Con Grillo ci stanno i NoTav. Sì, anche.


Cronaca di una carica mancata ai notav

Pubblicato: 15/02/2013 12:02

da http://www.huffingtonpost.it/andrea-doi/cronaca-di-una-carica-mancata-ai-notav_b_2693043.html

Torino, via Pietro Micca angolo via Roma. 15 febbraio, ore 10. Il centro si è svegliato circondato da blindati delle forze dell’ordine e da numerosi plotoni di polizia e carabinieri. È il giorno del corteo studentesco, contro austerità e riforme, che da piazza Albarello percorrerà le vie principali del capoluogo piemontese. In lontananza si vedono il furgone con la consueta musica (mi sembra che le note siano quelle di un rapper militante) e alcune teste dei giovani. Ancora pochi minuti e arriveranno in quest’angolo.

Sono lì che aspetto, mischiato alle uniformi blu dei reparti mobili, tutti in assetto antisommossa. Che ci sia tensione lo si capisce non tanto dal corteo che si sta avvicinando lentamente, ma dal nervosismo che serpeggia tra i poliziotti. Eccoli schierati, visiera del casco abbassata, scudo già alto, in posizione di difesa.

Poi un sottoufficiale viene chiamato da un graduato. Parlottano quasi all’orecchio. Alla fine del dialogo sommesso il sottoufficiale si avvicina alla truppa, fa alzare le visiere a tutti quanti e con fare molto simile al sergente maggiore Hartman di Full Metal Jacket urla: “Fate attenzione, mi raccomando, stanno arrivando quelli della Val di Susa. Oggi dobbiamo rompergli il c…!”. Dopodiché si volta, guarda l’ufficiale quasi volesse un cenno di assenso, riguarda i suoi uomini uno a uno, scorre con il dito i loro volti e poi continua: “Avete capito? Sono quelli della Valsusa, oggi la pagano per tutto”.
Fine del dialogo.

Alza i tacchi e torna dall’ufficiale, mentre i “celerini“, come venivano chiamati un tempo gli uomini dei reparti mobili, riabbassano la visiera del casco e si preparano. Dieci minuti dopo. Passa il corteo degli studenti, circa mille giovani, e supera il battaglione “quello che deve farla pagare ai notav. Non volano sassi, l’unica bandiera anti Torino-Lione che si vede è sul furgone, non ci sono i temibili black bloc. In sostanza nessuno ha rotto il fondoschiena a nessuno come invece si augurava il sottoufficiale.

Una scena a cui hanno assistito passanti e, oltre a me, altri giornalisti. Non è simpatico sentire con le proprie orecchie come vengono caricati i ragazzi (visto le facce, tra loro e chi manifestava oggi c’erano al massimo due anni di differenza) dalla celere. Di solito li vediamo o in azione, frontalmente, oppure mentre aspettano a testuggine. Quindi dalle retrovie è un altro vedere, ma soprattutto, come in questo caso, sentire.

Mi torna alla mente quel video girato da qualcuno a Padova, dove anche lì, stavolta prima di una vera e propria carica sempre ai danni degli studenti il caposquadra di un reparto fece il conto alla rovescia urlando poi “fracassiamoli”.

Rivivo scene invece che arrivano dal lontano 2001, a Genova per il G8, quando, nei giorni precedenti la manifestazione della Disobbedienza, le ex tute bianche per intenderci, che doveva percorrere via Tolemaide, carabinieri di leva e poliziotti vennero informati dai loro superiori che quel corteo sarebbe stato armato, anche di gavettoni di sangue infetto che sarebbero stati lanciati da aerei radiocomandati e che i componenti di quel corteo, nonostante dichiarassero che avrebbero violato la zona rossa solo coi propri corpi, senza bastoni o sassi, volevano ucciderli tutti. Solo perché indossavano una divisa.

