Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.


Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.”
Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio. (Hubert. L’odio, film di M. Kassowitz)

Un anno nero per i consumi. Colpa della disoccupazione, delle difficoltà legate al mercato del lavoro e della cassa integrazione. I dati relativi ai primi 11 mesi, -2,9% rispetto all’analogo periodo del 2011, mostrano “con una certa evidenza come il 2012 si avvii ad essere ricordato come l’anno più difficile per i consumi del secondo dopoguerra.

Oltre un quarto delle ambulanze in servizio a Roma sono bloccate oggi a causa dell’alto numero di richieste di soccorso e dalla scarsità di posti disponibili negli ospedali, denuncia il responsabile del 118 nella Capitale. La situazione – che il dirigente definisce “gravissima” – ha spinto il ministro della Sanità Renato Balduzzi, annuncia una nota del ministero, a chiedere “una relazione urgentissima alla Regione Lazio”.

Crolla il potere di acquisto delle famiglie: nei primi 9 mesi del 2012, rispetto allo stesso periodo del 2011, il potere di acquisto ha registrato una flessione del 4,1%. Lo comunica l’Istat aggiungendo che nel terzo trimestre 2012 si e’ ridotto del 4,4% rispetto al terzo trimestre 2011
In significativa crescita, nello stesso periodo, le entrate totali dello Stato, aumentate in termini tendenziali del 3,4%, con un’incidenza sul Pil del 45,7% in forte crescita rispetto al 43,5% registrato nel corrispondente periodo del 2011.

In Italia, con il peggiorare della crisi, c’e’ un ”rischio elevato” di cadere in una ”enorme trappola della poverta”’: una volta che una persona entra in difficolta’, e’ molto difficile che riesca ad uscirne. E’ quanto emerge dal Rapporto Ue 2012 su occupazione e sviluppi sociali.

Il tasso di disoccupazione a novembre resta all’11,1%, lo stesso livello di ottobre e quindi ancora ai massimi da gennaio 2004, inizio serie mensili, e dal primo trimestre del ’99, guardando alle serie trimestrali. Lo rileva l’Istat (dati destagionalizzati e provvisori). Su base annua il tasso e’ in aumento di 1,8 punti.

Nel 2012 i consumi italiani di gas sono tornati indietro di quasi 10 anni, per il calo sia della domanda termoelettrica, penalizzata dalla debolezza dei consumi di elettricita’ e dalla concorrenza delle rinnovabili, che di quella industriale. Secondo le elaborazioni di Staffetta Quotidiana su dati di Snam Rete Gas, l’Italia ha consumato 74,25 miliardi di metri cubi, ben al di sotto dei 77,68 del 2003. Il calo sul 2011 e’ stato del 4,1% mentre quello sul 2010 e’ del 10,2%. Tutto cio’ nonostante il 2012 sia stato ben piu’ freddo del 2011 e le vendite di automobili alimentate a metano siano aumentate del 40%.

Nel 2013 si pagheranno 14,7 miliardi di tasse in piu’, un aggravio che per ciascuna famiglia sara’ di 585 euro. Secondo la Cgia di Mestre, quest’anno la pressione fiscale, tenuto conto anche degli effetti della Legge di stabilita’, si attestera’ al 45,1% del Pil, 0,2 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni elaborate dal Governo nel Documento di Economia e Finanza nel settembre scorso.

Produzione industriale: A ottobre 2012 l’indice diminuisce dell’1,1% su settembre e cala del 6,2% su base annua.

Le vendite si riducono del 6,2 per cento. Le famiglie riducono fortemente i consumi. La crisi già acuta per il dettaglio specializzato in prodotti non alimentari (-7,0 per cento) coinvolge anche gli esercizi specializzati alimentari (-7,5 per cento) e tocca anche iper, super e grandi magazzini (-1,6 per cento).

Terna sul fabbisogno di energia elettrica nell’anno appena concluso segna un calo del 2,8% rispetto al 2011: il calo più consistente da inizio secolo dopo quello del 2009, quando il decremento sull’anno precedente fu pari al 5,7%.

Non si arresta ma anzi si amplia a novembre il calo dei prestiti delle banche. Secondo i dati della Banca d’Italia sono scesi dell’1,5 per cento su base annua (-1% nel mese precedente). Il calo per le famiglie e’ stato dello 0,3% (era -0,1% a ottobre) mentre per le societa’ non finanziarie e’ stato del 3,4 per cento (-2,9% a ottobre).

Scuola: In 10 anni -7,7% di prof e -21% di Ata (non docente), ma per lo Stato non basta
Conseguiti meno risparmi rispetto a quanto previsto nell’ultimo triennio. Quindi si dovrà intervenire nuovamente.

Queste sono solo alcune notizie prese spulciando qui e là in pochi minuti vari siti di testate giornalistiche.

Ascoltavo ieri sera sulla trasmissione Focus Economia di radio Sole24ore un rappresentante di un’associazione del commercio che sciorinava dati sulla crisi del settore e alla domanda: cosa proponete rispondeva “tagli alla spending review e lotta all’evasione”.

Una ricetta banale e che ripete pappagallescamente l’imbeccata di qualche politico di riferimento. Come mai?

Senti un sindacalista che parla della disoccupazione o della compressione del potere d’acquisto dei salari e ti risponde la stessa cosa.

Tagliare e tassare. La ricetta magica. Spendere meno e rastrellare di più.

