outing


Faccio outing: i miei amici di sinistra, non li sopporto più.  Li incontro qui e là. Nei social network, nei commenti alle notizie dei giornali di sinistra. Nei blog. Nella vita vera no. Appena ne sento uno mi allontano, perchè non mi va di sentire quella voglia di mettergli le mani addosso salirmi dentro.

Con qualcuno riesco ancora a dialogare. Ma sono pochi. Altri mi ispirano qualcosa che è molto vicino al disprezzo.

Disprezzo per l’ottusità intellettuale e la sicumera arrogante che gli fa giudicare il mondo in base a categorie immutabili, acquisite nel tempo a scatola chiusa, prendere o lasciare e che loro hanno preso e messe lì, nelle scansie del loro pensiero, tirandole fuori come dogmi intangibili nelle discussioni. Ideologie senza più esserlo. Castelli di carte che loro credono solidi, per pura necessità/comodità di crederci.

Disprezzo per l’incapacità saccente di capire punti di vista altri e andare oltre la propria sussieguosa autoreferenzialità, in un mondo in cui loro posseggono il bene e gli altri solo varie gradazioni di male. Per il loro giudicare con il culo al caldo. Il loro moralismo sulle cose degli altri.

Disprezzo per la violenza intrinseca delle argomentazioni, staccate dalla realtà, incapaci di vedere l’effetto micidiale delle loro idee nel tessuto sociale. Per il totalitarismo dei loro concetti, tanto simile a quello che loro definiscono fascismo negli altri, quando pensano che si manifesti., ovvero non appena la critica si fa un po’ più serrata o si oppone al loro pensiero. Per la loro concezione di democrazia unilaterale, per il rispetto esigibile, e dovuto, solo per la loro visione del mondo, per il loro conformismo pesante, la loro tolleranza al sapore di pensiero unico. Per il muoversi in branchi, o meglio in greggi. Belanti odio.

Disprezzo per l’ipocrisia buonista così volenterosamente etica, quando non costa nulla,  contrapposta ad una rabbia sorda e cieca verso chiunque si ponga criticamente al loro sistema di potere e/o mantenimento di privilegi. Tale che chiunque glieli insidi diventa non già loro nemico, che questo sarebbe ancora accettabile e comprensibile, ma nemico dell’umanità tutta. Retrivo esponente che ostacola democrazie e progresso. E tutta la loro sequela di insulti che terminano in -ista.

Non li tollero più. Non voglio più averci a che fare. Sono stato di sinistra, sono stato comunista, conosco i loro meccanismi, i loro cliché, i loro vuoti a perdere mentali.

Li conosco da 20-30 anni, li ho visti crescere, allontanarsi dalla gente, fare carriera, intrupparsi nel potere, elemosinarlo, entrarci dentro, gestirlo come bottegai grassi e untuosi però politicamente corretti ma la villa al mare. E anche in montagna. Con il vestito casual e la puzza sotto al naso e la sciarpa di cachemire. Parlare di massimi sistemi quando la gente chiede risposte concrete. Di ambiente ai senza casa, di privatizzazioni ai precari, di liberalizzazioni ai disoccupati.

Li conosco dentro i ministeri, nelle scuole, negli uffici pubblici, ruote dentate di uno Stato in disfacimento anche per colpa loro, del loro parassitismo da prete osservante, fatto di belle parole sommesse e icazziloro senza vergogna. Girotondi e cultura un tanto al chilo. Con i loro amici degli amici infilati ovunque. A mungere. A mungere. Faccedaculo senza vergogna.

Li conosco con i loro stipendi ben pasciuti indignarsi per i bungabunga ma non rinunciare a nulla e guai se la protesta diventasse poco più che civile, ché disturba il loro senso dell’ordine, peggio dei peggiori borghesi degli anni 60, i sapesse contessa che cosa mi ha detto. Altro che la marcia dei quarantamila, sdoganati da una responsabilità che è uno status quo e un potere che si ramifica come un cancro. Che la polizia deve caricarli quelli tutti fascisti che protestano.

