccellenze.
      Contano e vanno avanti i soliti raccomandati, benché inetti.
      La selezione non è meritocratica, è ECONOMICA!

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