Bersani, il vaso di coccio.


Dal 25 febbraio si sente parlare poco di Monti. Dal giorno dopo si è cominciato anche in Europa a dire che forse queste politiche di austerità agli europei non piacevano molto. Che forse andavano riviste.

Prima, le manifestazioni in Spagna, in Portogallo, gli innumerevoli scontri in Grecia, non erano state prese in considerazione.

Improvvisamente questi pazzi italiani che decidono di votare in quasi 9 milioni un comico che non va in televisione rimettono tutto in discussione.

E’ un dato di fatto che da quel momento i fautori dell’austerità hanno di molto abbassato il loro profilo. Non che siano sconfitti, attenzione, hanno solo perso un po’ della loro arroganza. Non che siano meno pericolosi, stanno solo studiando altre strategie.  Quando credevano di avere tutta la situazione in pugno qualcosa gli è sfuggito di mano. Ma sono ben lungi da aver perso la loro partita. Il loro è un ripiegamento tattico, nel frattempo lavorano ai fianchi il nemico che è apparso improvvisamente sulla scena, cercando di indebolirlo.

Sia chiaro: il problema non è Bersani. E nemmeno Berlusconi. Il problema sono loro. I tecnocrati. La casta italiana è quella che servendo da vicino i padroni beneficia di qualsiasi potere. Loro cascano sempre in piedi. Ma non sono loro che dirigono i giochi.

Il ruolo di disturbatori è affidato ai Bersani di turno, che improvvisamente hanno riscoperto le loro radici di sinistra e propongono il loro se non ora quando, che non è niente altro che un tentativo di imbrigliare, dividere, normalizzare, di far entrare il nuovo nella logica del vecchio. Con un duplice obiettivo, che vedremo alla fine.

Ma il M5S è cresciuto, pur con molte contraddizioni e gli inevitabili squilibri di chi cresce troppo in fretta, contenendo l’idea che un sistema altro fosse possibile.  Accettare di far parte in qualsiasi misura del vecchio significa snaturarsi, perdere la propria ragion d’essere.

Sottoposto ad una campagna mediatica ostile senza precedenti come forza e intensità il M5S non può far altro che chiudersi a riccio, affidando al web le sue risposte, che devono essere semplici al limite dello schematico, perché solo così possono essere poco manipolabili.

Dal punto di vista della battaglia politica, per fortuna lo schieramento dei partiti tradizionali appare ancora diviso. Fra loro ma anche al loro interno. Nel Pdl la componente contraria alle politiche europee di austerity è forte, ed è divisa fra componente sostanzialmente antieuro e un’altra di ridiscussione dei trattati.  Nel Pd una parte è schierata sulle posizioni Montiane e un’altra vorrebbe ridiscutere, pur accettando pienamente la logica dell’euro, perlomeno i tempi di attuazione di certi trattati.

Il centro Montiano, che rappresenta pienamente la politica dei tecnocrati europei è in netta minoranza.  Tutto ruota però intorno a questo.

Nel parlamento italiano che andrà a riunirsi il 15 marzo, ci sono i numeri, anche se da versanti opposti dell’emiciclo, perché le politiche europee possano essere messe in discussione pesantemente.

Questo gli eurocrati lo sanno, e dopo un anno di bestiale cura Monti, sanno anche che il giochetto di commissariamento o “golpe gentile” per dirla con Tremonti, non funzionerebbe di nuovo. L’Italia non è la Grecia. Non possono spingerci al collasso, perché il loro castello crollerebbe.

Quindi si sono messi in attesa. Se al collasso ci andiamo apparentemente per conto nostro loro che ci hanno portato fin qua possono addirittura giocare la carta del “noi lo avevamo detto, colpa dell’instabilità che ha distrutto tutti i buoni risultati cui eravamo arrivati con i sacrifici” e riprendere in mano il filo del discorso magari come salvatori sulle macerie.

