Priebke, Shoah, Foibe, negaziosimo, reati di opinione: maneggiare con cura


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…………

Benissimo ha fatto Fk. precedendomi,  ad indignarsi per l’atteggiamento vile da Piazzale Loreto che a volte contagia il coraggioso italiota

Ma quanti poteri ci sono in Italia?

ieri ho parlato con un mio cliente che da 60 anni dirige un’azienda di pompe funebri (e penso che in vita sua ne abbia viste (ha 78 anni) e mi ha detto di essere rimasto scioccato da un simile atteggiamento

Priebke era stato estradato (dopo aver vissuto per decine d’anni col suo nome) processato e assolto in primo grado con ordinanza di rilascio non eseguita per l’eplosione dell’indignazione popolare (ben diretta?) e un nuovo processo che lo condannasse finalmente. Ha po scontato la pena fino ad arrivare ai domiciliari, morendo poi dopo aver compiuto i 100 anni.

Quello che è successo dopo solleva più di una riflessione in un ambito delicatissimo perchè lambisce sensibilità profonda delle persone, ma riflessioni che debbono essere fatte proprio in quanto esseri pensanti, oltre che sensibili

Oltre ai calci al carro funebre che ha scritto una brutta pagina italiota, la radio ha chiamato Priebke “boia delle fosse ardeatine” (e kappler cos’era?) e perfino “gerarca” (accidenti. neanche fosse Goering o Galeazo Ciano)

Era un capitano che in tempo di guerra eseguiva ordini. L’insubordinazione in tempo di guerra è punita con la pena di morte (piccole omissioni giornalistiche…)

Se si fosse rifiutato avrebbero trovato 336 persone nelle fosse

Comprensibile che essendo rimasto l’ultimo finisse per fare da parafulmine a chi quasi certamente aveva responsabilità ben maggiori

Colpisce la tempesta mediatica (voluta, non voluta…) che alla fine , proprio per atti vili potrebbe finire per farne un martire (e questo non va bene) o peggio, un simbolo del furore “occhio per occhio, dente per dente” in chiave antisionista (vedi quanto si sono accesi gli animi neonazisti italiani e , forse, europei e mondiali)

Sono forze grandi quelle che si sono mosse in questi giorni, non solo in Italia, ma in Europa e nel mondo

Che responsabilità hanno i gossip-media in tutto questo? Ed è stato solo Gossip, una tempesta voluta, più tempeste poi sfuggite di mano (e in ultimo silenziate quando si è visto che si stava per errore e parlandone troppo,  creando un martire ?

Il volume e le telecamere si sono poi  accesi (per contrasto) sui settant’anni della razzia dal ghetto di Roma

napolitano gattegna rullo special1 Priebke, Shoah, Foibe, negaziosimo, reati di opinione: maneggiare con cura

(naturalmente i volontari carnefici italiani che compilarono le liste potrebbero anch’essi essere definiti boia, ma non risulta siano stati processati…)

I “cattivi”, negli ultimi momenti di vita dicono spesso cose … “scomode” (Saddam, Gheddafi) e anticipatorie di verità scomodissime percui intervengono processi sommari (gheddafi) o farsa (Saddam) onde evitare che rivelino al mondo cose che al confronto Assange fa ridere (oggi è pubblicato su questo sito un articolo che parla delle responsabilità Usa sui Gas utilizati da Saddam contro l’Iran … chi sono i boia? quando i processi ai responsabili?)

