Luttwak, gli usa, l’euro.


Era appena accaduto che già se ne parlava su twitter.
E quando leggerete queste righe ne avrete sentito parlare già un bel pò.
Luttwak ha detto che il governo italiano attuale può durare “anche mille anni” se, grosso modo, rinuncia al fiscal compact, al pareggio di bilancio, ricomincia a sostenere la domanda e se, necessario, esce dall’euro. Altrimenti, non ha senso che duri nemmeno una settimana.
Tralascio il contesto (c’era l’imbarazzante Gomes, convinto assertore dell’incrollabilità dello slogan “castacorruzioedebitopubblicobrutto” che faceva il “sufficiente ironico” e non vado oltre).
La cosa che fa piacere è che siamo in piena ipotesi frattalica: Luttwak è uno che non si (ci) risparmia la brutalità e il linguaggio diretto di chi viene per comandare, cosciente della forza che lo sostiene.
Esprime ciò che conviene agli USA senza mediazioni e con perentorietà.
Poco male, perchè, dato che siamo nella conferma frattalica, stavolta è ciò che conviene anche a noi.
Se son rose fioriranno ed allora a Luttwak seguiranno posizioni più ufficiali e concrete, e non è detto che, informalmente, non siano già in corso.
Adesso, con maggior chiarezza, si sta profilando il momento che precede il 25 luglio e l’8 settembre, cioè del rapido dissolvimento del regime del PUD€  e della sussidiarietà dell’Italia alla Germania.
Per riavere la democrazia non basta; occorre anche una sufficiente espressione di Resistenza che legittimi poi una classe di persone legittimata a sedersi in una nuova e vera Costituente, auspicabilmente di restauro della Costituzione del ’48. Affinchè vigili, come abbiamo detto fin dall’inizio, perchè “tutto questo non si ripeta più”.
Questo è ciò che già avevamo scritto il 3 dicembre 2012, nel post frattalico primigenio.
Ma occorre fare attenzione, perchè nulla è scontato.
Forze enormi, espresse dai recessi più profondi dello strapotere oligarchico del capitalismo che non accetta controlli. E che tenderà sempre a creare dei nuovi “stati di necessità” impadronendosi dell’azione dei governi affinchè impongano ai cittadini la sua volontà programmata.
In questo post avevo avvertito del pericolo: e dobbiamo affrontare la realtà nei termini in cui si prospetta e non in quelli ideali di una “liberazione” utopistica:
“”Sto cominciando a maturare la convinzione che, in assenza di stalinismo alle porte, è impossibile replicare la stagione keynesiana-costituzionale post 1943.
Al massimo si potrà recuperare la flessibilità del cambio e una certa limitata cooperazione delle BC (sempre nei limiti dell’interesse bancario nazionale).
E sarebbe già tanto.
La democrazia redistributiva pluriclasse probabilmente è già morta, nel momento in cui è caduto il muro di Berlino (o giù di lì): senza una forza contraria e simmetricamente minacciosa i capitalisti si riprendono tutto il maltolto (secondo loro). E siccome il capitalismo si sviluppa per oligopoli sempre più grandi e transnazionali, non vedo come si possa trovare una forza capace di neutralizzare il loro dominio, in presenza delle loro strategie di manipolazione dell’informazione
.”
Per questo, in quello stesso post, avevo mostrato le diversità di condizioni storico-economiche, umane e culturali, rispetto al contesto della II guerrra mondiale e, nel finale, abbozzato le linee pratiche di una democrazia oggi possibile:
Per compatibilità con l’ipotesi frattalica, aggiornata alla situazione mondiale attuale, direi che l’uscita da (questa) depressione-conflitto europeo sarà attuata seguendo il modello USA del momento. In questo sta l’analogia ripetitiva della Storia. Il tempo delle rivendicazioni di democrazia pluriclasse e della eguaglianza sostanziale è finito.

Quindi, è tanto più importante cogliere i segnali e l’evoluzione USA. Dalle nuove politiche Obamiane di sostegno alla ricerca e al reinsediamento manifatturiero, al moderato ritorno alla spesa sociale, al conflitto “finale” coi tea-party/Wall street, con la riedizione della repressione finanziaria e la riseparazione tra merchant e banche commerciali. Più tost che nient l’è megl’ più tost.

L’alternativa è Cina=Europa (con meno prospettive). “
A dittatura euro-tedesca, per di più.
“…nell’intento di costruire il più possibile insieme una “mappa” per una nuova Costituente, tracciata nella consapevolezza e nella piena libertà di partecipazione del più grande numero possibile di persone, interessate alla “liberazione” della Costituzione del ’48 dalle catene che, tristemente, sembrano, ora più che mai, vincolarla.

E a noi i “vincoli” alla democrazia, specie se “esterni”, non piacciono“.
Teniamoci in contatto: potremmo avere bisogno di…”noi”.
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