Azione/reazione


“Sapesse Contessa che cosa m’ha detto
un caro parente dell’occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c’è più morale, Contessa.”

Ho abbastanza anni per aver cantato questa canzone negli anni 70. E quando la cantavi, sentivi che era “vera”. Perché leggevi sui giornali, sentivi la televisione, i politici, i commentatori. C’era questo sconcerto, questa paura, ci guardavano come fossimo bestie strane, gente di un altro mondo.

Improvvisamente un mondo sembrava andare in frantumi. Valori consolidati e certi erano messi in discussione.
Chi era questa gente che pretendeva di cambiare l’ordine naturale delle cose?

Si leggevano le opinioni più disparate: a seconda delle inclinazioni individuali ponevano l’accento sulla mollezza morale congenita, sulle droghe, sulle menti deboli soggiogate da diabolici agenti nemici. Se ne coglievano i segni qui e là, da un comportamento, un abito, una frase estrapolata.
Si stendeva una sorta di cordone sanitario attorno a quella realtà aliena. Un pericolo per le famiglie, per il paese, per la chiesa. Qualcosa da esorcizzare. Da coprire gli occhi ai bambini quando passavamo.

Non pensavo di rivivere lo stesso clima oggi, verso Grillo e quello che rappresenta.

E’ un fuoco di fila mediatico, che è ricaduto sui social network, i blog, depositando uno strato di commenti indignati che mi ricordano veramente tanto il tono dei commenti di quella borghesia dei primi anni 70, spaventata dal crollo del muro delle loro certezze.

Il tono, non gli argomenti. Il tono viscerale della reazione contro Grillo.

Sì, reazione si addice. Reazionario negli anni 70 era un insulto, ma nasceva proprio dal fatto che a delle richieste che nascevano dal popolo si opponeva una reazione.

I conservatori opponevano una reazione.
Sì anche conservatori si addice.

Perché, chi ha governato il paese negli ultimi 20 anni? Aldilà dei cambi di sigle: forza italia, pds, ulivo, pdl, pd … hanno governato sempre gli stessi, a fasi alterne, facendosi una finta opposizione, quando non governavano.
Nell’ultimo anno hanno governato insieme.

Quindi, chi appoggia costoro, pensando di dargli ancora il voto, a ben diritto può essere definito conservatore. Infatti vuole conservare il passato e il presente stato di cose.

Quando dico “presente stato di cose” intendo questo sistema che non è fatto solo di una certa classe politica, che si scambia delle poltrone, ma di una classe dirigente: nella magistratura, nelle forze di polizia, nelle forze armate, nelle banche, nelle assicurazioni, nelle grandi industrie, nelle compartecipate, negli enti locali, negli istituti finanziari, nella criminalità organizzata, nei media… che è strettamente connessa, in un groviglio mostruoso di interessi.

Questo Sistema è strutturalmente impossibilitato a cambiare. Anche se al suo interno si levano voci lucide di analisi sociologica, economica, politica, non riesce a modificare se stesso. Perché grandi parti di esso andrebbero tagliate via. Perché si dovrebbe avere il coraggio di dire chi ha sbagliato e perchè. Perchè molti dovrebbero pagare duramente.
Ma nessuno può tirarsene fuori. Troppi scheletri nell’armadio. Troppi ricatti possibili. Troppi cointeressenze.
Il potere di ogni parte di esso è strettamente correlato alle altre parti.
Ognuno, nel sistema, può restare vivo solo se gli altri glielo permettono.

Questo è stato tollerato dagli italiani fin tanto che comunque riuscivano ad avere una vita abbastanza dignitosa.  Ma ora, per via della crisi, inizia ad apparire insopportabile, al punto che anche un popolo tollerante e incline al tirare a campare si è rotto i coglioni.

Puoi avere tutti i media del mondo a disposizione. Ma se la gente non arriva a fine mese non puoi dirgli che va tutto bene. Se sei disoccupato non puoi dirgli faremo. Se vedi i sacrifici di anni andare in fumo, non puoi dirgli l’europa lo vuole.

Però con i media, puoi dirgli che la colpa è di quello, o di questo, ma anche di quell’altro. Puoi agitare drappi rossi davanti al toro, facendolo sfiancare correndo a destra e a sinistra.
L’importante è che alla fine sia stremato e sfiduciato. E che l’eventuale gesto di rivolta sia un gesto individuale.
Che si dia fuoco o si spari o si impicchi, il disoccupato, l’imprenditore, l’artigiano. La bomba a equitalia o il direttore di banca sparato: botte da matto.

