Le colpe dei piccini ricadono sui piddini


Quanto è successo ieri promuove svariate riflessioni. Lasciamo quelle più miopi ed estemporanee agli espertoni di turno, i quali si dedicano al loro sport preferito: contare le foglie di una foresta ormai in fiamme. La loro espressione preferita, in questo momento, è “guerra per bande”. Che originalità! Mai letta sui nostri quotidiani, in tanti anni… Ma il luogocomunismo vince anche perché fornisce punti di riferimento tanto vuoti di contenuto, quanto rassicuranti.

Qui facciamo un lavoro diverso: analizziamo dati, individuiamo tendenze, le estrapoliamo, e ogni tanto (ma solo ogni tanto, vero?) capita che il mondo ci faccia il piacere di andare dove noi pensavamo sarebbe andato. Ma su questo torno dopo. Ora vorrei condividere con voi una riflessione diversa.

Male Sanum ha lasciato un nuovo commento sul tuo post “Non te la prendere così…“:

Facciamoli sognare, che sognare gli piace.
18 aprile, dopo il fallimento Marini.
Lombardi: “Anche Prodi tra le opzioni”
Fico: “Noi andiamo avanti con Rodotà ma potremmo votare Prodi se tutti i candidati M5S prima di lui nella rosa dovessero rinunciare”.
19 aprile – Prodi candidato PD.
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Volevano fare scouting
Presi per il culo da novelli!

Ma ci rendiamo conto chi dovrebbe andare a trattare per l’Italia a Brussels?
Cioè noi ci stiamo preoccupando del …e se ci dicono No?
Ma ci sarà da chiedersi che cazzo avran firmato dopo un ci hanno detto Sì!

Chiaro, no? Limpido! Che bello avere lettori come voi. Grazie…

Allarghiamo lo zoom, però, altrimenti facciamo anche noi i botanici, anziché gli economisti.

Uno dei temi portanti del libro di Antonio Maria Rinaldi, Il fallimento dell’euro?, è proprio quello sollevato da Male Sanum.

Prima di andare avanti, voglio precisare che vi metto a disposizione il testo su indicazione precisa del gentile, competente e (chi era a Reggio Emilia lo sa) simpaticissimo, travolgente collega (doti da non sottovalutare quando si combatte una battaglia sui mezzi di informazione). Voglio anche precisare che ad oggi neanche Antonio forse è più interamente d’accordo con tutto quanto troverete nel testo (così evitiamo la solita sfilza di: “ma lui ha detto… ma tu hai scritto…”). Questo testo, che resta uno dei pochi testi di esplicita critica dell’Eurozona apparsi in Italia, è stato ovviamente scritto avendo in mente un pubblico diverso da quello “elitario” che io mi sono scelto, partendo da un percorso professionale ed esistenziale diverso, e soprattutto in un momento storico diverso, un anno e mezzo prima del mio, cioè ad aprile 2011 (quando un “più Europa” era ancora scusabile). Oggi credo che Antonio per prima cosa toglierebbe il punto interrogativo dal titolo, e del resto sta scrivendo un nuovo libro, che dovrebbe uscire prima dell’estate, nel quale il suo punto di vista è ulteriormente maturato nella direzione che ahimè i fatti ci impongono.

Tornando a bomba, una delle chiavi di lettura più interessanti che il testo di Antonio offre, se non altro perché in netta controtendenza con la “letteratura” che trovate in rete, è quella secondo la quale l’Italia, entrando in Europa, avrebbe accettato una serie di condizioni a lei svantaggiose anche (anche, capito? Anche! Significa: non solo, ma anche, non nel senso di articolazione del femore? Capito?), avrebbe accettato condizioni svantaggiose, dicevo, anche a causa dell’inadeguatezza della propria classe dirigente, politicamente frammentata (invece di essere coesa attorno a un bene inteso senso dell’interesse nazionale) e culturalmente impreparata (incapace cioè di capire di cosa parlassero le controparti, sia per scarsa conoscenza delle lingue straniere che per scarsa conoscenza dell’economia).

Insomma, nell’eterno, stantio, malposto (in un blog di economia) dibattito su “erano stupidi o erano malvagi?”, Antonio, per la sua esperienza di vita, per quello che ha visto e sentito, propende decisamente verso l’ipotesi della stupidità. E infatti il sottotitolo della ristampa del suo libro è “Classe politica cercasi” (o una cosa del genere).

La visione che propongo nel Tramonto dell’euro, e che Antonio trova comunque convincente (ovviamente con le sue riserve), è diversa, ma compatibile con la sua: non esiste un unico livello di governo dell’economia e della politica, non esiste un’unica volontà, non esiste un’unica visione, e se certo, in un normale ciclo minskyano, le élite della periferia usano il vincolo esterno per comprimere i salari (quanto vorrei potervi dire – ma non posso – a chi ho sentito dire questa frase in una certa riunione!), questo uso non è necessariamente sempre deliberato, e sarebbe veramente idiota pensare che tutti quelli che dall’Italia andavano a negoziare a Bruxelles ci andassero con l’esplicito mandato di disciplinare i sindacati italiani! Qualcuno semplicemente, in perfetta buona fede e per ignoranza, credeva, e ancora crede, che l’inflazione sia nemica della vedova e dell’orfano e del proletario (rinuncio ad elencarvi gli illustri esempi che abbiamo a sinistra), e via dicendo.

