Se la cosa non vi piace, non so che farci.


Quando qualche mese fa (novembre)  lessi questa notizia sul web: Top Economic Advisers Forecast World War la trovai piuttosto impressionante, ma diffidando degli analisti finanziari, dato che il loro lavoro consiste non solo nell’analizzare e prevedere ma anche nell’influenzare, se sono sufficientemente seguiti e ascoltati, i flussi degli investimenti, la lasciai per così dire… in sospeso.

Cosa dice l’articolo in questione?  Riporta il pensiero, citando le fonti, di alcuni analisti.  Traduco le parti salienti:

Kile Bass: «Trilioni di dollari di debiti saranno ristrutturati – scrive Bass sul “Washington’s Blog” – e milioni di risparmiatori finanziariamente prudenti perderanno una percentuale rilevante del loro potere d’acquisto reale, esattamente al momento sbagliato nella loro vita: ancora una volta, il mondo non finirà, ma il tessuto sociale delle nazioni dilapidatrici sarà sfilacciato e in alcuni casi strappato. Purtroppo, guardando indietro nella storia economica, troppo spesso la guerra è la manifestazione di una semplice entropia economica sostenuta fino alla sua logica conclusione»

Larry Edelson: «Sin dagli anni ottanta, ho studiato i cosiddetti “cicli di guerra”: i ritmi naturali che predispongono le società a discendere nel caos, nell’odio, in una guerra civile o perfino internazionale.  Non sono certo la prima persona ad esaminare questi modelli tanto peculiari nella storia. Ci sono stati molti prima di me, in particolare, Raymond Wheeler, che ha pubblicato la cronistoria di guerra più autorevole di sempre, che documenta a forza di dati un periodo lungo 2.600 anni. Tuttavia, ci sono pochissime persone che siano disposte perfino a discutere la questione in questo momento. E sulla base di quel che vedo, le implicazioni potrebbero essere assolutamente enormi nel 2013.»

Charles Nenner (Goldman Sachs) – ha lanciato alcuni grandi avvertimenti molto accurati, ha fra i suoi clienti i più importanti fra hedge funds, banche, agenzie di brokeraggio e grandi possidenti plurimilionari – afferma che ci sarà «una grande guerra che comincerà a cavallo fra 2012 e 2013» che porterà l’indice Dow Jones a 5.000 punti.

Jim Rogers «Il proseguimento dei salvataggi in Europa potrebbe in ultima analisi innescare un’altra guerra mondiale […] Aggiungi il debito, la situazione peggiora, e alla fine semplicemente crolla. A quel punto ciascuno va a cercare capri espiatori. I politici danno la colpa agli stranieri, e ci troviamo nella seconda guerra mondiale o in una qualunque guerra mondiale».

C’è anche qualche altra cosa nell’articolo, e dei links, per cui vi consiglio di leggerlo. Ma questo è l’elemento saliente: una previsione di guerra a breve termine.

La cosa potrebbe lasciarci indifferenti, considerando i personaggi in questione come alcune fra le tante cassandre che in buona fede o impegnate in opere di disinformazione, con scopi difficilmente individuabili,  diffondono ogni genere di notizie nella rete, se la situazione economica e politica che stiamo vivendo non apparisse sempre più come un tunnel del quale non si vede l’uscita.

Storici ed economisti di varia estrazione lanciano allarmi sempre più alti, ma restano inascoltati. Sui media continua il cabaret di una classe politica totalmente avulsa dai problemi reali del paese, ciecamente impegnata a scannarsi in giochi di potere, a litigarsi quello che resta, sorda sia ai lamenti che alla rabbia che sale dalle fasce più deboli, cioè  disoccupati, operai, ma anche quello che una volta si chiamava “ceto medio”, ovvero commercianti, piccola impresa, artigiani.

