Uno sguardo intorno


In politica – o in guerra – ma anche in amore, se vogliamo, il peggior errore che si possa compiere è immaginare la realtà come uno scenario immobile in cui siamo solo noi quelli che ci muoviamo. Ovvero una realtà in cui i mutamenti sono indotti solo dai nostri cambi di posizione.

Il motivo per cui spesso sbagliamo i nostri piani è che invece anche gli altri, cambiano posizione.

Quando giochi a scacchi, pensare solo al proprio gioco espone a delle amare sorprese. E si è solo in due.

Nella politica sono molti gli attori che cambiano posizione e questo determina uno scenario di estrema mutevolezza in cui nulla è mai scontato e la ricerca dell’equilibrio è costante.

In politica avere una tattica agile è importante quanto avere una solida strategia.

Fatta questa doverosa premessa, stavo pensando alla situazione italiana in relazione all’Europa. Non è una questione secondaria, il punto di vista dell’Europa. E non è semplicemente un punto di vista. Non facciamo l’errore di dare la nostra sovranità troppo per scontata. Abbiamo avuto già la prova, nel finire del 2011, per la Grecia (Lucas Papademos) e per l’Italia (Mario Monti), di come sia possibile il commissariamento, con ben poche voci contrarie che si alzino.

Steinbrück, che ha definito Grillo e Berlusconi due clown, per cui Napolitano si è rifiutato di incontrarlo, non è un personaggio pittoresco come ce ne possono essere nella politica italiana, tipo un Calderoli o Borghezio, ma l’antagonista della Merkel al cancellierato. Infatti Napolitano, nel dubbio, ha tenuto bassi i toni, dicendo che comunque Steinbrück non voleva offendere.

Il politico Steinbrück, mentre dice una cosa del genere in effetti, non lo fa allo scopo precipuo di offendere gli italiani che hanno votato i due clown. Il fatto che gli italiani possano offendersi è di per sé irrilevante. Ma lui pensa di poterne trarre vantaggio sul piano interno. Infatti è indietro nei sondaggi e pensa in questo modo di poter cavalcare il sentimento anti italiano che da mesi viene insufflato dai media nel popolo tedesco.

L’Eurozona è costruita su due menzogne: quella dei politici del Sud (l’euro vi farà ricchi, detto agli elettori del Sud) e quella dei politici del Nord (quelli del Sud vi faranno poveri, detto agli elettori del Nord). Delle due menzogne, la prima non può essere smentita da vari Bersy & co., pena l’insuccesso elettorale: come fai a dire a quelli del Sud: “Oooops, abbiamo sbagliato, vi abbiamo fatto poveri!”. La seconda, invece, può essere spinta all’estremo: “Vedete! I Sud-ici sono così Sud-ici che ci conviene lasciarli andare per la loro strada, tenerci l’euro, e mollarli…”.

Bene. Sta già succedendo.

Con la nota tecnica del messaggetto subliminale, tanto chiaramente descritta dal compianto Juncker, si moltiplicano i segnali da parte di interlocutori particolarmente qualificati: “Gli Italiani non sono pronti per le riforme” (dice Feld, un consigliere della Merkel); “Non possiamo dare ancora più soldi all’Italia” (dice Börner, il presidente di un’associazione di categoria). Und so weiter, und so fort.

da http://goofynomics.blogspot.it/2013/02/qed-19-le-menzogne-incrociate.html

Da tempo infatti, così come in Italia nella campagna elettorale si è cominciato chiaramente a parlare, da più fronti, di responsabilità della politica economica tedesca nella crisi dell’area euro, in Germania si fa leva sulla pigrizia dei paesi PIIGS che gli operosi e disciplinati tedeschi sarebbero costretti a compensare pagando al posto loro.

Lars Feld, uno dei componenti del consiglio economico del cancelliere tedesco, in un’intervista pubblicata sul Frankfurter Allgemeine Zeitung, sostiene che la crisi dell’euro tornerà presto ad infiammarsi e questa volta griderà vendetta, spingendo il premio al rischio sui titoli di Stato italiani all’insù.

L’economia italiana non avrebbe comunque trovato una via d’uscita dalla recessione, in base alla giudizio “pessimistico” di Lars Feld. “La sostenibilità del debito pubblico italiano è in pericolo. A quanto pare, gli italiani non sono pronti a muoversi sulla strada delle riforme intraprese da Mario Monti“. E adesso? “Non si può pretendere – osserva ancora Feld – che i partner europei dell’Italia e la Bce stabilizzino l’economia italiana, quando gli italiani non sono pronti ad attuare le riforme”.

