Il piano B


Permettetemi un po’ di pensiero laterale. Un altro punto di vista.

Ho festeggiato, in questi giorni, la grande ascesa del M5S. L’ho fatto in decine di post, basta scorrere il blog indietro per trovarli.

Mi aspetto tuttavia che sarà dura cambiare il paese. Ci vorrà un sacco di tempo. Tempo che non abbiamo. Tre minuti su google mi hanno permesso di raccogliere quattro singole notizie di cronaca di suicidi omicidi di imprenditori per un totale di 7 vittime.  Di ieri la notizia dei quaderni di banca d’italia sul fatto che il 65% delle famiglie italiane considera il proprio reddito insufficiente. Le notizie di questo tipo si susseguono con una regolarità che non riesce a portare assuefazione solo perché la dose di drammaticità è sempre più alta.

Tempo non ne abbiamo. Maledettamente.

E’ pensabile che al potere in questo paese ci sia una classe dirigente così cialtrona da cedere il potere ad una forza rivoluzionaria (nel senso che cambia in profondità il sistema e la logica del potere stesso) senza colpo ferire?

Sarebbe la prima volta nella storia. Non nella storia di questo paese. Nella storia dell’umanità.

La classe dirigente non è solo la classe politica. E’ fatta da funzionari della pubblica amministrazione, da manager dell’industria partecipata e privata, da uomini della finanza, delle banche, della chiesa, della criminalità organizzata, delle forze armate, dei servizi segreti, dalla magistratura. Insomma da tutti coloro che siedono ai posti di comando, ognuno nel proprio settore/ambito e che non si vede perché non dovrebbero fare resistenza all’idea di un cambiamento che vuole abbassargli gli stipendi, le pensioni, i privilegi; che vuole ridimensionare il loro ruolo, togliere funzioni.

Al di sopra di questa elite, c’è una elite internazionale, della stessa pasta, con intricati legami con quella nazionale. La quale ha tutto da perdere sia dal taglio degli interessi locali sia da una eventuale reazione a catena.(*)

E’ possibile che questa elite, nazionale e sovranazionale, nella quale agiscono aziende e lobbies con bilanci più grossi di stati del terzo mondo rimangano ferme a guardare la entusiasmante avanzata del nuovo scaturita dalle elezioni italiane?

Sarebbe la prima volta nella storia. Non illudiamoci. Non è pensabile. Non è credibile. Non è logico.

Hanno fatto arrivare il M5S dove è arrivato. Ci può stare anche che siano stati effettivamente presi di sorpresa. Che abbiano sottovalutato la situazione.

Ma è pensabile che a questo punto restino con le mani in mano o, peggio, favoriscano con scelte suicide l’ulteriore ascesa del movimento?

A questo punto si aprono grosso modo tre scenari.

Il primo è che il M5S collabori al sistema, accetti di essere inglobato, anche rimanendo elemento disturbatore e moralizzatore (ai mercati la cosa non dispiace) ma lasci sostanzialmente inalterate le regole del gioco. Eventualmente dia al sistema il tempo per cambiare, mentre il sistema cambia il M5S.

Il secondo è che il M5S venga messo ai margini. Spinto in una impotenza parlamentare che favorisca le divisioni fra istanze estremiste e istanze collaborative. Inglobando i membri più collaborativi e spingendo gli altri verso le piazze. Laddove possono essere ulteriormente messi all’angolo da provocazioni che inneschino stati di tensione e violenza.

Il terzo è che alla cialtroneria delle attuali forza politiche venga dato ampio risalto, in modo da far crescere la rabbia nel paese (con la crisi in corso ci vorrà molto poco) e una volta che si vada a nuove elezioni il M5S trionfi, con un’ampia maggioranza di voti e vada al governo.

A quel punto, quello che lo aspetterebbe è una macchina dello stato assolutamente non collaborativa, enormemente più complessa di quello che sembra, e in cui il vero potere determinante non risiede nelle aule parlamentari che anzi hanno subito un processo di esautoramento di fatto dovuto a:

1) alle normative europee che sono considerate preminenti rispetto alle norme nazionali in tutti i settori fondamentali (banche, assicurazioni, imprese, concorrenza, commercio, agricoltura, alimenti,ecc.),

2) alla Corte Costituzionale che può facilmente annullare gli effetti di qualsiasi norma o decreto per difetto di costituzionalità,

3) alla possente macchina della giustizia amministrativa che, per mezzo di sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato, può rendere inoperanti norme o decreti emanati dal governo,

4) dall’attività giurisdizionale (tribunali e Corti d’Appello) e dalle sentenze della Corte di Cassazione che, come noto,fanno giurisprudenza.

A quel punto potrebbe subentrare una situazione di paralisi istituzionale, che nell’eventualità tale ipotesi di scenario si verificasse fra un anno, sarebbe tanto più grave considerando il progressivo esacerbarsi della crisi economica, con effetti che a quel punto nel paese sarebbero già stati devastanti.

Una situazione di caos che fatta giustamente frollare, in reazione a qualche tentativo di risolvere alcune fra le inevitabili diatribe istituzionali con colpi di mano, potrebbe offire campo libero ad un ritorno in grande stile del potere, quello vero. Quello che è dietro questi avvoltoi in doppio petto, quello del denaro a fiumi, delle armi, della finanza.

Che si troverebbe un paese a quel punto in ginocchio, disposto ad accogliere chiunque come salvatore, disposto a dargli le chiavi di casa e anche di più. Pieno potere su un paese ridotto in stato di terzo mondo.

Insomma più o meno quello che oggi è la Grecia.

Ma perché farlo direttamente quando le cose stanno andando in modo che qualcuno senza volerlo, anzi volendo l’opposto, possa però spianarti la strada?

Leggevo per rinfrescarmi la memoria la storia degli anni 1919-1920. Il coddetto “biennio rosso“.

Il periodo che segnò di rimbalzo i motivi per la reazione da cui nacque il fascismo.

Ci sono inquietanti analogie con il presente. Anche ovviamente delle differenze, la storia non si ripete mai nella stessa forma. E tuttavia il grosso dovrebbe far riflettere.

E’ una guerra. E il nemico è forte e intelligente. Non illudiamoci che ceda senza la minima contromossa. Non sta né in cielo né in terra. Hanno soldi, media, armi. Hanno Potere.

La tentazione massimalista può essere affascinante e romantica, ma è fuori dalla Storia.

—————————————-

(*) Esiste un piccolo gruppo di multinazionali, strettamente connesse, che detengono la maggioranza delle azioni l’una dell’altra: 737 dei maggiori azionisti detengono l’80% del controllo di tutte le più importanti multinazionali. In altri termini, circa 4/10 del controllo di tutte le multinazionali del mondo è in mano (attraverso una rete intricatissima di relazioni e proprietà) a sole 147 multinazionali che hanno il pieno controllo di loro stesse: la maggior parte sono intermediari finanziari. da http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/04/le-multinazionali-che-dominano-il-mondo/168245/

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21 thoughts on “Il piano B

  1. Dciamo che ogni previsione è pura illazione. Ma sono più propenso a pensare a una digestione e normalizzazione del M5S. Forse già alle prossime elezioni. Soprattuto se la cosa non avverrà nello spazio di pochi mesi. La speranza è solo che alcuni virus riescano a passare e a infettare l’organismo politico italiano.

    Molti temi di cui i partiti (specie il PD) si stanno (forse opportunisticamente) appropriando sono stati sollevati solo grazie al M5S.

    Se guardiamo alla macchina che ha iniziato a scaraventarglisi contro questo scenario non appare così improbabile.

    • Si, certo. Gli scenari sono passibili di mutamento giorno per giorno. Ma relativamente alla macchina mediatica dell’odio che gli lavora contro è la bassa manovalanza. I media, anche le cosiddette grandi firme, non sono altro che batterie di cannoni che sparano a comando e altrettanto a comando volgono le bocche altrove o tacciono.
      Non ci mettono niente, con un paio di editoriali, a rimasticare tutto. A quel punto nell’arco di una decina di giorni le orde di dogwars teleguidati cambiano direzione.
      Guarda l’esempio dei piddini da sbarco negli ultimi dieci giorni: sono passati dall’attacco feroce a Grillo pre elezioni, per poi lanciare un grande progetto di alleanza pieno di buone parole e ritornare all’odio che si taglia a fette nell’arco di pochi giorni dopo il rifiuto di grillo a bersani.
      Sono masse di manovra che si spostano a piacimento.
      Nel senso che non è che siano sempre, per dire, i soliti cento. Al cambio di obiettivo escono le avanguardie ed entrano le retroguardie, ma ai fini pratici cambia poco.

