9 dicembre – fermiamo l’italia.


Guardo con curiosità e anche con partecipazione emotiva questo movimento. L’ho già incontrato in piazza a san giovanni, prima del 25 febbraio. E’ la stessa gente che ha votato m5s come rottura con la continuità esasperante del passato. Sono quelli che non gliela fanno più, che davanti a loro vedono solo nero. Perché c’è poco o niente lavoro. Perché hanno equitalia addosso. Perché continuano ad arrivare cartelle esattoriali che non possono pagare. Perché le banche chiedono di rientrare. Perchè si sta raschiando il fondo del barile ormai da troppo tempo.

Il m5s sta facendo quello che può, ma il sistema è bloccato e oltre la denuncia non riescono a andare.
La spinta riparte dal basso. Senza ideologismi, perchè probabilmente ci sono enormi differenze all’interno di questo movimento. E l’ultima cosa che si deve fare è chiedersi a vicenda la carta d’identità e come la si pensa sui massimi sistemi.

Prima di ogni altra cosa bisogna cacciare via chi con la scusa della stabilità ha occupato il paese e lo sta spolpando.
Dopo si vedrà.

<< Una manifestazione indetta contro l’austerity e a favore del “popolo massacrato dalla crisi” e “per cacciare il governo, anzi per rovesciare il regime oligarchico”, spiegano sul web i promotori. “Ma non ci si limita ad un no – proseguono – si chiede la difesa della Costituzione democratica, la riconquista della sovranità popolare, nazionale e monetaria, l’uscita dall’euro”. >>

A me questo programma basta. Non mi occorre sapere altro.

Da “sinistra” vedo parecchia puzza sotto al naso e accuse di fascismo. Mi sa che è tutta gente col culo al caldo.
Pensano che il problema del paese sia Renzi o Cuperlo.

Sono, da decenni ormai, così lontani dalla gente e dal tessuto sociale del paese da non capire nulla della realtà che hanno attorno. Come non hanno capito il m5s, così non capiscono questo movimento, che è oltre lo stesso m5s. Perchè ha fretta. Perchè la gente sta soffrendo e non ne può più.

Invocate pure i carabinieri, vi è rimasto solo questo.
Ma c’è il rischio che i carabinieri vengano a prendere voi, prima o poi.

Forconi, blocchi stradali in tutta Italia. “Siamo disposti a farci arrestare”

Dalle 22 dell’8 dicembre scattano manifestazioni in 96 presidi su tutto il territorio nazionale. Timore di infiltrazioni da parte di frange violente. Il leader del Movimento dei Forconi, Mariano Ferro: “Sono rispettoso delle istituzioni, ma ci chiedono di fare le manifestazioni come fanno quelli della Cgil, Cisl e Uil. Purtroppo per noi è una manifestazione vera, non finta”

Forconi, blocchi stradali in tutta Italia. “Siamo disposti a farci arrestare”

Tir e auto in 96 presidi in tutta Italia a partire dalle 22 di domenica sera che minacciano di fermare il Paese. La mobilitazione del 9 dicembre “Fermiamo l’Italia” è partita, sulla scia del Movimento dei Forconi di Mariano Ferro, da alcuni esponenti di categorie sociali in rotta con le loro rappresentanze sindacali e politiche ufficiali. Tra loro ci sono il Movimento autonomo autotrasportatori, il Co.Spa. Autotrasportatori, agricoltori, ambulanti e tassisti. Una manifestazione indetta contro l’austerity e a favore del “popolo massacrato dalla crisi” e “per cacciare il governo, anzi per rovesciare il regime oligarchico”, spiegano sul web i promotori. “Ma non ci si limita ad un no – proseguono – si chiede la difesa della Costituzione democratica, la riconquista della sovranità popolare, nazionale e monetaria, l’uscita dall’euro”.

“Siamo disponibili a farci arrestare”, spiega Ferro a seguito della comunicazione da parte delle Prefetture di Catania, Ragusa, Siracusa e Messina che “dice che ci è vietato tutto”. Alla manifestazione partecipano anche lavoratori precari e giovani disoccupati, anche se ci sono state numerose defezioni di diverse sigle e movimenti a seguito dell’adesione di formazioni di estrema destra come Forza Nuova. Previsti presidi e blocchi stradali a Roma, Milano, Torino, Verona, Padova, Bologna, Genova, Napoli, Bari, Salerno, Catanzaro, Catania, Palermo, Cagliari e in decine di altri centri su tutto il territorio nazionale. “Sono rispettoso delle istituzioni ma ci chiedono di fare le manifestazioni come fanno quelli della Cgil, Cisl e Uil. Purtroppo per noi è una manifestazione vera, non finta, quindi non possiamo adeguarci”, ha aggiunto Ferro.