Che poi il disegno complessivo, ai livelli più alti, fosse quello che il Tramonto dell’euro, ma anche La politica economica nell’era della globalizzazione di Acocella, ma anche International Finance and Open Economy Macroeconomics di Gandolfo (per fermarmi a testi entry level) suggeriscono, direi che sia difficile da mettere in dubbio, visti i risultati, e soprattutto visto che chi avrebbe dovuto tutelare i lavoratori italiani sapeva benissimo cosa avrebbero significato cambio fisso o moneta unica, come il discorso di Giorgio Napolitano dimostra (non dimentichiamolo mai) . Dinamiche come quelle viste in questo post non credo possano manifestarsi per caso, e sono sufficientemente evidenti perché chi aveva il mandato di correggerle (sindacati e partiti della sinistra) potesse adoperarsi per farlo, se avesse voluto evitare di essere liquidato dalla Storia come traditore. Giudizio impietoso al quale oggi non può più sottrarsi.

Ma non sottovalutiamo mai la forza della stupidità, dell’incompetenza. A questo proposito, vorrei aiutarvi, in questo articolo, a precisare la portata di una delle responsabilità storiche più importanti del PCI, PDS, DS, PD, o come minchia si chiama oggi, se ancora esiste.

Vi ricordate il bellissimo intervento di Davide Tarizzo a Napoli? Fra le tante riflessioni acute offerte, Tarizzo punta il dito sulla responsabilità che la sinistra italiana si è presa negando il dibattito sull’euro, nell’attuale fase politica, una fase, come lui dice, costituente (come credo chiunque veda).

Il suo punto è che (a 22:20):

“il vero cuore del problema che noi abbiamo in Italia, il vero cuore del problema politico che c’è in questo paese è il Partito Democratico. E perché? Perché il PD non asseconda, non include, non prende nemmeno in considerazione, non apre un dibattito, su questo problema del tramonto dell’Euro? Perché non democratizza, non accende un processo democratico attorno a questa questione, cosa che ripeto è fondamentale, è fondamentale, se l’uscita da questo processo dovrà essere democratica? Non lo fa, a mio avviso, per delle ragioni genetiche. La sinistra post-comunista, tutta la sinistra che è sorta dopo la morte del partito comunista, si è agglomerata su un discorso europeista nella declinazione ‘Europa dell’euro’. Prodi, Amato, ecc. Questo è stato l’elemento coagulante della sinistra dopo la fine del periodo comunista: venuto meno il sogno comunista, è stato sostituito dal sogno europeista… L’europeismo dell’euro è qualcosa che tiene assieme questo partito. Questo che cosa significa? Che non soltanto in larga misura queste persone non capiscono (perché in larga misura semplicemente non capiscono), ma anche che in buona parte non vogliono capire, non hanno l’intenzione di capire, peché capire, per esempio quello che dice Alberto nel suo libro, prenderne coscienza, assumerlo, significherebbe compromettere, o aprire la possibilità di compromettere, la propria esistenza politica, o di compromettere quanto meno la propria identità politica. Ora, in tutto questo, però, è necessario ricordare a questi esponenti politici che la scelta che stanno compiendo in questo momento è di una gravità storica inaudita, inaudita. Io vi invito a fare questo piccolo ragionamento: dato che non c’è nessuno nello spettro politico italiano che sta lanciando un dibattito sul tema dell’euro, poniamo che ciò che dice Bagnai nel suo libro sia quanto meno possibile… se succedesse, se a un certo punto noi ci trovassimo fuori dalla moneta unica, ci troveremmo davanti a un drammatico vuoto di potere, perché non ci sarebbe nessun responsabile politico che ha assunto questa possibilità, l’ha messa a tema, e quindi il giorno dopo noi ci troveremmo di fronte, il popolo italiano si troverebbe di fronte a un’intera classe politica che fino al giorno prima ha descritto come impossibile o al limite come ingovernabile, qualcosa che sarebbe costretta a governare. Questo è il punto. Ora: non immettere nel dibattito democratico (e questa è la grave responsabilità storica che si stanno assumendo in questo momento i dirigenti del PD), non mettere a tema di un dibattito democratico questa eventualità, è qualcosa che rischia di farli annegare nel fango della storia”.

Previsione facile, e del resto da me già espressa qui (2011) e prefigurata qui (2010).

Ma al di là dell’ovvio parce sepultis, da me espresso ieri su Twitter con la consueta pacatezza,vorrei farvi notare un evidente parallelo.