      Quello che vediamo all’opera, quello che parla e che si espone, quello che govena e dirige, non è il vero potere. Questi sono sostituibili, tutti quanti.
      Si è visto con quale velocità hanno messo fuori gioco berlusconi.
      E ora stanno lì fermi ad aspettare?
      naaaa

  2. Lo scenario che stai tratteggiando è quello di una lotta di classe fra capitalismo finanziario e proletariato finanziario per il controllo dei mezzi di produzione di una unica merce, il denaro.
    Oggi, questi mezzi di produzione non sono solo limitati a quelli più propriamente finanziari ma anche il sedersi ad un posto di comando può essere visto come mezzo di produzione della merce denaro.
    Sono certo che l’attuale oligarchia abbia coscienza di classe (la loro) e possa essere quindi allarmata per i motivi che esponi, manca invece un manifesto del proletariato finanziario che risvegli le coscienze dei suoi appartenenti.
    E’ un film già visto ma può essere davvero questa la forma in cui oggi si manifesta la lotta di classe, con buona pace dei teorici della fine della storia.

    Sì, stasera mi hai fatto preoccupare per davvero.

  3. Rapidamente: non credo che il M5S rappresenti una forza rivoluzionaria. La lotta di classe non sa neanche cosa sia, piuttosto punta alla più normale e tranquillizzante difesa dell’onesto cittadino. Ma può fare bene: ai movimenti soprattutto, a patto di volerli appoggiare e proteggere garantendone l’autonomia. Ma hanno votato Grillo anche ex leghisti e destrorsi vari, che coi movimenti hanno ben poco a che fare. Quindi? Quindi apprezzo la visione pessimista che non si augura niente di particolarmente buono: servirà a farci tenere gli occhi bene aperti.
    Sull’ipotesi delle piazze e sulle “provocazioni che inneschino stati di tensione e violenza”, però, sinceramente dissento. Ben conosco le strategie criminali di Kossiga, ma non apprezzo la rivolta dipinta quale orrore democratico e trappola per topi, al contrario penso che quel che non può essere espresso a livello parlamentare trovi naturalmente il proprio spazio a livello extraparlamentare, basti vedere i cortei pre-elettorali di giovanissimi che si dicevano orgogliosamente irrappresentabili (…beata gioventù!); penso che ancora tanti, troppi giovani e meno giovani non trovino infatti una degna rappresentanza alla loro rabbia e che vi sia una dignità devastante nella solidarietà che anima la ribellione, nell’unità delle lotte che non conoscono buoni e cattivi, divisioni tanto amate dai politicanti e dai media borghesi.
    Se la rivolta è cosa buona quando avviene altrove, utile a magnificar rivoluzioni assai complicate, non si capisce per quale motivo qua debba scatenare il terrore; si trovino piuttosto la motivazione e la forza, la dignità e il coraggio di appoggiarla quando sarà necessario, invece di separare i pacifisti cattolici dai black bloc come si fece al G8 di Genova, dimenticando che da Seattle in poi qualunque lotta è buona e giusta e qualunque tattica ne fa legittimamente parte.
    Ben prima delle piazze, come dice fabiosan il vero problema è che la coscienza di classe oggi appartiene solo alla classe dominante, l’unica consapevole e pronta alla battaglia!

    • Non è che a me spaventi la lotta di piazza in sé. Non la dipingo come orrore democratico.
      Però avendola vissuta fino alle estreme conseguenze, francamente ne conosco tutto il percorso fino al muro finale. Un vicolo cieco.

      Temo un’evoluzione in tal senso solo perché porta con sé mille frazionamenti e comunque una lotta politica spinta sul piano militare in questo momento in questo spazio in questa epoca risulta alla fine perdente.

      Penso che il m5s abbia un potenziale rivoluzionario non nel senso marxista leninista o guevarista del termine. Lo è perché almeno in questa fase è antitetico al sistema dei partiti.
      Non rivoluzionario rispetto a questo tipo di organizzazione sociale.

      Non credo nemmeno alla coscienza di classe, perché bisognerebbe definire prima ciò che chiamiamo classe.
      Tendo a pensare che ciò che non esiste per sé non possa avere coscienza di sé. Discorso banale.

      Ho l’età per non aver perso l’entusiasmo per ciò che è nuovo, ma anche per il disincanto. Tendo a non credere che qualcuno possa cambiare il mondo. Mi basta che lo sposti un pochino. E già avrebbe fatto molto.
      Ma il potere, quello vero, conosce fin troppo bene l’arte di usare la tua forza per rivolgerla contro di te.

      • Classe?
        Nel M5S che dovrebbe cambiare le nostre sorti ci stanno imprenditori bocconiani.
        Due compagni condannati a decenni per qualche sasso o poco più al G8 di Genova, da quanto mi risulta, sono latitanti.
        Non è bello perdere, ma neppure vincere per finta.
        Se quel potere esiste è purtroppo anche grazie a qualcuno che, consapevolmente o no, stavolta ha votato Grillo (non mi riferisco ovviamente ai NoTav valsusini).
        Buona notte.

        • “stavolta ha votato grillo”.

          ma perché negli ultimi 68 anni ti risulta che quel potere stesse in vacanza alle maldive?

          nel m5s c’è di tutto. dai bocconiani, come dici tu, a quelli come me che i sassi e non solo i sassi li aveva tirati da ben prima di genova.

          il punto è che a fare gli schizzinosi si resta in centomila gruppetti da dieci, che non contano una beata cippa di minchia.
          qui non si tratta di conquista del potere.

          si tratta di sopravvivere.

          • Quel potere è sempre stato sostenuto dall’italiota medio: lo stesso che ha votato Dc, Pd o Pdl, Lega o Grillo. Tu parli di sopravvivere: ma sopravvivere è raccontarsela, convincere, mentire a se stessi e agli altri? Non si tratta di “fare gli schizzinosi”, ma di pretendere un miglioramento, sempre. Se l’italiota sceglie oggi Pippo e domani Paperino, è il potere a cambiar forma ma non la sostanza, non la consapevolezza comune ad ergersi fiera sulle sconcezze che fino ad oggi abbiamo colpevolmente tollerato.
            Ad oggi preferisco non contare, nè sopravvivere grazie all’aiuto di Casa Pound.
            Sia chiaro: lo dico con profonda e sincera stima nei confronti di quel che ho letto finora di tuo e della tua esperienza; spero di non risultare presuntuoso o ottuso. Semplicemente, non stiamo vincendo niente: anche se sembra che sia diverso, ci stiamo rassegnando. Ora sembro snob, criptico o settario; domani, magari sul mio blog, spero saprò essere più esaustivo.

          • Ma non so. Io mi sono rassegnato da una mezza vita, più o meno. Mi sono ritagliato il mio orticello molto piccolo, cercando di non rompere i coglioni a nessuno e non dicendo agli altri come sarebbe stato meglio fare per…
            tanto è inutile.
            Ultimamente l’orticello me l stanno facendo sempre più piccolo, al punto che temo di ritrovarmi per stracci. Allora mi metto d’accordo con chiunque, pur di pararmi il culo. Sopravvivenza, pura e semplice.
            Solo questa mette insieme la gente.

          • “Sopravvivenza, pura e semplice.
            Solo questa mette insieme la gente.”

            E’ qui che ti sbagli. Di fronte alla sopravvivenza la gente s’imbestialisce, l’uomo ritorna animale. Non vedo cosa c’entri con tutto questo la politica; non solo la loro, ma anche la nostra. Tu dovresti mettere assieme degli esseri umani contro sopraffazione, sfruttamento e guerra: così forse essi si uniranno. Se invece non spieghi loro che il
            problema è un sistema che di sopraffazione, sfruttamento e guerra vive, gli racconti che il sistema è diversamente intendibile e conducibile, che basta pagare le tasse ed evitare che la Minetti occupi posti di potere, ed aspetti, per vederli svegliarsi e insorgere, d’averli ridotti come barboni…beh, i barboni s’ammazzano fra di loro per una bottiglia di vino, per un cantuccio più caldo o sicuro. Mica si uniscono.
            Ok la cacciata dei vampiri, è già qualcosa; ma su quali basi l’hai osata condurre? Non è questione di poco conto. I missini cacciarono Craxi. Ci stan grillini che sembrano cavie felici di Goebbels.
            Capisco il riferimento alle condizioni materiali, e capisco anche il tuo dignitoso e stanco ritiro all’orticello: ognuno fa quel che può. Capisco persino la rassegnazione, è la stessa mia. Non capisco il “mi metto d’accordo con chiunque, pur di pararmi il culo”: perchè allora vengono meno tutti i discorsi precedenti su valori, giustizia ecc.
            Voglio dire: in questo paese c’è di tutto: suicidi, denunce, arresti, latitanza, che altro ci manca? Eppure, mentre in Egitto affrontano la pena di morte, qui c’è mancato poco che eleggessimo il Gabibbo.