Come andò a finire è tristemente noto a tutti: con gli spari di piazza Alimonda e la morte di Carlo Giuliani. Le parole del sottoufficiale oggi si portano dietro tutto il peso di quello che è stato e assomigliano alle frasi che vengono lanciate da un capo ultras prima dell’assalto agli avversari. Il pericolo un tempo si chiamava centri sociali, poi squatter, black bloc, ora notav. Ma l’intento, a quanto pare, non è quello di contenere, identificare e arrestare, come è stabilito dalle regole e dalle leggi di pubblica sicurezza, ma colpire e picchiare duramente, per fargliela pagare. Una volta per tutte.

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BEPPE GRILLO IN VAL DI SUSA

http://www.beppegrillo.it/2013/02/beppe_grillo_in_val_di_susa.html

“In campagna elettorale il cantiere del tunnel geognostico della Maddalena di Chiomonte, Valsusa, propedeutico alla futuribile realizzazione del TAV Torino-Lyon è stato interdetto ai candidati dei partiti, in realtà ci sono già state delle visite e forse altre ne seguiranno. Troppi “politici” sono saliti a Chiomonte per farsi fare una foto di rito nel desolante cantiere, tra un operaio sfruttato, un po’ di terra cementificata e una escavatrice. LTF, promotrice dell’opera, teme soprattutto che si diffonda la verità: che il cantiere è abusivo non essendo mai stato terminato il progetto esecutivo, che i ritardi nello scavo della galleria peggiorano di giorno in giorno, che la militarizzazione del territorio diviene sempre più insostenibile per la popolazione locale.

Il cantiere infatti, sulla scia di quanto fece Prodi nel 2008 con le discariche della Campania, dal primo gennaio 2012 è un sito strategico di interesse nazionale e cioè militarizzato, ma fin dal 27 giugno 2011 è di fatto un fortino blindato, chiuso da filo spinato modello israeliano e difeso da un apparato militare da guerra civile, che non ha esitato in moltissime occasioni a fare massiccio uso di lacrimogeni tossici, contenenti il gas CS, vietati dalle convenzioni internazionali.

Questa sorveglianza armata di un cantiere ci è già costata non meno di 90.000 € al giorno, per un totale ad oggi di oltre 52 milioni di euro, con un incremento progressivo confermatoci dai bilanci di LTF, che nel 2011 ha inscritto “solo” 14.466.728 € con un incremento per il 2011 di 5.297.940 € (notare che nel 2011 alla Maddalena si era recintata una piccola porzione del cantiere). Quasi ogni giorno il TG regionale e i giornali al servizio della grande opera, con il tramite del gran cerimoniere piddino Virano, Presidente dell’Osservatorio Tecnico (che appunto osserva e basta), decantano gli avanzamenti dei lavori a Chiomonte mandando in onda filmati di gallerie che nulla hanno a che fare con i lavori de La Maddalena di Chiomonte (a oggi sono stati scavati 7, SETTE!! metri), mentre si lanciano deliranti prospettive di cantiere.

L’ultima boutade è che il cantiere sarà ad impatto zero, perché sarà il primo cantiere di tali dimensioni “indoor“, cioè sarà coperto da un’immensa tensostruttura (per una superficie equivalente a 55 campi da calcio) che eviterà la fuoriuscita di polveri, tra cui anche quelle contenenti amianto e uranio, presenti in abbondanza nel massiccio dell’Ambin che si vuole andare a perforare. Ai cittadini, inascoltati dai Sindaci di Susa e Chiomonte, dal Presidente della Provincia, dal Presidente delle Regione, dai Governi (di sinistra, di destra e tecnici), non resta che manifestare, scioperare, incatenarsi. Ma anche così, le lobbies affaristico-partitiche transnazionali riescono a rigirare la frittata: i violenti non sono loro che stuprano un territorio per beccarsi le tangenti che permettono loro di sopravvivere e mantenere il potere, ma gli inermi manifestanti, che vengono descritti come dei “professionisti della violenza” che hanno pure fatto dei corsi di addestramento un po’ in Grecia, un po’ in Palestina.

