O smontate l’euro o l’europa si smonterà.


Sono moltissime le prese di posizione di importanti economisti contro l’Euro. Anche da parte di molti che in precedenza lo avevano appoggiato.

In Italia, dove vale la disonesta abitudine di attaccare o sminuire la persona più che il lavoro, negli anni passati c’è stata una certa propaganda politica becera e ignorante come il giornalismo che gli fa da megafono, che invece di prendere in considerazione le allarmate e oneste analisi di economisti seri e preparati, si è divertita a dileggiarli sulla base dei loro non altisonanti titoli: “oscuri professori di università di provincia”.

Questa macchinetta del fango non funziona però quando le fila di chi scrive contro l’euro è zeppa di premi nobel.

Nella realtà virtuale in cui vivono politici e megafoni mediatici, i neuroni servono a destreggiarsi per sopravvivere fra iene e leccaculo, oltre a cumulare diare e rimborsi spese, non certo a capire, studiare e approfondire, per cui con loro ci vogliono i titoli. Di fronte ai titoli si zittiscono.

Quindi mi fa piacere aggiornare la lista dei titolati. E ascoltare il loro silenzio.

Il britannico Daily Mail riporta delle anticipazioni sulla lezione del premio Nobel Christopher Pissarides (inizialmente un acceso sostenitore dell’euro) alla London School of Economics.

Uno dei più importanti economisti del mondo  oggi ammetterà di aver sbagliato a sostenere la creazione dell’euro – e chiederà che  venga smantellato.
 
Christopher Pissarides, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2010, un tempo credeva appassionatamente nei benefici della moneta unica.
Ma, in uno straordinario ripensamento, oggi ammonirà sul fatto che l’euro sta creando una “generazione perduta” di giovani disoccupati e sta “dividendo l’Europa”.
 
L’economista cipro-britannico richiederà dei provvedimenti che “ripristinino la credibilità dell’euro sui mercati internazionali” e che “ripristinino la fiducia che i paesi europei avevano gli uni verso gli altri”. Tuttavia, in una lezione che darà stasera alla London School of Economics, dove insegna, aggiungerà che “sfortunatamente, non vedo materializzarsi nessuna delle due cose.”
I suoi commenti arrivano alcuni giorni dopo che Christine Lagarde, capo del Fondo Monetario Internazionale, ha smentito le voci secondo cui la crisi dell’eurozona è ormai finita.
La Lagarde ha detto: “Può davvero essere finita una crisi quando il 12 percento della forza lavoro è disoccupata? Quando la disoccupazione tra i giovani è a doppia cifra, e così alta da superare il 50 percento in Grecia e Spagna?”

Gli esperti credono che l’Europa non riuscirà ad applicare le politiche necessarie per favorire la crescita e creare posti di lavoro a causa delle enormi differenze tra le economie dell’area.
I contribuenti tedeschi in particolare non potrebbero tollerare che vengano spese grandi somme per sostenere le economie in difficoltà, come Grecia e Spagna. Perfino la Francia, la seconda maggiore economia dell’eurozona dopo la Germania, è in crisi, e il paese viene ora etichettato come “il malato d’Europa”.
Ma senza un’unione fiscale, attraverso la quale i paesi più ricchi sostengono quelli più poveri, e con una Banca Centrale Europea dalle possibilità limitate da un’unione monetaria in cui “una taglia unica si adatta a tutti”, l’esito è fosco.
Il prof. Pissarides, uno degli economisti europei più rispettati della sua generazione, vive in Gran Bretagna dal 1974 e a giugno è stato nominato cavaliere.
Dirà che a meno di un brusco cambiamento di politiche, l’euro è destinato a saltare.
Dirà: “L’euro dovrebbe essere smantellato in maniera ordinata, oppure i membri più forti dovrebbero fare rapidamente tutto il necessario per renderlo compatibile con crescita e occupazione”.
“Non andremo da nessuna parte se continuiamo ad arrancare in questo modo con decisioni prese ad hoc di volta in volta e politiche per la riduzione del debito incoerenti .”
“Le politiche perseguite finora per consolidare l’euro stanno costando posti di lavoro in Europa e stanno producendo una generazione perduta di giovani istruiti. Questo non è quanto i padri fondatori ci avevano promesso.”
Nel terzo trimestre dell’anno l’economia dell’eurozona è cresciuta di appena lo 0,1 percento, a confronto con lo 0,8 percento della Gran Bretagna e lo 0,9 percento degli USA.
La disoccupazione nel blocco della moneta unica è ora al 12,1 percento – il che significa più di 19 milioni di persone senza lavoro.
Il 65-enne Pissarides aveva dato una importante spinta affinché la sua patria, Cipro, entrasse nell’euro nel 2008. “Ero totalmente conquistato dall’idea,” dice.
“A quel tempo l’euro pareva una grande idea. Ma ora ci si è ritorto contro. Sta solo frenando la crescita e la creazione di posti di lavoro, e sta dividendo l’Europa. La situazione attuale è insostenibile.”
Il prof. Pissarides ha una cattedra in economia alla London School of Economics ed è presidente del nuovo Centro per la Macroeconomia.
È anche professore degli studi europei all’Università di Cipro e presidente del Consiglio dell’Economia Nazionale della Repubblica di Cipro, uno dei paesi dell’eurozona in maggiore difficoltà.
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