Sulle relazioni virtuali.


E’ un post diverso, questo, da quelli che scrivo normalmente su questo blog. Ha un taglio legato ad esperienze personali. Si riferisce a persone con le quali ho condiviso negli anni passati l’esperienza di una comunità cosiddetta virtuale. Un forum. Su questo forum da ormai quasi un anno, non scrivo più.  Da quel momento ho cercato nuove forme comunicative. Questo blog ne è un esempio. e anche facebook.

Questo scritto riprende quindi il filo di antiche comunicazioni, che per affetto, stima, amicizia, sono ancora per me un punto di riferimento.  Scrivo anche qui, oltre che su facebok, perché chi fra questi non ha accesso al social network possa comunque leggermi.

………

Quando sul topic di Fv sono stato tirato in ballo da qualcuno dei soliti noti, poco male, preferisco restare in silenzio che polemizzare a vuoto.  Quando parlano degli amici mi va di rispondergli, e farlo pubblicamente, anche se purtroppo mi leggeranno anche quegli altri a cui invece non vorrei dare nulla di me, nemmeno un pensiero.

“Mi piacerebbe chiedere per esempio a Buzz, prendo uno a caso ma non tanto, chiedergli cosa gli è rimasto di tutti gli anni che ha passato sul forum ad interagire…”

La prima è che non esistono rapporti virtuali e rapporti reali. Questa suddivisione è una panzana bella e buona.

Esistono le relazioni fra le persone che si avvalgono di molti strumenti.

Non è una cosa dei tempi moderni, di internet. E’ una cosa di sempre. Le relazioni epistolari sono sempre esistite. Le corrispondenze letterarie hanno tenuto in contatto le persone per mesi e/o anni, ai tempi che spostarsi per il mondo era molto più difficile di oggi.

Ora è la velocità, che distingue. E’ il cosiddetto temporeale, che cambia le cose e ce le fa apparire diverse.

Questo “essere connessi” che ci riempie il tempo, però non è del tutto nuovo, anch’esso.

E’ simile per certi versi al vedere un film, leggere un libro, ascoltare musica. Ovvero tutte quelle attività umane che in un modo o nell’altro ci mettono in contatto con altri, con i loro pensieri, con il loro mondo, la loro fantasia, sogni e desideri.

La novità è che la rete dei nostri contatti potenziali si è allargata a dismisura. Ora e subito.

Noi cerchiamo sempre i nostri simili, quelli con cui condividere le cose che amiamo, pensieri, cose, passioni… ma prima ci mettevamo una vita a trovarli. Ora con una ricerca selettiva possiamo riempirci l’agenda di gente che ha la nostra stessa passione per la bicicletta, l’arrampicata, la maglie e il cucito, le fotografie antiche, i film in bianco e nero… il sesso… tutto quello che vuoi è a portata di mano sotto questo punto di vista.

Nella rete in questi anni ho  conosciuto un sacco di gente, ho fatto discorsi seri e ho cazzeggiato, sono cresciuto o al limite, sono invecchiato. Dal 98, che interagisco nella rete. Sono 14  anni. Non è poco in una vita.  Di fatto ho come tanti amici lontani. Siamo “veri”? io penso assolutamente di sì. Con tutte le nostre contraddizioni ovviamente. In un modo o nell’altro infatti troviamo il modo di rimanere in contatto, di sapere quello che facciamo, più o meno come ce la passiamo, come la pensiamo… cosa c’è di diverso in questo da quelle amicizie nate magari anni prima nel “mondo reale” e ora portate nel “virtuale”?

L’uomo sociale è enormente facilitato, da questa connessione totale.

Ma l’avvicinarsi tramite una condivisione di un settore della nostra vita non è garanzia di essere culturalmente simili. Anzi. Si può arrivare a condividere qualcosa, con un altro essere umano, partendo da e andando a luoghi dell’anima totalmente differenti.

Questo ha i pro e i contro. Tu puoi trovare chi vuoi, ma anche gli altri possono trovare te. E non è detto che tu gradisca.

