Due posizioni sull’euro e chi va oltre le posizioni.


Due interviste e qualche considerazione.
A Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista [intervista presa dal Giornale.it – è indicativo che nei cosiddetti giornali di sinistra non ci sia nulla o quantomeno non sia facile trovare alcunché. Per sapere qualcosa bisogna leggere nel campo del nemico, il quale ha interesse di far sapere ai propri e/lettori che i comunisti ancora esistono.]
E intervista a Matteo Salvini neosegretario della Lega. [intervista non è completa, chi fosse interessato può andarla a leggere nella pagina originaria.]
Ora che anche Rifondazione Comunista è arrivata a percepire il problema dell’euro e dell’europa, la cosa non può farmi che piacere. Mi ricordo già diversi anni fa che Bertinotti esprimeva questa consapevolezza in modo abbastanza chiaro. Ma era rimasta lettera morta. Argomento più da salotto che da prassi politica. Ora molto lentamente ci sono arrivati.
A me, in entrambi gli schieramenti, interessa questo aspetto, come ben sa chi mi legge da anni. Le parole di Salvini mostrano che ha studiato e i suoi ispiratori (citati) Bagnai e Borghi Aquilini sono coloro che hanno dato sostanza e corpo teorico al problema Euro in Italia.  Ferrero è ancora un po’ vago. Non so se abbia chiaro il meccanismo attraverso cui “l’euro fa parte di questo disastro” e se non hai le idee chiare gli scantonamenti verso le patrimoniali e/o la lotta all’evasione sono sempre dietro l’angolo.
Però aldilà di questo, non posso fare a meno di notare la diversità sostanziale che emerge dalle parole delle due interviste: il referente sociale.
Nelle parole di Ferrero non c’è un solo riferimento a delle figure sociali, come potrebbero essere, ad esempio, gli operai. E stiamo parlando di un partito di ispirazione comunista (!). Parla degli altri partiti continuano così il gioco autoreferenziale che li ha portati quasi a scomparire. Una volta si sarebbe potuto dire che se ne stavano chiusi nelle proprie sezioni a discutere della linea. Oggi nemmeno più quello. Per la maggior parte degli esponenti di RC i salotti hanno sostituito le sezioni.
Nelle parole di Salvini c’è una concretezza e un immergersi nei problemi del paese che spiega aldilà di lunghe analisi perché oggi sia soprattutto la destra quella che ha in sé il frasario per farsi intendere dalla gente. E perché viceversa quando la gente si autorganizza le proposte elaborate appaiano simili a quelle della destra.
E’ che la fascia di popolazione colpita dalla crisi ha creato una sorta di classe fatta da ceto medio impoverito, disoccupati, sottoccupati, precari, anche operai… il tutto accumunata da un feroce odio verso la classe politica esistente e l’urgenza di ritrovare una qualche speranza.

Ovvero la stessa gente che ha dato voce al boom del m5s il 25 febbraio. La stessa che oggi, nove dicembre, sta cercando di far sentire la propria necessità di cambiamento. Dato che votare m5s non è bastato.

<< Una manifestazione indetta contro l’austerity e a favore del “popolo massacrato dalla crisi” e “per cacciare il governo, anzi per rovesciare il regime oligarchico”, spiegano sul web i promotori. “Ma non ci si limita ad un no – proseguono – si chiede la difesa della Costituzione democratica, la riconquista della sovranità popolare, nazionale e monetaria, l’uscita dall’euro”. >>

Quindi la Lega, Rifondazione Comunista, ma anche in buona parte il M5S è su queste posizioni.

Viene da chiedersi dove siano oggi però. E’ la loro gente che sta cercando di bloccare il paese per andare “oltre”. E in questo senso i distinguo di esponenti del M5s non mi sono piaciuti per niente.  Molto politica vecchia maniera. Che stiano anche loro cadendo nell’autoreferenzialismo da cortile?

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Le interviste ::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Rifondazione comunista riparte da Perugia, dal nono congresso della sua storia. Il terzo consecutivo fuori dal Parlamento.