Ora a casa mia, tagliare la spesa pubblica per renderla più efficente, rende sicuramente un servizio ai cittadini. Perché significa redistribuire le risorse in modo più equo. Se efficentizzi la sanità e dirotti i fondi in una scuola efficente, o verso la ricerca, è una buona cosa.

Ma se tagli e basta, la consolazione per il commerciante, o il disoccupato, è poca roba. Meno soldi girano e meno soldi si spendono nei negozi. Più posti di lavoro si perdono nella PA e più è difficile trovare lavoro (e meno soldi girano). Quindi perchè mai, un rappresentante del commercio propone come soluzione “il taglio alla spendig review”?

E la lotta all’evasione, dovrebbe rispondere ad un criterio di equità del tipo: più siamo a pagare e meno paghiamo. E anche questa è buona cosa. Ma se il commercio, come l’imprenditoria, come il lavoro autonomo, come il lavoro dipendente, è strozzato dalla mannaia della tassazione diretta e indiretta. Se i prezzi sono gravati dal carico fiscale, accise e Iva. Un aumento della pressione sui cittadini, non equivale a strozzare ulteriormente l’economia?

Churchill diceva che “una nazione che si tassa nella speranza di diventare prospera è come un uomo in piedi in un secchio che cerca di sollevarsi tirando il manico”. Ma Churchill era uno statista. In Italia all’orizzonte non ce ne sono.

Abbiamo però tutte queste mezze figure, che finché prendono uno stipendio da qualche parte, come politici, come sindacalisti, come funzionari di partito, come segretari e impiegati di associazioni, come consulenti… gli basta ripetere qualche formuletta e sono a posto, loro. Si uniscono al coro generale autoipnotico per cui alla fine le bugie ripetute continuamente, da destra, di sinistra, dal lato, da sotto, da sopra, diventano l’unica verità…

e una rappresentazione della realtà viziata da una visione distorta l’unico scenario disponibile e in cui muoversi.

Le poche voci dissonanti, voci pensanti, perché per arrivare fuori dal coro bisogna essersi sforzati e aver faticosamente costruito un puzzle raccattando informazioni qui e là, restano inascoltate, controbattute a colpi di luoghicomuni e formulette varie.

E mi fanno tanto venire in mente la frase con cui ho aperto il post. Il problema non è la caduta, è l’atterraggio. E questo arriva a livello individuale, sotto forma di dramma personale come licenziamento, soldi che non bastano per arrivare a fine mese, o pagarsi delle visite mediche e medicine, pignoramenti, sequestri, ricatti, arrabbattamenti per sopravvivere, soprusi…

Ma a quanti “atterraggi” dobbiamo assistere, incluso il nostro personale, per arrivare a capire che non va tutto bene, proprio per niente, e che quelli che hanno provocato la caduta non possono essere la soluzione?
Quanto ci metteremo a capire che in un paese in cui il 10% della popolazione possiede la metà della ricchezza nazionale, se sono loro al potere, il 90% restante è fottuto se non si unisce?

A queste elezioni, votare per uno qualsiasi dei partiti che in questi anni ha contribuito e determinato questo stato di cose è suicida. Equivale essere in caduta e non capire che è solo questione di poco prima che il terreno ci venga addosso.
Perché sono l’espressione di quel 10%, anche se in parte riescono a mistificarsi. Ma giudicateli su quello che hanno fatto e non su quello che dicono.

Votate M5S, votate Ingroia, votate liste civiche. Ma non votate Pd, Pdl, Lega, Monti-Fini-Casini. Sono quelli che ci hanno spinto di sotto e continuano a farlo, come nel gioco della torre, per restare sopra loro.

Andrà sempre peggio.
Mi spiace. Ma non è pessimismo sterile. E’ una certezza.

Se non si cambia radicalmente. Ci vogliono persone con idee nuove. Fuori dagli schemi della vecchia politica. Coraggiose. E soprattutto, che non abbiano nulla da perdere nel cambiamento.

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2 thoughts on “Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.

  1. Che quadro sconsolato e banalmente vero…maledizione, troppo banalmente vero…nonostante la sua semplicità, la scorsa settimana ho dovuto spiegare ad una coppia di amici che voteranno PD, che questa gente ci ha ridotto in questo stato e non è giusto concedere loro una ulteriore chanche…hanno dimostrato in maniera inequivocabile di non essere capaci…le chances le hanno avute, per anni, 20-30 anni, un’era geologica moderna…eppure son sempre lì, senza nuove idee, senza soluzioni lungimiranti, senza alcuna voglia di sloggiare…ieri parlavo con un amico imprenditore con poche nuove prospettive del fatto che in tutta questa crisi ci sono poche sacche di “privilegiati” ai quali la crisi non ha sortito effetto alcuno, i famosi dipendenti delle P.A.: nelle aziende normali in tempo di crisi si “ripensano nuove strategie per essere concorrenziali”…nella P.A. si cerca il modo per trovare nuovi fondi. Dove? aumentando le tasse… e se per paradosso rimanesse un solo lavoratore…???
    Ciao Buzz… stasera mi aspetta una bella serata in streaming…vediamo se i giornalisti si ricordano ancora come si fa il loro mestiere…

  2. A me fa specie che il 90% degli italiani sembri preoccupatissima di un’eventuale patrimoniale che andrebbe a colpire quel 10% di super ricchi. Parrebbe uno scandalo! Bestiale come ci disinformino e ci condizionino. Mi ricordano mia zia che hai tempi dei sequestri dei rampolli miliardari palpitava e andava in chiesa a pregare per la loro liberazione.

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