In realtà, al collasso ci hanno condotto loro, e i numeri parlano chiaro:

http://www.ilsussidiario.net/News/Impresa/2013/3/12/INCHIESTA-Pil-al-8-1-un-disastro-che-ci-avvicina-alla-Grecia/372176/

La recessione 2012, molto più ampia rispetto alle previsioni del governo (doppia), è stata correttamente imputata alla consistente contrazione della domanda interna (per consumi e investimenti) che è stata tuttavia impropriamente definita come inattesa. Se si riduce il reddito disponibile via inasprimenti fiscali come si fa a non prevedere che la domanda sostenuta da quel reddito cali? E come si fa a pensare che la fase negativa del ciclo possa terminare se non cessano le cause che la hanno prodotta? Solo quando gli italiani disporranno con certezza di più reddito disponibile (Più occupati? Più salari medi? Meno tasse?), che potrà alimentare maggiori consumi, l’economia potrà ripartire. E dunque, alla attuali condizioni, non potrà farlo.

(…) Nel 2008-09 i consumi delle famiglie si ridussero complessivamente in termini reali di meno di tre punti percentuali in sei trimestri, mentre nell’ultima recessione si sono contratti di oltre il 6%, più del doppio, in un periodo equivalente. Non era mai accaduto in tempo di pace in Italia e neppure in nessun altro Paese sviluppato tranne la Grecia. I consumi si sono ridotti semplicemente perché si è ridotto il reddito disponibile delle famiglie. E il reddito disponibile non è altro che il prodotto del salario medio al netto del prelievo fiscale moltiplicato per il numero degli occupati. E quindi con salari che non crescono, con gli occupati che si riducono e con le tasse che sinora sono solo salite non vi è; alcuna prospettiva ragionevole di venir fuori da questo impasse.

ma ne consiglio la lettura completa.

Ma questo era evidente, no?  io che non sono nessuno lo scrivevo nel novembre 2011 in un post dal titolo “dalla padella alla brace

Quello che faranno è aumentare le tasse, diminuire i salari reali, rendere più facili i licenziamenti, alzare l’età pensionabile, tagliare la sanità, la scuola, la ricerca. I nostri soldi non andranno allo Stato, per far ripartire l’economia, ma alle banche, per non farle fallire. Il paese s’impoverirà, entrerà in una recessione senza precedenti.

No non era molto evidente. Perché per un anno mi sono scontrato con un mucchio di belle teste convinte che Monti ci stesse salvando, finalmente.  E gli dicevo, che Monti o era uno stupido o era un criminale. E non potendo pensare che fosse così stupido, propendevo per la seconda ipotesi, e quindi lo stupido ero io. E pure un po’ invasato.

E infatti, non è perchè sono stupidi che hanno fatto questo. Stupido è chi gli ha creduto o ancora gli crede, quando dicono che questo era il modo “per salvare il paese”.  Quando dicono che la colpa era nostra. Che il debito pubblico, che gli italiani pigri e spendaccioni.

Non sono stupidi, sono dei criminali. E’ esattamente nel loro DNA politico fare queste scelte. Lo scriveva Padoa Schioppa (ministro col governo Prodi, con così tante frequentazioni in comune con Mario Monti (confrontate su wikipedia i rispettivi curriculum)

Nell’ Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.

Che gli vuoi dire? Più chiaro di così. Ci hanno rimesso in contatto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai nostri difetti o qualità.

Zingales, economista ortodosso, liberista, non certo un rivoluzionario dice: La crisi Ue era premeditata

L’aspetto criminale dei fondatori dell’Euro è che tutto questo lo sapevano, e non solo non han fatto nulla, ma anzi l’hanno fatto apposta: la crisi dell’Euro di oggi era inevitabile.

Scrive Charles Gave su Mondialisation

Dal 1975 al 2000, la crescita dell’Europa, misurabile utilizzando gli indici della produzione industriale, era in media del 2,5% annuo. In più la dispersione di questa media era molto debole, ognuno cresceva allegramente del 2,5% annuo con qualche battuta di arresto di volta in volta, di solito corretta in velocità, questo permetteva ad ogni paese di ritornare nei ranghi senza troppi problemi. A partire Dal 2000, un vera catastrofe sembra aver colpito duramente le economie del vecchio continente. La crescita si arresta nettamente.