L’adesione acritica, feticistica, dei piddini all’EURSS, ricalca quella dei piccini all’URSS (e ci mettiamo dentro anche il nostro presidente Napolitano, plaudente ai noti carrarmati sovietici). Queste persone non riescono a liberarsi dalla sindrome TINA (There Is No Alternative), e quindi non riescono ad esaminare scenari alternativi, sono allergici ai piani B (dove la B, come ho detto in ogni e qualunque trasmissione televisiva nella quale sono stato invitato, evidentemente non era quella di Bersani…).

Quando è crollato il muro, ma anche quando semplicemente scricchiolava, quando il Fogno ComuniFta si stava palesando per un incubo, sono andati nel panico, e in buona sostanza la loro incapacità di resistere, contrattando, al crollo della quota salari, alla perdita di redditi e di diritti dei lavoratori che avrebbero dovuto difendere, è stata anche (ripeto: anche) la naturale conseguenza di questo smarrimento, di questa completa perdita di bussola, di riferimenti intellettuali, politici, culturali alternativi.

Quando crollerà l’euro, ma anche ora, che visibilmente scricchiola, ora che il Fogno Europeo si sta palesando per un secondo incubo, oltre a vederli annaspare nel fango della storia (grande Davide), capiamo benissimo che questa pseudoleadership è totalmente incapace di avere una qualsiasi rilevanza contrattuale in Europa non solo per pochezza etica, per scarso senso dello Stato (che secondo loro, lo sapete, è un feticcio nazionalista, quando invece è tale soprattutto l’euro), per corruzione (tanti figli piazzati ai posti giusti qualcosa vorranno pur dire), ma anche e soprattutto per aver negato a se stessa, prima che a tutti gli Italiani, il dibattito sulle possibili alternative.

In sintesi: lo stesso smarrimento che ha portato i “piccini” a vendere il loro elettorato naturale (i lavoratori) per mancanza di riferimenti alternativi sui quali articolare una contrattazione con le parti sociali, ha già portato e porterà ulteriormente i “piddini” a vendere l’intero paese, per mancanza di riferimenti alternativi sui quali articolare una contrattazione con le controparti europee.

In questo momento nel quale sarebbe indispensabile tirar fuori un minimo di dignità e presentarsi in Europa con proposte alternative credibili, con un piano B, come abbiamo recentemente ribadito con Antonio, stiamo mandando per l’ennesima volta al potere persone che sono vissute finora nell’assurda, astorica, psicotica visione dell’irreversibilità dell’euro. Persone quindi strutturalmente incapaci di avere qualsiasi capacità di ritorsione e di contrattazione nel caso in cui i tedeschi “ci dicano di no”, come giustamente rileva Claudio Borghi, e certo anche incapaci di capire cosa stanno firmando qualora i tedeschi gli dicessero di sì (come argutamente rileva Male Sanum).

Ma la radice di questo male, la radice del vuoto di potere del quale parla Tarizzo, la radice del vuoto di competenza del quale parla Rinaldi, è una: l’avere, da parte del Partito Democratico, negato un dibattito democratico sul tema più importante per il futuro del nostro paese. Questa è la responsabilità per la quale adesso sta pagando, e per la quale noi continueremo a pagare un conto salatissimo negli anni a venire. Gli italiani lo hanno capito e li stanno fermando, ma il male è fatto, perché una classe dirigente consapevole non si costruisce in un giorno, quando per disfarla ci sono voluti tre decenni di disinformazione di regime.

Per l’amor di Dio, fascisti di merda, aprite i vostri occhi! Ormai non avete più niente da perdere, siete sommersi dal disprezzo degli Italiani. Aiutateli, promuovendo il dibattito che gli avete negato. Aiutateli dicendo la verità. Dopo il vostro eurodelitto, è arrivato il tempo dell’eurocastigo, e siamo appena all’inizio. Se la politica è qualcosa di più che la ricerca di prebende, se è veramente quell’arte della mediazione, quella sottile scienza della quale tutti, da quando ho iniziato la mia attività di divulgazione, mi dicono mirabilia, rimproverandomi la mia visione sterilmente tecnicistica, se le cose stanno veramente così, e se c’è in Italia un politico di sinistra, uno solo, il suo compito più importante e sacro dovrebbe essere in questo momento quello di aprire il dibattito, possibilmente evitando di finire sbriciolato in termini elettorali.

Permettetemi di sorridere all’idea che possa esistere una politica che prescinde dall’economia, e di sospirare all’idea che in una fase come quella attuale possa esistere una politica che prescinda dalla verità fattuale. L’avete voluto il vincolo esterno? E allora usatelo per migliorarvi, smettendola di prendere in giro voi stessi e i vostri elettori!

Questo è il problema.

Altro che la “guerra per bande”!

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Alberto Bagnai http://goofynomics.blogspot.it/2013/04/le-colpe-dei-piccini-ricadono-sui.html

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