Le strade sono chiuse.


Ogni volta che mi accingo a scrivere qualcosa la sensazione di inutilità mi fa desistere. Qualche commento en passant lo affido allo status di facebook o a twitter o al forum. Qualche link o, se mi viene, una battuta, il più delle volte amara, sarcastica.

Non è più nemmeno il tempo dell’indignazione o dell’allarme. Chi voleva capire ha capito. Chi non ha capito è perché non ha interesse a capire o non ci arriva proprio.

Se chi ha capito non fa niente è perché non si può far niente. Aldilà di parlare, di scrivere, di indignarsi, di creare innumerevoli gruppi su facebook o nei blog, di incontrarsi nei convegni, di scambiarsi documenti, non si può fare niente. Il potere ha preso le sue contromisure e risulta largamente impermeabile ad ogni tipo di critica.

Ormai è evidente che non questione di stupidità o incapacità, di diversa scuola macroeconomica o impostazione ideologica.  Non vedere in che stato le politiche economiche imposte dall’€uropa e dai governi che si sono succeduti stanno riducendo il paese dimostra il perseguimento di un disegno, chiaro quanto criminale.

Questo disegno è stato pensato e dispiegato nel tempo. L’€uro è stato ed è uno strumento essenziale per la sua attuazione. Ma, appunto, uno strumento. Importante, anzi fondamentale, ma non è il solo.

Il potere economico, finanziario, mediatico e, non ultimo, militare, che lo supporta usa l’€uro come leva. Ma il diritto, la politica, il ricatto, la forza, la disinformazione, il controllo sociale sono strumenti anch’essi, flessibili e adeguatamente rapportati allo scopo.

Lo scopo, almeno in prima istanza, sembra essere quello di uno svuotamento totale delle sovranità nazionali, in favore di burocrati non eletti, rappresentativi di fondazioni, banche, organismi finanziari sovranazionali. Oltre questo, non so, non importa. Per ora.

Il disegno c’era e c’è ancora oggi. Per questo, nonostante gli indicatori affermassero il contrario, l’€uro è ancora in piedi. Nonostante la Grecia, il Portogallo, la Spagna, l’italia. Nonostante l’evidenza che indica quanto tale struttura monetaria sia fittizia e senza senso, dal punto di vista macroeconomico e politico.

Per questo le politiche di austerità continuano imperterrite, nonostante più nessuno economista se la senta di difenderle, avendo dimostrato aldilà di ogni ragionevole dubbio la loro assurdità.

Per questo, un concetto arbitrario, come il 3% del rapporto deficit/pil, viene sbandierato come una sorta di verità rivelata, un dogma intangibile.

Aldilà di ogni ragionevolezza, di ogni logica.

Ho scritto molto contro l’€uro e le politiche di austerità, di mio e riportando gli scritti di altri, in questo blog.  Ho scritto quando qualche anno fa se ne parlava pochissimo. Quando ancora si poteva pensare che bastasse ragionarci per rendersi conto della trappola in cui eravamo venuti a trovarci e quindi fare qualcosa per tirarcene fuori. Quando pensavo che potesse esistere una critica (prima) e poi una uscita, da “sinistra” dall’€uro, cioè una critica e un’uscita che mettesse al primo posto il mantenimento dei diritti e dei servizi sociali, in una parola il welfare acquisito. Una critica e un’uscita che non fossero cavallo di battaglia di una destra cialtrona, razzista, xenofoba. Che fosse anzi l’elemento aggregatore di una sinistra da rifondare, aldilà dei vecchi schemi ideologici classisti.

Così non è stato. Il processo, per quanto si sia ampliato al punto da divenire ormai materia di discussione quotidiana non è andato oltre un antagonismo senza sbocco politico e/o sociale.

Per contro o visto la destra impugnare più volte l’arma dei sentimenti anti €uropa, ed esprimere piena consapevolezza delle dinamiche perverse innestate dall’€uro e dalle politiche di austerità. Ma l’ho anche vista rintuzzare velocemente, stretta dal ricatto e dagli interessi personali dei loro caporioni. E chissà da quali altre forme di pressione.

Mi sono convinto che non ci sia alcuna dinamica endogena che possa mutare la situazione, che è sotto lo stretto controllo di chi questo disegno si occupa di portarlo avanti, difenderlo, attuarlo. Con mezzi ampiamente aldilà della portata di un qualsiasi movimento antagonista. Forse aldilà di uno stato sovrano anche.

Le previsioni sull’imminente crollo dell’€uro falliscono. E falliscono perché non tengono conto che non è un processo libero. Non lo è mai stato.

E’ sempre stato controllato e deciso. Diretto e guidato. Con uno scopo.

E come calcolare quando si fermerà un’automobile basandosi sui dati relativi al consumo e la quantità di carburante rimasta, lo stato del motore, filtri olio e gomme.  I nostri calcoli possono essere precisi, ma se non teniamo conto che esiste un guidatore e quello si ferma a fare benzina, a cambiare l’olio a gonfiare le gomme… un guidatore che è in grado di fare interventi “illimitati” di manutenzione, saremo sempre costretti ad inseguire una chimera. Quella del crollo dell’euro.

La macchina la tengono in funzione quanto basta. Le politiche di austerità anche. Finché riescono a tosare le pecore stringono. Se le pecore alzassero il capo, allenterebbero. Un minimo. Per poi tornare a stringere.

Il problema non è l’€uro, il problema sono quelli che stanno usando l’€uro. E i servi di questi.

Ma non saremo noi a fermare la macchina in movimento. Solo qualche evento esterno, di quelli che vanno oltre la capacità di controllo di questa cricca sovranazionale.  Ovvero eventi che sfuggano loro di mano. Di rilevanza globale.

Non saranno i nostri movimenti. I nostri convegni. La nostra contro-informazione. La nostra politica. A fermare la macchina.

Chi può se ne vada. Chi non può, come me ad esempio, si attacca.

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