Dichiararsi comunisti sarà reato


Mi ricordo tante discussioni, in questi anni, con amici di sinistra, o dichiaratamente comunisti.

Quando s’indignavano e chiedevano a gran voce l’applicazione delle leggi che vietavano la ricostituzione del partito fascista perché magari un giocatore di calcio aveva salutato a braccio teso.

Quando esplodevano in una sorta di linciaggio mediatico quando qualcuno, anche recentemente, diceva una sola parola che anche leggermente facesse dei distinguo sulla tematica dell’olocausto. Anche semplicemente dicendo di ammettere la possibilità che qualcuno esprimesse posizioni diverse in proposito.

Quando venivano chiusi siti, o arrestate persone, solo per aver espresso delle posizioni politiche.

Ho sempre difeso il principio della libertà di opinione, anche se la mia opinione era radicalmente diversa.

Mi facevano incazzare quelli che erano pronti a sopprimere la libertà di opinione altrui basandosi sulla loro convinzione che le loro idee fossero sbagliate, socialmente intollerabili. Gli dicevo: perchè il saluto romano no e il pugno chiuso sì?  Perché inneggiare a Hitler no e a Stalin sì? Perché sui campi di sterminio tedeschi non si può dire una parola mentre quelli staliniani o maoisti sono un’opinione? Dov’è la vostra coerenza quando invocate dei principi?

Com’era quello scritto attribuito a B.Brecht (ma che sembra sia di un certo pastore Niemoller)?

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Beh eccovi serviti:

http://www.forbes.com/sites/timworstall/2013/10/30/the-european-union-proposes-to-ban-communism/

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2 thoughts on “Dichiararsi comunisti sarà reato

  1. Salve! Inizio col dire che gli estremismi da qualsiasi parte essi pendano, sono comunque pericolosi….come ben dicevi che differenza c’è tra un sedicente fascista che vuole imporre con la coercizione il suo credo e un comunista che fa altrettanto? Uno sprovveduto ma libero pensatore direbbe.. nulla!….e in se il concetto non fa una piega, però c’è il fattore tempo, cioè l’ambientazione storica in cui gli estremismi compiono la suddetta coercizione. Mi spiego meglio, facciamo l’ipotesi che fossimo tornati indietro nel tempo al periodo fascista…per ovvi motivi si doveva aderire al partito sopra menzionato ed avere atteggiamenti idealistici in linea col pensiero del tempo almeno per avere un quieto vivere, no? Tutto questo si può agilmente riprodurre anche se tornassimo sempre indietro nel tempo in Russia al periodo di Stalin, e sempre per il quieto vivere era consigliato anche in questo caso il medesimo atteggiamento, vero? Ora guardiamo le due sequenze di comportamento rispetto i giorni nostri…e vediamo che l’ago della bilancia si è spostato però è ancora in attivo per quello che riguarda il pensiero tendenzialmente comunista, e cioè magari se non sei di sinistra e non hai la tessera della CGL nessuno te ne fa una croce, ma salutare col saluto romano da ancora fastidio e scatena reazioni. La differenza la sta facendo il periodo storico e niente più. Le due ideologie non potevano coesistere prima ma tuttavia neanche oggi, anche se però c’è diciamo più tolleranza…ma allora come si fa per riuscire a sanare questa situazione? Io credo non si possa, lo credo perché secondo me è un problema indotto, cioè un non problema….cercherò di chiarire il mio pensiero, migliaia di anni addietro i popoli si muovevano in guerra per motivi oggettivi, solitamente risorse di prima necessità (cibo, donne ecc) in seguito i motivi cambiarono magari divennero più per prestigio, supremazia territoriale strategica o nondimeno religione. Ora ai giorni d’oggi nei motivi prima citati si aggiungono, ideologie e risorse energetiche, ma il fatto inconfutabile è che comunque sia il genere umano continua a farsi guerra da quando esiste….questo è un dato di fatto che ai potenti di questa terra non è sfuggito e cioè che c’è un bisogno ancestrale se vogliamo di carattere antropologico di combattere tra di noi. Bene come dicevo loro sfruttano ad arte questo problema comportamentale della nostra razza, alimentandolo di continuo con atti provocatori…vedi fatti delle Grecia Alba Dorata , in maniera non da risolverli ma al contrario per attizzarli a loro vantaggio, così facendo mentre i “tifosi” si scaldano e si scannano per una partita…i presidenti delle squadre amici di una regia occulta, godono dei guadagni senza avere nessuno che interrompe il loro cammino!! Tutto questo per dire che se le persone fossero più umili e autocritiche e sopratutto solidali, ci sarebbero meno padroni-politici-dittatori e staremmo tutti meglio…ma se in migliaia di anni come dicevo non siamo cambiati, non credo lo faremmo ora! Scusate se sono stato prolisso, grazie e ciao!

    • Condivido il tuo punto di vista sul fatto che la differenza sia “culturale”, nel senso di storia in quel dato paese. E’ chiaro che nei paesi che hanno sofferto il fascismo si è molto sensibili ad un ritorno di simpatie per questa ideologia, mentre in paesi ex comunisti è il contrario.
      Sono ferite che stentano a chiudersi, anche dopo decenni.
      Tutto ciò è comprensibile e in questo senso possono starci anche leggi illiberali per una democrazia, come quella in italia che vieta la ricostituzione del partito fascista.
      Poi le leggi bisogna dire che sono fatte per essere interpretate, entro certi limiti.
      Spesso in questa interpretazione la legge viene stirata da una parte o dall’altra, anche qui a seconda dello spirito del tempo.

      Per una democrazia liberale è però estremamente pericoloso darsi delle leggi che vietano ai cittadini di esprimere un’idea.
      Anche se l’idea è fortemente critica nei confronti dell’ordinamento esistente e della stessa democrazia liberale che la protegge.
      E’ un paradosso, certo, ma su questo paradosso si basa il rispetto delle minoranze che è fondamentale in una democrazia ed è la stessa forza della democrazia.
      Senza di esso non può essere distinta da una formazione sociale totalitaria, la quale può avere vari gradi di illiberalità, non necessariamente deve essere feroce. Può anche essere tollerante, fino a un certo limite.

      Essere tollerante con gli intolleranti è proprio il succo di una democrazia liberale, la cui difesa è nella forza delle sue idee e non nelle aule dei tribunali.

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