La sua non è una voce isolata. Anche Anton Boerner, che presiede l’associazione tedesca BGA degli esportatori è convinto che l’Italia debba attuare riforme fiscali, del lavoro, del sistema giudiziario o altrimenti il danno diventerà irreparabile per l’euro. Qualora l’Italia non fosse favorevole alle riforme, conclude “dovremo pensare a come modificare la zona euro“.

da http://www.wallstreetitalia.com/article/1511196/crisi-italia/germania-dice-basta-non-pagheremo-per-l-italia.aspx

Per ora in Germania prevale ancora una posizione più articolata:

Thomas Straubhaar docente di economia delle relazioni internazionali all’università di Amburgo e direttore, sempre nella città anseatica, del prestigioso istituto di studi sull’economia mondiale.  Su Die Welt, vicino alla Merkel ma anche a Weidmann, falco presidente della Bundesbank, Straubhaar attacca le posizioni allarmistiche sull’Italia facendo evidente riferimento a Steinbrück. Ma espone, parlando del nostro paese, una strategia più articolata di contenimento del caos sistemico che, per il neoliberismo europeo, sembra essere rappresentato dal risultato delle elezioni italiane. Straubhaar, dopo la classica argomentazione storica sull’instabilità cronica dei governi italiani, propone due vie di contenimento degli effetti politici e finanziari del caso italiano. Entrambe passano attraverso un ruolo minimo della politica istituzionale tedesca a) lasciar regolare al Dax, l’indice di borsa tedesco, prezzi di azioni e obbligazioni in riferimento all’Italia senza un intervento diretto della politica tedesca b) lasciar fare alla Bce, e questo piacerà meno a Weidmann le cui ragioni sono di solito presenti su Die Welt, l’eventuale politica di regolazione dei prezzi delle obbligazioni sovrane italiane.

La presa in carico del caso (e del caos) Italia, interpretando Straubhaar, adesso passa quindi attraverso il laissez-faire della politica di Berlino ed il comportamento attivo dela borsa tedesca e il ruolo di sostegno della Bce. Se questo ruolo debba anche prevedere un commissariamento di fatto dell’Italia Straubhaar non lo dice. Ma lo dicono i trattati Sme e Omt ed oltretutto anche le dichiarazioni di Draghi dello scorso agosto, alla base di tutto il comportamento dei mercati finanziari rispetto all’euro degli ultimi mesi. Siccome al momento è la Merkel al potere in Germania, e non Steinbrück, c’è da prevedere, per una complessità di fattori, che questo sarà il comportamento tenuto da Berlino all’inizio della crisi italiana.

da http://www.senzasoste.it/internazionale/caos-italia-quale-strategia-per-la-politica-tedesca

Quello che potrebbe frenare i tentativi di commissariamento sono innanzitutto la presenza oggi nel parlamento italiano di forze come il M5S e anche parte del PDL e Lega che denuncerebbero con forza questi tentativi, creando le condizioni favorevoli nel paese ad una denuncia dei trattati e una probabile uscita dall’euro.

I mercati, quelli che sono oggi il nostro presidente della Repubblica/del Consiglio/Ministro Tesoro/tutto il resto – grazie al fatto che l’Italia non ha più una sua moneta sovrana mentre loro (i mercati) ce l’hanno – si sono accorti che 2/3 dell’elettorato italiano ha di fatto votato contro le Austerità (blocco Grillo/Cavaliere), e si sono spaventati. Perché? Per questo motivo:

Voi sapete che Draghi, il capo della BCE, disse nel luglio 2012 che “si sarebbe fatto tutto ciò che è necessario per salvare l’euro”. Tradotto per voi significa che la BCE aveva di fatto promesso agli investitori di garantirgli la protezione illimitata dei loro investimenti nei titoli di Stato dell’Eurozona, con un eventuale intervento di massima potenza chiamato Outright Monetary Transaction (OMT). A quel punto i mercati rassicurati (e dunque non x merito di Monti) si sono messi a ricomprarci i nostri titoli di Stato, facendo calare lo spread. Ma attenzione! La OMT non è sta pacchia, perché essa costringe le nazioni che devono usufruirne a sottoscrivere un programma di Austerità neonazi, roba che la Grecia sembra il Principato di Monaco. Se no, niente aiuto. Ma 2/3 di noi hanno votato contro le Austerità, quindi niente aiuto della BCE, che significa però anche che verrebbe meno la OMT, che significa che verrebbe meno la garanzia data ai mercati. I mercati hanno fatto 2+2, cioè: con Grillo e Berlusconi in parlamento diverrà impossibile far accettare all’Italia le Austerità, ergo no OMT ergo noi ci smeniamo i nostri investimenti.

da http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=583

E poi una coesione (asse Sarkozy-Merkel) che è venuta meno quando la crisi ha iniziato a mordere le terga della Francia.

