Analisi di una sconfitta


Purtroppo si leggono in giro tante versioni del risultato elettorale figlie di quel massimalismo masochistico che fece dire a chi criticava “avete sbagliato a votarci” della serie “meglio pochi ma buoni”.

Qualcuno addirittura fa riferimento al 2008-2009 e dice che da 0 a xx% il movimento è l’unico a guadagnare. O si insiste nel dire, dopo il friuli, che le comunali sono diverse. Sono tutte stronzate. La crisi è talmente profonda in questo paese che ogni momento, ogni decisione è pienamente politica. L’astensione è politica. La protesta è politica.

Ammetto che in un comune di 30.000 anime la situazione potà anche essere “di prossimità” e il voto alla persona. Ma francamente non me ne frega molto. Guardo al dato politico che esprime una città come Roma, dove la prossimità non esiste. Il voto a Roma è politico. Il governo della città è lontano dal cittadino quanto quello nazionale.

Ho fatto un’analisi dei numeri (su roma): hanno votato 1.242.384 su 2.353.282 ovvero il 52,8%

Marino prende 512.720 – 42,6%
Alemanno 364.337 – 30,27%
De Vito 149.665 – 12,43%
Marchini 114.169 – 9,48%
Medici 26.825 – 2,22%

se si fosse mantenuto il dato sull’astensione delle precedenti, ovvero il 73,66 del 2008 avrebbero votato 1.733.427 cioè 491.043 in più.

è evidente, che quel quasi mezzo milione di voti, avrebbe fatto la differenza. Anche semplicemente confermare i voti delle politiche a febbraio, cioè 436.340 avrebbe valso il 25,17%

Marino avrebbe avuto a parità di voti circa il 29,6%
Alemanno il 21% …

Quindi ci sarebbe stato un ballottaggio Marino – De Vito e secondo voi chi avrebbe vinto?

La realtà è che la martellante campagna mediatica non tendeva a riguadagnare consenso perduto per il partito unico. Tendeva a fare argine all’avanzata m5s demotivando in vario modo i suoi elettori, di febbraio e potenziali. Ci sono riusciti, per questo cantano vittoria. Per questo è una sconfitta del m5s.

Poi analizziamo i motivi di questa sconfitta. Pensare che dipenda solo dal non essere andati in tv è miope. Un uso più spregiudicato dei media classici può anche starci ma il problema è a monte. Il problema di comunicazione non è solo di vetrina e apparenza. Il problema è cosa comunichi. I parlamentari hanno fatto molto, fra loro ci sono persone veramente valide e tutti si sono fatti in quattro.

Direi che hanno fatto moltissimo, in relazione a quanto era in loro potere fare. Ma sono stati lasciati soli. Isolati. Costretti ad inventarsi puzzle di un programma che non esiste. A rappresentare in parlamento e sui media una ridda di voci in cui c’è di tutto, assolutamente di tutto, mantenendo però un’unità formale che se è reale negli intenti, non può esserlo nella politica ad ampio respiro.

Dietro di essi è mancato quello che normalmente si chiama “partito”, ma chiamatelo pure come volete. Ovvero una struttura che elaborasse, studiasse, proponesse, avendo competenze specifiche serie nel campo che andava affrontando. Si è chiesto ai parlamentari di fare questo e insieme anche di imparare a fare i parlamentari. Una cosa impossibile che pure per certi versi sono riusciti a fare. E ora gli si chiede anche di andare in televisione, di comunicare meglio.

Ma non sono loro il “partito”. Non sono loro il movimento. Sono dei portavoce si dice. Ma cosa hanno dietro? Nella migliore delle ipotesi piccoli gruppi informali.