Ma Paolo Ferrero è ancora là, in prima linea. Anche i comunisti però non sono più quelli di una volta. Non solo tutta patrimoniale, No-Tav e no F-35. Ai soliti cavalli di battaglia, la falce e martello 2.0 aggiunge una sfilza di temi inediti: uscire dall’euro, rompere coi trattati Ue, mandare a casa governo e Parlamento, Napolitano garante solo dei poteri forti, il Pd è come la destra e meglio Grillo di altri.
Segretario Ferrero, che cosa le è successo?
«Perché cosa ho detto?».
Partiamo dall’euro.
«Guardi che noi lo diciamo da sempre. Le ricordo che Rifondazione è stato l’unico partito che nel 1992 votò contro il trattato di Maastricht».
Mi vuol dire che ora anche i comunisti sono stufi della moneta unica?
«Diciamo semplicemente che questa Unione europea è l’esatto contrario dell’idea di Europa che aveva Altiero Spinelli perché rappresenta la distruzione dei popoli e l’euro fa parte di questo disastro».
Quindi cosa farebbe?
«Dobbiamo iniziare a disobbedire ai trattati a partire dal fiscal compact. Smettere di obbedire alla Merkel e praticare una politica basata sulla centralità dell’occupazione».
Tornerebbe alla lira?
«C’è un passo intermedio prima di sganciare la bomba atomica. Non applicare più i trattati può portare anche al ritorno alla lira, ma sono convinto che la moneta unica si dissolverà da sola».
Non ce lo vedo Letta contro la Merkel.
«Letta deve andare a casa subito e la sentenza della Consulta deve essere messa in pratica».
Cioè?
«Il Parlamento è delegittimato perché eletto con una legge incostituzionale. Devono fare tutti le valigie».
Quando tornerebbe al voto?
«Mettiamola così, se Letta oggi pomeriggio rassegnasse le dimissioni, si potrebbe votare dopo Natale».
E Napolitano?
«Durante il suo primo mandato è stato il garante della Costituzione, oggi è solo il garante dei poteri forti».
Voterà alle primarie?
«Neanche per sogno. Sono tutti e tre uguali».
Non mi dica che anche Vendola le sta sulle scatole?
«Lui deve smettere di inseguire col cappello in mano il Pd e Renzi. Gli chiediamo di costruire con noi una vera sinistra europea».
La storia fra Rifondazione e Pd è finita?
«Il Pd non ha più niente a che vedere con la sinistra, come pure questo governo, che fa una politica di destra. Sono tutti uguali, Pd e Forza Italia sono la stessa cosa».
Lo sa che dice le stesse cose di Grillo?
«Sono meglio le cose che dice lui di quelle che dicono tanti altri. Però lui è un liberale che parla fortissimo, io uno di sinistra».
L’avevo intuito, forse l’unico rimasto.
«Non sono l’unico. Il fatto è che veniamo censurati dai media. Per i telegiornali italiani non esistiamo. Chi canta fuori dal coro viene cancellato».
Forse perché hanno ancora paura che mangiate i bambini.
«Ecco perché ci mandano in onda quando i bambini sono già a letto».

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Intervista a Matteo Salvini, nuovo segretario della Lega Nord, da parte di Scenari economici.it

D – Quali saranno le sue chiavi di rilancio della Lega Nord quale Segretario Federale?

Disobbedienza e indipendenza sono le mie parole d’ordine. Disobbedienza contro il cartello criminale “Roma-Bruxelles” che ci sta massacrando giorno dopo giorno. L’Indipendenza da entrambi è l’unica via di salvezza.

D – Come collocherebbe la Lega Nord all’interno del quadro partitico Italiano: in corsa solitaria o ancora all’interno dello schiaramento di CentroDestra?

La Lega Nord è oltre la destra e la sinistra, concetti ormai privi di senso. Noi facciamo innanzitutto una battaglia di sovranità, le divisioni ideologiche possono avere senso solo quando saremo di nuovo padroni del nostro destino. Oggi, con i vincoli dello Stato e dell’Unione Europea la nostra democrazia è svuotata di ogni capacità di agire. 

Noi con il centrodestra ragioniamo bene a livello locale, siamo in coalizione nelle tre regioni del Nord e in centinaia di comuni, al contrario di quanto accade a Roma dove ha appoggiato i governi collaborazionisti di Monti e Letta che  ci hanno ridotto a questo sfacelo. Sono loro gli schizofrenici, noi abbiam le idee chiarissime.

D – Partiamo dalla Lega: punto fondamentale dell’elezione di Maroni a presidente della regione Lombardia era la creazione della “macroregione del Nord” con Veneto e Piemonte, col trattenimento del 75% delle tasse in loco. Non si vedono grossi progressi: cosa faranno i presidenti delle 3 regioni per mantenere l’impegno?

