Buone letture


Leggevo ieri sera sul blog di Beppe Grillo il post Perché hai votato per il M5S?

Continuo a non capire.

Niente di male in questo. Non si può capire tutto, nella vita. Però non mi consola trovarmi in numerosa compagnia.

Perché, se ci si considera dei riformatori, la mediazione fra le proprie istanze e quelle altrui è il fine, ma se ci si considera rivoluzionari, la mediazione può anche essere il mezzo.

Cioè l’espressione di una tattica.

Io per esempio, potrei rispondere NO a tutte le domande poste sul blog da Beppe Grillo, ma mi considero un riformista e non un rivoluzionario, perché in genere nelle rivoluzioni c’è sempre qualcuno che si fa male e i postumi durano un paio di generazioni.

E poi, se anche ti va bene, a meno che non sei tu quello che ha preso il potere (e allora avrai altri problemi) in genere ti svegli la mattina dopo e ti accorgi che non è cambiato niente: solo i padroni.

E penso che a volte, sottolineo a volte, non si tratta di puntare al meno peggio, ma al meglio possibile.

Quindi non capisco. Perché non vedo una strategia riformista, anzi viene negata, ma nemmeno una tattica rivoluzionaria.

Allora consiglio, a Beppe Grillo e a tutti quelli duri e puri meglio pochi ma buoni una lettura, vecchia ma sempre valida, per un rivoluzionario.

(di cui di seguito un’introduzione…)

L’Estremismo, malattia infantile del comunismo

di Lenin

Nel 1918-19 l’Europa era stata scossa dall’ondata rivoluzionaria che aveva seguito la fine della guerra. In Germania e Austria il movimento delle masse rovesciava le monarchie portando al potere i partiti socialdemocratici. In Ungheria il proletariato conquistava il potere, ma la repubblica sovietica veniva soffocata nel sangue con l’intervento dell’esercito rumeno sostenuto dai paesi dell’Intesa. Analogamente in Baviera la repubblica sovietica formata nell’aprile del 1919 veniva sconfitta dalla repressione. Grandi scioperi, in primo luogo dei minatori, scuotevano l’Inghilterra mentre in Italia il movimento operaio vedeva un’ascesa tumultuosa e la nascita dei Consigli di fabbrica con un movimento ascendente che avrebbe toccato il suo culmine nel settembre del 1920.

L’ascesa del movimento rivoluzionario parve per un momento poter rovesciare con la sola forza della sua spinta spontanea il capitalismo europeo. Ma tale esito fu precluso dalla debolezza organizzativa e dalla immaturità politica dei partiti comunisti, che in tutti i paesi erano ancora in una fase embrionale del loro sviluppo.

La forza e la preparazione insufficiente dei partiti comunisti, ossia dell’avanguardia del proletariato, permisero alla classe dominante di reagire al pericolo, sia con la repressione, sia appoggiandosi sui vecchi dirigenti socialdemocratici che accettarono il ruolo di salvatori del capitalismo.

L’apice dell’ondata rivoluzionaria fu toccato probabilmente nell’agosto-settembre del 1920. In agosto, tuttavia, l’Armata rossa sovietica veniva sconfitta alle porte di Varsavia dopo un’avanzata impetuosa seguita all’aggressione polacca. In Italia nel settembre del 1920 la crisi rivoluzionaria aperta con l’occupazione delle fabbriche si risolveva in una sconfitta senza che venisse impegnata la battaglia decisiva. Nel marzo 1921 veniva sconfitto in Germania un tentativo insurrezionale chiaramente avventurista impegnato dal partito comunista tedesco.

Tutti questi avvenimenti mostravano con chiarezza la necessità che i partiti comunisti impegnassero una lotta sistematica per conquistare un appoggio di massa nella classe operaia e nelle sue organizzazioni. La polemica contro i riformisti e i centristi aveva inoltre aperto la strada a una serie di concezioni estremistiche che rifiutavano l’intervento nei sindacati, la lotta sul terreno parlamentare, la lotta per la conquista della maggioranza nel movimento operaio.

È per combattere queste concezioni che Lenin scrive l’Estremismo, aprendo un dibattito che proseguirà poi nel III e IV Congresso (1921 e 1922) dell’Internazionale comunista.

La questione sindacale

Lenin polemizza frontalmente con le concezioni dei “co­mu­nisti di sinistra” che teorizzano l’uscita in massa dai sindacati riformisti, il rifiuto di “qualsiasi compromesso” e l’astensionismo parlamentare. Bersaglio principale della polemica è la sinistra tedesca e il suo principale teorico, l’olandese Hermann Gorter.

La posizione sui sindacati è estremamente chiara: i comunisti devono usare ogni mezzo per penetrare i sindacati, non solo quelli riformisti, ma anche quelli reazionari, rifiutare in ogni modo di essere separati dalla massa dei lavoratori non comunisti che sono organizzati nei sindacati. Questa posizione verrà poi ufficialmente ribadita in numerose risoluzioni votate nei congressi dell’Internazionale comunista.

La questione del parlamentarismo

Lenin si scaglia anche contro la paura superstiziosa del lavoro parlamentare: “La puerilità della ‘negazione’ della partecipazione al parlamento sta appunto nel credere di ‘risolvere’ in questo modo ‘semplice, ‘facile’, pseudo rivoluzionario il difficile problema della lotta contro le influenze democratiche borghesi in seno al movimento operaio, mentre in realtà si fugge soltanto la propria ombra, si chiudono soltanto gli occhi di fronte alle difficoltà e si cerca soltanto di disfarsene con le parole”.