Ma, oltre questo, il punto è: si riesce a fare politica,vera politica, con un movimento? la prassi di questi ultimi mesi dimostra di no. L’alternativa alle strutture di partito doveva essere la famosa piattaforma online, ma a parte che non se ne è vista traccia, personalmente ritengo che sia uno strumento valido consultivamente, ma quando si tratta di elaborare? Non sottovaluto l’intelligenza collettiva, anzi la esalto, ma quando essa riesce ad attrarre competenze e ad utilizzarle. La struttura assembleare molto difficilmente riesce ad esprimere posizioni elaborate. L’intelligenza collettiva si esprime in piccoli gruppi ad alta competenza specifica, laddove si incrociano esperienze trasversali che fanno elaborare al gruppo punti di vista diametralmente opposti, ma dove deve esistere comunque una capacità di sintesi che non è propria delle strutture assembleari.

Se non si costruisce un retroterra organizzativo che elabori strategie e le comunichi alla gente, ci vuole molto ottimismo per sperare che il m5s riesca a rappresentare l’alternativa al sistema di potere che occupa da decenni tutti i gangli di potere del paese. E di ottimismo nel paese ne è rimasto poco. Quindi la gente non va nemmeno a votare. Bisogna ridare speranza. Bisogna rischiare. Non è il momento dell’attendismo. Ma bisogna anche essere spregiudicati e realisti. I massimalisti idealisti non hanno mai fatto le rivoluzioni, al massimo hanno fatto i martiri.

C’è un altro dato che ha indotto all’astensionismo e che non va sottovalutato. Quello di sentirsi impotenti. Ho sentito molte persone ammettere che la campagna mediatica è stata indecente, che il movimento in parlamento ha fatto quello che poteva, ma … Ma se pure presenti 100 proposte di legge bellissime e sei costretto ad ammettere che il partito unico al potere le prende e ci si pulisce il culo, un po’ gente comunque smette di votarti, perché la tua è un’ammissione di impotenza.
Se ti fai fare a pezzi sui giornali, la tua è un’ammissione di impotenza.
Se ti fai rendere ridicolo, la tua è una faccia da perdente.
Perché dovresti prendere voti e fiducia di chi vuole sperare di cambiare la sua situazione da perdente?
Il motivo, uno dei motivi, per cui Berlusconi ha preso tanti voti sempre in questo paese, è questo. E’ un vincente, è un figlio di puttana, è uno che sta sempre a galla. La gente lo vota sperando in una sorta di trasfert. Lui vince e io con lui.


Non è vero un cazzo, ma così è, e la politica mediatica è fatta anche di questo. E’ psicologia delle masse. Anche questo conta. Per questo a volte è meglio mediare e ottenere poco o niente, facendo finta di aver ottenuto chissà cosa, piuttosto che arroccarsi e rimanere con un pugno di mosche in mano. Questo, tanta gente non lo ha perdonato. Aver preso un sacco di voti, essere entrati come vincenti e essere rimasti appunto, con un pugno di mosche in mano. Il messaggio che è passato è stato quello di essere dei pirla. E perchè dovrebbero votare dei pirla?

La politica è anche empatia di pancia. Non dico che questo sia il solo motivo dell’astensionismo, ma uno dei motivi. L’ho percepito bene, parlando con la gente, fra quelli che erano stati gli elettori più estemporanei, quelli dell’ultimo momento, quelli che avevano seguito l’onda della protesta indignata contro i partiti.

Anche laddove c’è vaga comprensione dei meccanismi che hanno impedito di “fare qualcosa”, anche dove si riconosce l’impegno, se perdi non ti voto. E’ un atteggiamento psicologico su cui ci sarebbe molto da discutere, ma è noto. Gli spin doctor / influencer lo conoscono bene. Paradossalmente, sotto il profilo della comunicazione, meglio un disonesto vincente che un onesto perdente. Con questo ovviamente non voglio dire che la comunicazione del m5s debba essere improntata alla disonestà… dico che c’è questo dato. Semplicemente. Può piacere o non piacere ma la gente, una parte di essa, funziona così, e vota. E il loro voto vale quanto quello di una persona consapevole e preparata.

Tutto questo porta a fare una semplice considerazione: il m5s, o quello che potrà nascere da esso, avrà qualche possibilità di cambiare l’italia solo se riuscirà ad elaborare una proposta politica antagonista che si affermi come una speranza nel cuore della gente.