          • No non mi sbaglio. E’ vero che non è per tutti così, ma le rivoluzioni non si fanno dove si ha qualcosa da perdere. Non si fanno per motivi ideologici o romantici.
            Si, certo, possono esserci casi individuali, i cui motivi psicologici sarebbero da indagare. Ma la massa, la gente, di fondo si muove se sente erodere il terreno su cui appoggia i piedi.
            Ovviamente deve poter intravedere quasi immediatamente delle possibilità di star meglio, e vedere solo vagamente le possibilità di andare a star peggio.
            Questo è necessario per mettere in moto la cosa. Dopo entrano in ballo altri fattori: la rivalsa, la vendetta, il non poter più tornare indietro.

            La gente non fa la rivoluzione perché è sfruttata. Checchè se ne dica non ne sono mai state fatte, di rivoluzioni del genere. Nè in paesi del terzo mondo né tantomeno a caspitalismo avanzato, nonostante il marxismo. Quando le ha fatte è perché è stata portata al limite e perché chi aveva potere non era sufficientemente furbo da saper gestire la corda con cui li impiccava.

            Ci vuol un popolo incazzato e un dittatore stupido, per fare una rivoluzione.

            Ora non abbiamo né il primo, (solo in parte e comunque, un conto è essere incazzati perché non ti puoi più permettere un livello di vita come qualche anno fa, e un conto è rischiare la pelle o la galera) né il secondo (che forse la classe politica sarà anche stupida, ma chi c’è dietro non lo è affatto).

            La rassegnazione viene da questo.
            Ci ho provato, a fare quello che dici tu, ci ho provato quando ero giovane e idealista, e coglione. La pelle non ce l’ho lasciata come molti amici, ma ho pagato e pago ancora. Dopo oltre trentanni.

            Bisogna fare i conti con quello che abbiamo. Mi parli dell’egitto. Non so se faranno una rivoluzione. Ma francamente nemmeno me ne frega niente, perché se faranno una rivoluzione per andare a stare peggio di come stanno, ma chi se ne frega se affrontano la pena di morte.
            Sarà che gli italiani hanno chiaro questo?

            Che in fondo stavano in una delle prime economie del mondo, che stavano come mai erano stati nella loro storia, anzi probabilmente tranne rare eccezioni locali, nella storia dell’umanità. Dov’era il meglio, il paradiso in terra, per cui sacrificarsi?

            E dov’è ora? Quale ideologia lo propone?

            Nessuna. E allora meglio il gabibbo.

          • Certo Buzz, d’accordo che la gente muove il culo quando duole la pancia: niente di nuovo. Ciò non toglie il merito alle avanguardie (incluso te) che osano esporsi anche prima della catastrofe, della necessità immediata, dell’urgenza-emergenza; e la responsabilità grave di chi non le considera o peggio le condanna.
            Ne deriva inoltre che questo è quindi solo un banalissimo e molto poco rivoluzionario voto di protesta, che come ho già fatto notare alle spalle ha, oltre a compagni speranzosi e in buona fede, anche ex piddini, leghisti, qualunquisti e fascisti; un sacco di gente assolutamente reazionaria e conservatrice che troppo male non sta, ma è un po’ indignata e assai confusa.
            Ne derivano alcuni problemini:
            1) è corretto sfruttare politicamente questa confusissima indignazione? Vinciamo se convinciamo, certo (Basaglia), ma sarebbe meglio agevolare la consapevolezza piuttosto che evangelizzare.
            2) fino a quando durerà questo diffuso appoggio popolare, se si scopre tutt’a un tratto che molte delle rivendicazioni son le stesse della sinistra extraparlamentare dei ’70 ed altre sono ultra-ambientaliste?
            3) tutto questo – quel che sta avvenendo e come lo vivi tu nel tuo intimo – lo descrivi con una parola che spiega bene il tutto: rassegnazione. Il voto infatti (escludendo il caso valsusino, che esprime una delega diretta con fiducia confermata) è rassegnazione, e con la rassegnazione normalmente non si ottengono cambiamenti. Con la rassegnazione stiam sempre fermi al meno peggio, tattica che ho personalmente già criticato, pur dopo averla per lungo tempo sposata (il famoso e incivilissimo naso turato). Se può interessarti, son poche righe ironiche dal titolo “Sciacquone (Improvvisa illuminazione politica al neon)”; e lo sciacquone lo abbiam tirato veramente, dopo aver buttato mano a mano tutto ciò che era e significava sinistra nel WC.
            Allora, quando dici che “Ci vuol un popolo incazzato e un dittatore stupido, per fare una rivoluzione”…beh è quello che alcuni a sinistra speravano: che paradossalmente sarebbe stato meglio per quel che chiamiamo sinistra, e in prospettiva per tutti, addirittura un eventuale ritorno di Berlusconi! Non si tratta di tafazzismo, ma di dignità umana. Ovviamente io Berlusconi, manco a dirlo, lo avrei evitato da prima ancora che scendesse in politica, così come la Lega eccetera; ma dopodichè, se il popolo li vota…! Ebbene, un popolo dovrebbe evolvere complessivamente o “insorgere d’accordo” (Federigo Tozzi, da “Con gli occhi chiusi”), e non giocare alla conta dei voti tra i folli e i sani di mente, passando da un pifferaio all’altro e sempre scivolando verso destra.
            L’Egitto sta affrontando coraggiosamente una rivoluzione che sa di dover combattere il Potere: ovvero i militari ed assieme il fanatismo religioso. E non stanno bene affatto, si parla di un collasso economico alle porte. Beh ma sei tu ad opporre cambiamento e benessere economico, non la volontà rivoluzionaria.
            E quando ricordi che gli italiani “in fondo stavano in una delle prime economie del mondo, che stavano come mai erano stati nella loro storia”, dimentichi un dettaglio: come c’erano arrivati a stare così. Dimentichi ad esempio la guerra (“Finché c’è guerra c’è ricchezza”, articolo a firma Paolo Mattei su 30Giorni); dimentichi i 30mila colletti bianchi della Fiat che assieme al padrone affossarono le lotte operaie; dimentichi soprattutto “la perdita di consapevolezza che è seguita alla sconfitta sociale, politica e simbolica maturata nel corso degli anni ’80. Quando, per dirla con il Cipputi di Altan, si passò dal freddo degli anni di piombo al calduccio degli anni di merda” (da Militant – Sono finiti gli anni 80?); e dimentichi l’assassinio di Pasolini, la condanna a morte della critica al modello uniformante del consumismo. Gli italiani non hanno chiaro proprio niente di tutto questo, se lo dimenticano anzi con gran piacere.
            Ecco perchè non basta farli, ma bisogna volerli davvero e saperli fare i conti con quello che abbiamo: bisogna saper interpretare la realtà e non dimenticare il recente passato, bisogna mettersi di fronte a uno specchio senza raccontarsi favole, senza dimenticare i cadaveri che galleggiano nel nostro ricco mare, gli schiavi ai quali spariamo alle gambe, i moderni rivoltosi ai quali neghiamo il diritto alla rivolta per conservarci il culo al caldo e bearci del nostro confortevole benessere.
            Ecco perchè, a costo d’apparire snob, io non scelgo la rassegnazione ed il Gabibbo, e neppure l’indignazione ipocrita e borghese ed il superamento orgoglioso di idealismi e ideologie (come valutano i Wu Ming, “nè destra, nè sinistra”…sulla falsariga dei neofascisti di Casa Pound). Non voglio premi, lo rivendico con enorme sofferenza. Ma in questo momento, di una democrazia così conciata farei volentieri senza.

          • Cerco di rispondere per ordine.
            Si certo, è un voto di protesta, c’è di tutto. Ma sei sicuro che anche nelle rivoluzioni, quelle riuscite, non fosse così? pensa alle epurazioni successive, che dimostrano proprio come la spinta rivoluzionaria è sempre eterogenea.