Puoi essere trovato da persone che non hanno i tuoi stessi criteri e le tue stesse necessità. E nemmeno il tuo senso del rispetto o di tolleranza.

Questo vale per tutti noi, in una direzione o in quella opposta. Non è che mi metto su un piedistallo. Puoi essere offensivo senza rendertene conto, perché non ritieni che quello che stai dicendo possa essere considerato tale. Puoi subire manifestazioni di affetto non sollecitate e imbarazzanti, puoi essere usato come leva per l’ego di qualcuno… eccetera.

Tutte cose che accadono nella vita. Sono sempre accadute. Ma ora è tutto in piazza ed in tempo reale.

Io ci ho messo un po’ a capire che occorre selezionare. Che le porte non possono essere sempre aperte. Che bisogna porre dei limiti alla conoscenza che gli altri possono farsi di te.

Anche questo ha i pro e i contro. Perchè celandoti stabilisci necessariamente relazioni inautentiche. Ma ti difendi anche. Perché il mondo è un luogo pericoloso,  pieno di squilibrati, più o meno latenti. E anche pieno di stupidi. A volte le due categorie sono sovrapponibili, ma non necessariamente.

E comunque, poiché questi squilibri trovano praterie in cui correre a briglia sciolta, nelle connessioni della rete, e il clamore che suscitano è talmente forte da farti perdere l’orientamento… non perdi niente.

Voglio dire: quando apri le tue difese non entrano solo quelli che tu inviti, entra di tutto. E questo avvelena anche le relazioni che avresti potuto coltivare decentemente. Con persone decenti.

Le considerazioni delle differenze fra fb, forum, blog, mi fanno sorridere. Mi pare di assistere ad una partita di calcio, con una specie di tifo. E’ ridicolo.

Il punto è che siamo sempre noi ad usare gli strumenti per comunicare. Anche il telefono è uno strumento per comunicare. Anche la voce.  Nessuno si sogna di mettere in discussione il telefono in quanto tale… ma eventualmente l’uso che ne fa una data persona.

Poi certo, ci sono considerazioni di altro tipo. FB è un enorme strumento di controllo e di omologazione. Come lo è la televisione.

Sfrutta il narcisimo della gente per sapere tutto di noi a scopo di controllo, commerciale e politico.

Ma è la doppia faccia di tutte le attività umane di massa. Nessuna esclusa.

FB non mi piace. Per molti motivi. Ci sto perché è l’unico modo che ho per interagire proprio con quelle persone che ho conosciuto nel tempo e che sono fisicamente lontane. Se esistesse un altro modo, un altro posto, sicuramente lo preferirei. Mi dispiace per quelli che si fanno un punto d’onore non essere su FB, un po’ li capisco, non tanto però. Perché basta farsi un account fasullo e prendere quello che è possibile, affacciarsi ogni tanto giusto per non perdere i contatti. Ma non sia mai che mi metta proprio io a fare opera di proselitismo per FB. Se si trovasse un altro posto, un altro modo, ne sarei felice. Purché ci si possa in qualche modo “difendere”. Su FV non era più possibile. Era diventato estenuante anche solo cercare di trattenerlo mentre scivolava sempre di più verso il nulla.

Fuorivia è stato un esperimento. Fallito.

Per me è sempre stato un sistema autoregolantesi, che non voleva dire che non esitessero al suo interno tensioni e pulsioni d’elite o di massa che lo spingessero verso una direzione anziché un’altra.

E’ stato entusiasmante farne parte in questo mondo di connessioni che appariva nuovo in quel momento.

E’ stato piuttosto amaro scoprire che era invece, come dicevo sopra, un mondo sottoposto alle medesime regole del mondo reale.

Un po’ ingenuo, forse, da parte nostra, credere che fosse possibile altro. Ma lasciateci l’ingenuità, ogni tanto, nella vita. Che se ci lasciassimo sempre e solo prendere dal cinismo e dal disincanto, nemmeno di quei brevi attimi di entusiasmo, potremmo godere.