PARIGI (WSI) – Il ministro dell’Industria francese ha lanciato un appello per tenere l’euro su livelli bassi, sottolineando che il ruolo della Bce deve essere rivisto. Quanto alle politiche in Italia, il messaggio mandato e’ chiaro: “non siamo d’accordo con le politiche imposte dai mercati”.  (…) “Merkel non puo’ dirigere da solo l’Europa e fissare la parita’”, ha incalzato il politico socialista francese. “L’euro e’ troppo forte e non corrisponde ai fondamentali economici”.

da http://www.wallstreetitalia.com/article/1511363/crisi/francia-vuole-euro-piu-debole-e-una-guerra-valutaria.aspx

Insomma, la situazione rispetto al 2011 è mutata. Il risultato delle elezioni italiane va ad indebolire l’Europa, che era già più debole di suo di quanto non lo fosse nel 2011. D’altro canto, l’egemonia mercantilista tedesca non poteva durare a lungo e l’imposizione delle politiche di austerity era fin troppo scontato che avrebbero peggiorato la situazione.

Stanno maturando le condizioni per cui rinegoziare i trattati UE è, da parte della nuova classe politica uscita dalle urne, non solo doveroso, ma è anche l’obiettivo di minima. In realtà andrebbe approntato un piano B che preveda l’uscita controllata dall’euro, come attestazione della nostra determinazione a riprenderci adeguati spazi di sovranità, ma anche, per essere pronti nel caso ci venga in qualche modo imposto da scelte altrui.

La Cina di Wen Jabao ha deciso un’inversione di rotta. Dalla politica di espansione del deficit del 50%, che sarebbe stata la possibile salvezza dell’Europa e del Giappone, ora si è fatta convincere da qualche colletto bianco di Harvard a chiudere i rubinetti della spesa e a mettere sotto controllo la sua politica monetaria, ad aumentare le tasse sugli immobili. Tutto questo significa, se portato a termine, una sberla all’economia morente europea dalle conseguenze tragiche. Spiego:

In ogni nazione sovrana, se il settore governativo cala la spesa pubblica e aumenta le tasse, il settore aziende-cittadini è costretto a rimetterci del suo, matematicamente. E’ come una partita a carte in due: se uno (gov.) guadagna (cala la spesa+tassa), per forza l’altro giocatore (noi) deve perdere. Impossibile che tutti e due vincano (a meno che non si viva sul pianeta Boldrin-Giannino, ma questo non è il nostro mondo). Lo sappiamo già benissimo, perché qui da noi in soli 20 anni di tagli della spesa pubblica con aumenti di tasse, noi cittadini e aziende ci siamo ridotti dalla settima potenza mondiale (e la prima industriale in Europa) ai PIIGS, i maiali come Portogallo, Spagna, Irlanda.

Ora la Cina fa la cosa sbagliata e s’impoverisce. Un effetto domino dove le pedine sono grandi come l’Everest ciascuna, può partire da Pechino e fare due volte il giro del mondo. Passando per l’Italia ci porta via quei 18 posti di lavoro ancora rimasti nel Paese (fra cui il tuo), e quelle 13 aziende che ancora non stanno fallendo. A quel punto i tecnocrati di Bruxelles grideranno che ci vuole il rigore dei conti, le Austerità (Draghi l’ha già dichiarato oggi ancora prima che il domino cinese parta), e così la mattina dopo ci svegliamo tutti in Kosovo. Tu, tuo figlio, la tua (non) pensione, il tuoi (scomparsi) servizi e risparmi, ecc.

da http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=583

Sul piano nazionale, invece, abbiamo posizioni molto varie, ma l’obiettivo di ridiscutere i trattati sembra essere quello di massima, cui avvicinarsi con il capo coperto di cenere: più o meno un vi preghiamo che così non ce la possiamo fare… (vedi in tal senso il documento relativo all’incontro degli economisti del PD https://vocialvento.wordpress.com/?attachment_id=1959  che era di gennaio quando il PD già pensava a come governare e molta acqua è passata sotto i ponti da allora. Come la penserà Fassina adesso? non sembra uno che cambia idea molto facilmente…ammesso che abbia altre idee da cambiare).

