UN’ESTATE FA…NON C’ERA CHE LUI


 

Parleremmo dunque del caso giudiziario più importante della Storia italiana?
Naaah…
Parliamo del tempo.
Ma non di quello meteorologico, quanto della sua dimensione cronologica.
Pensate, un anno fa, esattamente il 30 luglio 2012, quest’oggi, Monti e Merkel si incontravano per dirci che l’euro era bello e perfetto, e che si sarebbe fatto “tutto il possibile” per salvarlo. Riecheggiando la fresca dichiarazione di Draghi, che avrebbe persino causato una “euforia sui mercati” giudicata “eccessiva”.

A distanza di un anno, il “mitico” Bernd Lucke ci dice che “i paesi periferici riducano i salari del 30% o escano dall’euro”.
E aggiunge: “Questi paesi dovrebbero andarsene perché hanno dimostrato di non poter essere abbastanza competitivi – ha dichiarato Lucke in un intervento sull’emittente televisiva Cnbc, aggiungendo che se invece restassero nell’unione monetaria, dovrebbero subire una riduzione dei salari di circa il 30%, una condizione inaccettabile per gli operai. Dunque andarsene sarebbe il male minore.”

Interessante il commento dell’autore italiano dell’articolo linkato:
“Poniamo di voler seguire il consiglio dell’amico Teutonico; ho 2 possibilita’: Soluzione A) Svaluto i salari, tutti quanti del 30%. Tenete conto che il monte salari di una nazione pesa circa il 50% del PIL. Trascuriamo qualche fattore secondario, quale la proletarizzazione di diversi milioni di persone che passerebbero da essere classe media ad essere morti di fame. Immaginiamo anche che i lavoratori non oppongano resistenza (qualche dubbio ce l’ha anche Bernd Lunke). Che accade? Semplice: il PIL ben che vada fa -15% (anche considerando l’effetto positivo per l’export) e la nazione va in deflazione. Quindi? Per una nazione come l’Italia il Debito va nell’iperspazio e passa dal 130% al 160%. Sintetizzando ulteriormente: muoriamo schiacciati dai debiti, e come noi piu’ o meno tutta l’eurozona.

Soluzione B) Svaluto i salari, tutti quanti del 30%, riducendo la componente fiscale e contributiva. Sapendo che il monte salari di una nazione pesa circa il 50% del PIL, parliamo di finanziare il tutto con una manovra da 240 miliardi (in realta’ sarebbero meno, ma comunque sempre una cifra mostruosa). Che accade? Semplice: per quanto si taglino sprechi e privilegi, il Deficit Pubblico necessariamente andrebbe alle stelle, e con esso il Debito. La cosa mi ricorda il Portogallo, dove s’e’ applicato qualcosa del genere, ed il Debito Pubblico sale al ritromo del 15% all’anno. Quindi? ancora una volta muoriamo schiacciati dai debiti, e come noi piu’ o meno tutta l’eurozona. Dicesi matematica elementare. I benpensanti potrebbero dire: ma e’ esattamente quello che ha fatto la Germania con le riforme Hartz ed i Minijob. Vero. Ma e’ anche vero che la Germania c’ha messo svariati anni ad applicare tale politica, sforando per alcuni anni il famoso 3%, ed alle spalle aveva un Debito che non stava gia’ nell’iperspazio ed un sistema economico per definizione e struttura (grandi imprese) non inflattivo. Inoltre, se tutti facessero in simultanea tale politica, gli effetti non sarebbero cosi’ semplici: alla fine si avrebbe una rincorsa continentale, se non mondiale, a proletarizzare i lavoratori. In sintesi non funziona, ed il buon Bernd Lucke lo sa perfettamente.

Ovviamente la soluzione C), una politica espansiva tedesca, con rivalutazione dei salari ed avvio di meccanismi di trasferimento compensativi verso le nazioni deboli, manco e’ contemplata tanto da Bernd Lucke, tanto da Angela Merkel, che anzi la vedono con orrore: di ammettere l’errore di aver colorato di Blu la porzione loro spettante di condominio bianco, manco se ne parla. E comunque per i Tedeschi la “Morale” e’ un concetto che non prevede che il “Colpevole” sia Teutonico.”

E sull’euro-break aggiunge:
“Considerando una bella svalutazione del 15-25% delle varie monete verso l’Euro-Marco, diciamo che la Germania vedrebbe in un sol colpo: Conseguenza 1) Perdere un buon 7% del suo PIL (azzerando l’attivo della bilancia dei pagamenti, ora a +200 miliardi) Conseguenza 2) Perdere qualche centinaio di miliardi in investimenti all’estero, che verrebbero deprezzati (per esempio i titoli italiani ridenominati in lire perderebbero un 15-25% del loro valore in Euro-Marchi) impattando il sistema bancario teutonico, che alla fine verrebbero ripianati dai contribuenti tedeschi.

In sintesi, la Germania perderebbe il vantaggio competitivo acquistato dalle riforme sul lavoro, una bella fetta di PIL e vedrebbe il Debito Pubblico schizzare al 110-120%.

Badate bene che non considero affatto Bernd Lucke un fessacchiotto. Queste cose e le relative conseguenze, le conosce perfettamente. Ma e’ preferibile per Bernd Lucke uscire da un Europa non armonica (ai suoi occhi non sufficientemente Tedesca) e ripartire in una sana competizione, dove la Germania e’ padrona del proprio destino, e non destinata ad una Leadership solidale che semplicemente non vuole. L’alternativa e’ la proletarizzazione del resto d’Europa, che diventerebbe nel tempo cio’ che il Sud Italia e’ per il Nord Italia (una terra cui vendere merci e simultaneamente da sussidiare, in un meccanismo di conflitto crescente e di depressione e crisi economica dilagante).

Dal mio punto di vista il ragionamento e’ ineccepebile e straordinariamente lucido, a valevole ovviamente in senso contrario.”

Come cambiano i tempi!
Certo non abbiamo la velocità di autoconservazione necessaria, ma intanto Letta si azzarda persino a dire che sulla crisi della Grecia sono stati commessi grandi errori dall’UE (e sfido, lo ha già detto in lungo e largo persino il FMI!)…e assicura che la Grecia avrà l’Italia al suo fianco. Il che, detto a Samaras, per quello che riserva ai suoi connazionali, e in consonanza “euroconservatrice”, non pare molto rassicurante per i greci!
Ma in fondo, la conservazione del potere è una forte “cultura comune”…

Tanto, si sa, bisogna finire di adottare le “necessarie riforme” per la crescita “duratura”. Lo dice pure Jack Lew.
Ma a giorni alterni: ogni tanto dice pure di allentare l’austerity UE.
Non si capisce bene però se questo includa o meno il taglio dei salari del 30% (con tutti gli effettucci visti sopra): o ci dice chiaramente che non è una cosa corretta o stiamo ancora aspettando che ci chiarisca esattamente che cosa intendesse per “riforme strutturali”.
Mica è indifferente, dear Jack.
E a Obama che si ingegna con la nuova idea di “corporate tax”, “to boost US economy”, magari un’effettiva ripresa della domanda in UE non potrebbe dispiacere, dato che altrimenti i nuovi posti di lavoro rischiano di evaporare in qualche nuova crisi finanziaria..dietro l’angolo

 

da http://orizzonte48.blogspot.it/2013/07/unestate-fanon-cera-che-lui.html

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One thought on “UN’ESTATE FA…NON C’ERA CHE LUI

  1. meglio uscire,svalutare del 15/20 % o, comunque lo deciderà il mercato, ed avere le mani libere per uscire dal casini in qui ci hanno cacciato questi incapaci

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