Questa sconfitta probabilmente allenterà la pressione dei media di regime, ma fino a un certo punto.

Per far sì che sia stata una salutare scossa da cui ripartire si dovrà elaborare nelle giuste sedi una linea politica chiara, forte, abbastanza forte da permettere i necessari compromessi dove essi sono necessari, per iniziare a costruire il cambiamento. Deve rappresentare un’alternativa credibile, anche se scomoda. Fuori dal coro e necessariamente dura, perché i tempi lo impongono.

Sul piano strategico non può essere altro che assumersi la responsabilità di dire con chiarezza che l’italia deve uscire dall’euro e riconquistare la sovranità monetaria nazionalizzando la banca d’italia.

Sul piano tattico occorre mantenere la stessa politica di trasparente onestà che ha contraddistinto il movimento ma anche alleandosi transitoriamente con chiunque permetta l’attuare di parti di programma, anche piccole.

Di forze che restano con un pugno di mosche in mano la gente non sa che farsene, a quello provvediamo da soli.

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Edit:

2008 Comunali: PD voti 521.880 — Rutelli 716.099
2013 Politiche: PD voti 458.637 — Bersani 539.021
2013 Comunali: PD voti 267.605 — Marino 512.720

2008 Comunali: PDL voti 559.559 — Alemanno 607.864
2013 Politiche: PDL voti 299.568 — Berlusconi 395.318
2013 Comunali: PDL voti 195.749 — Alemanno 364.337

2008 Comunali: M5S voti 40.473
2013 Politiche: M5S voti 436.340
2013 Comunali: M5S voti 130.635

A Roma i due poli di sistema hanno perso, fra 2008 e politiche 2013, 389.000 voti.
Il m5s fra 2008 e politiche 2013 ha guadagnato 396.000 voti.
Si può affermare che in buona parte questi voti acquisiti dal m5s venissero, pur considerano i nuovi aventi diritto al voto, dai due poli? Sembrerebbe di sì.

Fra febbraio e maggio si sono persi per strada 491.000 voti complessivamente, andati all’astensione.

Si può dire che gli elettori in fuga dai due poli si sono fermati a febbraio nel m5s e, non convinti, in parte siano transitati verso l’astensione? Anche questo sembra un dato credibile.

Fra febbraio e maggio il m5s perde 296.000 voti, presumibilmente verso l’astensione (o Marchini o di ritorno ai Poli)
Tra febbraio e maggio i due poli perdono, aggregando il dato di Scelta Civica alle politiche (155.000) i cui elettori si presume che per affinità elettive abbiano votato per i due candidati di sistema, ben 213.000 voti.

I votanti sono stati 1.245.927.
La massa ondivaga degli astensionisti dell’ultima ora è quasi la metà.

Sulle navi, quando un carico non è assicurato e può spostarsi repentinamente da una parte o dall’altra tutto insieme, sotto effetto di colpi di mare, si dice che la nave s’ingavona.

In genere, una nave che s’ingavona è persa.
Fuor di metafora, speriamo nel cambio di rotta.

 

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edit ballottaggi:

A Roma al primo turno hanno votato 1.242.384 su 2.359.119 ovvero il 52,8%
al ballottaggio 1.039.373 ovvero 44,05% degli aventi diritto.
Quindi il 55.95% non ha votato.

Marino prende 664.490  ovvero 28,16% sul totale
(ne aveva 512.270 ne attrae da altri candidati 152.220)

Alemanno da 364.337 arriva a 374.883 cioè 15,89% sul totale
(giusto un diecimila voti recuperati)

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7 thoughts on “Analisi di una sconfitta

  1. In pratica dici che per vincere il MV5S deve diventare un “partito”.

    Il chè è ovvio. Ma siccome Grillo vuole la politica senza partiti, quello che si otterrà è un bel nulla, perchè non esiste la politica senza “partiti”, cioè senza quella cosa che raccoglie le idee e le elabora, e poi le porta avanti in parlamento con i suoi eletti, che ne sono i portavoce.