Il filo conduttore fra i diversi argomenti è la concezione di Lenin del ruolo dell’avanguardia, dei comunisti: “Con la sola avanguardia non si può vincere. Gettare la sola avanguardia nella battaglia decisiva, prima che tutta la classe, prima che le grandi masse abbiano preso una posizione di appoggio diretto all’avanguardia (…) non sarebbe soltanto una sciocchezza, ma anche un delitto”. E ancora: “Fin quando si trattava (e in quanto ancora si tratta) di conquistare al comunismo l’avanguardia del proletariato, il primo posto spetta alla propaganda. (…) Ma quando si tratta dell’azione pratica delle masse, quando si tratta di schierare – se così si può dire – eserciti di milioni di uomini (…) allora non si conclude un bel niente con i soli metodi propagandistici, con la semplice ripetizione delle verità del comunismo ‘puro’”.

La necessità di una tattica corretta verso le organizzazioni di massa riformiste, che permettesse ai comunisti di entrare in stretto contatto con la loro base operaia di massa per combattere sul campo l’influenza dei dirigenti veniva negata non solo sul terreno parlamentare. Ad esempio nel marzo del 1920 i dirigenti di “sinistra” del partito comunista tedesco inizialmente rifiutarono di aderire allo sciopero generale convocato dai socialdemocratici e dai sindacati per impedire il colpo di stato reazionario del generale Kapp.

Il fronte unico e il governo operaio

Lenin e Trotskij si scagliano con durezza contro le stupidaggini estremiste e gettano tutto il loro peso nel dibattito per sconfiggere le posizioni della “sinistra”.

Le tesi votate alla fine sanciscono con grande chiarezza alcuni punti chiave.

1) L’ondata rivoluzionaria dell’immediato dopoguerra non è riuscita a rovesciare il capitalismo.

2) C’è ora una temporanea stabilizzazione del capitalismo, anche se è impossibile ristabilire un equilibrio durevole come quello esistente prima dela guerra. Si tratta di un intervallo nel quale il compito dei partiti comunisti è quello di lavorare sistematicamente per conquistare l’appoggio della maggioranza della classe operaia.

3) Di fronte ai comunisti continuano a permanere forti partiti riformisti, quasi ovunque maggioritari. Una parte consistente della loro base deve essere conquistata ad ogni costo.

4) Per ottenere questo risultato non è sufficiente limitarsi alle denunce del tradimento riformista, o appellarsi semplicemente agli operai socialisti affinché abbandonino i loro partiti: è necessario avanzare un piano dettagliato di rivendicazioni parziali e proposte precise di mobilitazione e sfidare su questo terreno i burocrati riformisti.

I temi elaborati nell’Estremismo non hanno mai cessato di riproporsi, per quanto in forme sempre inedite, di fronte ai rivoluzionari. A oltre ottanta anni dalla sua pubblicazione questo testo non ha perso nulla della sua validità, soprattutto sul terreno del metodo, dell’approccio ai problemi tattici, di orientamento e di costruzione. Resta ai lettori e al dibattito che dobbiamo sviluppare approfittando di questa pubblicazione il compito di attualizzare e approfondire questi temi, di riconoscere negli attori che oggi occupano la scena politica i “tipi politici” così efficacemente analizzati in questo testo.

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Scusate la lunga citazione, ma vi ho risparmiato, se poco interessati, la lunga lettura. Il concetto di base penso che emerga anche in queste poche righe.

Non si può fare una rivoluzione senza il consenso di coloro con cui vuoi farla, il più ampio possibile.

L’ambivalenza della politica del m5s in questa fase è quella di avere una strategia maggioritaria e una tattica minoritaria.
Sul lungo periodo si muovono come se volessero arrivare a governare.
Sul breve come se volessero vivere all’opposizione.

Questo messaggio dicotomico crea confusione, e invece di generare un segnale di coerenza, ne fornisce uno di inaffidabilità. E ne viene menomata proprio la vocazione maggioritaria.

Poi arrivano post come questo di Grillo a fare chiarezza… e la vocazione minoritaria ne esce ancora più rinforzata.

Suppongo che nonostante il periodo assolutamente eccezionale, se non si cambia decisamente marcia, essa sarà soddisfatta. Anche perché il sistema difficilmente si farà prendere di sorpresa un’altra volta. E la prossima legge elettorale sarà fatta per ridurre le possibilità di un altro m5s ai minimi termini.

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2 thoughts on “Buone letture

    • Ho parlato di vocazione minoritaria, ma non è riferita alla conta nel Movimento. Bensì al paese.
      In queste elezioni abbiamo preso il 25% dei voti.
      L’azione deve essere:
      1) da un lato di fare il possibile con quei voti,
      2) dall’altro di aumentarli, perché sappiamo che i partiti di sistema faranno del tutto per non farci portare a termine nessun cambiamento importante.

      Il punto 1) è propedeutico al punto 2) perché se fai bene acquisisci consenso. E in una democrazia è con il consenso, che si governa.

      Come si concilia questo con le sparate come quella di ieri?
      e bada che io non sono uno che pensa che bisognasse dare la fiducia a Bersani. tutt’altro.

      Penso però che mandare continuamente messaggi di “isolamento” sia estremamente controproducente. Significa porsi per essere opposizione, e non governo. In questo senso, parlo di vocazione minoritaria.

      Allora io penso che fai opposizione quando gli altri non ti permettono di fare altro. Ma che le carte per governare, ed ottenere almeno parte di quello per cui sei stato votato, te le devi giocare.

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