film: this must be the place


Avendo letto commenti più che positivi su questo film e piacendomi Sean Penn, siamo andati a vederlo venerdì scorso.

Sostanzialmente non mi è piaciuto.

La storia mi sembra una riduzione cinematografica venuta male di un libro. Però l’ho cercato ma non esiste. Quindi non mi spiego il perchè il film mi sia sembrato slegato, una serie di episodi estemporanei e che non si riesce a contestualizzare.

Sean Penn nei panni della ex rockstar appare eccessivo.  E’ bravo, ma caricaturale. Troppo rincoglionito ad inizio film per essere vero, non si capisce il suo rapporto con la ragazza né con la madre della stessa che aspetta un figlio che se ne è andato. La moglie che fa il pompiere è un’altra stanezza che avrà un senso, ma francamente mi sfugge. Vabbè, lo farà per hobby, visto che sembrano avere un sacco di soldi. Il tipo che incontra al bar e che gli affida il pick-up cui tiene moltissimo non si capisce perchè. E non si capisce nemmeno perché ad un certo punto sto pick-up gli vada a fuoco. Non intendo tecnicamente, intendo che senso abbia nella storia. Sembra che a seguito dell’incendio del pick-up lui si compri una pistola, ma appare risibile, come pretesto. Sta cosa del pick-up poi si perde nel nulla. E nemmeno si capisce il vecchio che incontra all’armeria e il suo sproloquio.

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Hereafter


Ieri sono andato a vedere “Hereafter”, il film di Clint Eastwood.

Sono un grande estimatore di questo regista.  E’ essenziale, nitido nel raccontare la storia, non concede nulla agli artifizi della spettacolarizzazione se non necessario.  In questo film non mi ha deluso.

Certo è un tema difficile da trattare, quello del dopo la morte.  Mi ricordo di averne parlato tempo fa, qui sul blog. C’è questa cosa di molti che tornando da uno stato sicuramente molto vicino alla morte in qualche caso raccontano di sensazioni per certi versi simili. E allora c’è una  vasta e più o meno silenziosa matrice di pensiero che indaga sulla vita oltre la morte cercando di guardare attraverso quello spiraglio offerto da chi torna.

Il punto è che non sappiamo affatto se quel qualcuno realmente “torni”… o, piuttosto, semplicemente, racconti di uno stato più o meno onirico, in cui il cervello pur in brevissimi istanti soggettivamente dilatati, ha costruito tutto.

Certo è che l’uomo si è sempre chiesto, cosa accidenti ci sia dopo la morte. Se il nulla, l’oblio, o paradisi/inferni vari o cosa. Ci riesce così difficile accettare la morte, nostra e delle persone che amiamo, che abbiamo bisogno di pensare che tutto non finisca in quel momento, irreparabilmente. Abbiamo bisogno di illuderci anche, di sperare, di aver fede, in qualche altra cosa, inconoscibile per definizione e che pure cerchiamo, con la nostra innata curiosità, di sbirciare.

Nel film si parla di questo.

Eastwood ha il merito di farlo senza lasciarsi influenzare da scenari religiosi di varia natura. Intreccia delle storie diverse fra loro, punti di vista diversi sullo stesso argomento. La giornalista francese che si risveglia dopo essere stata data per morta. Il sensitivo che riesce a percepire la presenza di defunti. Il ragazzo che ha perduto il fratello.

Ciò che li accomuna è la solitudine: ognuno di noi è solo quando pensa alla morte.

Nel film non si danno risposte. Si tocca con delicatezza il tema del dolore e ancora con più delicatezza quello della speranza che non tutto quello che di noi resta sia solo polvere.

Sì,  forse l’età avanzata porta con se queste domande.  Clint ha 80 anni. Ma ben venga il suo punto di vista, espresso sotto forma di domande… di non detto.  Lo fa con poesia, senza badare troppo alla razionalità, che dopotutto su questo argomento è solo presunta, e anche, diciamolo, con un occhio al mercato… dato che con questo tipo di tema si può contare su una base di pubblico sicura.

In sostanza direi che questo film non è un capolavoro, ma è un buon film. Ha dei tratti commoventi, ma è facile che ci si commuova quando si pensa alla morte di propri cari.  Ha il pregio di parlare di un argomento difficile senza uscire dalle righe, sommessamente, solo facendo un po’ pensare.

E ognuno si potrà dare le risposte che ritiene opportune, o rimanere con le domande.

