Outing


Faccio outing al contrario.
Qualche mese fa dicevo che anche se parecchio mi lasciava perplesso ritenevo comunque giusto impegnarmi attivamente per dare forza al m5s. Per quanto era nelle mie possibilità l’ho fatto.

Nonostante i limiti strutturali evidenti e gli errori di inesperienza, avevo comunque la speranza che in quella che appariva come una galassia in formazione in cui c’era di tutto, fosse possibile l’emergere di qualcosa di nuovo con una forte progettualità politica e in grado di elaborare delle proposte di cambiamento reale.

Non ho lesinato le critiche, che ritenevo costruttive. Alcuni limiti li ho visti come pesanti handicap strutturali impossibili da superare, ma speravo che i loro effetti inevitabili potessero essere procrastinati, aggiustati, ammorbiditi.
Così non è stato.
C’è stata anzi una tendenza quasi suicida nel metterli in evidenza, nel porre quelli che sono oggettivamente delle debolezze quasi fossero al contrario punti di forza.
Incomprensibile.

Il m5s è diviso fra un progetto a lunga scadenza che vive, piuttosto vagamente, nella mente di alcuni, a metà fra l’utopistico e il velleitario, e piccole politiche che non vanno oltre la giornata. In mezzo, fra il fine ultimo vagheggiato e l’immediato del conto della serva, non c’è coniugazione.

Dei progetti ultaterreni per i nostri discendenti poco ci importa e il conto della serva si è importante, ma non è proprio di spiccioli che vorremmo sentir parlare.

Inoltre ci sono varie anime, fra loro in contraddizione.
Fin tanto si rimaneva nell’ambito dei desiderata, del quando arriviamo lì vi faremo vedere  è andato tutto bene. Ma poi appunto, quando c’era da far vedere… allora le anime sono venute fuori.

Alcune francamente disarmanti nella loro pochezza. Deludenti, per non dire ridicole.
I media hanno avuto buon gioco nel metterle in evidenza.
Ma la disonestà intellettuale dei media non è nell’aver mostrato la pochezza di certe posizioni: bensì nell’aver sottaciuto con abilità le parti migliori e l’aver messo in evidenza i limiti del m5s “dimenticando” ciò a cui esso era alternativa: ovvero quel merdaio della politica italiana degli ultimi 20 anni.

C’è sicuramente una parte sana e onesta nel m5s e anche tendenzialmente capace in futuro di essere parte attiva di un eventuale cambiamento. Ma oggi essere onesti e volenterosi è una condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente, dati i tempi che corrono.

In tempi di crisi epocali occorrono progettualità epocali. Ma anche capacità di tradurre questa progettualità in passi concreti. Uno dopo l’altro.

Non si può guidare il popolo verso la terra promessa e dirgli ogni sera: nel frattempo arrangiatevi.

Ammesso (e non concesso) che questo progetto a lunga scadenza sia perseguibile e desiderabile, manca totalmente il dispiegamento nella pratica politica quotidiana, che si limita da una parte ad una cieca attenzione a ciò che fanno gli altri, avendo alcuni preso molto sul serio il loro ruolo di controllori del parlamento, e dall’altra alla faticosa elaborazione di progetti di legge comunque scollegati da disegni complessivi che restano lettera vuota, fiori all’occhiello che nessuno vede e a che nessuno saranno utili.

E’ ovvio che il ruolo autoassegnatosi di poliziotti anticasta, seppure meritorio, è ridicolo, per una forza che per un momento ha incarnato in molti elettori la speranza di cambiare il paese.

C’è un equivoco: il fatto che gli altri facciano schifo è la causa per cui voi siete stati votati. L’effetto non può essere quello di sentirci raccontare che gli altri fanno schifo e voi no.

E’ la tautologia che assurge a prassi politica. E lo sconcerto si traduce in crolli elettorali. Negati peraltro, tristemente.

