La destra che verrà.


Mi sto rendendo conto che quando cambierà, più o meno traumaticamente, il sistema di potere che ci governa, il nuovo che avanza non sarà una piacevole e illuminata democrazia, diretta o rappresentativa che sia. Bensì un regime autoritario che su molti aspetti sarà fortemente caratterizzato a destra.

Il sistema che ci governa è destinato a crollare. Quasi certamente. Non prima di aver creato ulteriori sfracelli nel tessuto economico e sociale del paese.  Crollerà, perché l’impalcatura €uropea sulla quale è asserragliato non riuscirà più a sostenerlo.

Non so quando, nei prossimi sei o 24 mesi. Potrebbe intervenire qualche evento esterno ad accelerare la crisi dell’euro. Ad esempio che la bolla dell’economia americana scoppi, innescando una crisi con contraccolpi globali. Oppure la situazione potrebbe essere tenuta sotto controllo dalle manovre della Bce in un quadro internazionale di relativa calma.

Ma, a meno che non mettano con decisione nei prossimi mesi all’ordine del giorno, se non l’uscita dall’euro unilaterale (impossibile da concepire per lor signori) perlomeno la creazione di un’area euro a due velocità, la sospensione dei trattati sul fiscal compact e l’inversione a 180° sulle politiche di austerity, le cose in questo paese precipiteranno, determinando la crescita esponenziale di un malcontento diffuso che andrà orientandosi politicamente in direzione opposta a quella che di questo sistema di potere appare essere la spina dorsale: la sedicente sinistra.

Tanto più terranno la gente lontana dal voto, che sarà sempre più antisistema, quanto più la loro condizione si farà pericolosa e daranno forza a chi propone soluzioni macroeconomiche esattamente opposte alle loro.

Già oggi, leggere nei volantini della protesta del #novedicembre parole d’ordine quali “fuori dall’euro” “sovranità nazionale” “sovranità monetaria” è qualcosa di incredibile. Perchè con un processo di osmosi quasi inavvertito ma evidentemente potentissimo, dei concetti che fino a pochi mesi addietro erano propri di blog e convegni specialistici sono diventati idee e valori comuni.

L’intestardirsi della dirigenza di sinistra nel difendere quelli che ormai in tutto il mondo, allo specialista, al colto, all’inclita, all’uomo della strada, appaiono concetti che per ampia parte dei popoli europei ormai significano distruzione del welfare, dei diritti sociali, della sicurezza, della speranza e della dignità, è qualcosa che non solo condurrà a morte, mi auguro solo politica, loro. Ma anche, purtroppo, alla compressione, se non soppressione, di molti valori che alla sinistra sono legati e che non sono da buttare via.

Per contro, assumeranno dominanza i valori opposti.

Lo storico internazionalismo della sinistra ad esempio, da sempre contrapposto al nazionalismo della destra, oggi che è diventato un difendere il progetto europeo acriticamente, dal momento in cui crollerà restaurerà con forza il nazionalismo e gli effetti di questo storicamente non sono mai stati positivi quando estremizzato. Ma penso anche ad un certo grado di ugualitarismo, di multiculturalità, di pacifismo, di relativismo culturale che verranno pesantemente messi in discussione.

E’ chiaro che nel rimbalzo, non ci si potrà aspettare equilibrio. Quello casomai arriverà col tempo.  All’inizio si andrà da un opposto all’altro.

Il punto è che la sedicente sinistra, continua a proporre alle domande sempre più esasperate di una parte sempre più ampia della popolazione, quelle che sono delle non risposte. Perchè in effetti di risposte vere, nel quadro di una difesa apodittica e acritica dell’Unione Europea e dell’Euro, non può darne. Non ha alcuna possibilità di manovra. Non ha la benché minima possibilità di allungare il brodo, quantomeno, con politiche anticicliche. Per trovare risorse può solo aumentare le tasse e privatizzare, svendendo quello che resta del paese e questo, aldilà delle vuote promesse, comporta ulteriore distruzione del tessuto economico del paese, disoccupazione, compressione dei salari, emigrazione forzata, disagio sociale, aumento della criminalità.

Anche la bugia più elaborata e ben presentata dai media, da personaggi finto nuovi tutte battute e lustrini, quando si può constatare che passano i mesi e la situazione non cambia, anzi aumentano le tasse e diminuiscono le possibilità di lavoro, i risparmi finiscono, le sanzioni di equitalia arrivano al titolo esecutivo… dimostra tutta la sua pochezza e chi la proferisce si fa bersaglio della rabbia popolare.

Ma perchè penso che ciò che sostituirà questo sistema di potere non sarà un’idilliaco ideale di democrazia diretta, o un riformato sistema di democrazia rappresentativa e, piuttosto, immagino un regime in cui molte garanzie democratiche saranno sospese a tempo indeterminato?