Nel caso di Priebke e del documento di sette pagine non mi riferisco al negazionismo sulle camere a gas e sull’olocausto, ma sulla delicatezza nel valutare la storia quando per forza di cosea questa viene sempre scritta dai vincitori (e dal tempo degli assiri babilonesi e degli egiziani che funziona cosi…) e che pertanto un’attenta ricerca storica ed un rifiuto di ideologie a priori deve sempre animare la persona che indaga, che deve capire cosa successe e perchè poche decine di anni fa e come certi poteri mondiali forti allora e fortissimi oggi (la grande finanza in primis) agiscano a discapito delle popolazioni che mai invocano una guerra se non infoiate ed accese da chi comanda che ha sempre la responsabilità dell’atto

Ma tutto questo solo per dire che la strana e l’affrettata accellerazione sulla legge che instituirebbe il reato di negazionismo che pareva tanto cara a Napolitano e Grasso sull’onda della nuova indignazione mediatico/popolareè forse giusta sia discussa con calma in Parlamento

E’ infatti DELICATISSIMO parlare di reati d’opiinione

Sono d’accordo sulla gravità di negare l’olocausto e le camere a gas, ma ATTENZIONE a come viene scritta questa legge.

Potrebbe infatti diventare un reato d’opinione anche negare atti terroristici (torri gemelle), qualora chi come me , molti di voi , Blondet non fosse convintissimo della realtà ufficiale. Vi rendete conto cosa vuol dire essere denunciati per una cosa che si pensa diversa dai main stream. saremmo in pieno 1984 di Orwell…

La stessa Chiesa ha assunto un atteggiamento molto al limite, anzi direi oltre alle propie regole (perchè non negargli di andare a messa allora, perchè gli aveva dato il visto per fuggire in Argentina insieme a Gerarchi e boia per peggiori di lui…perchè non intervenne decisamente per fermare 70 anni fa il trasporto dei 1300 ebrei verso la Germania – esiste un solo debolissimo trafiletto postumo di denuncia)

E che dire dell’ipocrisia del governo argentino (i Dersaparecidos sono roba loro, quanti nazisti ospitarono ed ospitano?)

Per fortuna che la legge è stata fermata da un iter per direttissima . Una legge di questa portata scritta male avrebbe potuto imbavagliare una nazione se scritta male.

campi di concentramento, foibe

a sei anni ho vistato l’unico campo in Italia, la Risiera di San Sabba

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vicino a Trieste. Due muri lisci in cemento armato alti più di dieci metri ne costituiscono l’ingresso.

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Quello che ho provato lì’ dentro (anche se il forno crematorio non c’è perchè l’edificio fu fatto saltare in aria) non si dimentica più

La guerra è una bruttissima cosa.

Anche le Foibe sono una cosa terribile e , avendo vissuto per 10 anni a Trieste aleggiava ancora a bassa voce la paura dei Titini (il confine di Stato era allora un vero confine ante Shengen) e presidiato dall’esercito col colpo in canna in piena guerra fredda.

Ho visitato per caso le Fosse Ardeatine trovandomi all’inizio dell’Appia Antica ed è davvero toccante  quel luogo.

a Praga , oltre al cimitero ebraico (uno strano bosco in mezzo alla città) c’era, prima della giuerra, il più grande ghetto d’Europa.  Vicino ad una delle più antiche sinagoghe c’era uno strano museo sui deportati nella vicina e terribile cittadella di Terenzin: erano esposti i disegni ritrovati dei bambini la cui fantasia addolciva quanto vedevano lì dentro.

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*Singolare la storia di oltre 80 disegni di bambini nascosti in una valigia dall’insegnante d’arte prima di essere deportato ad Auswitz incredibilmente sopravvissuti alle perquisizioni e alla guerra e tornati a casa per essere esposti nelMuseo Ebraico di Praga

La guerra è una bruttissima cosa. Soprattutto – come sempre è stato – per i civili inermi, le famiglie, e più in generale per la stragrande maggioranza della popolazione che la guerra non la vuole. La guerra la fanno sempre i capi. E l’  “Argent” lo guadagnano altri…

Le attuali generazioni , dall’alto dei loro Suv o strusciando i propri smartfones non sanno nè possono immaginare cosa possa essere una guerra, nè sono consapevoli totalmente dei loro gesti i “calciatori di carri funebri”

I sentimenti suscitati sono forti

Come forte è lo stupore nel capire che la rappresaglia in tempo di guerra non è reato (Kappler e lo stesso Priebke furono condannati per le cinque persone in più ritrovate uccise)