Cari amici italiani,
temo non vi rendiate conto della gravità della situazione che spinge giorno dopo giorno l’Italia sul sentiero del sottosviluppo economico e della crisi sociale. Al contesto mondiale di crescente concorrenza, si aggiungono gli effetti della natura monetaria non ottimale dell’euro e di una ancor più rigida politica fiscale impostaci dall’UE e da noi accettata sotto l’assillo dell’emergenza, ma ora giustificata come una soluzione, se non ideale, quanto meno plausibile ai mali dell’Europa. Tutto ciò porta alla deindustrializzazione dell’Italia e alla crescita della disoccupazione. Il settore alimentare e quello dei servizi turistici non sono in condizioni di compensare la perdita di spinta dei due motori del nostro sviluppo, le esportazioni di prodotti industriali e le costruzioni.
(…) Siamo sull’orlo del baratro, il Titanic continua ad andare contro l’iceberg. E le sterzate decisive sono state evitate. (…)
Ho voluto citare due economisti di sistema, Paolo Savona e Giulio Sapelli, ma avrei potuto citarne molti altri, di diversa estrazione, come Paul Krugman, Bruno Amoroso, Loretta Napoleoni, Alberto Bagnai…
quello che li unisce è la consapevolezza che la situazione economica che sta attraversando l’Italia, insieme ad altri paesi Europei, in un contesto di crisi globale, è drammatica,  e che la soluzione non è quella che la nostra inetta classe politica, sotto pressione europea, ci ha ammannito negli ultimi anni e intende somministrarci nei prossimi.
Non intendo qui dimostrare quanto le politiche economiche dell’area dell’euro siano dissennate. C’è ampia letteratura specializzata disponibile in rete. Ho riportato anche molto nel blog.  Purtroppo però non posso fare a meno di constatare che il lavaggio del cervello indotto dai media è potente e il quadro politico che si prospetta post elezioni continuerà le politiche di austerity e di aumento della pressione fiscale che continueranno ad indurre disoccupazione e recessione, determinando a breve una situazione esplosiva nel paese.
Tale situazione non è propria esclusivamente dell’Italia. La Grecia sappiamo in che stato si trovi, ma la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e anche la Francia – http://www.rischiocalcolato.it/2012/12/vive-la-france.html – seguiranno a breve.
Una buona analisi, piuttosto sintetica, qui.
Oggi (18 gennaio) Cameron avrebbo dovuto parlare sulla questione europea. La Gran Bretagna sta iniziando a valutare un progressivo distacco dal Mercato Unico. Il discorso è stato rimandato per via della crisi degli ostaggi in Algeria.
In Germania si comincia ad aver paura. Il IV trimestre ha segnato un -0,5% sul PIL, che vuol dire su base annua un -2%. Era ovvio che la Germania non avrebbe potuto continuare nella sua politica mercantilista dopo aver provocato il deserto in Europa. Cosa vuoi continuare ad esportare se nei tuoi mercati non hanno più soldi per comprare?
La Germania ha segato il ramo su cui era seduta, ma quello che politici e media dicono al popolo tedesco non è “ci siamo sbagliati”. Bensì: la colpa è dei pigri popoli mediterrani, PIIGS”.
Mentre da noi iniziano a far presa le semplificazioni populiste: “la colpa è dei tedeschi”.
La storia ci insegna che in periodi di crisi ha buon gioco la forza politica che scaglia slogan semplici, contro lo straniero, il nemico esterno e quello interno. Si indicano facili capri espiatori, dato che i veri colpevoli sono sempre ben lontani, troppo difficili da indicare con qualche frase retorica. Non sembra sia ancora nata, ma è questione di poco. Potrebbe essere la svolta di Silvio Berlusconi.
Per quanto io ritenga che sia assolutamente necessario uscire dalla trappola dell’euro prima che ci cada addosso, mi fa paura che sia una forza populista di destra a usare l’argomento.
Sono per la sovranità nazionale e monetaria, ma non per un nazionalismo che si esprima contro altri popoli europei e purtroppo temo fortemente che sia questa invece la direzione che verrà presa.
Di benzina sparsa qui e lì inizia ad essercene molta. Questa mattina sentivo parlare alla radio, dato che la recessione ha abbassato le aspettative di entrate, della possibilità di una nuova manovra correttiva. Che andrebbe ad aggiungersi all’aumento già previsto della pressione fiscale, tramite tasse e imposte. Dirette e indirette. E’ assolutamente evidente, a chiunque viva nel tessuto reale del paese, che è una politica dissennata.
Ancora un po’ di benzina in giro. E prima o poi la scintilla arriverà.
Che questa situazione sia comune, in Europa, cioè che altri paesi sono nella stessa situazione, non è motivo di consolazione. Non è “mal comune mezzo gaudio” che si deve pensare.
La deflazione europea e mondiale, appunto, e il populismo di destra e di sinistra, ci dicono che non è escluso che l’era delle dittature europee sia chiusa per sempre, come invece molti credevano.Gli Usa, dal canto loro, non sanno che fare. Obama pare aver abbandonato del tutto il ruolo d’interprete e difensore in ultima e suprema istanza dei destini dell’Occidente, essenziale per la giustificazione storica degli Usa nel legame transatlantico. (…)
Obama ha scelto il Pacifico: il patto militare con l’Australia dimostra che questa scelta, lo si è capito finalmente, non può che aprire a una nuova guerra fredda, speriamolo, con la Cina. Ma ciò che conta è che l’Europa non rientra più nei capisaldi della politica estera nord americana. Deve far da sé, anche sul piano militare: questa è la situazione. Una situazione di profonda instabilità e d’incertezza permanente.
Qui appare tutta la miseria dei nostri tempi. Qui si rivela la tragicità di una situazione. Tutto è instabile, tutto rischia di rovinarci addosso.  (Giulio Sapelli – https://vocialvento.wordpress.com/2013/01/18/col-potere-ai-professori-venne-linverno-della-nostra-civilta/ )
Molti indicatori indicano che la crisi dell’eurozona è ben lungi dall’essere risolta. Anzi probabilmente sta entrando nell’occhio del ciclone.
e ciò che più preoccupa è che nonostante la risposta stia aggravando la recessione (non so quante volte ultimamente sono state corrette al ribasso le previsioni sul PIL) e aumentando la disoccupazione, gli operatori insistano sui concetti di “conti in ordine, tagli e riforme”
mostrandosi incredibilmente stupidi, ciechi e sordi.
Resta sempre la domanda se ci sono (e sicuramente la maggioranza sì, essendo troppo occupati a tenersi strette le loro poltrone per mettere in funzione qualche neurone su quelle che sono le conseguenze delle loro scelte o non-scelte) o ci fanno (e qualcuno che riesce a guadagnare milioni di euro nell’incertezza o disperazione generali c’è sempre).
GOLDMAN SACHS: UTILI IV TRIM A 2,89 MLD, RICAVI A 9,24 MLD
Goldman Sachs ha riportato per il quarto trimestre del 2012 un utile netto pari a 2,89 miliardi di dollari, o 5,60 dollari ad azione contro 1,84 un  anno fa, a fronte di un giro d’affari salito del 53% a 9,24 miliardi. I  profitti per l’intero anno sono invece piu’ che raddoppiati a quota 7,3  miliardi. I risultati sono migliori delle attese degli analisti.