La media (la linea arancio nel grafico) passa da un incremento forte e regolare del 2,5% all’anno a un incremento dello 0%. Gli ultimi 12 anni sono di gran lunga i peggiori dopo gli anni trenta, sicuramente per i paesi dell’Europa del Sud. In più, la dispersione attorno a questa media “esplode” per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale e l’Europa si divide in due. Da una parte la Germania (accompagnata da alcuni paesi del Nord), che continua la sua crescita, e dall’altra la Francia, la Spagna, il Portogallo e l’Italia, che perdono tra il 10% e il 20% della loro capacità industriale (in 12 anni), cosa mai successa prima. Ma cos’è dunque questa catastrofe, questo tsunami che è riuscito ad uccidere in così poco tempo tutte queste economie europee la cui crescita equilibrata era ammirata in tutto il mondo? La risposta è semplice. Un intervento tecnocratico su un uno dei valori più importanti inerenti l’allocazione del capitale, il tasso di cambio.

(articolo completo tradotto su comedonchisciotte)

Solo nel 2010 il valore dell’esportazione italiana in Germania è sceso di 3,2 miliardi di euro. Motivo: certamente anche problemi strutturali, inefficienza amministrativa, corruzione… molti motivi.  Ma soprattutto, effetto del cambio fisso.

Abbiamo perso competitività nei confronti delle economie dei paesi dell’est. I tedeschi prendono i semilavorati lì.

Capiamoci: la svalutazione in sé non è la cura. E’ un modo per dichiarare di essere malati. Se stai male che fai? ti metti a letto. Non è che te ne vai a correre una gara. Il valore di una moneta riflette semplicemente l’economia che la emette. Costringere un’economia debole ad avere una moneta forte, significa strozzarla. Appunto: come costringere un malato ad andare a correre una gara, invece di stare a letto e curarsi. Avremo dovuto svalutare la nostra moneta. Se l’avessimo avuta. Questo avrebbe dato respiro all’economia, magari anche per fare le riforme necessarie e riprendere competitività.  Ma non l’abbiamo, una nostra moneta.

Ovviamente, mentre le esportazioni calavano, aumentavano le importazioni, essendo i prezzi delle economie forti più competitivi e avendo tanta liquidità si potevano anche permettere di finanziarci. Ti piace la bmw? guarda, costa poco di più della fiat, ma è meglio e ti faccio un bel finanziamento a tasso zero. Hai comprato un prodotto dell’economia tedesca con i soldi tedeschi. Ma che importa… siamo in europa, italiani, tedeschi… spagnoli… tutti ugali. Ma manco per niente! Di uguale c’è solo la moneta, tutto il resto è locale. E’ locale la pressione fiscale, è locale la sanità, la scuola, il welfare, la previdenza, i servizi, gli investimenti, i finanziamenti alle imprese! !! E così, tu che hai compralo la bmw, la mercedes, il frigorifero, il televisore al plasma… ma anche la casa, a tassi bassi (che figata l’euro! guarda che tassi bassi che abbiamo…) ti ritrovi indebitato con la tua banca… che si ritrova indebitata con le banche tedesche! E nel frattempo che compriamo prodotti francesi, tedeschi, olandesi, belgi… le nostre imprese chiudono.

E ti ritrovi con una economia malmessa. Con un sacco di aziende in crisi, perché quelle che prima vendevano all’estero avevano ridotto i propri fatturati. E quelle che vendevano in Italia si ritrovavano la concorrenza nel cortile. Poi arriva la crisi del 2008, quella scatenata dai mutui sub-prime, dal fallimento della Lehman-Brothers e in tutto il mondo la situazione precipita. Solo che in Italia, in Grecia, Spagna, Portogallo, di più.

I creditori non solo smettono di inondare il mercato di liquidità, ma vogliono anche che iniziamo a restituirlo. E come, con una economia in crisi?

E le banche si ritrovano già inguaiate per colpa loro con migliaia di miliardi di dollari di carta straccia dei derivati, le banche greche, spagnole, italiane, devono restituire i soldi a quelle dei paesi del nord.