            E’ corretto sfruttare questa protesta?
            Non è questione di scelta. Corretto o non corretto. E’ un flusso in cui o ci stai oppure no. Poi diventa trainante la posizione più forte, più chiara, più adeguata.

            quanto durerà?
            è un onda. dura finché non si esaurisce. c’è una fase in cui monta e una in cui si esaurisce. difficile è capire quando sei ancora in fase di crescita o se stai già scendendo.

            la rassegnazione è l’impotenza cui siamo condannati dalla complessità.
            viviamo in una società in cui le nostre relazioni semplici sono in qualche modo modificabili da noi, ma esse sono immerse in una realtà in cui subiamo e basta. e subiamo quanto più siamo diversi dalla massa.
            abbiamo poche armi a disposizione: andarsene. fisicamente o mentalmente. o anche estraniarsi. combattere. ma rischi che ti fanno fuori, in un modo o nell’altro. insomma non è che vai a vivere una vita serena.
            l’altra è il voto. illusione del cazzo. conti lo stesso niente.
            alternative non ne vedo.

            io alle rivoluzioni non ci credo. le rivoluzioni sono armi e sangue. e loro sono staordinariamente, immensamente più forti. la rivoluzione non la fai, se non voglio fartela fare. se vuoi guadagnarti la possibilità di farla, deve stare all’interno di un disegno in cui quella rivoluzione fa comodo a qualcuno.
            in alternativa non si chiama rivoluzione ma crollo generalizzato del sistema.
            forse un giorno avverrà. ma francamente spero di non esserci. 7-8-9-10 miliardi di persone affamate possono essere dei spiacevoli coinquilini su questo pianeta

            e il resto… non dimentico niente.
            solo che io parlavo degli anni 70. tu metti insieme la guerra, mattei, pasolini, la marcia dei 40000… evoluzioni/involuzioni… fai tu.

            parli di questo come se il mondo fosse invece un posto tutto sommato perfetto. ma non c’è al mondo qualcosa a cui attaccarsi per dire, beh lì sì, lì l’uomo è nuovo, è realizzato, è migliore.
            non c’è mai stato.

            non voglio dire che mai ci sarà, perché altrimenti non starei qui a parlare con te.

            dico solo che è una continua battaglia per non perdere posizioni, o per guadagnarne.
            piccoli passi. come nella vita del resto, come in tutto quello che facciamo.

            anche quando arrampichiamo, no?

          • “Si certo, è un voto di protesta, c’è di tutto. Ma sei sicuro che anche nelle rivoluzioni, quelle riuscite, non fosse così?”
            Ti dò ragione, la composizione di molte lotte è spesso complessa. Solo, non capisco (e le epurazioni successive me lo confermano) come sia possibile condurre una lotta comune quando certe differenze sono addirittura intollerabili. Già soltanto a legger le vicende partigiane coi cattolici che morivano gridando “Viva Cristo Re!” mi vengono i brividi e mi domando quanta confusione, quanta ingenuità, quanto senso di tradimento potessero esservi. Figurati a legger le analisi che riferiscono di percentuali di voti passate da Forza Nuova a Grillo.
            Ovviamente non pretendo che tutti la debbano pensare allo stesso modo, sarebbe impossibile e forse anche inquietante. Pretendo solo 1) che non si continui a scambiare un voto di protesta per principio di rivoluzione (continui a far collegamenti e confronti); e 2) che si pretenda un’evoluzione verso qualcosa di meglio, non che al contrario ci si rassegni a quel che passa il convento (dai Ds al Pd, passando per il suicidio della sinistra radicale, fino al Gabibbo).

            “E’ un flusso in cui o ci stai oppure no. Poi diventa trainante la posizione più forte, più chiara, più adeguata.”
            Dunque è questione di convenienza piuttosto che di correttezza. Già la cosa non mi piace, ma posso peccare d’eccessivo idealismo. Ok, infiliamoci poichè ci conviene, o perchè valutiamo che sia meglio provarci, o perchè non c’è altro da fare. Ma se poi a prevalere, come è sempre stato, è la posizione più forte non per chiarezza e adeguatezza, bensì per rozzezza e denari? Come pensiamo di poter infilare e far valere ragioni e motivazioni che un tempo si sarebbero considerate di classe, quando grazie ai Saviani e ai Travagli siam già passati a tutt’altri valori (uno per tutti: l’onestà del buon cittadino medio amante della legalità e rispettoso delle istituzioni)? Il flusso ha già un suo senso, una propria direzione; accelerata fra l’altro dall’estinzione di una cultura e della sua rappresentanza.

            “la rassegnazione è l’impotenza cui siamo condannati dalla complessità.”
            A prescindere dai numeri e dalla posizione fisiologicamente svantaggiosa (“una realtà in cui subiamo e basta. e subiamo quanto più siamo diversi dalla massa”), non lo credo: la rassegnazione è l’impotenza cui siamo condannati dalla volontà.
            E’ la nostra volontà a renderci impotenti o determinanti; a permettere cortei-fiume per certe guerre, quando il pacifismo diventa addirittura alla moda, ed a costringerci al silenzio-assenso per altre. Idee chiare e consapevolezza possono non certo sminuire o banalizzare, ma aiutare nell’interpretazione della complessità, per potere infine almeno provare ad agire dignitosamente. Adagiarsi invece al livello della protesta più multiforme e vaga può comportare rischi non da poco (l’imprevedibile, ma immaginabile direzione del flusso).

            “la rivoluzione non la fai, se non vogliono fartela fare.”
            Può essere vero, ma questo discorso vale allora anche per l’exploit grillino, seppur senza spargimento di sangue.

            “il resto… non dimentico niente.”
            Ovviamente. Non mi riferivo a te, ma alle maggioranze delle quali tu stesso parli e con le quali volenti o nolenti dobbiamo, o dovremmo, scendere a patti. Questo momentaneo trionfo può anche essere letto dai più speranzosi come un passo in avanti da parte loro, ma personalmente ci credo poco; e comunque più mi spaventa la quantità di fedeli al proprio culo e di affezionati alla propria demenza: per chi è cresciuto con idee o predisposizioni empatiche ed internazionaliste è un vero shock.
            Nel ringraziarti dunque per la possibilità di dialogo offerta, ribadisco che dibatto per confrontarci e approfondire, non per vincere una qualche battaglia di durezza e purezza. Ma per adesso la rassegnazione è ancora un mio nemico che cerco come posso di combattere; sicuramente presto o tardi la realtà avrà la meglio sulle mie pretese, ma sarebbe bello ritrovarsi circondato da solidali piuttosto che da cinici e arroganti “te l’avevo detto io!”…

            “piccoli passi. come nella vita del resto, come in tutto quello che facciamo.
            anche quando arrampichiamo, no?”
            Apprezzo il tentativo di trasposizione metaforica, è il gioco che sto anch’io tentando umilmente di fare col blog. Mi spiace però dirti che questo presunto realismo prescinde dalla realtà: i piccoli passi li stiam già facendo ma all’indietro, in discesa. La sosta è irraggiungibile e forse neppure sappiamo dove stia, così come il prossimo chiodo, e per questo imbrocchiamo direzioni a caso.
            Se poi la mano destra non vuole muoversi in maniera coordinata col piede sinistro, siamo fritti. Preferirei cadere dopo averle non soltanto tentate tutte (e col meno peggio c’abbiam già infinite volte provato), ma fornendo una bella e degna prova, lasciando un esempio da seguire. Troppo è il divario fra campioni esemplari e semplici consumatori di pareti, fra gli eroi e i martiri ed i qualunquisti da bar: o si colma – o almeno si riduce – questo divario, o altrimenti continueremo a rischiare “che ti fanno fuori, in un modo o nell’altro.” E generalmente a farti fuori sono dei coglioni: il Placanica, lo Sgalla o il Canterini di turno, insomma.
            Dimostrarne la coglionaggine e sconfiggerla, superarla, vincerla? Oppure conquistarne l’incosciente approvazione e il voto?
            Io con certa gentaglia non scalo. 😉

          • Si d’accordo con la conclusione, ma sul resto… per quanto io possa essere un’idealista, e lo sono, se alla mia età invece di dar ascolto alla parte di me cinica che vede l’uomo come un virus che infesta questo pianeta e che pensa come la scelta più dignitosa sia ammazzarsi, sto ancora qui a parlare, dico parlare, di rivoluzioni… tu sei ancora molto più idealista di me.

            Purtroppo le cose non hanno mai funzionato così. Mai.
            Mai nessuno duro puro ha marciato dietro la medesima bandiera seguendo compattamente il medesimo ideale per arrivare a identico fine.
            Iddio, messa così sbaglio.
            Voglio dire: mai nessuno che abbia girato l’angolo…

            Che dopo qualche metro o li hanno massacrati, perché erano 4gatti4, o hanno iniziato a dividersi e moltiplicarsi.

            Siamo individui, che abbiamo scoperto, tanto in là che non lo rammentiamo nemmeno a livelli di coscienza precordi, che in gruppo siamo più forti.
            E allora ci uniamo al gruppo, ma restiamo individui. E siamo sempre divisi su una scelta: mi conviene più restare nel gruppo e sacrificare un po’ di me o fare per conto mio, magari passando all’altro gruppo vicino?