 

Film che ho visto, ultimamente


Una sera che non avevo niente da fare, appena uscito il film, sono andato a vedere “the american” quello con george cloney e violante placido. Questo genere di film non mi attira per niente, ci devo proprio cadere dentro, per guardarli.

Ma questo mi aveva incuriosito perchè avevo letto che è stato girato tutto in Abruzzo.

In effetti è tutto su campo imperatore, castel del monte e paesini limitrofi, con bellissime inquadrature fatte ad orari tali che la luce radente rendeva tutto ancora più affascinante del solito.
A parte questo il film è una cagata stratosferica, più o meno senza capo né coda. inverosimile al massimo grado praticamente su tutto.
Era meglio se facevano un documentario.

Lo scopo del film sembra essere quello di mostrare cloneey che è ancora in forma (oddio non è che abbia mai avuto un gran fisico) che fa flessioni (per gli americani sono un punto di riferimento importante) qualche trazione ed è abbastanza flessibile da toccarsi le tibie con il mento.
Dopodiché è allegramente inverosimile, ricorsivamente inverosimile. Intendo, come storia e come particolari nella storia.
Violante Placido ha un viso che sembra la Loren e sei portato a pensare che quando si spogli esploda in tette e curve come questa ai bei tempi. Invece è piuttosto normale. Carina ma normale. Meglio la killer allora che almeno è un tipo. Fa la puttana in un bordello di lusso a … castel del monte (!)  che è come dire, quanto a inverosimiglianza, che uno esercita la pastorizia a trafalgar square.
In questo paesetto c’è un andirivieni di killer internazionali che pure il gatto del benzinaio si chiederebbe ma chi sono questi, che c’entrano qui?
Ci sono sparatorie e morti stranieri e incidentalmente anche locals, senza che nessuno vada a casa di questo americano a dirgli com’è come non è… che da quando tu abiti qui capitano sti casini?
In casa lui con un trapano e un martello riesce a costruire un silenziatore (brunito e perfettamente sagomato) usando un alberino del cambio di una punto e sagoma le boccole a colpi di martello per un m14 (!!) con cui va e viene portandolo in un cestino da picnic e modifica i proiettili eccetera eccetera.

Ecco una foto di quelle parti: rocca calascio.

rocca calascio

Qualche giorno dopo, ahimé, trascinato da mia figlia quindicenne,  sono andato a vedere giulia roberts. La quale non voleva andarci per via della storia o per gli attori, bensì perchè aveva sentito dire che si vedevano i tifosi della Roma.

Roba da matti direte voi. Ma che ci posso fare, ognuno ha le figlie che si merita.

Insomma, non è che fossi convinto per niente.  Infatti alla casa gli ho chiesto “due per mangia e dormi” e il tipo mi ha guardato con disappunto pensando, credo, che mi riferissi alla sua espressione. Poi ha capito che volevo due biglietti per “mangia, prega, ama” e un sorriso perfido è apparso sul suo volto.

Allora c’è una scrittrice non si sa di che che è inquieta sta sempre in giro e esce tutte le sere. Allora il marito gli dice “aho datte na calmata” e quella capisce che non lo ama e lo molla su due piedi. Allora si mette con un altro e va a abitare a casa sua ma poi si stufa pure di questo e così so due che ne lascia per strada.
Quindi fa una bella pensata: me ne vado in giro intorno al mondo, tanto che sto a fa qui?
Prima tappa roma, (mangia) dove sarà pure na città de merda, ma se fosse come è sul film me ne andrei a vive a casteldelmonte pure se c’è giorg cluney che fa le sparatorie. Abita dentro na casa dove se deve scaldà l’acqua con la cuccuma sul gas, ma in sostanza a roma magna e basta. Quindi si riprende la gioia dei piaceri sensuali, ma non scopa. Il suo ringraziamento ai romani è cucinare il tacchino il giorno del ringraziamento, in cui si scopre che noi romani il giorno del ringraziamento ringraziamo qualcuno per l’anno appena trascorso prima di mangiare il tacchino.
Quindi curata la panza pensa all’anima (prega) e se ne va in un ashram in india. Qui il suo guru vero è un texano senza occhi di ghiaccio ma con la barba. Sta fase non è molto chiara eh. Comunque non scopa nemmeno qui.
Poi se ne va a Bali (amore) da uno sciamano che le dice tu fare meditazione mattina, divertire pomeriggio, e trovare equilibrio.
Allora va a ballare e conosce un brasiliano con la faccia da bassethound e finalmente scopa.
Però questo le dice famo un weekend romantico sull’isoletta, dai sali in barca, metafora dell’imbarcarsi insieme nel mare della vita, e lei dice ma che sei scemo così perdo l’equilibrio e scappa e la faccia del brasiliano da il meglio di se. Però lo sciamano le dice, perdere l’equilibrio per amore è il modo che a volte è necessario per trovare l’equilibrio nella vita. Allora lei capisce e va in barca dal brasiliano.
Fine. Che palle di film.