E per questo che i tedeschi non vogliono che la grecia esca dall’euro, o che faccia default. Vogliono che resti dentro a tutti i costi (costi che pagheranno i greci) perché se escono dall’euro e tornano alla dracma, la dracma immediatamente crolla, e  il loro debito (credito per i tedeschi) si dimezzerà seduta stante, e se fanno default pure.

Allora li tengono dentro per forza, li spremono tramite il governo che impongono e che i greci accettano, come limoni. Li pressano. macelleria sociale. E poi lo fanno anche qui: ci mettono Monti. Stessa storia. E non è finita. Quello che ha fermato per ora questo macello è stato il M5S. Solo per il fatto di esistere. Ora sanno che non possono calcare la mano e si sono messi in attesa.

Ma occhio, che questi sono furbi. Mica dei cialtroni come i nostri politici.

Il vero problema quindi sono le politiche europee e chi le rappresenta. In italia attualmente Monti e parte del PD in primo luogo.  Non a caso avevano programmato il futuro governo e l’arrivo sulla scena del M5S ha sconvolto i loro piani.

Qualsiasi alleanza con questo PD è fuori discussione. Anche se le posizioni del M5S non sono del tutto chiare rispetto all’euro e all’europa, e ci sono nel movimento posizioni diverse, è scontato che non ci sarà una pedissequa accettazione delle logiche di austerity.  Ma il PD ha diverse anime. Sul piano delle riforme strutturali ad esempio, pur non cogliendone il senso complessivo, il disegno fortemente reazionario, la sinistra pd e Sel ha opinioni diverse da Monti.

E’ altrettanto chiaro che dal momento in cui inizi a mettere in discussione l’applicazione del Fiscal Compact, del Mes il resto segue a ruota e inizierà in Italia un dibattito serio, non con i toni terroristici che ci sono stati fino ad ora, sull’Euro e sulla sua natura.

Il che potrebbe significare la fine dell’Eurocrazia.

In realtà, in questo contesto, quello che non è ancora molto chiaro è come potrebbe evolvere la situazione nel progressivo peggioramento della crisi economica, che appare inevitabile.

Il tentato coinvolgimento del M5S ha un senso per gli eurocrati perché se il M5S accetta di condividere in qualche modo il governo del paese, si trova alla guida al momento del collasso, prossimo, inevitabile, che loro provvederanno ad accelerare con opportune operazioni finanziarie e i loro media ad amplificare terroristicamente.  Se non accetta può essere accusato di irresponsabilità e può essere un buona carta per indebolirlo.

Ecco il duplice obiettivo di cui parlavo sopra: i tecnocrati vedono di buon occhio, se ne stanno buoni con i mercati, non lanciano la speculazione, attendono con calma, favoriscono l’eventuale accordo sinistra pd – m5s. Sanno che quando la bomba della recessione esploderà, chi se la troverà in mano, scomparirà dalla scena politica.

Togliersi di torno in un solo colpo la forza antisistema M5S  e quella sinistra pidi-sel-fiom riottosa alle riforme strutturali alla Padoa Schioppa, lascerebbe il campo completamente libero alle forze eurocrate.

Per Bersani e il suo gruppo dirigente si tratta di un’ultima spiaggia. Dopo aver perso le elezioni, se gli va male il tentativo dovrà cedere la mano. Il loro interesse si sposa con quello degli eurocrati, che possono restare a guardarlo mentre si gioca le ultime carte. Sapendo che in ogni caso è fottuto.

Nel frattempo Berlusconi sta cuocendo nei processi, il pdl perderà la coesione fittizia che solo il carisma del suo capo riesce a dargli, dividendosi in più tronconi, una parte assimilabile naturalmente nel centro, e l’altra controllabile numericamente.

Il duplice obiettivo è quello di indebolire e snaturare M5S e spaccare il PD, facendogli poi gestire i prossimi mesi drammatici.

La partita che si sta giocando è fine. A perderla non ci vuole molto.  Bersani in questo contesto è il vaso di coccio. Comunque vada sembrerebbe fregato.

Per gli eurocrati l’Italia rappresenta un collo di bottiglia. L’ostacolo M5S ha un significato che travalica la sua stessa forza in parlamento. Rappresenta un sentire diffuso che se si espande in europa farà crollare il loro sistema.