 La Regione Lombardia in soli 5 mesi di governo, messe al bando le polemiche, si è concetrata esclusivamente sul “fare”: 1 miliardo di euro messo a disposizione per imprenditori ed artigiani che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione, altri 50 milioni sono stati messi a garanzia della cassa integrazione in deroga,  10 per il trasporto scolastico degli alunni disabili, 2 per i genitori separati, senza dimenticare l’impegno per gli esodati, i frontalieri, lo start-up d’impresa. L’obiettivo finale è trattenere almeno il 75% delle tasse sul territorio per riuscire a consegnare al livello locale (comunale-provinciale-regionale) quella sovranità politica ed economica che dà un senso reale al mandato democratico. È chiaro che per raggiungerlo occorrerà coordinare la disobbedienza innanzitutto fiscale delle tre principali regioni del Nord. A questo stiamo lavorando.

D – Recenti sondaggi indicano una quota di popolazione favorevole all’indipendenza del 47% in Lombardia, e tra il 48% ed il 56% in Veneto. Perché, visti i numeri, non puntate in modo aperto sull’indipendentismo, senza alleanze a Roma, al pari dei partiti fiamminghi e catalani?

È esattamente quello che stiamo facendo in Veneto, dove nessuna propaganda ha potuto annacquare mille anni di Serenissima Repubblica, come stanno dimostrando gli oltre 130 comuni che hanno approvato la richiesta di referendum per l’indipendenza da Roma. Certo, in democrazia contano i numeri e le idee. In passato abbiamo provato a caricare i forti numeri di Berlusconi con le nostre forti idee. Per mille ragioni non ha funzionato, ma abbiamo girato pagina da tempo: dal Novembre 2011 siamo all’opposizione, prima contro Monti e ora contro Letta. Gli unici a votare contro il massacro delle pensioni, contro la modifica dell’art.18, contro l’IMU, la TARES; gli unici a denunciare il sistematico saccheggio del nostro patrimonio economico da parte dello Stato ladro. Indipendenza da Roma e da Bruxelles, prima che sia troppo tardi.

D – Su Scenarieconomici.it sosteniamo la necessità di uscire presto dall’Euro e di ridurre significativamente la Spesa pubblica e simultaneamente la tassazione e ridare fiato agli Investimenti, ed abbiamo elaborato proposte dettagliate a riguardo. Crede che programmi di questo tipo siano realmente proponibili ed applicabili in Italia?

Si, dopo una rivoluzione si. Bisogna capovolgere la scala delle priorità politiche e riportare al centro l’economia reale, quella che produce, innova, dà lavoro e stimola il mercato interno. Una democrazia vera non può basarsi su un sistema fatto solo di uffici pubblici e grandi aziende multinazionali. È la piccola media impresa, quella dove proprietario e dipendente lavorano fianco a fianco, la base su cui abbiamo costruito la nostra fortuna economica, sociale e quella sana indignazione politica che ha reso possibile il risveglio identitario del Nord. Da qui dobbiamo ripartire, perché la libertà di pensiero senza  lavoro e senza giustizia sociale è solo la libertà di morire di fame.

D – Secondo lei il debito pubblico italiano va onorato così come è oppure va ripudiato e quindi ristrutturato? E’ possibile ripagare il Debito Pubblico rimanendo nell’Euro? E che ne pensa delle Privatizzazioni che il governo sta mettendo a punto al fine di ridurre il Debito Pubblico?

Nella crisi che sta attraversando l’Europa il debito pubblico non c’entra assolutamente niente. Claudio Borghi Aquilini e Alberto Bagnai, economisti con la schiena dritta, fanno ben notare il paradosso per cui i primi paesi ad essere saltati sono stati proprio quelli a basso debito pubblico: Irlanda, Portogallo, Spagna.

Per quanto riguarda l’Italia,  quando i cambi sono stati fissati, nel ‘97,  il debito pubblico era al 120%. Nel 2012, l’anno del governo Monti che doveva salvarci dal disastro, il nostro debito pubblico era ancora al 120%. Invariato.

La locomotiva Germania invece nel 1997 aveva un debito fissato al 50%, mentre nel 2012 è diventato dell’ 82%. Raddoppiato. Se loro prosperano, mentre noi agonizziamo, è difficile sostenere che la ragione sia da individuare nel debito pubblico.

Quanto alle privatizzazioni, stiamo assistendo pezzo per pezzo al pignoramento dell’Italia per mano  del curatore fallimentare nominato dai poteri finanziari: il signor Enrico Letta.

D – Lei sa perfettamente che l’Italia ha perso dal 1995 ad oggi, rispetto alla media Europea, il 18% del PIL ed oltre il 30% della produzione Industriale, e che la tendenza al declino, anche nel contesto europeo, e’ in fase di accelerazione. E’ evidente che vi siano problemi strutturali in Italia, nonché che l’economia non s’e’ adattata ad un sistema economico a cambi fissi. Sull’Euro lei sembra avere una posizione molto pragmatica, per non dispiacere agli Imprenditori: non pensa che invece un Leader dovrebbe prendere chiara posizione a riguardo? 

