Voci di rivoluzione


Un collage di video e articoli. Ci si interroga su una questione che diventa sempre più eclatante. Il divario fra la gente comune e l’elite,  il sistema che sta generando un divario sempre più violento, le strutture finanziarie che lo determinano e quelle politiche che lo difendono.

La questione è globale. Anche se in alcune aree – noi lo sappiamo bene e i greci ancora meglio – il problema è più sentito che altrove.

Diversi approcci al problema: quello dell’attore Russel Brand ha suscitato sensazione, alcune settimane fa, quando ha parlato di quello che molti pensano, di rivoluzione e del fallimento della democrazia e del voto.

Gli risponde dalle colonne del Telegraph, Ambrose Evans-Pritchard

Un’intervista in tutto e per tutto politica a colui che per la buona parte degli italiani rimane quasi uno sconosciuto, tutt’al più identificabile come “l’ex signor Katy Perry”. Ovviamente Brand non è solo questo: attore, autore di libri satirici, stand up comedian e più in generale testa pensante, visto che la scorsa settimana il trentottenne ha firmato come “direttore ospite” un’uscita del New Statesman, leggendario magazine britannico di politica ed economia.

Come italiani dovremmo ormai essere sospettosi nei confronti dell’ennesimo personaggio dal mondo dello spettacolo che decide di lanciarsi in politica… solo che Brand non lo fa: non solo rimarca più volte nel corso dell’intervista di non aver mai esercitato il suo diritto al voto (“Non voto perché sono apatico ma perché le bugie e gli inganni di questa classe politica che ha continuato a comportarsi nello stesso modo per generazioni mi hanno reso indifferente, esasperato, stanco. Siamo arrivati al punto che questa classe politica ha creato una sottoclasse di cittadini privati dei loro diritti civili, disillusi, scoraggiati: e costoro non sono rappresentati da nessuno”), ma invita anche chi lo ascolta a non essere “complice” di un sistema che alimenta solo la disparità fra i cittadini. A seconda di come lo si voglia guardare, è un invito rivoluzionario… o irresponsabile. “L’apatia”, riflette Brand, “non viene dai cittadini ma da una classe politica che è disinteressata ai loro problemi. Sono interessati solo ai bisogni delle grandi aziende. È vero o no che il partito conservatore inglese vuole portare l’Unione Europea davanti a un giudice perché l’UE ha chiesto di limitare i bonus delle banche? E io dovrei interessarmi o trovarmi d’accordo con una cosa simile?” (…)

di Chiara Papaccio su Rolling Stones Magazine

————————————————————————-

Ambrose Evans-Pritchard

Russell Brand ha più ragione che torto. Tensioni pre-rivoluzionarie stanno covando in mezzo mondo: più apertamente in Francia e in Italia, meno apertamente in Russia e Cina.

Il coefficiente di Gini, un indice della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi, è in aumento da 25 anni quasi ovunque, grazie alla struttura deformata della globalizzazione.
Le aziende possono abbassare i salari in Occidente minacciando di delocalizzare all’Est. L’“arbitraggio del lavoro” fa crescere la quota del PIL che va ai profitti ed erode la quota salari.
Questo è il modo in cui la Vokswagen ha ottenuto riduzioni salariali nelle fabbriche tedesche nel 2005. Sono le riforme tedesche, ora esportate nel Club Med (paesi mediterranei, ndt), che hanno fatto impennare il coefficiente di Gini in Germania e sono il motivo per cui l’aspettativa di vita dei poveri in Germania è in discesa.
Ecco anche perché i Socialdemocratici stanno assumendo una linea così dura nei negoziati per la coalizione con la cancelliera Angela Merkel. Anche in Svizzera c’è agitazione. Gli elettori questa domenica dovranno decidere se imporre un limite agli stipendi dei top manager pari a 12 volte il salario minimo (ma il referendum è fallito, ndt).
Il Congressional Research Service americano afferma che la quota del reddito dell’1% degli americani più ricchi l’anno scorso ha raggiunto un record del 19,6%.
Non era mai andato oltre il 10%  in tutto il periodo post-bellico fino agli anni ’80. Il “club dell’1%” si è intascato il 95% di tutti i profitti dalla crisi Lehman ad oggi.
Questi eccessi finiranno per minacciare il consenso politico verso il capitalismo di mercato. Intanto il quantitative easing (QE) praticato nei paesi ricchi sta rendendo le cose ancora peggiori. Il denaro provoca i boom degli asset, senza che ci sia il famoso “trickle down” (effetto a cascata, teorizzato dai liberisti, ndt) nell’economia.
La Banca per i Regolamenti Internazionali dice che i mercati del credito stanno diventando nuovamente instabili. La caccia ai rendimenti sta producendo una corsa verso asset ad alto rischio, “un fenomeno che ricorda l’esuberanza che aveva preceduto la crisi finanziaria globale”.