Le medesime regole del mondo reale, dicevo.

Nel mondo reale bisogna difendersi, essere cauti, non esporsi più di tanto.

Anche se non hai alcuna intenzione di fare battaglie, non puoi andare indifeso. Ti fottono.

Attenzione, se dico che è “fallito” non è che si debba buttare via tutto. Ha insegnato molte cose e e comunque molte relazioni costruite su FV sono tutt’ora valide.

E’ fallito, e non poteva essere altrimenti, il concetto di un luogo asettico che esisteva non in funzione di chi lo viveva ma di una sorta di vita propria, a prescindere. E infatti, man mano che la spinta propulsiva di chi gli aveva dato vita è venuta meno, si è spento, sempre di più. Restando alla fine come un esoscheletro vuoto. Una pelle di serpente.

Ma FV ha dimostrato, per me, indiscutibilmente, che senza strumenti di difesa una comunità è destinata ad andare in balia del primo che passa e decide di distruggerla. E di “primi che passano” il mondo è pieno.

Si è voluto ad un certo punto dare ad una rete di relazioni i connotati di un luogo impersonale e non caratterizzato, quando invece lo era fortemente, e proprio in forza di questa caratterizzazione aveva attirato energie, quelle positive ma anche necessariamente quelle negative.

E’ stato istruttivo, un piccolo sistema come quello, relativamente a sistemi enormemente più complessi, come la società in cui viviamo. Mi ha fatto capire molte cose sulla democrazia.

Il paradosso “democratico” di lasciare una sorta di diritto di veto paralizzante su ogni tipo di evoluzione possibile proprio a quelle minoranze che, in modo evidente, usano la comunità come sfogatoio delle loro pulsioni distruttive ed opportunistiche è lo specchio della società in cui viviamo, né più né meno.

Le cose non funzionano da sole. Le cose vanno avanti se le mandi avanti, se fai uno sforzo di volontà per farle andare avanti. I sistemi lasciati a se stessi tendono all’entropia, o se preferite una forma più prosaica, vanno a puttane.

Dal punto di vista individuale, voglio essere libero di poter scegliere con chi avere a che fare e chi no. Il mondo è grande, ma la vita è breve. Non posso, non voglio, perdere il mio tempo e le mie energie dietro a malati mentali più o meno certificati.

Una situazione come fuorivia, del tutto inane nella capacità di decidere chi attrarre e chi tenere lontano, sottopone veramente i suoi partecipanti alle fatiche di Sisifo.

Preferisco altre forme di relazione, che mi permettono di scegliere e di tagliare fuori le persone nocive.

Non mi interessa l’ecumenismo o la tolleranza di facciata.

Considero che c’è una parte dell’umanità che se scomparisse in un “pof” da abracadabra il mondo sarebbe un posto migliore in cui vivere.

Idem nel suo piccolo un forum.

Quindi, se fb o un blog, mi consente di comunicare con chi voglio io ed essere invisibile o quasi per le persone nocive ben venga. Mi risparmierò bel po’ di fatica nel tenerle a bada. Ne trarrà giovamento la mia rete di relazioni, di qualsiasi tipo.

Se non posso fare delle scelte collettive, costruendo insieme ad altri un sistema che mi soddisfi, allora dovrò fare delle scelte individuali. In questo senso me ne sono andato da FV, perché non mi difendeva. Perchè era diventato un luogo in cui le persone nocive (per me, non perdo di vista le soggettività della questione!) avevano avuto il sopravvento.

Quando si scrive in pubblico si esterna se stessi. Si è in qualche misura, a seconda del grado di esternazione, personaggi pubblici. Nel suo piccolo, ogni personaggio pubblico è John Lennon e ogni passante è David Chapman.

E’ chiaro che i forum, fb i blog… mettono tutti in condizioni di avvicinarti e colpirti, se vogliono. Solo a parole, e questo da un lato è più facile, dall’altro si potrebbe dire, per fortuna. Che le parole fanno male, ma fanno più male le azioni. In genere.

