Non staccate la spina


Non bisogna staccare la spina, dice Napolitano.

E considerando quello che ha fatto e che potrebbe fare questo governo, nello stato in cui il paese si trova,  la metafora dello staccare la spina non può non far venire in mente un malato terminale.

Tenetelo in vita, finché c’è vita c’è speranza. La logica sembra questa.

Ma anche, mal comune mezzo gaudio. Dato che oltre noi e la già disastrata Grecia, stanno sull’orlo del baratro Portogallo e Spagna. Quindi 130 milioni di cittadini coinvolti, chi più, chi meno.  Più i francesi, che iniziano ad accusare un certo disagio. E qualcosa dovrà pur accadere.

Scordiamoci che quel qualcosa parta dall’Italia.  Dalla Grecia e dal Portogallo nemmeno. Forse gli spagnoli? Allo stato attuale non sembra. L’unica speranza viene dalla Francia, da Marine Le Pen.

Ma dopo che ha dichiarato la sua posizione nettamente contraria all’impalcatura dell’Euro ( se vinco distruggo l’euro)  e di questa Unione Europea l’opera di demolizione ai suoi danni è partita con rinnovato vigore. Siccome ha paragonato le preghiere in strada dei musulmani all’occupazione durante la seconda guerra mondiale verrà processata per istigazione all’odio razziale.  Poi il solito fango, (sullo stipendio del compagno) che in italia ben conosciamo, lo stesso che da mesi viene buttato addosso a Grillo. A proposito, che fine hanno fatto i resort in costarica? o i guadagni milionari di casaleggio e grillo dal blog? … ovviamente scomparsi dalle cronache, in quanto senza fondamento, restano però lì a fare da sottofondo. Il solito meccanismo: butta merda addosso, con tutti gli sforzi che il malcapitato potrà fare per pulirsi, qualcuno che continuerà a sentirne la puzza ci sarà sempre.

Comunque, che qualcosa possa accadere c’è chi lo teme, c’è chi lo spera. Lo teme ogni appartenente alla tribù variegata degli attovagliati permanenti della politica e dintorni. (esempio ieri sera a roma), e tutti quelli per cui la crisi è solo un’erosione dei margini, più o meno lontani, della loro bolla di sicurezza sociale.

Lo spera chi ha visto in questi anni ridurre la bolla ai minimi termini. Che qualcosa cambi, qualsiasi cosa. Perché qualsiasi cosa è meglio di quello che c’è. E in genere, a guardare la storia, quando milioni di persone hanno questo stato d’animo, quello che succede spesso non è proprio quello che ti saresti auspicato. Il voto, lo strumento principe delle democrazie, funziona poco, quando la cupola il controllo dei media e dei meccanismi di governo è totale.

La possibilità di cambiamento è affidata ad altri tipi di strade.

Nessuna rivoluzione, per carità. Gli italiani (come popolo dico, non qualche italiano atipico) non le fanno, le rivoluzioni, se proprio non ce li tiri dentro per i capelli. Qualcosa tipo quello che accadde l’8 settembre del 43 dove dovevi solo scegliere da che parte stare, con uguali prospettive di essere ammazzato. Quando per molti andare in montagna fu uno scappare dalla guerra, o dai campi di concentramento tedeschi dove si moriva. E dopodiché una pura questione di sopravvivenza.

Ora l’alternativa che si pone alla rivolta senza molte speranze è andarsene da questo paese. E francamente, fra la prospettiva di essere sparato o di finire in galera per qualche anno per un gesto inutile quale può essere dar fuoco a un cassonetto o aver tirato un sasso verso un blindato della polizia o andarsene a cercare fortuna all’estero, voi che scegliereste? Razionalmente, dico.

Nella mancanza di una speranza di soluzione collettiva, si cercano soluzioni individuali.

Già siamo un paese di vecchi. I pochi giovani guardano fuori dai confini di questo paese. Dove c’è qualche possibilità di una vita normale. Chi la fa la rivoluzione? quella per strada dico, non con i proclami su facebook.

Anche perché, a noi in Italia potrà anche sembrarci incredibile, ma se vai in germania, un lavoro da lavapiatti, da muratore, e magari anche qualcosa di più, lo trovi. E ancora più incredibile, con un lavoro ci vivi pure. Ci paghi un affitto, ci fai la spesa, ci paghi le bollette. Come qui una volta.

Da facebook

Da facebook http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153053629755523&set=a.10152088133680523.907551.103897510522&type=1&theater

Ma di storie simili credo che ognuno di noi ne ha sentite o vissute anche molto da vicino.  Ma può essere questa la soluzione del problema Italia?

Forse sì, in parte. Ma appunto, non è solo italiano il problema. Lo squilibrio monetario nell’Unione Europea, può essere compensato solo dallo spostarsi in massa della forza lavoro?

Quanta forza lavoro sono in grado di assorbire la Germania, l’Austria, l’Olanda, in una situazione di crollo della domanda nel resto del mercato europeo e di un rallentamento generale dell’economia nel resto del mondo?

L’emigrazione forzata funziona come agente equilibratore quando la zona in crisi è limitata e nel resto del mondo l’economia funziona. Ma non è questo il caso.

Leggevo giorni fa questo articolo sul blog di Uriel Fanelli, che ha il pregio di riuscire a guardare le cose spesso da angolature impensate.

…la risposta a “quanto puo’ vegetare ancora il governo italiano SENZA tagliare spesa ed inefficienze, ma solo aumentando la pressione fiscale sulle rendite e sui capitali?” e’ terrificante: 15-20 ANNI!

Prima di 15-20 anni, non si arrivera’ MAI alla situazione in cui il governo italiano non possa trovare soldi attraverso nuove tasse: i patrimoni sono ancora intoccati dal fisco,  o quasi. Non ci sara’, quindi, l’apocalisse, ma una lunga serie di tasse, visibili ed invisibili, sul patrimonio.