Sembra, ma non è molto sicuro al momento, che uno degli ispiratori della politica economica del M5S sia Mauro Gallegati:

Dunque bisogna uscire dall’euro, come lascia intendere Grillo?
Non ho capito come si è diffusa questa idea. Anche oggi in mensa mi chiedevano “Ma perché volete uscire dall’euro?”. Uscire dall’euro vuol dire impoverire la nazione di almeno il 30 per cento da un giorno all’altro. L’Economist ha smesso di pubblicate i dati sull’Argentina: si sono accorti che sono taroccati. L’inflazione è molto più alta di quello che dicono, l’attivo della bilancia dei pagamenti è inesistente se non negativo. Svalutare non è una cosa semplice.
Quindi Grillo non vuole portare l’Italia fuori dall’euro?
Non gli ho mai sentito dire una cosa simile. La sua posizione è più del tipo: “Invece che calare tutto dall’alto, meglio farlo maturare dal basso”.
In che modo?
Guardiamo l’Italia. Quando si è unita il Sud aveva produttività bassisma, il Nord elevata. La stessa differenza che c’è oggi in Europa tra i Pigs e i Paesi del Nord. Perché da noi questo squilibrio ha retto per 150 anni e in Europa non regge per 12? L’Italia è un Paese politicamente unito, l’Europa un’accozzaglia. Bisognerebbe prima unificare la politica, poi l’economia.

da http://www.giornalettismo.com/archives/802471/beppe-grillo-non-vuole-uscire-dalleuro/

……………….
Da quello che ho letto (e Gallegati ha scritto quasi niente su queste cose, tutti i suoi paper sono di tipo matematico finanziario che vanno di moda in America) è quindi un economista tradizionale ortodosso sulla moneta e il debito, come sospettavo sentendo Grillo. Quindi niente MMT, niente Alleggerimento Qunatitativo, niente inflazionare, rimanere nell’Euro. Ma se rimani nell’Euro e se pensi che il Debito pubblico sia un peso insopportabile ne segue logicamente che devi dare un default parziale. E Grillo non a caso si è messo a parlarne nei suoi comizi.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11546&mode=&order=0&thold=0

Sul Pdl non mi pronuncio, anche se Barnard fa un tutt’uno M5S/PDL su questo tema, perchè le posizioni di Berlusconi sono sempre state all’insegna della tattica, da intendere come mere bugie o convenienza del momento. Inoltre è ricattabile in molti modi, quindi qualunque posizione lui ritenesse giusta per il paese non vuol dire che poi sia quella che terrà, se convinto adeguatamente da qualcuno che non sarà conveniente per lui.
Però in effetti c’è da considerare il clima mutato. La presenza in parlamento della rappresentanza M5S può dar forza all’anima antieuro nella coalizione di destra.

Si potrebbe dire con Mao: Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è quindi eccellente… se non fosse che in questo disordine si soffre, aspettando che il problema si risolva da solo.

Ovvero: l’euro crollerà.

Ma aspettando inerti che ciò accada, soffriremo di più.

Insomma: la tempesta perfetta che va addensandosi nel nostro cielo necessiterebbe timonieri con le idee chiare sulla rotta da seguire e dalla mano ferma. Per ora abbiamo solo un po’ di gente confusa che gira attorno al timone e non sembra abbia chiaro per niente dove dobbiamo andare.

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4 thoughts on “Uno sguardo intorno

  1. Mah, uscire dall’euro mi pare folle. Ricordo gli schiaffi presi negli anni ’90 dalla lira e di come una adolescente speculazione internazionale ci giocava a palla a suo piacimento. Adesso è cresciuta, tanto, e non vedo come potremmo controbatterla. Per la Cina, le misure prese sono dovute al contenimento della nascente bolla immobiliare ed all’inflazione che sta crescendo: mica si vorrà che per salvare l’Europa si affoghino, no? L’ultimo numero della rivista francese GEAB pone il periodo fra marzo e giugno come quello più probabile per il crollo del sistema basato sul dollaro (che loro si aspettano/augurano per uscire dal mondo di Yalta) e la creazione di un nuovo standard monetario basato su un paniere delle principali monete internazioni, forse fin dal summit G20 di settembre; magari tutti questi pensieri su euro si/no dovremo riallinearli fra poco, con buona pace degli ammiratori delle stamperie di dollari della FED. Dai, fra l’altro le manovre creazione di liquidità dal nulla messe in piedi dagli americani stanno dando risultati via via decrescenti sull’economia: magari ci sono dei meccanismi di feed-back negativo all’opera che ancora non comprendiamo bene immersi come siamo in una logica di causa-effetto semplicina e senza effetti collaterali. Sono quasi certo che all’uscita da questa crisi saremo tutti più poveri (ma non più dei miei genitori usciti dalla 2a guerra mondiale), e mi convince di più un’altra previsione della rivista che indica come probabile la decisione da parte di tutte le economie occidentali di default sul 40% dei loro debiti pubblici quando tutte le strade per uscire da questa trappola del debito non saranno più percorribili, una specie di giubileo laico che avrebbe l’effetto di liberare parte delle risorse impiegate adesso nel pagamento degli interessi sul debito.

  2. Pingback: Viva Sansone e muoiano pure i filistei | Tracce Bianche

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