Il rapporto  Shiller prezzo-utili a 10 anni per lo S&P 500 di Wall Street è a 50,3%, al di sopra della sua media storica e più alto di quanto non fosse nel periodo precedente al crash del 1987. Sì,  può anche aumentare ancora. Ma fa davvero bene la Federal Reserve americana a cercare di spingerlo ulteriormente, comprando 85 miliardi di dollari di titoli al mese?

Nonostante l’impennata del corso azionario, il commercio mondiale è nelle secche, e l’Occidente è ancora bloccato in una moderata depressione. La produzione manufatturiera negli Stati Uniti è ancora sotto del 3% rispetto al picco pre-Lehman, del 6% in Germania e in Gran Bretagna, del 7% in Giappone e in Francia, e del 12% in Italia. Provate a fare un confronto con il 60% di aumento della produzione industriale USA avutosi nello stesso arco tempo durante gli anni ’90.  È tutto un altro mondo.
In Ottobre la forza lavoro statunitense si è ridotta di 755.000 unità. Il tasso di partecipazione al lavoro per gli uomini è sceso al 69,2%, il valore minimo mai registrato da quando si è cominciato a raccogliere i dati nel 1948. I lavoratori scoraggiati stanno smettendo di cercare lavoro.
Il precedente Segretario del Tesoro USA, Larry Summers, ha detto che gli USA sono intrappolati in una “stagnazione secolare”, un disequilibrio in cui i tassi d’interesse, per poter tenere viva la crescita, dovrebbero essere al -3%.
Si devono gonfiare delle bolle perché lo spettacolo vada avanti, e questo minaccia di diventare una condizione “cronica e sistemica”. Questo è il nostro nuovo mondo coraggioso.Se il signor Summers ha ragione, allora dobbiamo andare alla fase successiva del QE. Invece di fare affidamento sull’acquisto di altri titoli, lo stimolo potrebbe essere iniettato direttamente nelle vene dell’economia, o nel “flusso del reddito”, per usare le parole dell’ultimo Milton Friedman.
“Possiamo spendere per fare strade, ferrovie, reti elettriche intelligenti, o qualsiasi cosa vogliamo,” ha detto Mr. Turner, l’ex capo del Financial Services Authority. “Oppure possiamo tagliare le tasse, ponendoci come obiettivo le assicurazioni nazionali dei datori di lavoro, in modo da creare lavoro qui e non far fuggire questi capitali.”
Il professor Richard Werner, della Università di Southampton, suggerisce il “QE verde”, un blitz di 50 miliardi di sterline da spendere in turbine eoliche e pannelli solari, con fondi creati dal nulla dalla Banca d’Inghilterra.
Esattamente la stessa cosa potrebbe essere fatta dalla Fed e dalla Banca del Giappone. “C’è un ampio spettro di cose che si possono fare,” ha detto.
Oppure potremmo costruire 300.000 case in aree industriali dismesse (non nel mio paese, s’intende). Questo aiuterebbe ad abbassare il rapporto tra i prezzi delle case e i redditi, piuttosto che cercare di aumentarli. Il punto è che il QE è versatile, una volta che ci si è sbarazzati dei luoghi comuni delle banche centrali.
Il limite è che il denaro dovrebbe essere usato per progetti “una tantum”, mirati ad aumentare il dinamismo dell’economia nel lungo termine. “Le banche centrali hanno il terrore di esplorare queste possibilità. Hanno paura che si abusi di tutto questo” dice Turner.
Le autorità possono assorbire la liquidità in eccesso per evitare l’inflazione al momento giusto ripristinando gli obblighi di riserva degli istituti di credito, in disuso dagli anni ’80. Si può andare oltre. Si può invertire l’acquisto di titoli tramite il QE – forzando deliberatamente un calo dei prezzi degli asset  – compensandolo con uno stimolo fiscale coperto dall’emissione di base monetaria.