Questa è solo la loro prima strategia. Non allearsi con Bersani significa non cadere nella loro prima trappola. Ce ne saranno altre. La battaglia sarà lunga.

———–

Il mio punto di vista su cosa fare, espresso in varie discussioni online, da alcuni giorni:

Io penso che il M5S debba tenere duro su questa linea di non allearsi con nessuno dei partiti tradizionali. E però deve varare una strategia alternativa. Indicare ad esempio alcuni punti qualificati del proprio programma elettorale, quelli più fattibili nell’immediato, e invitare il capo dello stato a incaricare una personalità di prestigio fuori dai partiti (difficile trovarla) che si faccia garante di attuare questi programma. Dopodiché invitare i partiti ad un gesto di responsabilità votando il governo relativo. Insomma rovesciare il banco apparecchiato da Bersani, che porterà forse Bersani a fondo, ma sta mettendo il M5S, dato l’accanimento e la mala informazione mediatica, nei panni di una forza politica riottosa e senza capacità di mediazione. Insomma occorre un colpo d’ala, sia per uscire dall’empasse istituzionale (alcune misure urgenti per il paese sono essenziali come l’acqua per il pesce) sia per rispondere tatticamente alle mosse del PD e le sue bocche da fuoco mediatiche.
…..
“Sono d’accordo con l’idea di non dare la fiducia a nessun governo espressione dei partiti. Io, fosse per me, darei la disponibilità a votare la fiducia ad un governo che avesse in programma alcuni punti qualificanti e che fosse diretto da una personalità con un certo prestigio e che per storia personale sia stata abbastanza lontana dai partiti. Difficile trovarla, ovviamente. Magari la indicherei proprio. Anche se su due piedi non me ne viene in mente nessuna.”

……..

“Non sembra, ma intanto già molte cose sono cambiate in italia, da quando è arrivato sulla scena il M5S.Ormai che le politiche di austerity debbano essere riviste se ne parla, in italia quanto in europa. Ora saremmo stati altrimenti sotto la morsa di un governo monti-bersani. Ora tutti si dicono favorevoli ai tagli dei costi della politica. benvenuti. meglio tardi che mai, anche se è strumentale. Ora si parla di conflitto di interessi, di ineleggibilità e la TAV non è più così scontata! Cavolo! avrei firmato, due-tre anni fa per essere a questo punto!
Ma in questi due-tre anni le cose sono peggiorate moltissimo per l’economia. C’è un’urgenza terribile. I grandi temi sono importanti, ma abbiamo anche necessità di cose concrete. Anche la gente lo vuole disperatamente. Molti non capirebbero una politica attendista del M5S. Vedo un sacco di imprese che chiudono, le banche che stringono ancora di più, e vedo purtroppo la criminalità che si sta inserendo nel tessuto produttivo delle micro-piccole imprese. Hanno liquidità e la gente è strozzata.
Io sono contrario a dare la fiducia al PD. Assolutamente. Ma dobbiamo avere la forza di essere propositivi, fare la nostra proposta, per un governo 5S o in alternativa un governo di programma guidato da una personalità fuori dai partiti, che realizzi alcuni punti essenziali per il paese.”

e poi:

“Dobbiamo puntare tutto sul nuovo presidente della repubblica. Un presidente espressione delle elite tecnocratiche europeiste (come Prodi) sarebbe un’autentica iattura. Dovremmo puntare su personalità in grado di difendere la sovranità nazionale, dall’alto profilo giuridico. Una persona come Ferdinando Imposimato, sarebbe difficile da rifiutare per il PD per la sua storia. Ma è una persona libera. Uno che ha sempre cercato la verità e per questo è stato fatto fuori dall’establishment. Fu capace di dare del mafioso a Prodi, tanto per fare un esempio: https://vocialvento.wordpress.com/2011/07/14/la-tav-una-storia-dimenticata-le-speculazioni-di-questi-giorni-le-privatizzazioni-gli-attacchi-al-governo/
Annunci

2 thoughts on “Bersani, il vaso di coccio.

  1. Pingback: Revolución o Muerte | VociAlVento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...