Revolución o Muerte


Ma anche no.

Contro il massimalismo.

Ha ragione Travaglio, questa volta. Il popolo del web è una bella merda.  Lo stare dietro ad una tastiera solletica istinti belluini. Peggio che il lunedì mattina al bar contro arbitri, allenatori, giocatori che hanno sbagliato, i tifosi della politica se le danno di santa ragione sui social network e nei commenti agli articoli dei media online, tutti ormai con la democratica parete di cesso pubblico su cui andare a scrivere pensieri che sono l’equivalente dei cazzi disegnati. Parole il cui unico effetto oltre a quello di dar un senso alla frustrazione di chi le elabora è di andare a modificare le configurazioni binarie di petabyte di hard disk, in un oblio dato dall’immensità in cui vengono disperse.

In questi cimenti di anime prave, come nelle risse fra ubriachi, o se ne sta fuori o se si entra si picchia e basta senza riguardo per le posizioni. Perché tanto, se provi a far da paciere, a fare dei distinguo, a ragionare, becchi schiaffi da tutte le parti.

Io me ne sto fuori.

Ieri, in un empito di democratica partecipazione, sono andato sul blog di beppegrillo e ho riportato quello che avevo scritto qui

Ho ricevuto un bel po’ di apprezzamenti positivi e anche qualche insulto perché “me ne sono stato buono per ventanni e ora pretendo tutto e subito” ed era evidente che colui che insultava non aveva letto oltre il titolo. Ma tant’è. Fra gli apprezzamenti positivi, che si esprimevano in voti, che mettevano il post fra i più votati e quindi fra i primi con questa chiave di ricerca, c’erano quelli di altri utenti che avevano scritto cose simili.

Stranamente, nel primo pomeriggio, né il mio post né questi c’erano più, fra i più votati. Il mio l’ho ritrovato in terza pagina, senza un voto. Gli altri non so che fine avessero fatto. Ritrovarli fra oltre 1800 commenti non era una cosa che mi prendesse più di tanto.

Non era la prima volta che leggevo di accuse e lamentele per questo, ma sono come san tommaso, se non vedo non credo. Stavolta ho visto.

Ora io non so se è un problema tecnico dovuto al sovraccarico dei server oppure è opera di solerti quanto improvvidi censori.  In ogni caso, il messaggio che arriva è orribile.
Se è un problema tecnico si facesse qualcosa, al limite disattivassero il meccanismo del voto, se non regge. Meglio così che dare altre sensazioni. In ogni caso che venga detto a chiare lettere.
Se è un problema di moderatori, per carità… ci mettessero qualcuno che sappia riconoscere una critica politica da un insulto.
Ma anche in questo caso, che i loro interventi siano trasparenti.
Non c’è nulla di peggio della sensazione di censura senza spiegazione e senza alcuna regola.

Non credo ad una volontà politica di influenzare i toni dei commenti. Sarebbe oltremodo stupido e controproducente. E poi non è che restano “in alto” cioè, votati, solo commenti positivi.  Quindi sono più propenso a immaginare problemi tecnici (anche se lavorando sul web da anni mi riesce difficile immaginare la dinamica degli stessi) o semplice stupidità di qualcuno.

Riporto questo episodio non per lamentare inadeguatezze, tecniche o di personale, ma come presa d’atto.

Il movimento rischia di essere travolto da un successo cui non era preparato. Questo è solo un piccolo esempio di una cosa che può generare malumori e allontanamenti.

Su tutti i fronti della sua comunicazione ed elaborazione si trova pressato da una richiesta politica che sembra francamente superiore alle sue forze. Nato come compagine moralizzatrice, legalitaria, impegnata su singole battaglie è riuscita a dare il meglio di sé, avendo tempo di documentarsi, formarsi, capire e proporre, dimostrando che anche semplici cittadini possono fare meglio dei politici professionisti.

Anche a livello di governo locale, nelle situazioni in cui il movimento si è affacciato nei mesi scorsi, ha avuto modo e tempo per imparare. Stando all’opposizione, svolgendo un’opera meritoria di controllo, ma anche nei casi di governo, potendo contare anche in situazioni disastrate, come a Parma, dello schermo di un quadro nazionale  sui cui da locale non si può minimamente influire.