JP MORGAN CHASE: UTILI IV TRIM A 5,7 MLD, RICAVI A 23,65 MLD
Jp Morgan Chase ha riportato per il quarto trimestre dell’anno utili netti per 5,7 miliardi di dollari o 1,39 dollari ad azione, in crescita  del 53% su base annua, a fronte di un giro d’affari di 23,65 miliardi  (+10%). I risultati appaiono migliori delle attese degli analisti che si attendevano utili per 1,16 dollari ad azione mentre un anno fa gli  utili erano stati pari a 90 centesimi ad azione. Per l’intero anno
fiscale 2012, il colosso bancario ha riportato profitti per 21,3  miliardi di dollari, in crescita del 12% rispetto al 2011 e al di sopra  delle attese degli analisti.

In questo contesto nazionale e internazionale, il fatto che la Cina sta accumulando scorte di beni alimentari e di materie prime:
e che la Germania abbia iniziato a recuperare il proprio oro dalle sue riserve all’estero:
mi ha fatto tornare a valutare quell’articolo con cui ho aperto il post.
Se la cosa non vi piace, non so che farci. Non piace nemmeno a me.
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2 thoughts on “Se la cosa non vi piace, non so che farci.

  1. Pingback: La ragione e la paura « Blog di Luigi Cocola

    • No, non penso nemmeno lontanamente che possa essere il PD la forza che ci porterà fuori dalla tappola dell’euro. Continuo a sperare in una forza democratica, magari non strutturata partiticamente. Un’aggregazione di forze che non siano razziste, nazionaliste, che non usino “lo straniero” come capro espiatorio.
      So perfettamente che il PD è il partito dell’euro e non lo è da oggi, ma dai primi anni 90.

      Per quanto riguarda il pericolo di una guerra, non ho mai parlato di “guerra causata dalla germania”. Vedo semplicemente un convergere di forze che storicamente hanno sempre segnato l’overtoure in crescendo di crisi che sono sfociate in guerre.
      Vedo che non sono il solo a pensarlo. Vedo che altri che hanno a disposizione ben più dati di quanti ne abbia io, per analizzare la situazione internazionale, hanno gli stessi timori.

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