            Quando lo scopo ultimo è chiaro ed evidente, c’è poco da dividersi.
            Se parte il gruppo per dare la caccia al mammuth, c’è solo da decidere la direzione (dico solo, ma già questo può essere occasione di scazzo e divisione) dopodiché si parte. Faccianola semplice, perché già nell’inseguimento altri motivi di scazzo e divisione possono crearsi, ma diciamo che a un certo punto c’è lì il mammuth che si fa i cazzi suoi, e allora si decide una strategia e lì ancora ci si può scazzare ma ci affidiamo al capo, al più esperto, anche se, se sbagliasse, se la cosa non fosse più che perfetta, la prossima volta glielo rinfacceremo… e poi via… diamo la caccia al mammuth.
            Tu vai a destra io a sinistra. No tu aspetta qui. Tu sei quello che lo ferisce. Tu quello che lo spaventa. Io quello che lo ammazza.
            va tutto bene. il mammuth lo abbiamo preso. ora dobbiamo dividercelo.
            e lì possiamo scazzarci e dividerci ancora e ancora.

            scusa la lunga metafora… ma così vanno le cose. anche nelle fottute rivoluzioni.
            sempre andate così.

            e per fare una rivoluzione non c’è bisogno di ammazzare il mammuth.
            si può anche scoprire che del mammuth non ce ne frega niente e che andiamo tutti a raccogliere i frutti dell’albero del pane.

            una rivoluzione è qualunque cosa cambia totalmente il rapporto dei governati con i governanti, e anzi li sostituisce proprio.

            nella fattispecie del M5s c’è questa potenzialità. io la vedo, in nuce.
            in potenza, in nuce. mica dico che l’hanno fatta o la faranno. dico che si muove come un movimento rivoluzionario.

            dopodiché quasi tutte le rivoluzioni sono state contaminate dalla logica del compromesso. tattico a volte. e a volte strategico. si sono snaturate.

            ma in fondo non ha molta importanza, perché non c’è mai stata una fottuta rivoluzione, se non nei desideri dei rivoluzionari, che pur dopo grandi sofferenze, abbia portato un po’ di gente a stare molto meglio.

            prendiamo la rivoluzione cubana, una delle meglio riuscite nella storia recente.
            cavolo, se cuba non avesse avuto la rivoluzione oggi starebbero come a haiti.
            invece hanno una buona sanità, buona educazione, non muoiono di fame, insomma rispetto agli standard centroamericani stanno bene.

            ma la pressione americana non ha consentito di allentare la morsa sui diritti civili.
            insomma a cuba non c’è molta libertà.
            s vuoi difendere la rivoluzione devi indurire il cuore dei rivoluzionari.
            il fine è più importante del mezzo? ciò che è rivoluzionario è morale, ciò che non lo è è immorale?

            ma come può esistere un fine diverso dal mezzo?
            per riprendere la metafora arrampicatoria…
            conta più arrivare in cima o come ci arrivi in cima? la via è la meta, ricordi?

            compromessi. mediazioni. sempre e comunque necessari. per sopravviver, anche con le migliori intenzioni.

            quindi anche sapendo che nel m5s c’è di tutto, preferisco che quel di tutto unito da una voglia di spazzare via il vecchio sia unito.
            dopodiché faremo sempre in tempo a dividerci.

            è ovvio, non è detto che dal nuovo nasca sempre il meglio.
            potremmo anche andar peggio.

            ma siccome solo una parte di me è cinica e mi piacerebbe poter credere che l’uomo qualcosa di buono ce l’ha, in fondo in fondo, ogni tanto…
            allora spero che sia meglio.

          • Non so se ci convenga addentrarci in filosofismi, rischiamo di perderci per strada.

            “conta più arrivare in cima o come ci arrivi in cima? la via è la meta, ricordi?
            compromessi. mediazioni. sempre e comunque necessari. per sopravviver, anche con le migliori intenzioni.”
            Allora: se la via è la meta, ciò significa che conta più il percorso della meta stessa.
            E se la via è stato deciso che debba passar per il compromesso (altrimenti la lotta non è comune, ma elitaria ed incompresa), non è detto che essa sia la via migliore – questo lo affermi tu. Ma in realtà tu vorresti intendere il contrario, ovvero: che conta arrivare in cima, all’obiettivo; anche tutti quanti assieme, se necessario, leghisti e movimentisti, confusi e duri & puri. E a questo serve infatti il compromesso: “mi metto d’accordo con chiunque, pur di pararmi il culo”! Per la stessa ragione Bossi s’è alleato col tanto vituperato Berlusconi: un compromesso di pura convenienza, pur di ottenere quel che interessava.
            Altrimenti, se fosse importante la via, il modo (l’estetica, il valore etico) di salire, la qualità della salita…staresti più attento a come decidi di salire. Questo era il senso della nuova arrampicata, dannazione: non vincere la montagna, ma muoversi nella maniera migliore nell’affrontarla; e questa cura non avrebbe negato la salita e la vittoria finale: l’avrebbe semmai resa un giorno più semplice. Così, oggi chi supera l’8c in falesia si permette anche di raggiungere vette alpinistiche percorrendo tratti di 8a. Ma vedi, noi climbers siamo (o dovremmo essere) già un passo avanti: noi non desideriamo vincer proprio niente oltre a noi stessi, la conoscenza di noi stessi, il superamento dei nostri limiti personali. Con questa predisposizione è possibile a parer mio immaginare un mondo più vivibile e umano, e non convincendo Fabrizio Corona o i due marò a votar come noi.
            La presa del Potere, come il raggiungimento della vetta ad ogni costo, implica invece compromessi a non finire, perciò la rinuncia a se stessi. Bisogna decider semplicemente se ne valga la pena. Potrebbe anche essere: ma io non sacrificherei la mia moralità ed i miei valori per salvare un paese di fascisti e qualunquisti senza speranza di ravvedimento alcuno.
            Ma non esageriamo: il M5S non ha per ora voglia d’inciuci nè credo i suoi esponenti calpestino la propria dignità. Al contrario, la portano assieme ai propri valori nelle stanze dei bottoni. E questa è una strada percorribile, anche se vecchia e nota e finita male (chiedere a Toni Negri, ai Disobbedienti e al compagno Caruso).
            Noi qui intendevamo il compromesso come convincimento temporaneo, fragile, superficiale, non duraturo dei sostenitori. Perchè non si è leghisti per sempre, anche se quelli lo credevano e giravano col mantello e l’elmo con le corna. La politica – oggi lo so – è l’arte non soltanto del compromesso, ma ben peggio: è l’arte di irretire le persone. Wanna Marchi precede Berlusconi e Grillo. Alla gente devi raccontargliela. Otterrai risultati stupefacenti, chiedere a Goebbels o a James Warren Jones.
            Oggi NoTav e M5S marciano assieme, ma significano cose molto diverse. Il percorso che è stato fatto dai NoTav in Val di Susa è assai più lungo e complesso ed ha a che fare piuttosto con la consapevolezza che con il convincimento: anch’essi han dovuto combattere la propaganda mediatica che li dava ora per spacciati, ora per vinti, ora per rassegnati a cedere il passo alle frange violente, eccetera. Loro han sempre risposto a tutte queste costruzioni e chiacchiere: noi siamo uniti (nè buoni, nè cattivi: e di infiltrati manco a parlarne), e siamo altro da ciò che voi potete riuscire a comprendere; per questo, non comprendendoci, ci attaccate: ciò che non si riesce a comprendere generalmente fa paura. Ma se vai fra la gente di lassù, essi sanno di cosa si tratta; sono informati e aperti, partecipi e attivi. Tant’è, le loro avanguardie (le prime file, i presidianti notturni al gelo) son composte di anarchici e centri sociali. Essi spingono la lotta fin dove possono, più in alto, più in là. Se poi i borghesi riescono a cogliere solo l’aspetto-violenza fra i tanti, è un loro problema culturale su cui i media han gioco facile, e dai media stessi rinforzato. Ma l’obiettivo dichiarato è far ragionare, far capire, rendere consapevoli, e di conseguenza diffondere consapevolezza e lotta laddove regnano indifferenza e sudditanza. Si richiama finalmente la gente a sè, alle proprie posizioni, invece di inseguire le destre sul loro terreno come fa il Pd o scadere nel facile qualunquismo che fa presa su tutti. E non c’è un vero leader, Perino tutt’al più è il portavoce. Grillo è invece guida e capopopolo, anche se manda avanti altri; approfitta della credibilità tipica del VIP; e mira al messaggio semplice e ironico ma efficace, con il rischio della eccessiva semplificazione/banalizzazione, già ravvisabile in più d’un militante; infine, anche se in generale è ovviamente condivisibile per l’evidente indicazione antisistema, tale messaggio è spesso quantomeno discutibile (tenetevi gli immigrati, arrestate i black bloc, viva giudici e magistrati, aperture a Casa Pound, eccetera). Insomma, anche se sembrano combattere, La Repubblica e il blog di Grillo si dividono il medesimo pubblico, molto generalista, giustizialista, legalitario e poco selezionato. In Egitto i liberi cittadini possono oggi dar la caccia ai rivoluzionari cattivi, in Italia la caccia la si dà ai cattivi ragazzi in nero, agli infiltrati veri o presunti, che poi con stupore epifanico scopri essere i tuoi figli… Oltre alle denunce, potrai allora punirli anche per non essersi rassegnati anche stavolta al meno peggio, alla speranza che a ‘sto giro s’è deciso s’abbia da riporre tutti quanti nel M5S, un po’ come un anno va di moda il viola e un’altro il rosa, e tutti vogliono convincerti e tu devi comprare o sennò stai senza, stai fuori moda, ma guai a permetterti di giudicare!
            Che poi io, sia chiaro, apprezzo il Grillo che anni addietro valutava certe storture di sistema: “Produciamo cose del cazzo e partoriamo persone del cazzo: lo diceva già Marx. È già stato detto tutto…” (da Carmilla: “Beppe Grillo, 1998 (e 2004)”). Il problema infatti non è neanche Grillo: è la gente alla quale devi rivolgerti, che è sempre la stessa, ancora oggi divisa come dodici anni fa, e c’è chi ti lancerebbe l’acqua dai balconi per rinfrescarti di luglio ed aprirebbe porte e portoni alla tua fuga dai blindati, e chi invece ti accuserebbe nuovamente di devastazione e saccheggio e financo di “compartecipazione psichica”, invocando una giustizia giusta ed obiettiva che tale non può e potrà mai essere. Il mammuth non lo vuole abbattere nessuno, ecco: sostanzialmente perchè lo associano proprio alla possibilità di sopravvivere. Hai presente il D’Alema che ammetteva che “il popolo di sinistra non è in massa pacifista come spesso si vuole far credere. Ha sostenuto molte guerre che ha ritenuto giuste, e che talvolta non lo erano nemmeno”? Ecco: quello intendo. E a denunciare il terrorismo di Stato son rimasti Erri De Luca e Gino Strada, due che più spesso non votano, ma fanno altro. Ebbene, la loro volontà politica apparentemente perde due a zero se confrontata con il voto dei due marò…
            Qui la questione è insomma, oltre a: dove voglio veramente andare (ed anche in base a quello): da chi voglio andare a prendere il voto. Già D’Alema riteneva che i riformisti dovessero andare a rubare i voti all’elettorato di centrodestra, e anche per questo mollarono per strada Rifondazione: almeno con l’assenso di gentaglia culturalmente simile a te puoi approvare guerra, sperperi e corruzione.
            Questo è anche il problema del voto di protesta: che resta un voto affidato come il messaggio nella bottiglia al mare, disperato e già compromesso.
            Non per smorzare i tuoi entusiasmi ma questa potenzialità rivoluzionaria che vedi non è chiara soprattutto a tanta sinistra antagonista e schifiltosa che, come il sottoscritto, a questo entusiasmo non s’accoda.
            Ieri sera passavo davanti a un locale adibito a spazio elettorale del M5S sulla cui vetrata campeggiavano scritte anarchiche ingiuriose. I soliti immaturi, impreparati al dialogo, al confronto ed in ultima analisi al governo. Giovani e idealisti, e coglioni.
            Ma se la maturità implica l’accettazione del compromesso, la saggezza allora – di fronte alla medesima necessità della “sopravvivenza, pura e semplice” – cosa sarà: mors tua, vita mea?