Per contro, anche elaborare delle  buone proposte, appare estemporaneo e asfittico, dal momento in cui non solo vengono regolarmente disattese, ma riuscirebbero comunque a incidere ben poco nella realtà economica di un paese sull’orlo del collasso. E sono comunque inserite in un quadro contraddittorio che pesca, sembra  casualmente,  in teorie e idee che fra loro fanno a pugni.

La parte migliore del m5s, che lavora in parlamento (e ci sono veramente persone in gamba!) è come un criceto chiuso in gabbia.  A breve vedremo i segni dell’inevitabile disillusione, dopo l’entusiasmo iniziale.

Su tutto il problema di un Grillo, deus ex-machina, incapace di cambiare un registro che è come imballato da febbraio. Le sue considerazioni anziché aprirsi in una logica propositiva si stanno chiudendo sempre di più. Forse ormai irrimediabilmente il personaggio ha perso forza e credibilità.
Quell’aura di conquistatore travolgente che lo avvolgeva nello tsunami tour è scomparsa, mostrando impietosamente che il “genio” era casuale.
L’uomo giusto al momento giusto, che però, non appena il momento è leggermenta cambiato, non ha avuto l’accortezza di adattarsi.

Si sperava che, seppure non avendo la levatura del leader all’altezza del ruolo che i tempi richiedono,  ci fosse la capacità di farsi un po’ da parte, attraendo competenze e capacità, cucendole in un disegno che avesse un minimo di organicità.
Insomma che il personaggio Grillo lasciasse crescere la sua “cosa”, mettendosi al servizio di essa invece che, come appare, gestirla come in un rapporto morboso di possessività fisica.

Dopo il partito azienda, con la politica gestita come un’impresa, abbiamo avuto il partito teatro, con gli elettori gestiti come spettatori paganti, e ai primi fischi gli si dice: chi vi ha detto di entrare? se non vi piace uscite, smettetela di fare casino, questo è lo spettacolo e non si cambia.

Questo rischio si intravedeva, ma, speravo, che quella parte del paese senza sbocchi nella politica tradizionale, nell’amalgama del m5s potesse proporre, elaborare, lanciare delle politiche alternative a quelle di sistema. In una parola “emergere” come proposta di ampio respiro, politica, ideale.

Non è detto che ciò non avvenga, ma dato che anziché essere favorita è stata osteggiata, i tempi si allungano. E non di poco.
Quando dico osteggiata intendo appunto che oggi la posizione narcisistica e autoreferenziale del movimento di Grillo è in realtà un limite alla crescita del nuovo. Una ulteriore pesante pietra, forse tombale.

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2 thoughts on “Outing

  1. ti seguo sempre nei tuoi post ed alcuni li trovo condivisibili mentre altri ,come questo, alla luce dei risultati elettorali mi sembra più un volere scendere dal carro del vincitore alle politiche (M5s) con la scusa del ve lo avevo detto.Grillo con i suoi molti limiti ha dato il via a molte persone che sono stufe di delegare e che stanno provando a fare qualcosa.Al tuo prossimo post

    • Se mi segui sai che i risultati elettorali c’entrano ben poco.
      Mi sono progressivamente distaccato dal m5s nei mesi scorsi, ho cancellato la mia iscrizione al movimento e ho smesso di intervenire nella pseudo piattaforma di discussione del blog. Se rileggi i miei post sul blog sono sempre più critici.

      Nel gruppo “economia cinque stelle” ho criticato alcune prese di posizione in macroeconomia pubblicate sul blog di Grillo.
      Per me, che ritengo la politica macroeconomica assolutamente centrale, e dirimente, nel panorama attuale come Grillo NON parla di euro, di sovranità monetaria e di unione europea è del tutto insoddisfacente. Mi sono reso conto che nella base del movimento ci sono moltissime persone l’azione politica si sostanzia in qualcosa che è tagli, abolizioni, lotta alla corruzione. Una politica che considero SBAGLIATA. Sono uscito da quel gruppo (in cui pure ho trovato persone assolutamente valide).

      Ritengo la democrazia diretta una cagata (e l’ho scritto già al tempo delle “parlamentarie” e delle “quirinarie”) e ne vediamo i risultati.