Si possono anche alzare i tassi d’interesse, esattamente l’opposto di ciò che la Fed sta cercando di fare.
Per quanto riguarda il debito creato con questo quasi-putsch fiscale, si tratta di una finzione contabile. Il governo può emettere titoli consolidati (senza scadenza, ndt) a zero interessi. I deficit passati possono essere monetizzati rimescolando le carte del QE. La Gran Bretagna può abbattere il suo debito dal 95% del PIL a quasi il 70% con un gioco di prestigio. Se la Francia, l’Italia, e la Germania volessero fare seriamente la stessa cosa, riguadagnerebbero un decennio perduto.
I pasti gratis esistono. Si chiamano QE in un mondo in deflazione. Turner dice che può essere addirittura necessario cancellare questo debito apertamente – piuttosto che nel modo subdolo in cui lo si fa ora – al fine di convincere la gente che lo stimolo è per sempre.Per quelli che sostengono che tutto questo infrange il tabù di Weimar, la risposta è che lo stato di quasi anarchia nella Germania del 1923, curva sotto il peso delle riparazioni di guerra, non ha niente a che fare con la situazione difficile in cui ci troviamo ora.
Viviamo in un periodo di deflazione che assomiglia piuttosto a quello degli anni ’30. Gli apostoli dell’ortodossia economica di quel tempo – Irving Fisher, ed Henry Simons di Chicago – durante la recessione formularono esattamente questi piani di “finanziamento monetario palese”.
Tra il 1931 e il 1936 il giapponese Takahashi Korekiyo condusse un esperimento dal vivo. Il doppio shock fiscale e monetario raggiunse la “velocità di fuga” nel giro di due anni. Il Giappone è stato il primo grande paese a riprendersi dalla Grande Depressione.
Se vi preoccupa l’indipendenza della banca centrale, la banca potrebbe mantenere il potere di calibrare lo stimolo fiscale come ora fa con lo stimolo monetario. Potrebbe lasciare al parlamento di decidere il modo in cui spendere i soldi. Nulla di tutto ciò è oltre l’ingegno umano.
A Russell Brand vorrei dire che è troppo duro coi leader britannici. I Tories e i Liberal-democratici hanno reagito alla crisi nazionale con grazia e straordinaria disciplina, come anche i Laburisti avrebbero senz’altro saputo fare. Le istituzioni britanniche hanno funzionato. E per favore, smettetela di parlare male del voto. La democrazia è la nostra spada.
Io voglio ricollegare a quanto sopra un breve spezzone di Paolo Barnard, ieri sera nella trasmissione televisiva “La Gabbia”. Perchè in sostanza, quello che la FED sta facendo e quello che Evans-Pritchard dice, non è altro che quello che la MMT (di cui Barnard è il nume tutelare in Italia) teorizza a livello macroeconomico, ma è anche ora di passare dalla teoria ai fatti.

Mi piace quando parla di Comitato di Liberazione Nazionale. Non può essere altro che questo, l’aspetto che prende una rivoluzione, oggi. Non è certo quello delle barricate nelle strade e della guerra in montagna.  Nulla a che vedere con i settarismi e gli ideologismi. Il cambio di paradigma globale necessita una pulsione di massa che non può non partire dai bisogni, di cose concrete ma anche incorporee, come la giustizia, ad esempio.
Si sentono voci di rivoluzione. Di più, la rivoluzione è inevitabile. Intesa come rovesciamento di paradigma, ripeto, non come bombe e pistolettate. Anche se da qualche parte potrebbero esserci pure queste. E’ inevitabile perchè l’alternativa è l’implosione, l’autodistruzione del sistema.
Solo che  tempi per quanto storicamente brevi, sono ancora troppo lunghi per come vorremmo che fossero.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...