Catapultato improvvisamente nei pressi della possibilità di governare, si trova con un personale politico entusiasta quanto inesperto, preso fra le tenaglie dei regolamenti delle Istituzioni, le astuzie dei volponi della politica, le macchine del fango dei media, oltre al limite soggettivo enorme di chi non si aspettava di dover elaborare una strategia di governo.

Il momento storico che stiamo attraversando, che ha tutti gli aspetti di una vera e propria crisi sistemica, è tale da far tremare le vene ai polsi a statisti navigati.

La classe politica del nostro paese, ancora, che statisti non ne ha, non da segni di averlo compreso. Forse solo il segnale dato dall’avanzata elettorale del Movimento Cinque Stelle ha dato una scossa ai loro comodi loculi e hanno iniziato a reagire. Terribilmente tardi.

Il Movimento Cinque Stelle nel suo complesso, i suoi parlamentari in prima fila, si trovano nella situazione di dover andare a combattere una battaglia epocale contando solo sulla buona volontà. Non avendo delineata una strategia che gli consenta di porsi degli obiettivi a lungo e medio termine, non potendo elaborare una tattica, con delle truppe le cui uniche armi sono l’entusiasmo e il coraggio, oltre a buoni e onesti proponimenti, si trovano a combattere sul terreno di un avversario che si sta riorganizzando dopo la sorpresa, con regole che è costretto ad apprendere giorno dopo giorno mentre gli altri le conoscono a menadito.

E’ ovvio che il movimento avrebbe disperatamente bisogno di tempo. Proprio quel tempo che la crisi galoppante che l’ha spinto lì dove è arrivato non concede.

Il tempo è un lusso che non abbiamo. E non sarà concesso nemmeno agli ultimi arrivati. Nessuna concessione alla giovinezza politica, all’inesperienza, alla buona volontà di imparare.

Hanno preso quasi nove milioni di voti di gente che non ne può più dell’insicurezza quotidiana, della paura del futuro immediato. Gente che pur incazzata ha tollerato per decenni lo scempio di una pubblica amministrazione inefficiente e arrogante, ladra e bugiarda. Che se li ha votati è sì per moralizzare, ma soprattutto, perché vuole risposte.

Risposte che dovrebbero essere razionali a domande cieche, irrazionali, di pancia.

La gran parte dei voti del m5s vengono da un’italia che si è aggrappata a loro come naufraghi ad un relitto. Con la stessa ferocia e attaccamento alla vita, con la stessa rabbia, le mani ad artiglio che stringono cercando di rimanere a galla. Se avranno la sensazione che non basti lo lasceranno, per qualsiasi altra cosa trovassero.

E’ inutile negarlo. Sono voti che esprimono un’urgenza di cambiamento che non intende aspettare, che non conosce i tempi della politica e delle istituzioni, che non vuole sottigliezze o tatticismi. Vuole e pretende fatti, da subito. E’ disposto a tollerare molto meno di quanto la razionalità imporrebbe.

I partiti di sistema, soprattutto il PD, sotto la sferza dell’avanzata del M5S hanno effettuato un deciso cambio di marcia. Quanto sia apparenza e quanto sostanza non è dato saperlo con certezza ma mi permetto di avere forti dubbi: restano dei prodotti infarciti della stessa logica che ha prodotto gli enormi problemi in cui ci troviamo.  Il Movimento deve continuare a crescere, spazzando via ogni residuato di mentalità precedente, ma per continuare a crescere, consolidandosi, non può arroccarsi in posizioni di isolamento.

Debole anche per una capacità mediatica viva solo sul web e come scrivevo sopra nemmeno troppo efficiente, rischia di essere bombardato quotidianeamente su più fronti, e la disciplina di partito poco potrà nel perdurare delle condizioni di assedio.