Per Uriel andiamo incontro non tanto ad una catastrofe, bensì ad un lento declino: non vi aspetta una fine orribile, ma un orrore senza fine.

Verso l’autunno incontrerete uno scalino ,il solito aumento dello spread o qualche altra crisi finanziaria/immobiliare, ma questo non significa che sia “LA” botta. E’ una delle botte di una scala che ha MOLTI gradini, da urtare al ritmo di uno-due l’anno, per i prossimi 15-20 anni.
 
Come se non bastasse, le famiglie italiane si stanno mettendo a fare sacrifici mostruosi per risparmiare di nuovo: un istinto millenario di mettere da parte qualcosa se il futuro e’ incerto. Questo, pero’, aumenta la quantita’ di capitali tassabili, e quindi prolunga l’agonia.
 

Grillo non si capacita di come il governo ed i partiti pensino di andare avanti in questo modo, ma non sa – e non ha idea – delle stime di ricchezza patrimoniale del paese. Sono 6000 miliardi di patrimoni, abbastanza per vivere cosi’ ancora per 15/20 anni. Grillo non lo sa, ma i partiti lo sanno. Lo sa Napolitano.

Certo se la crisi italiana fosse solo italiana, questa miserevole prospettiva sarebbe l’ipotesi scenario più credibile. Le fasce più vitali della popolazione emigrano. Facendolo lasciano qualche possibilità in più a quelle che restano. Chi possiede patrimoni (non parlo di rendite milionarie, parlo di qualche casa e terreni, aziende, capannoni, insomma quelli che una volta erano considerati benestanti, gente con appartamento di proprietà, la casa al mare, la casa che era dei nonni al paese, qualche soldi in banca) viene spolpato a poco a poco. E il paese sopravvive, ridimensionato da potenza industriale a paese di servizi e offerta turistica per i nuovi ricchi del mondo.

Ma non essendo la crisi italiana solo italiana, non credo che le cose andranno in questo modo.  Qualcosa altrove si muoverà e noi con l’opportunismo che ci ha sempre contraddistinto come paese, ci sposteremo dove farà comodo.

Non abbiamo sovranità. E nemmeno la maggioranza degli italiani anela ad averla. Franza o spagna purché se magna è il motto che andrebbe scritto sulla nostra bandiera. Aspettiamo. Le elezioni tedesche. Quelle francesi. Qualcosa. Poi vedremo da che parte buttarci.

La gente prima nega una cosa, poi la svilisce, poi decide che la si sapeva già da tempo“. Quando qualcosa accadrà, l’italia, i giornali, i talk show, i partiti, saranno pieni di quelli che lo avevano detto. Che si vedeva da subito. Accodati a qualcun altro.

Io mi sono addirittura accodato a Marine Le Pen.

Come spesso è accaduto nella nostra storia, dovremo aspettare di essere liberati. Poi pagheremo – a lungo –  i liberatori per il disturbo.

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3 thoughts on “Non staccate la spina

  1. leggo da mesi i tuoi post sulla questione euro;

    talvolta li condivido;

    talvolta no,

    come stavolta;

    io ci provo a capire le ragioni tue e di chi come grillo ritiene che l’uscita dall’euro sia il primo passo da fare per tentare di raddrizzare la barca;

    ma leggere che addirittura ti accodi a marine le pen….sinceramente non si può vedere;

    a meno che non sia una delle tue solite provocazioni dialettiche, pronunciate con il dichiarato intento di avviare una discussione – pacifica – sull’argomento che ti sta a cuore, oppure un modo di attirare ancora di più l’attenzione su una questione assolutamente importante.

  2. Si, certo. L’intento è provocatorio.
    Non conosco abbastanza bene Marine Le Pen per dire che condivido o non condivido. E comunque è inutile tanto non devo nemmeno decidere se votarla o meno.

    Il punto è, come dice Bagnai, che “in Europa il progetto economico fallimentare della moneta unica è stato sostenuto soprattutto dalla sinistra. Ciò crea un enorme vuoto politico nella misura in cui ci si rende conto del fatto che l’euro, in realtà, è fortemente avverso a quelle classi subalterne che la sinistra dice di difendere.”
    Questo ovviamente crea enormi contraddizioni.

    Da un lato quindi mi sono enormemente rotto i coglioni di tutti gli specchietti per le allodole di questa sinistra falsa e non accetto più nulla che mi viene da essa. Voglio mettere in discussione tutto: i diritti dei gay? parliamone, femminicidi, parità di genere, prese per il culo, fumo negli occhi… la società multirazziale? parliamone… lo sciocchezzaio ipocrita dei luoghi comuni di sinistra mi ha nauseato.

    Voglio delle posizioni non aprioristiche, che prendano in considerazione tutti i punti di vista. Quindi ascolto anche un partito di destra, su questi argomenti.

    Dall’altro ritengo così fondamentale in questo momento la battaglia sull’euro e la sovranità nazionale che pur considerando a malincuore, come vado dicendo da anni, che avrei preferito che tale battaglia fosse portata avanti da chi dovrebbe difendere i diritti della classi subalterne, non mi faccio scrupolo di appoggiare CHIUNQUE, la metta al centro realmente del suo programma politico.

    Per quanto mi riguarda è come dopo l’8 settembre 43. Prima di tutto c’è un nemico da sconfiggere. Poi per le differenze nel nostro campo si vedrà. E nello schieramento nemico metto la dirigenza piddina, i sindacati, l’entourage culturale che li attornia.

    Magari l’avessimo, in Italia, una/o che avesse le palle di dire quello Marine Le Pen dice sull’euro e sull’europa.

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