  4. La maggior parte delle cose che scrivi sento di condividerle. Fino a pochi anni fa ti avrei detto esattamente le stesse cose. Perchè ora però faccio e dico cose diverse?
    E’ un po’ difficile da spiegare.
    Non ho fiducia nel genere umano. Destra, sinistra… non ha la minima importanza. Sono solo pelli che si indossano, per casualità culturali, più o meno. In realtà penso che nella stragrande maggioranza noi cerchiamo il benessere egoistico.
    Come animali al pascolo ci spostiamo dove l’erba è più verde, dove c’è acqua da bere, se c’è troppo sole o pioggia, al riparo, cerchiamo la femmina (o il maschio) per accoppiarci.
    Di base, dico. E le scelte individuali, siccome tutti cerchiamo le stesse cose, fanno muovere il branco.
    Flussi.
    Quando c’è erba, acqua, clima decente e femmine (maschi) disponibili, ce ne stiamo piuttosto tranquilli. Quando qualcosa scarseggia ci agitiamo di più.
    La base è così.
    La maggioranza è così.
    Poi c’è una componente del genere umano che non funziona proprio così, non completamente insomma, cerca di andare oltre. Li puoi chiamare idealisti, sognatori, esploratori, innovatori. Sono quelli che mollano tutto e partono per scoprire nuove terre, per scalare montagne, esplorare abissi; che prefigurano mondi diversi, società secondo loro migliori. Che fanno domande, che dedicano la vita a cercare una risposta.
    Perchè esistono?
    Non lo so. A livello genetico ha un senso. A livello di specie pure. A livello psicologico puoi chiamarla inquietudine. Puoi chiamarla in cento modi diversi.
    Ma esistono e sono una minoranza. Una piccola minoranza.

    Non sono né migliori né peggiori. Sono diversi.
    L’umanità in massima parte segue i flussi prestabiliti o obbligati: il pascolo si è inaridito quindi ci spostiamo tutti su quello di destra che non lo è ancora. Qualcuno va a sinistra, si allontana, torna indietro.
    Ha un senso. La devianza ha un senso. La mutazione ha un senso.
    E’ un rischio per l’individuo, ma per la specie un vantaggio.
    Per cento che cercano nuove strade novanta di loro vanno peggio, dieci trovano il meglio e tutti gli altri ne beneficiano. Per la specie ha un senso.

    E’ lunga la questione… spero di essermi spiegato su questo.
    E’ un pensiero di destra forse. Non siamo tutti uguali. Non lo credo.
    Abbiamo diritto alle medesime opportunità, questo lo credo, ed è un pensiero di sinistra.
    Ma non siamo tutti uguali. E non possiamo essere costretti ad essere tutti uguali.
    E’ un pensiero di destra? è probabile.
    Non è questione di essere migliori o peggiori, ma di poter essere diversi. E’ totalmente umana, questa diversità. Coartarla è disumano. L’uomo si ribellerà sempre a questo.
    Per questo, dopo averlo capito, non posso più definirmi comunista. Nel senso della inevitabile applicazione sociale.
    Sono anarchico.
    Ma penso anche che l’anarchia socialmente non funzioni. Perché il popolo bue (uso a proposito questa immagine trita) esiste. Si sposta senza costrutto alcuno che non sia il proprio bisogno immediato.

    Se non c’è qualcuno che lo ferma, lo sposta, lo conduce, distrugge tutto. E’ incapace di autolimitarsi, di correggersi, di guardare oltre la linea dei suoi occhi.

    Quindi ho pensieri di destra e di sinistra.
    Credo che sia giusto che esista una elite. Ma lo credevano pure i comunisti, solo che l’hanno chiamata avanguardia. Hanno detto che erano quelli che avevano preso coscienza. Puoi chiamarli come vuoi. Ma la realtà non cambia.
    In politica ci sono quelli che fanno qualcosa per cambiare lo stato di cose e quelli che non fanno niente. Il secondi saranno sempre la stragrande maggioranza.
    Si fanno condurre al macello uno dopo l’altro, strillano quando vedono quelli davanti a loro nella fila ammazzati, capiscono, hanno paura, ma non si ribellano. Accettano.

    Pure questo… discorso terribilmente lungo… ci siamo addentrati in ambiti enormi. E’ facile perdersi.

    Torniamo a bomba.
    Ci sono momenti nella storia in cui anche il branco mansueto diventa nervoso.
    Questo è uno di quelli.

    Se non fosse così, me ne starei tranquillo a fare i tuoi discorsi, che erano quelli che facevo fino a ieri.

    Ora quando questo branco diventa nervoso si muove, e muovendosi che ti piaccia o meno ti trascina. Ti si porta dietro. Potrà anche farti schifo, ma la maggior aprte di noi non ha modo di evitarlo.

    Allora pur rendendomi conto che non riuscirò a portare il branco a fare cose intelligenti, cerco di influenzarlo, nel mio piccolo, dandomi da fare per cercare di spostarlo nella direzione che ritengo migliore, o meno peggiore.

    Se leggo i commenti del blog di m5s ci trovo tante di quelle teste di cazzo da rimpiangere di aver mai imparato a leggere. Ma lo stesso altrove.
    E’ che il popolo bue agitato muggisce e lo fa senza troppo senso. Si danno sulla voce uno con l’altro. Fanno un gran casino.