La boutade di offrirsi per un governo a 5 stelle per fortuna non è presa in considerazione. Dovremmo cercare i ministri tramite concorso sul web e sceglierli in che modo? in base ad un programma personale nella materia di cui sono pratici? con un sondaggio su una piattaforma che nemmeno esiste ancora, ma che comunque per il metodo suscita inquietanti interrogativi, perché sì, la democrazia è bella, ma la competenza non è facile giudicarla per degli incompetenti. E veramente, da una democrazia dell’indice di gradimento dio ce ne scampi. Che già abbiamo potuto vedere in ventanni di televisione così orientata a che livello di incultura ci ha condotti l’uniformarsi al gusto della gente.

L’ideale sarebbe stato avere i numeri per un tranquillo periodo di opposizione, durante il quale oltre ad esercitare quel controllo legalitario e moralizzatore che possono fin da adesso esercitare, avrebbero potuto da un lato impadronirsi delle regole del sistema, elaborare le proprie proposte, ma soprattutto costruire una strategia di ampio respiro.

C’è chi dice: sorge il dubbio che non sia nelle intenzioni di Beppe Grillo, elaborare questa strategia. Che vagheggi di un sistema trasparente in cui l’informazione raggiunge tutti, un po’ come lo spirito santo, e metta tutti nelle condizioni di decidere, democraticamente, per il meglio. Un’utopia partecipativa che prefigura una consapevolezza e una conoscenza di massa che appare oggi decisamente e ferociemente smentita da quelle bacheche sui social network, dove appunto, per dirla con Travaglio, il popolo del web appare una bella merda.

Però il periodo di opposizione in cui imparare e continuare a crescere non c’è. Il sistema non ha intenzioni di concederlo. Anzi, incalza, irretisce, invita a sporcarsi le mani.  In sostanza ti mette di fronte a un bivio, fra essere e divenire.

Ma non importa che forma prenderà la spinta propulsiva del M5S che è fatta da tante componenti fra loro diverse e forse in stridente contraddizione, quando si tratterà di decidere Che fare. Contraddizioni che non preoccupano il fondatore del movimento, dal momento in cui la dialettica interna le supererà con decisioni a maggioranza.

Ma l’esperienza insegna che le cose non andranno in questo modo. Perché ciò che tiene insieme un movimento è la velocità. Così come per andare in bicicletta devi muoverti, altrimenti cadi.

E muoversi, in politica, significa decidere, proporre, fare.

In questo momento la logica attendista, nel senso di attendere le proposte dell’avversario per rispondere di no, è deleteria. Provoca ogni volta delle divisioni fra il partito del sì, quello del no e quello del nì. Divisioni che a lungo andare diventeranno sempre più profonde e disgregatrici. In più offrono del movimento la cruda immagine di inadeguatezza che sappiamo, nella contingenza, essere assolutamente reale.

Occorre quindi guadagnare tempo. E questo bisogna comprarlo.

Per un verso occorre fare le proprie proposte, dialettizandosi all’avversario, ponendolo nelle condizioni di dover rispondere. Devono essere proposte che pongano divisioni nel campo avverso. Non proposte massimaliste, ma percorribili.

Per esempio: nel campo della composizione del governo, scrivevo una decina di giorni fa

Io penso che il M5S debba tenere duro su questa linea di non allearsi con nessuno dei partiti tradizionali. E però deve varare una strategia alternativa. Indicare ad esempio alcuni punti qualificati del proprio programma elettorale, quelli più fattibili nell’immediato, e invitare il capo dello stato a incaricare una personalità di prestigio fuori dai partiti (difficile trovarla) che si faccia garante di attuare questi programma.

e anche:

Io, fosse per me, darei la disponibilità a votare la fiducia ad un governo che avesse in programma alcuni punti qualificanti e che fosse diretto da una personalità con un certo prestigio e che per storia personale sia stata abbastanza lontana dai partiti. Difficile trovarla, ovviamente. Magari la indicherei proprio.

resto di questa idea. Dovrebbe proporre un nome forte, tale che possa provocare riflessione e divisioni nel campo dei partiti di sistema. Con riferimento al PD che è il referente principale non tanto per affinità elettive, quanto per la maggioranza detenuta alla Camera, in forza della legge elettorale demenziale che abbiamo.

E lo stesso dovrebbe fare per quanto attiene il nome del Presidente della Repubblica.