Ieri e oggi

Il pensiero e l’animo deve essere molto attento anche ai giorni nostri

Tutto questo pandemonio per una crudele storia “vecchia” insegna che certe forze paiono solo sopite

Che certe dinamiche ante seconda guerra mondiale posso essere tuttora attive

Che certe verità non ufficiali circa i crimini di guerra commessi anche da altri e anche nella storia recente e recentissima  non si possano nemmeno nominare (eppure Dresda, o il Vietnam, o i 500.00 bambini Iracheni, o i 2000 civili uccisi in Afganista meriterebbero anchessi e forte il nostro autentico sdegno non-televisivamente-diretto, senza nulla togliere al dramma della Shoa, alla sua capillare vastità.

Shabra e Shatyla, l’operazione piombo fuso, lo sterminio degli Armeni, la Cambogia,  il genocidio degli ufficiali polacchi, le purghe di Stalin, le pulizie etniche  non sono forse altre forme terribili di genocidio della belva che è nell’uomo? Tutte uguali tuttavia per spingere ad una riflessione non a senso unico , più ampia sul come cercare di evitarle e punire tutti i colpevoli di TUTTE le parti per evitare il ripetersi di tali episodi

Seguono immagini che fanno ragionare sull’univocità dell’attenzione sul Dramma dell’Olocausto, che tuttavia non deve diventare nè una scusa per raffreddare giuste reazioni (contro il Muro, su Piombo Fuso) nè distrazioni da attualissime stragi e… bruttissime guerre (Jugoslavia, Iraq, Afganistan, Cecenia, Libia, Libano, Siria – solo per citarmne le più recenti) nonchè atrocità (lo strano utilizzo attuale del Circo di Tripoli..)

Che l’Olocausto e luoghi della memoria di tutti gli Olocausti  si moltiplichino se debbono servire ad attivare forze contrarie a tali azioni da parte dei potenti della terra da parte delle popolazioni con i pochi strumenti democratici a disposizione (e poco utili a causa della propaganda mainstream) E questo non è negazionismo.

C’est l’argent qui fait la guerre (e in tempi più recenti anche il petrolio, l’uranio e le altre materie prime)

La Censura di Odifreddi* da Repubblica per aver criticato le gesta dei calciatori di carri funebri fa pensare (indipendentemente dalla condivisione o meno del pensiero)

In alto i cuori

Rimanga alta l’attenzione, oltre che la sensibilità, su certe cose.

Ragionare sempre con la propria testa e cercando di cogliere e documentarsi sulle verità storiche al di là di quelle ortodosse dev’essere una costante incomprimibile.

Col massimo rispetto a qualsiasi vostra opinione,

… purchè possa essere espressa. Reati di Opinione. Maneggiare con cura.

1984 cover george orwell Priebke, Shoah, Foibe, negaziosimo, reati di opinione: maneggiare con cura

*Che cos’è la verità?

17 OTTOBRE – Di Piergiorgio Odifreddi che, dopo la censura, ha rotto i rapporti con Repubblica (non per condividerne il pensiero, ma per sottolineare quanto sia facile oggi, anche con quella strana bestia che è internet , ad esaltare o spegnere voci

Per coloro che si fossero perse le puntate precedenti, mi chiamo Piergiorgio Odifreddi, e sono un logico matematico. Il che significa che ho passato la mia vita a cercare di capire qual è la risposta alla domanda del titolo. Che secondo la leggenda, fu posta da Pilato, anche se poi lui se ne andò senza neppure aspettare che il suo interlocutore provasse a rispondere.

Le risposte però ci sono, benché ovviamente interessino più i pochi logici in circolazione, che i tanti Pilati che se ne lavano le mani di cosa sia la verità. In particolare, secoli di indagini hanno prodotto una classificazione dei suoi vari tipi.