Strano che alle manifestazioni si vedano solo famiglie con bambini ed anziani. Ma si sa, come ci ha spiegato Cossiga, che ci va poco a mettere qualche infiltrato. Come scrive Pepino nel libro “Forti con i Deboli” il grande apparato messo in piedi per legittimare l’incredibile presenta i manifestanti al pari di pericolosi terroristi al punto che i procedimenti giudiziari nei loro confronti vengono tenuti nelle aule bunker dei palazzi di giustizia come per i mafiosi.

Poche ore fa il Presidente del collegio del tribunale ha respinto le istanze presentate dai difensori degli imputati affinché il processo fosse trasferito al Palazzo di giustizia, motivando la decisione con l’impossibilità di trovare un’aula adeguata fino a quando non sarà concluso il processo d’appello Eternit. Al contempo prosegue il mistero per cui la procura di Torino si occupa solo di colpire i No TAV con un accanimento e una severità degna di miglior causa (continuando gli arresti a casaccio, gli ultimi due ragazzi di Mattie che neanche erano sul posto), mentre le denunce contro gli autori degli incendi dei presìdi di Borgone e Bruzolo, l’incendio ed i danneggiamenti delle autovetture dei militanti No TAV, i ferimenti dei manifestanti con i lacrimogeni sparati ad altezza uomo, le violenze di (alcuni) poliziotti dal manganello facile, le diffamazioni a mezzo stampa, le lettere minatorie ricevute dagli esponenti del movimento, gli esposti e i ricorsi del movimento No Tav vengono regolarmente archiviate o giacciono nei cassetti.

Che dice la giustizia piemontese? Solo i funzionari comunali, obbligati dalla legge, ci danno ragione: in seguito ad un esposto proveniente da Amministratori e Associazioni vicine ai No TAV, il Comune di Chiomonte è costretto a chiedere a LTF l’immediata eliminazione delle recinzioni e manufatti abusivi che delimitano un’area del tutto estranea a quella del cantiere stesso che è stato di fatto raddoppiata illegalmente.

Chi provvederà? Chi risarcirà i cittadini del danno ingiustamente patito? I politici in coro decantano la bontà del progetto, unica fonte di progresso, adducendo motivazioni risibili come le “aperture psicologiche” verso il resto dell’Europa del Presidente Cota, e nel frattempo tagliano indiscriminatamente i servizi: dalla chiusura di 12 linee ferroviarie e di almeno 8 ospedali solo in Piemonte (di cui 2 in Valsusa-Valsangone) con i tagli del personale sanitario, dai tagli alla scuola e all’edilizia scolastica, alla ricerca, alla manutenzione idrogeologica del territorio. E c’è di peggio: le voci sulla progressiva chiusura dell’ospedale di Susa sono state recentemente smentite dall’Assessore Regionale Monferrino, il tecnico (targato FIAT) sostituto della Ferrero (impossibilitata ad esercitare il suo mandato sotto inchiesta per l’affidamento di una fornitura di pannoloni da 500 milioni di euro!!), ha dichiarato che quell’ospedale non solo non sarebbe stato ridotto ma sarebbe stato potenziato, almeno fintantoché ci sarà il cantiere, soprattutto il reparto di traumatologia che dovrebbe avere molta più “clientela”.

Medesima sorte per il punto nascite, prevedendo forse un boom di gravidanze grazie all’arrivo degli operai? Questa non è una compensazione (di compensazioni già ne han parlato: milioni di euro a pioggia sul territorio, con la possibilità anche di istituire una zona a burocrazia zero o a parziale defiscalizzazione), ma una vera e propria estorsione. Ma i valsusini conoscono bene la politica ormai: sanno che i tagli in tutt’Italia discendono dall’utilizzo scorretto delle nostre tasse e non è quindi una norma ad vallem che permetterà di salvare il paese. E’ necessario un vero ribaltamento di obiettivi e priorità. Politici ed economici. Ed è per questo che i movimenti fanno paura…perché sono liberi e usano la loro testa… Propagate il virus!” Davide Bono, consigliere M5S Piemonte, e Marco Scibona, capolista al Senato Piemonte per il M5S

 

 

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