Sicuramente io sono stato fra quelli che ha preso il forum, in certi periodi, troppo sul serio. Sono d’accordo sul fatto che prendere (il forum come la vita) un po’ più alla leggera male non faccia… e però… come dicevo all’inizio senza rinunciare a confrontarmi con la diversità, voglio pure che questa diversità non sia troppo aggressiva e troppo diversa. E’ un mio DIRITTO creare, con i miei simili, un ambiente nel quale non essere esposto a qualsiasi intemperia. Non sta scritto da nessuna parte, se non in una testa bacata di ideologia, che io o chiunque altro debba accettare il fastidio di imbecilli, pazzi, esaltati, squilibrati. Già la vita spesso non ci mette in condizione di scegliere. Ma laddove posso, beh… cazzo, sarei un masochista, a farmi prendere continuante a martellate sui coglioni. Non mi arricchisce, non mi da niente. Mi fa solo allontanare, mi fa perdere volontà ed entusiasmo, mi fa amareggiare, e decidere di dedicare le mie energie ad altro. Perdendo però, nello stesso tempo, anche tutto quello che di positivo poteva venirmi dalle relazioni che avevo con altre persone.

Quella rete positiva che avevo cercato di costruire con i miei (più o meno) simili, viene distrutta da altri. Io penso di avere il diritto di difendere questa rete.

Aprirsi significa essere se stessi. Essere veri. Se si è se stessi si è vulnerabili. Se ci si nasconde, dietro una maschera, lo si è molto meno.

Ognuno di noi in rete, però, in un modo o nell’altro è se stesso.

Anche se completamente falsi, si è se stessi. Il se stesso falso altro non è che un Mr Hide che abbiamo dentro e aspettava la notte, o l’anonimato della rete, per farsi vivo.

Per questo iniziavo il discorso dicendo che non esiste una divisione fra relazioni reali e relazioni virtuali. Esistono relazioni e persone. Purtroppo, se viviamo in una società che è abbastanza di merda, non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia e pensare che ciò che la rende tale sia qualcosa di “altro” definito di volta in volta da quelli di “destra” di “sinistra” del “milan” “i terroni” “i romani” i milanesi” “gli zingari” o che ne so io…

la merda dei comportamenti di merda è ovunque. Anche nelle nostre reti di relazione. Inevitabilmente.

Non credo si possa cambiare questo stato di cose, non in tempi brevi quantomeno.

In tempi brevi possiamo solo cercare di difenderci. Per renderci la vita più sopportabile.

Peraltro, c’è un altro problema. Quello della privacy. Da poco stiamo rendendoci conto come tutto quello che diciamo nella rete RIMANGA. Cazzate e cose serie di cui noi ci dimentichiamo, ritornano peggio dei peperoni, SEMPRE. E non solo. Esistono persone che interagiscono alla luce del sole, mentre ne esistono anche altre, forse la maggior parte, che vivono guardando gli altri vivere. Così accade che i forum diventino sorta di sitcom quotidiane, cui collegarsi e “partecipare” emotivamente. Così abbiamo un paradosso: se non comunichi ovvero, se non scrivi, equivalente del parlare, perdi l’occasione di entrare in relazione con le persone che ti interessano. Se lo fai, ti trovi ad essere come un pesce nella boccia di vetro: sotto gli occhi di tutti. E questo può essere sgradevole. Sgradevolissimo. Su FB c’è la possibilità di difendere la propria privacy, in qualche misura. Non so quanti di voi lo facciano. La mia pagina dovrebbe essere visibile solo agli amici. Voglio essere io a decidere se le mie esternazioni, robe serie o cazzate, siano destinate a tutti o solo a pochi.

