Che bello, non c’è più traffico la mattina


E’ qualche settimana, passate le feste natalizie più o meno, che non trovo più traffico per andare al lavoro.  Uscivo di casa alle 6,30 per arrivare al lavoro alle 7,15.

Quindi 45 minuti per dieci chilometri circa: un tratto che fatto di domenica prende poco più di 10 minuti.  Ora esco alle 6,45 e arrivo alle 7.  Trovo più o meno il traffico che c’è a luglio.

Che bellezza. Se non fosse per il fatto che nulla di strutturale è venuto a modificare la situazione. Non hanno aperto nuove strade, chiuso cantieri. Sulla direttrice che percorro per entrare in Roma e quelle limitrofe, non è cambiato nulla in meglio.

La crisi allora.

Si ma come?  Mi guardo attorno e non vedo una condivisione di posti auto. Non mi pare sia aumentato il car sharing.  La mia zona non si presta. Non è una strada che conduce verso poli industriali o concentrazioni di servizi.  Il traffico arriva alle porte della città è si frammenta in mille rivoli.

Più gente alle fermate dell’autobus? Non mi pare. Non ne sono certo ovviamente, ma forse sarà per via che non mi trovo più negli ingorghi che nemmeno li vedo più gli autobus. E comunque non sono strapieni.

Quello che sicuramente manca sono i furgoncini delle imprese. Con a bordo un paio di persone o anche squadrette di operai. La mia è una zona in cui molto lavoro era nei cantieri di piccola edilizia privata. Manutenzioni, soprattutto.

Ecco quelli non li vedo più. Ho chiesto a degli amici che hanno delle imprese edili. Sono fermi. Gli operai rumeni sono tornati i romania. Sono molti. Nei quartieri periferici ci sono parecchi cartelli “affittasi appartamento”. Non li vedevo da decenni.

Ma forse è una particolarità della mia zona, mi sono chiesto. Sono andato a cercare in rete i dati sui consumi di carburanti. Ecco cosa ho trovato:

Continua, come nei mesi scorsi, l’inesorabile discesa dei consumi petroliferi sul mercato italiano. Secondo l’Unione Petrolifera, nel Gennaio 2013 sono calati del 10,4% rispetto allo stesso mese del 2012. La benzina è regredita del 13,7% e il gasolio del 5,3%.

Nella immagine sopra si possono vedere i consumi di carburante, anno per anno dal 2007 al 2103 (per quest’ultimo solo gennaio ovviamente) in migliaia di tonnellate nell’arco di dodici mesi.

La linea relativa al 2012 è nettamente al di sotto dei consumi medi degli anni precedenti. Il puntino rosso in basso a sinistra segna gennaio 2013.

 

Ma lo Stato italiano sulle accise sui carburanti ci conta. Meno consumi meno soldi nelle casse dello Stato:

ASCA. 2013-02-18. Carburanti: CSP, -5,2% gettito fiscale a gennaio.

(ASCA) – Roma, 18 feb – Il gettito fiscale derivante dalle vendite di carburanti per autotrazione a gennaio e’ calato di 150 milioni di euro (-5,2%). E’ quanto emerge da una ricerca del Centro studi Promotor, secondo cui si tratta di un dato estremamente preoccupante per le casse dello Stato perche’ conferma l’inversione di tendenza delineatasi nel dicembre scorso quando, in netto contrasto con l’andamento dell’intera annata, il gettito di benzina e gasolio auto aveva fatto registrare un calo di 229 milioni di euro (-7,2%).

Gli andamenti negativi di dicembre e gennaio sono dovuti alla contrazione dei consumi legata non solo alla crisi economica, ma anche, e soprattutto, all’elevatissimo prezzo dei carburanti dovuto essenzialmente al carico fiscale. Le imposte sulla benzina infatti sono superiori alla media europea di 23,1 centesimi e quelle sul gasolio di 24,4 centesimi.
Secondo il Centro Studi Promotor, che ha tracciato un bilancio della spesa e dei consumi di carburante in gennaio sulla base di dati ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico, se la tendenza delineatasi in dicembre dovesse continuare per l’intero 2013, il gettito dei carburanti auto potrebbe far registrare una contrazione di 2,6 miliardi di euro. Dal bilancio tracciato emerge che in gennaio a fronte di un calo dei consumi del 7,8%, la spesa complessiva e’ stata di 4,96 miliardi con un calo del 6,4% sul gennaio 2012, mentre il gettito fiscale e’ stato di 2,74 miliardi (-5,2%) e la componente industriale, cioe’ la quota del fatturato alla pompa che spetta all’industria petrolifera e alla distribuzione, e’ stata di 2,22 miliardi (-7,8%).

Se calano le vendite calano anche i profitti, per le aziende petrolifere, che tendono a compensare:

“Continuano ad aumentare i prezzi dei carburanti, con il prezzo servito della benzina che per molte compagnie e’ ormai oltre 1,9 euro, mentre sul diesel si supera la soglia di 1,8. E’ quanto emerge dalla consueta rilevazione di Staffetta quotidiana, secondo cui questa mattina hanno messo mano ai listini Esso (al massimo di 1,905), IP, Q8 e Shell. Sulla verde i rialzi sono compresi tra 1 e 1,5 centesimi al litro, sul diesel tra 0,5 e 1 centesimo” (fonte facebook focus economia 19/2)

L’aumento di costo aumenterà in proporzione anche la quota percentuale di accise, ma avrà l’effetto di deprimere ancora di più i consumi.

Un meccanismo scontato che sembra sorprendere ogni volta solo i professori della Bocconi.

Non è che mi stia lamentando che ci sia meno traffico o che si bruci meno petrolio. Queste sono ricadute positive. Ma è stupido non leggere il dato come quell’indicatore – ulteriore – di recessione che è.

 

 

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