Divide et impera. Non ci vuole un grande acume tattico né una squisita intelligenza strategica. E’ ovvio. Non serve nemmeno fare complotti, ordire trame. E’ nell’ordine naturale delle cose. Noi litighiamo per una poltrona, per una banca, e qualcuno pensa che sia per nobili ideali, che da questo dipenda la sua esistenza, il benessere dei suoi figli, la sua sicurezza. E litigano fra loro, si odiano e si insultano. E il sistema prospera. E succhia il sangue al paese fino all’ultima stilla.

Vanno in televisione, nei molti salottini, da giornalisti miliardari, fanno finta di litigare, il comico miliardario di turno li prende benevolmente in giro, li fa simpatici, anche delle stratosferiche teste di cazzo diventano simpatici, chiaccherano, dicono fesserie, sparano numeri a casaccio, poi si alzano si abbracciano e tutto come prima.
E’ tutta rappresentazione. Teatro dei burattini.

E così per qualcuno sono i “comunisti” il pericolo. Per gli altri “berlusconi”. E il sistema resta in piedi, aldilà di increspature alla superficie.

Ora che arriva qualcosa che è fuori dal sistema, completamente fuori, hanno paura.
Perché c’è qualcuno che grida che il re è nudo. E allora sono sempre di più quelli che se ne rendono conto.
Questo non va nemmeno in televisione, quindi “non accetta il confronto”, quindi “è un autocrate”, come il salotto televisivo fosse il luogo deputato al vaglio democratico.

“Questi non vanno nemmeno in chiesa”, dicevano, ai tempi di “contessa”. La televisione al posto della chiesa? perché no. In fondo la maggior parte delle liturgie moderne si celebrano lì.

Le rispettive macchine del consenso, quelle che prima puntavano i cannoni sull’avversario di facciata, spostano il mirino verso il “nemico esterno”: Grillo.

Vengono agitati i rispettivi drappi: e i tori s’infuriano. E impazzano sul web, nei blog, nei social, nei commenti ai media.

– ha un sacco di soldi, è un comunista in Ferrari
– come comico era finito, sta facendo i soldi con le pubblicità sul suo sito
– la gente va a sentirlo perché è un comico e così ha uno spettacolo gratis
– non è democratico, dirige i suoi seguaci come soldatini
– è un fascista
– un buffone e i sui adepti gente cui hanno fatto il lavaggio del cervello
– urla troppo
– non ha un programma
– vuole solo distruggere
– sta con i fascisti
– sta con i no-tav
– sono tutti comunisti
– sono ex leghisti
– il nuovo ordine mondiale di casaleggio
– sono come scentology
– sono come i nazisti
– la politica non la possono fare i comici
– sfrutta la popolarità di comico per fare politica
– è contro l’europa
– è contro l’euro
– parla di guerra
– istiga alla violenza
– è brutto

Schemi beceri e rozzi si sovrappongono ad analisi più fini. Proprio come ai tempi di “contessa”.

E le truppe cammellate del sistema, composto da coloro che evidentemente ancora arrivano tranquilli alla fine del mese, e quindi nella grande crisi globale ci tengono, a conservare quello che hanno, reagiscono all’unisono: Grillo è un problema per la democrazia.

Il fatto è che, è difficile vedere la soluzione del problema, se sei parte del problema.
E nella fattispecie, il problema non è certamente la democrazia, ma quello che loro fingono sia la democrazia, ma è solo il sistema del loro potere.

Non li sfiora, per ora, il dubbio che se la gente voterà Grillo, è perché vuole farla finita con questo sistema.
E non li sfiora nemmeno il dubbio che Grillo sia in questo momento semplicemente il veicolo di espressione di un sacco di gente, prima divisa, ora unita.

Per questo fa tanta paura.