 Non stiamo parlando di “possibilità” di uscire dall’Euro, ma di “necessità” di uscire dall’Euro. Domani mattina sarebbe già tardi. L’Euro  sta soffocando la nostra economia, fa chiudere le fabbriche,  ci rende incapaci di esportare, mentre permette l’invasione del nostro mercato interno da parte di auto tedesche, vestiti cinesi, mirtilli dall’Uruguay e così via.

Qualsiasi paccottiglia, purché dall’estero, mentre per noi si delinea un futuro da schiavi, consumatori e disoccupati. Proprio le statistiche citate nella domanda mi hanno convinto a prendere sull’Euro una posizione che, secondo qualcuno, è addirittura fin troppo chiara.

D – Lei e’ europarlamentare e conosce bene ambienti e meccanismi Europei. Le sue posizioni sulla moneta unica sono ormai note. Ritiene, in tutta onesta’, che una rinuncia all’Euro da parte di uno o piu’ paesi sarebbe accettata dal sistema, oppure incontrerebbe resistenze incredibili al punto di poter impedire che questo scenario si compia? Tra i suoi colleghi lo scenario di uscita dall’Euro e’ trattato seriamente oppure si tratta davvero di una costruzione irreversibile?

Le resistenze saranno incredibili da parte del mondo della finanza che ha a libro paga molti burocrati e politici; fortunatamente non tutti, tanto che lo scenario di un uscita dall’euro prende sempre più corpo nel dibattito politico ed economico.

Certamente ci vuole uno strappo,  ma l’alternativa è la rovina della nostra società.

Io non so come andrà a finire, però osservo che i capitoli dei libri di Storia che iniziano parlando di crisi economiche, coalizioni di Stati, scontri di piazze, divario tra ricchi e poveri, mostrano, nelle pagine successive, che le cose non vanno mai a finire bene.

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3 thoughts on “Due posizioni sull’euro e chi va oltre le posizioni.

  1. Qui un ottimo post, complimenti per l’aver trovato l’accostamento che ti fa capire bene che c’è un “virus nel programma”…mi spiego, secondo me una persona che legge le due interviste capisce che ci sono due “fazioni” lontane ideologicamente che la vedono più o meno allo stesso modo….poi ci mettiamo anche che possono avvicinarsi ad alcuni concetti espressi da Grillo….da qui la famosa frase proprio di Grillo “le buone idee non hanno colore politico” giustamente sono buone e basta, ma allora perché non creare un fronte comune, perché non ci liberiamo da questo virus che non ci permette di unire le forze levandoci finalmente di dosso la maglietta della squadra di appartenenza? Dividi et imperat? Complimenti per il post !

    • Non lo si trova perchè, lo vedi proprio nelle reazioni di ieri alla protesta, per la “sinistra” tutto ciò che non controlla è nemico. Hanno il complesso dell’avanguardia di classe. Anche quando la classe non sanno nemmeno più cosa sia, anche quando da quello che la classe è diventata sono stati ampiamente superati per dritto e per rovescio, laddove non riescono a mettere il cappello sopra diventano automaticamente sospetti, e immediatamente dopo, fascisti.
      E’ il virus vero è proprio quello che ti fa fare continuamente le pulci a chi ti è vicino, per cui o fa come dici tu, o diventa un nemico. Paradossalmente ci si può accordare con l’avversario ma non con chi condivide parte del tuo percorso, anzi quello più vicino è e più è pericoloso e da combattere come nemico.
      E’ la solita vecchia questione del potere.
      Si fanno le cose per accrescere il proprio potere personale, o della propria parte politica, e non per sconfiggere un nemico. Hai visto mai che dalla sconfitta del nemico ne traesse giovamente il tuo ex amico?

      • Effettivamente bastava vedere l’articolo dell’unità ieri riferito ai Forconi per notare un accanimento propagandistico dell’unico episodio di violenza di mezz’ora accaduto a Torino scaturito da tifosi ultras, per capire che oltre a una visione volutamente distorta, veniva anche meno un qualsiasi tentativo di interpretazione della protesta in se….cosa che a livello giornalistico dovrebbe essere presa come principio! Questo a riprova di quello che mi scrivevi giustamente tu del fatto che tutto quello che non scaturisce da loro o per loro è da osteggiare in qualsiasi maniera…

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