    Ma insomma il branco si sta spostando. Ora puoi decidere che quello che tu farai e dici comunque non conta un cazzo e non può infuenzarlo, oppure provarci. Sono entrambe posizioni rispettabili. Io ci provo, ma non lo so mica se serve a qualcosa.

    beppe grillo sa farsi ascoltare. ha modi e mezzi. è un’ottima sponda.
    se il branco non fosse diventato agitato, beppe grillo sarebbe rimasto a cantarsela in pochi. come tanti altri.
    quando il branco è agitato segue quello che urla più forte.

    meglio lui che un altro, secondo me.
    grillo ha le idee a dir poco confuse prefigurando un modello di società.
    ma se non era lui, ci sarebbe stato qualcun altro che urlando sarebbe stato seguito.
    e credo che mi sarebbe piaciuto di meno.

    capisci?
    la via è la meta, per me.
    per me, singolo individuo, l’importante è essere quello che sono.

    ma per me, individuo immerso e portato da un branco impazzito, cerco di rinforzare il pastore che va un po’ di più nella direzione in cui vorrei andare io.

    si tratta di sinergie.
    non mi importa nulla se chi mi sta accanto è totalmente diverso da me.
    se va nella stessa direzione, molto a spanne. anzi… diciamo pure, se non va in senso contrario, di dove voglio andare io, mi va bene. lo accetto come compagno di viaggio.
    oggi, domani poi chissà.

    è la logica del meno peggio certo.
    ma è la vita che è così.
    da quando vieni al mondo e cerchi di vivere che non è altro che un cercare di non morire.
    tutto è meglio di morire. per la vita. la logica del meno peggio appunto.

    • Scusa per l’ennesima sbrodolata ma è la necessità di approfondire e di spiegare, non quella di vincere o di sopraffare. Spero di trovare presto il tempo di esprimermi meglio e più sinteticamente sul mio blog.
      Ti ripeto: nel meno peggio non vedo la possibilità di evoluzioni positive.
      Un dato che potresti ritenere interessante è infatti ad esempio il fatto che il sottoscritto, dopo decenni di interessamento e di lotta all’astensionismo qualunquista, abbia deciso di non andare a votare proprio nel momento in cui avanzava la marea dell’indignata protesta popolare…la quale ha incluso gente che, al contrario, eran decenni che d’andare a votare manco ci pensava. Impazienza avanguardista o snobismo suicida? Anche la resistenza d’un estremista a naso turato ha un limite, e lascia il passo volentieri agli indignados dell’ultima ora che troppo spesso vorrebbero insegnarti la (loro ritardataria, confusa e parzialissima) rivoluzione.
      Capisco che dopo anni di delusioni e di esperienze dolorose e/o frustranti facilmente si consideri fallimentare la via della piazza e della lotta extraparlamentare; specialmente di fronte ad una repressione crescente che non vede risposte adeguate. Ritengo però che sia come preferire le pastiglie per la gola al miele: nel primo caso si prospetta una guarigione più rapida ed efficace. Ma è in realtà l’influenza che deve fare il proprio corso, ed il corpo risponderà alla malattia anche in base al proprio stato di forma precedente, alla sua predisposizione e preparazione alla resistenza. Proseguendo con questa metafora, il nostro parrebbe un corpo malandatissimo e disperato, cui non resta all’apparenza che rivolgersi a un guaritore messicano o all’esorcista. Meglio sarebbe invece interrogarsi sulle ragioni d’una catastrofe assieme economica e culturale prima che si renda necessario darsi alla fuga. E’ vero che Grillo a modo suo ci sta provando, ma sarebbe ingiusto tacciare i critici di miopia o di tradimento; così come è stato opportuno ed anzi necessario rispondere a tono alle castronerie spesso proferite dall’idolo nazional-popolare Saviano. Evidentemente, oltre a non esser tutti quanti sulla stessa barca come ci cantano le sirene padronali, non stiamo neanche tutti quanti noialtri sulla stessa barchetta a tentar l’assalto. Ma prima di unirsi nell’attacco, e per evitare di spararsi addosso, sarebbe bene sapere dove si vorrebbe poi assieme condurre la nave. Mi pare che neanche i grillini stessi si siano bene accordati su questo, considerate le crepe formatesi già alla prima occasione. Può darsi che valga la pena lo stesso fare questo tentativo, staremo a vedere. Ma io mi sento impegnato più a cambiar la testa delle persone che a cambiar l’esito del voto. Ed invece sento ancora parlare i piccoli fans grillini di “rispetto per le istituzioni”, e ragionare i ragionevoli commentatori del Fatto che “Senza M5S avremmo le Alba Dorata”… Ah, così male stiam messi? Perciò implicitamente si sta ammettendo che gli elettori di Grillo sian potenziali fascisti! Bella roba. Dunque Grillo prende a bordo questi ultimi finendo per perdere invece l’estrema sinistra, ormai storicamente superata e abbandonata ai tumultuosi flutti. Politicamente già contavo poco o nulla prima, a questo punto preferisco affogare. La mia lotta era una lotta di resistenza e non per la sopravvivenza. Perchè salvarsi il culo invece di chiarir le cause del danno, l’origine del pericolo, la natura dell’equivoco? E’ naturale, è vero, ma nel senso di bestiale; e noi dovremmo invece essere, mostrarci e comportarci da uomini. Altrimenti cosa straparliamo di politica a fare? Se “da quando vieni al mondo e cerchi di vivere” la vita non si mostra altro che “un cercare di non morire”, la risposta non può che essere un si salvi chi può, e che vinca il più forte. E questo, ti ripeto, non ha nulla a che vedere con la mia concezione di politica. Noi dovremmo tendere ad un miglioramento che a parer mio non s’avvicina puntando al meno peggio, bensì al molto meglio. Il vù cumprà parte da 100 per scendere a 50, e non diversamente fa qualunque venditore: è questo il compromesso che posso accettare, ma noi ci siamo abituati a chieder troppo poco e sempre meno, per forza poi ci si ritrova costretti ad accontentarsi.
      Ti dò ragione sul fatto che non tutti siano eroi o refusnik. Ma noi andiamo appresso alle Nirenstein, ai La Russa, alle Santanchè. Puoi scacciarli ma avrai facilmente altre Nirenstein, altri La Russa, altre Santanchè. Devi sapere dove vuoi andare, e per andarci devi formare, preparare un tessuto sociale, non affidarti a miliardari illuminati e a nuovi intraprendenti bocconiani. “E’ la logica del meno peggio certo. ma è la vita che è così”: e infatti è una vita di merda. L’errore, a mio modo di vedere, sta proprio nell’accettazione del meno peggio, il che costituisce già di per sè una sconfitta, oltre che una spinta verso il sempre peggio. Questo è davvero il punto che credo sia più difficile da capire per la gente, quasi come lo strumentalizzatissimo concetto di violenza: sulla logica del meno peggio c’è la medesima difficoltà a spiegare come quel che appare l’errore più grave (l’astensione consapevole, la vetrina rotta) mascheri in realtà l’errore vero, che è e sempre resterà l’accettazione complice dell’esistente, spesso agevolata dall’illusione d’un cambiamento. Sembra sempre che siano le posizioni più estreme ad essere sbagliate, quando possono e dovrebbero invece essere da esempio e dimostrare la fallibilità e la criminalità del Potere e la collusione massificata degli estremisti di centro.
      Anche io, come te, “pur rendendomi conto che non riuscirò a portare il branco a fare cose intelligenti, cerco di influenzarlo, nel mio piccolo, dandomi da fare per cercare di spostarlo nella direzione che ritengo migliore”: sono anni che lo faccio. Ma fra la direzione migliore e quella meno peggiore ci son molte, troppe differenze. Scusa se male interpreto quel tuo “me ne starei tranquillo a fare i tuoi discorsi”, ma io non sono affatto tranquillo: i miei discorsi son carichi di pretese e di tensione. Buona parte di essa dipende proprio dal rendermi drammaticamente conto ad esempio che “Se leggo i commenti del blog di m5s ci trovo tante di quelle teste di cazzo da rimpiangere di aver mai imparato a leggere.” Aggiungi: “Ma lo stesso altrove.” In realtà dipende dal luogo (fisico o virtuale) che scegli. Qui si innesta il mio discorso: ragionar fra simili (rischiando incomprensione, chiusura, elitarismo ed autoreferenzialità), accodarsi al gregge della protesta facile (rischiando che il flusso la porti verso lidi poco belli o poco chiari), od uscire dal ghetto e provare a diffondere una controcultura che possa davvero smuovere qualcosa?
      Pur consapevole delle immani difficoltà, son per la terza strada. E – sia chiaro – sono anche disposto ad accogliere positivamente la novità rappresentata dal M5S, a patto però che questa novità non finisca per contrastare le mie istanze ed intenzioni, che ritengo pretenziose ma non assurde, anzi essenziali. In questo senso dicevo che “oggi NoTav e M5S marciano assieme”, e meno male, ma domani chissà.
      Non ho più fiducia di te nel genere umano, ma la differenza sta nell’utilizzo di questa consapevolezza. Io non mi sono ancora abbandonato al pragmatismo politico ed al cinismo esistenziale (dai quali peraltro mi sento circondato, abbondando essi negli animi e nelle parole degli amici), ed anche quando inevitabilmente accadrà voglio sperare che saprò ancora sostenere le lotte che nessuno sostiene e star nei fatti od almeno a parole dalla parte degli ultimi e non dei primi, e neppure dei mediocri. In questa consapevolezza volontaria e faticosamente ricercata risiede per me la differenza sostanziale fra destra e sinistra, che oggi si vorrebbe da più parti annullata (“Destra, sinistra… non ha la minima importanza”); domandiamoci il perchè, io non credo proprio che si tratti della medesima consapevolezza anticapitalista di Pasolini (“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo. Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo”); credo che faccia parte d’un piano di sgretolamento ideologico che fa comodo ad una ideologia terza, già subdolamente insinuatasi e che ha purtroppo già attecchito, dal momento che le ragazzine gridano fiere “comunisti di merda!” al corteo che sfila contro la guerra (giuro, c’ero). Che mi frega, insomma, del muro di Berlino se non considero il muro fra Israele e Palestina? Oltre alle vecchie ideologie non troviamo il superamento delle ideologie, ma l’abbraccio più o meno inconsapevole d’una ideologia nuova, masse di disperati de-ideologizzati che non sanno neppure più cosa dovrebbero pretendere avendo ormai perduto la conoscenza di determinati valori: diritti e libertà essendo oggi confusi con parcheggio e shopping.
      Sono certo comunque che per i più sia come dici, ma le pelli che si indossano son come le bandiere che si sventolano: durano poco, giusto il tempo d’un entusiasmo ribellista giovanile, oppure moltissimo, l’ipocrisia d’una vita intera; in entrambi i casi rappresentano un fallimento umano prima che politico, è semplicemente un raccontarsela invece di sforzarsi continuamente di capire – pur senza perdere la capacità di schierarsi, di prender gramscianamente posizione quando necessario.
      In quella consapevolezza volontaria e faticosamente ricercata che dicevo ritrovi invece la dimostrazione pratica che le casualità culturali non esistono, che quel che si è, che si dice o si fa può e dovrebbe essere una scelta maturata, consapevole, non una indignazione da bar. E tutto questo non nega il fatto che ognuno di noi dopo tutto ricerchi soprattutto il benessere egoistico: è naturale, ha a che fare con l’unicità preziosa della vita – comunque la si pensi sull’esistenza del mondo. Ma in vita non ci sei soltanto tu, e anche questo è un fatto che non puoi considerare solamente quando ti ritrovi imbarcato su un barcone decrepito e insicuro o rinchiuso in un lager. Certi noti casi eroici (cito Arrigoni, ma potremmo valutarne altri) son le eccezioni che confermano la regola. Ma sugli eroi la penso brechtianamente. Fra gli eroi-martiri che celebriamo e gli eroi-elettori propagandati penosamente dalla Ceres credo possa pre(te)ndere un proprio posto un nuovo genere di uomo, privo di eroismo ma dotato di genuina consapevolezza. Coerentemente con la mia mancanza di fiducia nel genere umano, quindi, seguiterò a non concedere ad alcuno la mia speranza-senza-speranza che qualcosa possa cambiare, l’impegno disperato nel “gioco in cui non possiamo vincere” (Orwell). E forse, senza neppure accorgercene – come nell’effettuare il passaggio che pensavi impossibile, ma che ad un tratto miracolosamente riesce – azzeccheremo la combinazione giusta e vinceremo.