Colpa di mia figlia, che in questa foto si autocelebra:

Poi sono andato a vedere “inception” il quale perlomeno è abbastanza complesso da farti passare un po’ di tempo nel cinema senza accorgertene. Effetti speciali spettacolari diversi dal solito e idea di base (quella della condivisione dei sogni, per niente banale). Mi piacerebbe che esistesse un libro. Cioè che il film fosse tratto da un libro. Lo comprerei volentieri. Ma così non è. Non ho capito bene ma sembra sia un’idea del regista. Complimenti.

Mi sarei risparmiato la scena sulla neve con i militari pirlasciatori e l’assalto alla fortezza bastiani. Senza, il film sarebbe stato più sobrio e meno ollivudiano. Però devo dire che mi è piaciuto.

Quindi alla fine 2-1 per le cazzate.

Per non parlare poi di quelli che ho visto a casa su dei DVD. Meglio tacere per decenza.

 

avatar


Sono andato a vedere avatar. Interessava a mia figlia e anche a me. Senonché non avevo idea della ressa alle casse per vederlo prima possibile. Anzi, meglio, per vederlo entro domenica sera, in modo da poter dire, il lunedi, a scuola o in ufficio: io l’ho visto, con una certa aria di superiorità nei confronti di chi invece, così out, ancora no.
In una multisala me la sono cavata andando in un orario atipico per un film: le 13.50 e deviando su una meno appetibile versione non 3d. 

La prima idea che mi sono fatto è che ci fosse poco da dire.
– storia banale
– personaggi stereotipati
sostanzialmente
un “cartone animato”  (non so come definire, se non con questo nome antico, i lungometraggi computer-graphic based) disney-pixar, impressione rafforzata dal fatto che, non
vorrei sbagliarmi, nel doppiaggio italiano la voce del protagonista (il marine) mi sembra tanto quella del Re Leone e altri personaggi di cui ho fatto in questi anni conoscenza, obtorto collo, spinto da mia figlia.

Nota positiva: il mondo disegnato al computer è bellissimo.

Poi ho riflettuto sul fatto che quando un film diventa un’operazione culturale che tocca miliardi di persone in tutto il mondo, nulla può essere lasciato al caso. Ogni particolare, anche minimo, ha una valenza culturale importante.

Peraltro, la storia degli ultimi decenni ci ha insegnato che Hollywood è in grado sia di recepire i segni dei tempi, sia di anticiparli, sia di influenzarli. E’, che ci piaccia o meno, il respiro di parte dell’umanità. Quella parte occidentale, pari a 1/5 della popolazione mondiale che però consuma i 4/5 delle risorse mondiali. Fino a poco tempo fa almeno era così. Ora con la crisi e la crescita esponenziale di cina e india, non saprei.

Mi sono andato a leggere qualche recensione in rete, ad esempio questa:

Cameron riprende i temi di The Abyss del 1989 (una mastodontica onda
anomala di origine aliena minaccia di abbattersi sulla terraferma per
distruggere una civiltà folle, responsabile di massacri e stragi
militari, cataclismi innaturali, inquinamento irreversibile e
distruzione dell’ecosistema) portando alla luce le più profonde basi
della sua intera produzione cinematografica: l’uomo eccelle nel suo
istinto distruttivo ed autodistruttivo, l’abisso di valori e relazioni
nel quale stiamo sprofondando è esclusivamente frutto dell’azione della
razza umana, disabituata al rispetto e alla fratellanza, educata
all’odio, alla sopraffazione ed al materialismo più sfrenato che venera
il simbolo dell’essere in quanto possidente.