  2. Pingback: Vincere si può. Ma vincere sul serio. | Tracce Bianche

  3. E’ tuo il post buzz, o è una citazione da altri siti?
    In ogni caso mi sento di condividerlo pienamente e spero che le persone che sono in parlamento possano costruire un abbozzo di struttura da cui ripartire.
    L’astensione che c’è stata alle amministrative, difficilmente ci sarà alle legislative dove ci sarà un’altra campagna elettorale per cui ritengo difficile che si riproponga lo stesso risultato.
    Però è certo che m5s dovrà presentarsi lì con una organizzazione più solida e soprattutto saper costruire alleanze che io, al contrario di te, vedo possibili solo a sinistra.
    Vedremo, forse la scoppola potrebbe essere addirittura salutare.

  4. Ciao Buzz, sono ricapitato su questo post per caso e l’ho trovato molto interessante soprattutto alla luce di quello che è avvenuto dopo fino ad oggi: mi sembra rileggendo questo post che il m5s ha fatto passi enormi dal 2013 ad oggi, anche se manca ancora un po più di coerenza interna rispetto agli altri.
    Cosa ne pensi?

  5. Gug non sapevo nemmeno che ancora esistesse questo blog su wordpress. Qualche mese prima di smettere di scriverci lo avevo trasferito su altervista. ( http://vocialvento.altervista.org/blog/ )
    Ci ho messo un po’, per recuperare la password e approvare il commento.

    Che dire.
    Ne è passata di acqua… sembra preistoria.
    E in effetti sono passati 5 anni.

    Aldilà delle considerazioni contingenti al voto alle amministrative di quell’anno, che poi vennero rovesciate con l’elezione della Raggi, resta il fatto che la questione euro e sovranità resta centrale. E non poteva essere altrimenti.
    Di nuovo, nel panorama, ma come sai era ampiamente prevedibile e su questo stesso blog ne avevo scritto fin dal 2011, è che questo tema è divenuto centrale in primis nella politica della Lega.

    Il m5s diciamo che lo contiene al suo interno, ma ci sono molte altre componenti che non lo farebbero emergere con forza, se non fosse per la Lega-Salvini che li costringe a farci i conti.

    Non lo so. Si sicuramente passi ne hanno fatti in questi 5 anni.
    Sono diventati più furbi e più politici. Indubbiamente.
    Ma restano un movimento e non un partito.
    Per un certo verso, questo è un bene in quanto permette a componenti diversissime di restare insieme.
    Per altro è un limite, perché di questi tempi c’è bisogno di idee chiare e voci forti.

    Per fortuna c’è Salvini che ce l’ha. E per fortuna, penso, c’è un 5s che in qualche modo scolora le tinte più fortemente destrorse della Lega.

    Io spero che sia un alleanza destinata a durare un po’. Ma non dipende solo da loro.
    La componente “cosa faranno gli altri” ovvero Bce, Ue, Germania, Usa, Russia è imprescindibile.
    Una cosa è certa: ci si può muovere nel mondo, oggi come ieri, solo se sali sul cavallo giusto. Ovviamente non pretendendo di guidarlo, ma facendosi “portare” dove lui intende andare. Per convenienza reciproca. Ma bisogna essere molto abili nello scegliere cavallo, momento per salirci, momento per scendere.

    Di queste capacità al momento nei 5s non se ne vede traccia. Ma non vuol dire che non ci siano. Potrebbero essere già all’opera e lavorare sotto traccia.

    Dopotutto il fatto che siano al governo implica che un qualche cavallo li ha già presi in carico.

    Insomma, la situazione è mutevole. Fra 5 anni chissà come sarà cambiata. Ne riparleremo qui?
    forse.

    Intanto abbiamo Bagnai senatore. Barra Caracciolo sottosegretario. Savona ministro.
    Se non è il governo dei sogni, poco ci manca.

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