Perché è inevitabile, se si vorranno prendere quelle misure necessarie per evitare il collasso economico e sociale del paese, che si compiano una serie di scelte molto drastiche: denunciare i trattati internazionali, gestire l’uscita dall’euro, rivedere molte spese dello Stato, quali pensioni d’oro, prebende, stipendi, insomma la pletora degli intoccabili diritti acquisiti, licenziare boiardi di stato, sciogliere intrecci nidificati di privilegi, che quest’opera non venga fermata da ricorsi, azioni legali, interminabili iter di legge. Un governo autorevole non basta.  Occorrerà un governo con poteri che vanno oltre quelli che la Costituzione gli assegna.

Il che avverrà se avrà la forza in parlamento di modificare la Costituzione, ma anche se avrà a forza, nel paese, di sospenderla.

E chiunque si trovi a governare avrà una terribile necessità di fare in fretta ma anche di controllare le spinte, reali e/o strumentali, di chi vuole che le cose siano fatte ancora più in fretta. E di chi cercherà di impedirlo.

Insomma, un governo che sarà nato dai voti di un malcontento popolare vastissimo indirizzato verso coloro che con le loro politiche hanno gestito l’avvitamento del paese in una crisi economica spaventosa, ovvero la sedicente sinistra, non potrà che caratterizzarsi per l’opposto di questa, su tutto l’orizzonte della sua proposta politica e sociale.

Aldilà delle corresponsabilità negli ultimi ventanni, agli occhi della gente conteranno questi ultimi anni.  E mentre c’è un corpo elettorale di destra che pensa da sempre che la responsabilità della crisi sia della sinistra, c’è un corpo elettorale di sinistra che sempre di meno si riconosce nei concetti filoeuropei euristi della sinistra al potere.

La crisi economica comprime i distinguo. Lo si è visto con il voto al m5s. Lo si rivede nelle piazze oggi. E’ un fenomeno che è in aumento e porta ad una naturale saldatura dello scontento.

La chiamano, gli analisti, deriva plebiscitaria. E la storia insegna, non ne viene mai nulla di buono.

La spallata del m5s a febbraio per poco non ha sorpreso il regime europoide. Sono corsi ai ripari serrando le fila e sostituendo il cavallo sfiancato Monti con il giovane Letta. E ora affiancandogli l’ancora più giovane e spumeggiante Renzi.  Ma fin tanto che la musica suonata resta la stessa, non è cambiando i suonatori che convinceranno il pubblico.

La prossima volta non sarà qualcosa di ondivago che canalizza rabbia e diffuso malcontento, ma anche molti valori storicamente caratterizzati come di sinistra, come il m5s, ma qualcosa di più strutturato e ancora più caratterizzato a destra. E non necessariamente sarà attraverso il voto, che questa “prossima volta” si manifesterà.
E la responsabilità di ciò ricade tutta, completamente e assolutamente, su chi la sta provocando ed evocando, con una politica cieca e stolida, che in tempi recenti ha delle somiglianze solo con quella di Ceaucescu, qualche anno fa, in Romania.

Qualche tempo fa avrei chiuso il post con un “spero di sbagliarmi”. Almeno come forma scaramantica.

Ma di quello che ho scritto sono piuttosto certo. Giusto sui tempi, ho dei dubbi.

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4 thoughts on “La destra che verrà.

  1. L’errore politico, la sedicente sinistra come sarcasticamente ma sacrosantemente la definisci tu, comincia con la frustrazione di voler governare a tutti i costi. Come se l’essere finalmente nelle stanze del potere valesse più dei valori della sinistra stessa. Esserci, comunque. L’errore strategico è che per mantenere una tale posizione si è diventati più realisti del re, ci s’inginocchia davanti ai poteri veri, quelli forti, le banche e la finanza, e si finisce, al di là dell’etichetta, del simbolo, della tradizione democratica, a condurre una politica sorda e antipopolare. Quella sì di destra, nei fatti, nei contenuti. Ovvio che poi, strumentalmente, gente come Berlusconi o la Lega cerchino di cavalcare la rabbia.

    • Non è questione di “strumentalmente” Luca. Nelle idee base della Lega non c’è nulla di strumentale. E’ la risposta, che prende forma di partito, più naturale e immediata ai concetti della globalizzazione. E anche nella destra berlusconiana, se non in Berlusconi stesso, c’è parecchio che naturalmente è portato ad opporsi ai concetti europeisti che in questo momento sono quelli che vengono facilmente identificati come antipopolari.

  2. ciao roz,
    leggo il tuo blog con interesse perchè mi offre preziosi spunti di riflessione.
    Da “uomo della strada” quale sono, su ciò che riguarda la macroeconomia faccio
    fatica a capire certi concetti; cerco di documentarmi anche se non è facile trovare
    materiale “for dummies”.
    Grazie davvero per il tuo contributo.

    P.S. Precisazione: sono una lei, ma dire “donna della strada” mi suonava male…

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