Intanto, i prefetti di diversi capoluoghi, sulla base di una circolare inviata dal Viminale, hanno già emanato ordinanze per vietare assembramenti stradali a garanzia dei diritti dei cittadini e per la continuità dei servizi essenziali. Il timore è che nella protesta pacifica dei movimenti in piazza si possano infiltrare frange violente, provenienti dall’estremismo politico, dalla criminalità o dalle formazioni più violente del mondo ultras, per sfruttare le rivendicazioni sociali e provocare disordini. Tra le probabili defezioni di tipo ‘politico’ anche quella di Insorgenza Civile: “Solo l’idea che siano esposti simboli politici fa venir meno l’idea di partecipare”, dice all’AdnkronosRaffaele Colucci, esponente del movimento meridionalista. “Su questa manifestazione non deve esserci alcun ‘cappello’ politico, né di destra né di sinistra. No a tricolori o bandiere di partito”.

“Solo un anno fa un simile fenomeno sarebbe stato impensabile. E’ non solo il sintomo di un primo salto di coscienza (sulle cause e i responsabili del disastro sociale, sulla via per venirne fuori), è anche la consapevolezza che senza una sollevazione da questo marasma non se ne esce. La miscela tra questi due fattori – si legge su ‘Sollevazione’, foglio telematico del Movimento Popolare di Liberazione – è la base su cui si fonda il nostro ottimismo, la miscela che può innescare a sollevazione generale. Non ci facciamo illusioni, la strada è in salita. Un popolo ipnotizzato e rimbambito non si risveglia in un colpo solo, ma con una serie di colpi successivi. Quello del 9 dicembre speriamo sia forte, esemplare, contagioso”

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5 thoughts on “9 dicembre – fermiamo l’italia.

  1. La mia iniziale considerazione riguardo questo movimento è stata “piera che rùgola no fa mùcio” (la pietra che rotola non fa mucchio) come si dice dalle mie parti, riferendosi ad un modo di agire dispersivo e carente di costrutto.
    Sì, insomma, osservando attraverso il filtro del mio disincanto, ho dato il movimento per spacciato fin da subito.
    In seguito ho cominciato a sentire ammirazione, non che prima li disprezzassi, eh, scoprendomi a provare come un sospiro di sollievo e un “forza!” che mi viene fuori spontaneo ed incontrollato come se in me ci fosse una voce estranea e contemporaneamente familiare.
    Comunque sia e comunque vada, mi sento una di loro.

    • Penso che molti italiani percepiscano la giustezza di molte posizioni espresse da persone del movimento novedicembre.
      Il problema che mi pongo è: perché aldilà di una generica comprensione e magari anche plauso molti italiani sono rimasti a casa?
      Perché da un lato è una protesta importante come ampiezza su tutto il territorio nazionale, ma dall’altro, rispetto alle milioni di persone interessate, parliamo di numeri piccoli.
      C’è una sorta di diffidenza reciproca fra figure fra loro diverse che sentono di avere radici, storie e (sperano) futuri diversi?

      E’ come se ci fosse una sorta di riserbo, perché la maggior parte della gente che la crisi ha messo ai margini o fuori dell’inclusione sociale non è abituata a considerarsi tale. Fatica a immaginarsi a protestare in piazza.

      • “Il problema che mi pongo è: perché aldilà di una generica comprensione e magari anche plauso molti italiani sono rimasti a casa?”

        Mi entusiasmo e condivido ogni singolo pensiero di questo movimento ma, a livello personale, lo specchio mi rimanda l’immagine con la scritta “armiamoci e partite”…

        “C’è una sorta di diffidenza reciproca fra figure fra loro diverse che sentono di avere radici, storie e (sperano) futuri diversi?”

        Secondo me sì, sento pressoché sempre nei ragionamenti delle persone fare distinzioni e tenere le distanze da tutto ciò e chi non corre sulla stessa lunghezza d’onda.
        Non so, ho l’impressione che ci si concentri principalmente su quello che ci divide anziché su ciò che ci unisce, proprio su questo sto riflettendo da tempo.
        Penso che sia un punto fondamentale per capire.

        • Il meccanismo da te descritto, in sistemi che non accettano l’incoerenza fra pensiero e azione, a quel punto invece di ammettere onestamente che sì, dovrebbero essere lì, ma qualcosa glielo impedisce e interrogarsi su questo qualcosa, *dimenticano* ciò che li accomuna e si concentrano su quello che divide, per essere in quel modo autorizzati a prendere le distanze e salvarsi la coscienza.
          Così ti trovi a discutere con gente il cui unico scopo sembra essere quello di trovare quello che non gli piace, anche se questo nel complesso è minoritario o poco importante.

          In realtà, l’unico modo per far si che una cosa di tutti assomigli più a noi, è esserci.

          • Ti ringrazio per il tuo pensiero, come ho già detto, colgo nei tuoi ragionamenti preziosi spunti su cui riflettere. L’enfasi che metti sul concetto e sul fatto di esserci e sul come prendere le distanze sia una scappatoia per salvarsi la coscienza mi arrivano dritte dritte come quella voce estranea e familiare di un paio di post precedenti…
            Tendo a puntare il dito verso me stessa prima che verso gli altri, perchè credo sia fondamentale mettersi in discussione per evolvere e farne coscienza, per me lo è, è la vita che me l’ha insegnato e non smette di farlo vivaddio.
            Non potrei altrimenti capire quali sono le catene che mi inibiscono.
            Sarebbero parole inutili, magari anche belle, ma non supportate dai fatti come dice mio figlio, con la sua saggia innocenza di adolescente 🙂

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