«L’ultima tappa, l’ultimo comizio, con la mia ultima voce. Ed ecco la nuova Italia che non ha mai disperato di poter cambiare, di uscire di nuovo dal buio. Quante volte è successo nella nostra Storia? Gli italiani, questo mosaico di popoli antichi, nei millenni hanno visto tutto, hanno creato ogni cosa. Cinici, distaccati, impermeabili, ma anche pazzi, capaci di invenzioni sociali inaudite. La Storia è sempre passata da queste parti. E noi siamo ancora qui, ancora a Roma per ricominciare ancora una volta. Per fare, come ha detto Dario Fo ieri a Milano “Un ribaltone“, quello che non sono riusciti fare i nostri padri nel 1945. Ed ecco ancora Roma. E’ prevista forse pioggia, sarà ancora più bello San Giovanni a fine inverno. La ricostruzione dell’Italia su basi sociali, eque, di comunità, di solidarietà può iniziare ora. L’italiano ha perso l’idea di bellezza, di felicità, persino la coscienza di sé stesso, del suo valore, della sua identità. Possiamo farcela a uscire dal buio, a riveder le stelle, non sarà lo spread a fermarci se ognuno farà la sua parte, se ci metteremo in gioco senza paura. Lo Stato siamo noi e ci hanno convinto del contrario, ci hanno persuaso che lo Stato sono i partiti, che sono le banche, Equitalia, che è la burocrazia inflessibile con gli onesti. Ci hanno convinto che la democrazia è essere sudditi, che ribellarsi è populismo, qualunquismo, antipolitica.
A Roma dobbiamo far sentire la nostra voce. Deve sentirsi fino a Sidney, a Buenos Aires, a Pechino. Deve annunciare che in Italia tornerà la democrazia, che siamo arrivati e non ce ne andremo più. Gli italiani sono indistruttibili, ci hanno provato in tutti modi a fiaccarli, a immiserirli, a renderli servi, ma nessuno ci è mai riuscito a lungo. Ho visto in questo lungo viaggio nell’Italia di domani migliaia di volti felici, di persone sorridenti, illuminate dalla speranza di un futuro e questa felicità, questa speranza portano già in loro la consapevolezza del cambiamento. Abbiamo già cambiato l’Italia, abbiamo già vinto. Ed ecco Roma. Chi ci sarà lo racconterà ai suoi nipoti “C’ero anch’io a San Giovanni, il giorno che cambiò l’Italia“. Tutti a Roma, venerdì 22 febbraio.».

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2 thoughts on “Azione/reazione

  1. Sì, m’ha colpito anche a me questa offensiva trasversale contro Grillo. Non si rendono neanche più conto che facendo così non fanno altro che dimostrare la loro appartenenza allo stesso campo. Altra cosa che mi ha impressionato è l’uso consapevole che il M5S ha fatto di Internet, sono riusciti a creare una risonanza mediatica esagerata con pochi soldi ed il lavoro dei volontari. Siccome ho il sospetto che nel resto delle formazioni politiche attuali, Internet non è nè capita nè usata creativamente, penso che stia buttando molto male per loro. Fra dieci anni rimarrano in campo solo le formazioni che sapranno usare, magari evolvendolo, il metodo dei M5S. Buone notizie per l’Italia dunque.

    • Il fatto è che al centro o ai lati, siedono tutti alla stessa tavola. Ognuno nel suo difende il proprio piatto. Hanno fatto tanta fatica, sgomitando, maldicendo, anolinguando per arrivare a conquistarsi un posto più o meno importante alla mangiatoia… e ora qualcuno gli dice che basta, se ne devono andare a casa
      è chiaro che fanno quadrato. Anche se le consorterie affaristiche erano fino a ieri antagoniste fra loro, di fronte al nemico esterno che vuol cacciarli dall’attovagliamento, fanno quadrato. Nemmeno se ne accorgono, sembrano isterici, ma dicono tutti le stesse cose.

      Il M5S è stato bravo. L’entusiasmo e la voglia di partecipare fa miracoli. L’intelligenza collettiva è maggiore della somma delle parti.
      Ma tutto non sarebbe possibile se non ci fosse nel paese questo spirito. Questa rabbia sorda, determinata, che aspettava solo qualcosa attorno cui aggregarsi.

      Mia madre (sempre votato pci-ds-pd) non ha internet, ha seguito la campagna elettorale sui media. Una serie di cose ha fatto sì che non potessimo parlarne per niente in questi giorni. Era arrabbiata con Grillo: “perchè non è andato in televisione? non ci pensa a tutti quelli che non hanno internet? voglio sapere cosa dice…”
      Le ho spiegato che Grillo non ha nessun messaggio salvifico. Qualcosa di buon senso, forse qualche utopia. Ma che di fondo il messaggio è uno solo: basta con questa gente. Mandiamo al posto loro cittadini onesti.
      Vota M5S. Non aspettava altro.

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