Un vigoroso monito
morale era già stato lanciato da James Cameron nel 1984 con il primo
Terminator (lo spettro del giorno del giudizio simboleggiato dalla
distruzione nucleare, diretta conseguenza dell’illogicità umana
costantemente orientata al breve termine e al profitto, assume le
sembianze del Terminator, partorito dall’uomo a sua immagine e
somiglianza per distruggere e terminare la vita sul nostro pianeta):
Avatar amplia le fila del discorso presentandoci una splendida storia
d’amore, fratellanza e rispetto per se stessi, per i propri simili e
per l’habitat che vive, dona e ospita la vita.


Oltre le
inabissate verità di The Abyss, oltre il vigore protettivo del secondo
Terminator, macchina che impara la forza dei sentimenti, del rispetto e
del sacrificio, oltre l’amore più grande tra Jack e Rose che travalica
l’importanza della vita stessa, Avatar brilla nella sua unicità e
profondità dal ritmo narrativo travolgente: mentre Jake e Neytiri si
conoscono e si innamorano, noi ci innamoriamo di Pandora e della penna
di James Cameron che grida ad un mondo diverso, migliore in quanto
popolato da esseri migliori, educati nel rispetto della vita, della
storia e delle tradizioni.


Avatar non cambia la storia del
grande schermo per i suoi aspetti tecnici rivoluzionari, non scuote
perchè è il primo film interamente girato in 3D stereoscopico ad una
risoluzione 2K a 24 frame al secondo, Avatar segna profondamente la
storia del cinema perchè è un film epico con un proprio cuore pulsante
che ci conquista con una complessa storia d’amore che va oltre i
confini della materia: Avatar è meraviglia, purezza, emozione
indimenticabile. (
http://www.cinemovie.info/Avatar_scheda.htm )

Tutto ciò indubbiamente c’è, nel film.
Però è impossibile, anche,
non vedere un semplicissimo meccanismo semplificativo che rende il film
una favola lontana, quando invece la sopraffazione di una civiltà più
potente su altre è cosa di tutti i giorni sul nostro martoriato
pianeta.

Il punto è si viene portati a parteggiare per la
civiltà aliena, che appare chiaramente migliore della nostra, in base a
valori quali il vivere in armonia con ciò che ci circonda. E i cattivi
che non comprendono quanto gli spilungoni blu siano meglio di noi sotto
tutti i punti di vista, sono così stupidi da non avere alcuna
giustificazione.

Il problema è che il messaggio che passa, in
questo modo, è che il rispetto per il diverso è ammissibile laddove il
diverso si dimostra essere migliore di noi, in una scala di valori che
comunque è fottutamente e pervicacemente nostra.
Resta
esclusa, per convenzione, la possibilità di rispetto per il diverso non
compreso, ovvero i cui valori non siano sovrapponibili ai nostri, sia
pure alternativi a quelli del dominio del profitto.

E così è
difficile identificare nei marines che per conto di società private
stanno lì a derubare un pianeta che contiene un certo minerale di
enorme valore la metafora dei marines che sono in afghanistan o in irak
per prendersi il petrolio.
Perchè quelli, afghani o irakeni, sono terroristi e portatori di una civiltà retrogada, da cui nulla possiamo imparare.

E’
difficile pensare che la semplice resistenza con archi e frecce del
popolo di pandora alla sopraffazione viene disegnata come atti di
terrorismo ingiustificabile ogni giorno sui media.

Insomma… si parla di una favola… ma il film si guarda bene dallo spingere a fondo l’acceleratore sul piano della metafora.
La
gente esce di là convinta che gli esseri umani, genericamente, siano
cattivi, (difficile da negare, anche se pieni di ottimismo) ma che esistano anche i buoni. E i buoni alla fine vincano.
Che i militari siano cattivi, ma siano anche così stupidi che in fondo i loro giochi sono trasparenti e sia facile sconfiggerli.

Per
cui il messaggio è a dir poco edulcorato e Avatar è un’astuta operazione commerciale, che sfrutta il senso di inquietudine che
attanaglia l’occidente in questi tempi di crisi ponendo ben attenzione a non far riflettere su nulla, dandosi una verniciatina di ambientalismo e tolleranza falsi quanto irrealistici.

Eh sì.
Forse qualcosa abbiamo sbagliato. Un tantinello.
E a hollywood piace soffiare sul fuoco dell’inquietudine, tirandoci su soldi.
E niente altro.

I ribelli sono belli e romantici nelle favole. Nella realtà si chiamano terroristi e sono brutti, stupidi, cattivi, immorali e le favole con la realtà non c’entrano niente. Non te lo ha spiegato nessuno?