Si parte dalle verità matematiche, che sono dimostrate in maniera logica e controllabili da chiunque abbia un’alfabetizzazione adeguata. Si passa alla verità scientifiche, che non sono mai completamente assodate, e sempre sottoposte a continue verifiche sperimentali, spesso effettuabili solo da chi abbia adeguati mezzi tecnologici. Si arriva poi alle verità storiche, che si basano su testimonianze di varia mano, relative a fatti unici e non riproducibili, e che dunque non possono mai avere il grado di affidabilità delle verità scientifiche, per non parlare di quelle matematiche.

Da un punto di vista individuale, poi, il grado di certezza che ciascuno di noi assegna alle varie verità dipende non solo dalla loro natura, ma anche dalla nostra conoscenza di esse. Il teorema di Fermat, ad esempio, è stato dimostrato da Andrew Wiles, ma anche un matematico come me non ha gli strumenti concettuali per capirne la dimostrazione: dunque, la mia certezza della verità del teorema si basa su testimonianze di seconda mano, in particolare su libri e articoli di divulgazione, e non su una conoscenza diretta.

Questo non significa che non creda al teorema di Femat, ovviamente. Significa però, altrettanto ovviamente, che ci credo in una maniera diversa da come credo al teorema di Pitagora, che invece so dimostrare in una dozzina di modi diversi (anche se uno solo già basterebbe).

Nella discussione del post del 12 ottobre ho detto esattamente le stesse cose, riferendole all’argomento di cui si parlava allora: che era Priebke in primis, e i crimini nazisti in subordine. Ma sarebbe stato lo stesso se si fosse parlato della scoperta dell’America, vista la data, o di qualunque altro argomento. Perché, come si sarà capito, il discorso è generale: dunque, si applica a tutto ciò che ha a che fare con la verità (storica in questo caso), niente escluso.

Che un giornalista come Gianni Riotta, che queste cose le sa benissimo, avendo anche lui studiato logica come me, possa aver preso spunto da esse per attivare la sua personale macchina del fango, accusandomi di negazionismo, è singolare e sconsolante.

Io non conosco i suoi motivi, che possono essere solo la leggerezza di un utente entusiasta di un mezzo banalizzante della discussione come Twitter. Ma possono anche essere la mala fede di chi, quando gli si fa notare che ha detto una stupidaggine, non si degna nemmeno di rispondere alla mail, mostrando la volontà di negarsi ai chiarimenti.

Ovviamente, il mitico “popolo della rete” l’ha seguito a ruota libera, gridando all’untore. Perché non gli interessa verificare cosa una persona possa aver detto, e meno che mai cercare di capirlo. Gli interessa solo ripetere ciò che appare nei 150 caratteri che costituiscono ormai il limite massimo dell’attenzione e dell’approfondimento.

Che sia così per i due terzi della popolazione italiana, che secondo la recente rilevazione Ocse non arrivano al livello minimo di alfabetizzazione per poter agire consapevolmente in una società sviluppata, è un fatto col quale dobbiamo convivere, per quanto spiacevolmente.

Purtroppo è così anche per molti professionisti della carta stampata. Luigi La Spina, ad esempio, che su La Stampa mi chiama “epigono nostrano del negazionismo storico “. O Massimo Adinolfi, che sul Messaggero paragona le mie opinioni a quelle di Irving. O il Giornale e il Fatto Quitidiano, che riportano entrambi con foto la notizia che questo blog e stato chiuso, scambiandola dolosamente con una di un anno fa.

Nella discussione “incriminata” osservavo banalmente che molti di noi confondono ciò che vedono nei film, o leggono nei romanzi, con la verità storica. Questi esempi dimostrano paradossalmente che alla lista dobbiamo aggiungere anche i giornali: non tutti, magari, ma certo almeno quelli che ho nominato. E, questa volta, lo so per conoscenza diretta, e non solo per sentito dire…

Disclaimer: non trattasi di articolo giornalistico, nè di negazionismo, nè di linea editoriale di Rc, ma unicamente di una riflessione su recenti fatti e su iniziative parlamentari frettolose su una cosa delicatissima e da maneggiare con cura: i reati di opinione. E sui rischi che una regolamentazione non ponderata puà portare oggi, con gli strumenti invasivi attuali (Echelon ne è un esempio attualissimo)

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