Li conosco che si vantano delle loro ascendenze: la resistenza. Ma che invece sono figli in tutto di quel popolo che per ventanni si è fatto i cazzisuoi sotto al fascismo accettandolo se non osannandolo per poi rinnegarlo  all’ultimo momento. Vigliacchi perbenisti, opportunisti, attaccati al carro dove casca il fieno. Finché c’è. Oggi ancora abbarbicati alla loro greppia e domani pronti a cambiar bandiera.

Li conosco, antenne dritte contro il razzismo, o contro chi attenta ai diritti dei gay, ma indifferenti anzi nemici di altri italiani italiani perchè magari berlusconiani, o leghisti o fascisti che in fondo è uguale, comunque diversi da loro, pure brutti grassi e volgari. Tutti evasori fiscali, perchè non sono come loro, dipendenti dello stato che pagano le tasse tutte. Tranne quando sono liberi professionisti. Quando sono chirurghi. Avvocati. Consulenti. Manager. Che allora… così fan tutti.

Mi spiace per voi. Non sono di destra. Non sono leghista. Non sono nemmeno berlusconiano. Di queste specie e sottospecie potrei tracciare un ritratto diverso e pur simile per schifo al vostro. E tuttavia non ho molti amici fra loro e quindi non tocco con mano ogni giorno la loro insopportabile stupidità. Ma la vostra si. Sono uno che sa riconoscere un servo quando ne vede uno. E voi siete servi del vostro pregiudizio, quantomeno, quando non proprio di chi paga i vostri conti. Meno ho a che fare con voi e meglio mi sento.

Toglietemi dalle vostre cerchie di amicizie, dai vostri contatti facebook e twitter, dalle vostre rubriche telefoniche. Dimenticate di avermi conosciuto.  Se non volete essere insultati. Che è ancora troppo poco.

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4 thoughts on “outing

  1. Guarda….mi sembra di capire che il tuo percorso politico non sia stato troppo dissimile dal mio, non è per questo che ti scrivo….ma per la dovizia e la precisione con cui hai descritto il “portatori della verità” in questione, devi proprio essere colmo fino all’orlo del loro atteggiamento per avergli fatto una scansione tale in tutti questi anni….che dire… per quello che può contare.. ti capisco, ti capisco bene!!

    • Sarebe facile dire anche io mi sento di sinistra sono loro che non lo sono più. Ma non mi interessano le etichette, non mi sono mai piaciute le divise e quando ho sentito emozione per una bandiera, era per quel senso di appartenenza, spesso nel lutto, che quei drappi volevano significare.
      Ma se ci si nasconde, dietro le etichette, e dietro le bandiere, per snaturarle e svuotarle, come un prodotto di marketing allora no.

      La “sinistra” oggi e non da oggi, è pura operazione di marketing. Come nel marketing tu credi di comprare quel vecchio prodotto che comprava tuo padre e tuo nonno, ma no. Il marchio se lo sono comprato altri.
      Il marchio “sinistra” oggi in italia appartiene ai banchieri della city, alle banche d’affari americane, alle elite finanziarie.

      Non sto allora a litigare il marchio a loro. Io dico che sono altro. Che sono oltre. Che non me ne frega niente. Guardo alla sostanza e ai fatti.

  2. Io mi sento di sinistra per me, per la mia storia, per i valori di sinistra in cui ho creduto e credo. Dopo di che, se i partiti che si definiscono adesso di sinistra o vicini alla sinistra, fanno e dicono tutt’altro, beh, cazzi loro (e soprattutto nostri, purtroppo). Infatti io al momento non saprei proprio per chi votare, nel panorama politico e partitico italiano. A febbraio ho votato i 5Stelle al senato e Ingroia alla camera. Quest’utlimo non c’è più e adesso come adesso voterei in entrambe le camere i 5Stelle o mi asterrei. Sentendomi comunque di sinistra. Io.

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