      Sulla “forma” del movimento: quello che ero disposto a perdonare mesi fa, ovvero la mancanza di piattaforme di discussione SERIE sul web, nonché la mancanza di “centri” di elaborazione di strategie politiche, economiche, sociali, tali da avere un vero “programma” da attuare, nel breve e nel lungo periodo, non sono più disposto a perdonarlo adesso. Il ritardo è ammissibile, ma avrei voluto vedere i segni degli sforzi in questo senso. Non ci sono mai stati.
      Non ne faccio un discorso di “democrazia” interna. Mi sta anche bene un “capo” che decida, ma perdio che sia in grado di farlo. Oppure laddove ha dei limiti si affidi a terzi. Il fatto che il movimento resti in tutto e per tutto un movimento in cui “uno vale uno” ma alla fine nessuno conta un cazzo, a parte un paio, non aiuta a far emergere le “competenze”.
      Per parlare di qualsiasi argomento non a slogan, ma con proprietà e andando in profondità nelle analisi e nelle proposte, ci vuole competenza. Io non mi sogno nemmeno lontanamente di parlare dei problemi dell’agricoltura, però posso parlare di piccole imprese. Se vedo che il programma per le piccole imprese con le sue priorità viene deciso con un sondaggio in rete fra gente che sa di piccole imprese come io di agricoltura idroponica, beh mi cascano le braccia.
      Se mi sforzo di capire quando leggo di macroeconomia lascio il campo a chi a questa materia ha dedicato l’esistenza e delego volentieri l’elaborazione e l’attuazione di un programma economico a chi ne sa di più.

      Invece, occorre dirlo? paludandosi dietro la democrazia diretta, con uno stile da comizio permanente, si fanno passare gli umori della piazza come mitologia della rete che decide. Un paio di palle. La rete non è questa area demiurgica in cui ognuno emana scienza infusa. Al contrario è un luogo zeppo di ignoranza, quanto esattamente la nostra società. In mezzo al gran clamore tutti dicono la loro, per carità ne hanno diritto, ma permetti che sarebbe meglio che le decisioni venissero prese, in trasparenza e spiegate, certo, da chi ne sa qualcosa di più?

      Non mi ritengo credente, ma ho come tutti in italia una cultura cattolica. La piazza è quella che alla domanda “chi volete libero, gesù cristo o barabba?” sceglie barabba. E lo stile di Grillo, spesso, molto spesso, usa questo tono. Di piazze, di assemblee nella mia vita ne ho viste tante: mai tirato fuori delle decisioni vere, dal basso. Chi parla controlla l’assemblea, la piazza. Gli fai dire quello che vuoi, anche solenni cazzate.

      E se questo è il “centro” che elabora le decisioni strategiche del movimento, beh credimi, o dietro ha un genio, oppure allegramente la piazza si va a fare fottere. ed è quello che sta avvenendo.

      Non metto assolutamente in discussione il fatto che se il movimento ha avuto quasi 9 milioni di voti il fatto è dovuto a Grillo.
      Purtroppo è così, la politica nel villaggio globale ha bisogno del leader carismatico.
      E so perfettamente che grazie a questo “ariete di sfondamento” tanta gente si è riavvicinata alla politica con speranza.

      Ma per quello che vedo la disillusione sarà feroce. Si va a sbattere contro un muro.
      Allora onestamente meglio dirlo.

      Poi, questa era la mia sensazione da tempo, sempre di più. Però poteva essere che mi sbagliassi e che l’umore della gente non fosse quello che io percepivo.
      I turni elettorali di queste ultime settimane mi hanno dato solo la conferma che non mi sbagliavo.

      Purtroppo, da settimane, invece che autocritica vedo emergere il solito concetto “meno siamo e meglio stiamo” “più puri più duri” eccetera eccetera… visto decine di volte e che alla fine porta ad un antagonizzarsi sterile e afasico.

      Il m5s così come lo abbiamo visto in questi mesi è FINITO. Se nascerà qualcosa dalle sue ceneri, come mi auguro, prima sarà meglio è.

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