Con gli amici con cui normalmente andiamo a scalare e/o in palestra proprio per questo motivo, per non essere sempre e comunque sotto gli occhi di tutti, prima ci siamo fatti una mailing list, poi ci siamo spostati su un forum, nostro. Siamo pochi, e il forum è invisibile ai non iscritti. Se qualcuno ci interessa possiamo invitarlo, ma deve essere conosciuto e accettato. Tutti sono amministratori, anche se pochi hanno messo mano sul pannello di amministrazione. Questa forma è quella della vita reale che usa la rete per tenersi in contatto. Un giro di 10-15 persone, che poi si vedono anche durante la settimana o nei fine settimana, ovviamente non va molto oltre al cazzeggio, in genere. E’ una forma aggregativa che ha poche possibilità di crescere. tali possibilità però aumentano esponenzialmente con l’aumento del numero dei partecipanti. Il problema è far entrare una vita reale selezionata (ognuno di noi nella vita sceglie di avere a che fare con persone piacevoli, non è che si sceglie come amici il troll di turno) nella vita della rete, integrare le reti di ognuno. Qualcosa di simile ad una rete neurale. Ognuno di noi ha connessioni con altri che trova piacevoli e li “garantisce” in qualche modo agli altri. Questo consente alla rete di crescere, di arricchirsi, ma la salvaguarda dall’esterno assoluto.

Ognuno di noi sceglie, in certi momenti, in certi ambienti, di fare il pagliaccio, il romantico, l’incazzato… “sceglie” non nel senso che indossa delle maschere, ma nel senso che decide se seguire l’istinto o controllarsi. Il fatto di essere in un ambiente di amici, ci illude in qualche modo che le cose dette restino fra noi, che vengano interpretate avendo chiaro a tutto tondo la nostra persona, così come ci siamo espressi magari in anni di conoscenza. E invece no. Ogni momento è di fatto decontestualizzato. Ogni momento è chiuso fra parentesi. E le parentesi sono negli occhi di chi ti sta guardando, che irrompe nella tua vita (nella boccia di vetro) e ti mette fra virgolette. E allora diventa estenuante, distruttivo, dover ogni volta spiegare chi sei, come e perchè. E se gli altri, quelli che ti conoscono, capiscono e non hanno bisogno di spiegazioni, allora si mette in moto il meccanismo per cui sembra che esista un branco, un’elite, un circolo chiuso.

Estenuante. Non se ne può più, ad un certo punto. Si preferisce chiudere le porte e le finestre. Questo è un club privato, se vuoi entrare abbi il buon gusto di capire prima di tutto con chi hai a che fare. E questo era per qualche verso anche lo spirito di fuorivia originario. Perché in quel momento eravamo un gruppo in cui ci si conosceva da tempo, si era fatta una scelta, si davano molte cose per scontate (e lo erano) e si andava oltre cercando di costruire. Il problema è stato che “lanciata” questa cosa, la si è lasciata a se stessa. Come se fosse perfetta. Come se non potesse essere migliorata. Come se noi avessimo capito tutto di quello che era la ENORME novità rappresentata nelle nostre vite dalla RETE. Ma non era così. Non è così. Le cose vanno tenute per mano, vanno seguite, vanno protette.

Soprattutto, mentre ti rendi conto di capire di più, le forme in cui agisci vanno modificate. O devi modificare il mondo in cui tu ti poni verso di esse.

Internet, le reti di connessione in tempo reale, sono ovviamente un fenomeno nuovo nella storia dell’umanità noi siamo cavie, in un certo qual modo. Per la prima volta siamo connessi senza l’impaccio (?) e/o la piacevolezza di un corpo. Non è meno vero, quello che vediamo, quello che ci appare dell’altro. Ma ci mancano molte categorie interpretative che erano date dalla fisicità. Da esperienze di milioni di anni nella comunicazione intraumana.

Stiamo imparando, e lo facciamo sulla nostra pelle. Le cose vanno veloci, e anche la nostra comprensione delle cose, ovviamente. Restare fermi e darle per scontate è stupido e pericoloso.

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3 thoughts on “Sulle relazioni virtuali.

  1. Te l’ho già detto, io con te ci starei a tentare di creare qualcosa di nuovo. Le novità infatti non le temo, purché affrontate con un buon senso critico.

  2. Pingback: Sulle relazioni virtuali. « Buzz&m | Neuroscienze | Scoop.it

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