Quindi, un appoggio ad un governo di (tecnici/personalità/quellochesia) esterno ai partiti, che faccia alcune cose urgenti, metterebbe il M5S in condizione di poter respirare un momento, senza per questo perdere la carica “rivoluzionaria”, dimostrandosi responsabili, avendo tempo di elaborare una strategia politica che ad oggi non c’è e di imparare a muoversi nel labirinto istituzionale.

Nessuna ipotesi massimalista può pagare oggi, semplicemente perché non è praticabile. L’essere rivoluzionari quando non si hanno né le proposte né la forza per fare una rivoluzione è una scelta suicida che avrebbe come unico effetto quello di aprire il campo a forze di segno opposto.

Alcune misure anti recessione veramente urgenti per il paese, oltre a leggi come quella sul conflitto d’interessi e sulla legge elettorale, nonché altre importanti di ridimensionamento dei privilegi della casta e contro la corruzione. Cose che erano urgenti già anni fa.

Ma quello che chiediamo di elaborare al M5S è una risposta politica che segni un cambio di paradigma sul piano della politica economica del paese, e questo non può essere fatto in tempi brevi e soprattutto, non può essere fatto se non si hanno idee chiare e credibilità.

Non basta dire che si vuole proporre un referendum sull’euro. Occorre avere le idee chiare su dive si vuole andare e come.

Idee che oggi non si sono e che debbono formarsi.

Ma se si fanno errori tattici, nel senso che si faranno errori che porteranno il movimento a ridimensionarsi sul piano dei consensi nel paese, si rischia che quando si avranno le idee chiare non ci saranno più i numeri per portarle avanti.

E sarebbe un vero peccato.

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5 thoughts on “Revolución o Muerte

  1. La storia del commento sul Blog temo non sia una questione di problemi solo tecnici. Anche altri me l’hanno raccontata … personalmente non c’ho ancora provato … e la loro impressione è che le opinioni fuori dal coro vengano censurate … alla maniera degli altri partiti.

    Staremo a vedere …

    • Sarebbe stupido due volte.
      Una perché la censura è una cosa che non piace alla maggioranza della gente.
      Due perché sarebbe fatta in un modo veramente stupido.

      Vero è che quasi sempre i censori sono stupidi.

  2. Anche a me rattrista la vicenda del tuo commento sul blog di Grillo e non credo purtroppo che sia per cause tecniche. Sono limiti, e non potevano non esserci.
    Ciò non toglie che c’è questa “forza propulsiva”, come dicevi tu, cui tanta gente ha affidato le speranze. Non giudico il M5S per le capacità, le singole mosse, persino gli errori, in questo momento. Dato che rappresenta comunque l’occasione storica per il cambiamento.Qualcosa che succede ogni quarant’anni e passa…
    Quello che trovo più sconcertante, ancora, sono le reazioni dei dirigenti della sinistra ufficiale e dei suoi simpatizzanti. Vedo Bersani, sento addirittura alcuni miei amici, che rimproverano il M5S di non volersi prendere le sue responsabilità dopo che l’hanno insultato per anni e che tuttora gli si rapportano con arroganza, supponenza, derisione.
    Sono insopportabili e la responsabilità di un fallimento governativo sarà tutta loro (cioè dei “sinistri”, ahah!).
    Vuoi collaborare? Allora poniti così: abbiamo sbagliato, abbiamo bisogno del vostro aiuto, siamo disposti a cambiare, incontriamoci e vediamo che cosa possiamo fare insieme.
    E invece: vi snidiamo, siete beceri e vi trattiamo con sarcasmo ogni qualvolta fate una dichiarazione, siete fascisti, siete degli irresponsabili, siete merda… ma dovete votarci e basta.
    Che bel corteggiamento. Pietà!

    • Purtroppo è l’arroganza dello storico complesso di superiorità della sinistra. Lo stesso di cui ha sempre parlato chi votava berlusconi, cosa che la sinistra non ha mai nemmeno lontanamente cercato di capire.
      Non avremmo avuto berlusconi per ventanni, con una sinistra meno autoreferenziale.
      Sono simili, da una parte all’altra del vetro, non sanno che guardano l’avversario e vedono se stessi, come in uno specchio.

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