      • Solo poche cose, più che altro precisazioni, perché quello che scrivi mi trova che potrei condividerlo parola per parola.
        “me ne starei tranquillo a fare i tuoi discorsi” mi sono spiegato male. non intendo che i tuoi discorsi siano tranquilli e nemmeno che il tuo stato d’animo lo sia.
        ho sbagliato termine. me ne starei per conto mio (inteso: senza mischiarmi a m5s o altro) a fare i tuoi discorsi (che in fondo mi appartengono).

        perché no?
        non so. forse perché ho ancora meno fiducia di te nel genere umano?
        tutto quello che scrivi lo so. bene.
        l’unica cosa che mi viene in mente, che se ti avessi ascoltato parlare invece di leggere, magari ti avrei interrotto è:
        quando dici “Dunque Grillo prende a bordo questi ultimi finendo per perdere invece l’estrema sinistra, ormai storicamente superata e abbandonata ai tumultuosi flutti.”
        ti avrei detto: ferma. un momento. l’estrema sinistra la conosco bene. e c’è tanta di quella merda dentro da non farmela preferire a nessun altro posto in particolare.
        cioè: sulla carta un sacco di belle idee, ma sul piano esistenziale un letamaio.
        ho conosciuto gente di estrema destra ad un certo punto della mia vita. gente con cui qualche mese prima avrei potuto spararmi. erano meglio di tanti di sinistra con cui avevo vissuto. e pure loro schifati dalla merda del loro ambiente. e così ci siamo detti: non sono le idee che fanno gli uomini.
        aggiungo: sono gli uomini belli che fanno belle le idee.
        e gli uomini brutti fanno brutte anche le belle idee, ma non viceversa.

        io ho rinunciato a cambiare il mondo e mi sono concentrato su una battaglia di retroguardia: impedire che il mondo cambiasse me.
        al momento, dato che mi sembra di cogliere una certa voglia di cambiamento in giro, cerco di influenzare questa spinta.
        conto meno di un cazzo, ma meglio che niente.

        è solo questa filosofia in fondo che mi impedisce di far mio quello che scrivi anche come prassi.
        la filosofia del meglio che niente.
        finchè dura.

        • Me ne sto della spiegazione.
          Diciamo che le belle idee contrastano così fortemente con una realtà per molti versi orrenda e squallida, che ci si aggrappa ad esse per avere quantomeno una direzione da seguire.
          Non è detto ovviamente che a belle idee corrispondano per forza belle persone. Ma che belle persone possano avere brutte idee è onestamente inaccettabile.
          Stai certo che quelli di estrema destra che t’appaiono migliori dei compagni abituali (nei confronti dei quali resto estremamente critico) han perlomeno nella zucca parecchia confusione; ne conosco anch’io, son talvolta brave persone. Ma allora non ti permetterai di prendermi per il sedere: ed invece, giusto per dirne una, dal ritornello sul superamento delle ideologie si ritorna facilmente alle tesi giustificazioniste sul ventennio, e a Casa Pound. Ed io non intendo assolutamente influenzare questa spinta, e con tutta l’autocritica che posso metterci non la ritengo ottusità. Se cambiare le cose implica scendere a questo livello di compromissione, ci rinuncio. Ripiegherò dunque sul personale, cercando come dici d’impedire che il mondo riesca a cambiar me più di quanto già m’abbia modellato. Ma è questa, per l’appunto, una battaglia di retroguardia che sa già d’essere perdente a livello assoluto, laddove la cultura dominante restano il Grande Fratello e gli incontrastabili Amici della De Filippi, e i più s’accodano e s’omologano volentieri, sorridendo. In questo senso parlerei sì di sopravvivenza, culturalmente parlando: capita che la gente parli ed io non capisca neanche quel che dice. Ma sopportando questa involuzione domani avrai più nemici di oggi da affrontare alle urne. Se in quel che s’intende oggi per politica il compromesso abbiam stabilito essere inevitabile, non vale neppure più la pena parlarne. Vale per me la pena pretendere quel che le maggioranze non vogliono neppure immaginare, e che se sembra estremo è solo perchè ci siamo impigriti su posizioni vergognose.
          Metaforicamente, ma non solo: c’è chi il weekend va a faticare divertendosi sulle pareti, e chi passa la settimana a prender per abitudine l’ascensore anche in discesa. Io non intendo smetter di scalare, ma neppure concedere a lorsignori il privilegio immeritato dell’elevatore.
          Non a caso, rivelava Repubblica qualche anno fa che “l’Italia ha più ascensori di qualsiasi altro paese al mondo”…

          • no non credo che belle persone possano avere brutte idee.
            ci sarebbe qualcosa che non torna. o non sono in fondo delle belle persone, o non sono, in fondo, delle brutte idee.
            😉

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