Dichiararsi comunisti sarà reato


Mi ricordo tante discussioni, in questi anni, con amici di sinistra, o dichiaratamente comunisti.

Quando s’indignavano e chiedevano a gran voce l’applicazione delle leggi che vietavano la ricostituzione del partito fascista perché magari un giocatore di calcio aveva salutato a braccio teso.

Quando esplodevano in una sorta di linciaggio mediatico quando qualcuno, anche recentemente, diceva una sola parola che anche leggermente facesse dei distinguo sulla tematica dell’olocausto. Anche semplicemente dicendo di ammettere la possibilità che qualcuno esprimesse posizioni diverse in proposito.

Quando venivano chiusi siti, o arrestate persone, solo per aver espresso delle posizioni politiche.

Ho sempre difeso il principio della libertà di opinione, anche se la mia opinione era radicalmente diversa.

Mi facevano incazzare quelli che erano pronti a sopprimere la libertà di opinione altrui basandosi sulla loro convinzione che le loro idee fossero sbagliate, socialmente intollerabili. Gli dicevo: perchè il saluto romano no e il pugno chiuso sì?  Perché inneggiare a Hitler no e a Stalin sì? Perché sui campi di sterminio tedeschi non si può dire una parola mentre quelli staliniani o maoisti sono un’opinione? Dov’è la vostra coerenza quando invocate dei principi?

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Ai margini di un fatto di cui si è poco parlato


Ho visto il video dell’uccisione dei due militanti di Alba Dorata, in Grecia. L’ho guardato e riguardato.
Mi colpisce la freddezza dell’uomo che spara.

Per freddezza non intendo la mancanza di empatia che gli consente di uccidere due ragazzi sui ventanni. Non ne faccio una questione umanitaria. Questo tipo di distacco etico può essere costruito tramite la determinazione ad agire, mettendo ciò che stai facendo in uno scenario più grande in cui la tua azione è giusta e necessaria. Quindi disumanizzando il tuo nemico. Spersonalizzandolo. Colpendo cioè il ruolo e non l’uomo in sè.

Questo è piuttosto facile da ottenere per tutti gli uomini. Si vede continuamente in tutte le guerre, condotte all’arma bianca o tramite un tasto da migliaia di chilometri di distanza.

No. Quella di cui parlo è la freddezza operativa.

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L’Italia all’alba di una nuova forma di fascismo fiscale.


Ebbene si, a forza di leggere tutti gli articoli contrari all’uscita dell’euro vi dico che mi avete convinto: non serve uscirne, bisogna rimanerci, diciamo che è il solo futuro possibile per l’Italia. Dunque, al fine di rendere comprensibile a tutti cosa possa comportare questa strategica decisione ho deciso di analizzare ed argomentare le conseguenze sul medio termine: almeno, tutti coloro che “mi hanno convinto” che l’euro sia l’unica possibilità di sopravvivenza per l’Italia sappiano cosa li aspetta (onestamente dovrei dire “hanno cercato di convincermi”…). Per cui, nel 2014, non voglio sentire lamentele, soprattutto dai pro-euro. Ci siamo capiti.

spremi limone

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La prima vittima di una guerra è la verità.


Da Giovedi 24 ottobre nel codice penale della Grecia c’è l’articolo 458a intitolato “Violazioni alla normativa UE” in base al quale è punito con la reclusione fino a due anni chi critica le sanzioni richieste dall’UE contro i paesi, organizzazioni o persone.

“Ogni persona che viola intenzionalmente sanzioni o misure restrittive nei confronti Stati o enti, organismi o persone fisiche o giuridiche con le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di regolamenti comunitari è punito con la reclusione per almeno sei mesi, salvo altra disposizione è contenuta pena più grave. Le disposizioni del comma precedente si applicano anche quando tali atti non sono punibili secondo le leggi del paese in cui perpetrato ”

Se per esempio l’Unione europea designa irrevocabilmente “terrorista” Hezbollah in Libano o l’organizzazione del PKK nel Kurdistan turco, chi distingue la sua posizione da questa potrà essere arrestato.

da http://www.sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/blog-post_7044.html (non sono in grado di verificare la notizia e la traduzione di google è quella che è…)

Insomma il governo greco della “larghe intese” : Pasok e Neo Democrazia avrebbe approvato questa legge bavaglio per chiunque osteggi in qualsiasi forma la politica dell’UE e/o dell’Onu.

Avevo scritto alcuni giorni fa in questo post sul colpo di mano quasi riuscito, in senato, per far passare un vero e proprio reato di opinione, con il fumo negli occhi dell’indignazione per i neonazisti che negano o addirittura fanno apologia dell’Olocausto:

Il reato di negazionismo è un puro e semplice reato di opinione ed è pericolosissimo. Perchè oltretutto non definisce nemmeno quale sia la verità storica ufficiale da non mettere in discussione.  Nel vago può starci tutto. E sarà il Potere a definirlo.

“se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo, crimini di genocidio, crimini contro l’umanità o crimini di guerra, la pena è aumentata della metà”

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La colpa è del m5s.


I detrattori del M5s, che sostenevano l’inutilità del lavoro in parlamento degli eletti del movimento, e che per mesi ci hanno spiegato quanto fosse irrisoria la loro presenza -se non per il chiasso gossip alimentato dalla stampa- purtroppo avevano torto.
E’ il paradosso dei nostri tempi: magari avessero avuto ragione.
Se così fosse stato, allora avrebbe voluto dire che avevamo mandato in parlamento un’allegra combriccola di inutili chiacchieroni, nè dannosi nè utili, e i loro colleghi dei partiti avrebbero potuto serenamente sbeffeggiarli, irriderli, e magari finirci a prendere una pizza insieme.

Se fosse andata così, allora avrebbe voluto dire che chi gestisce il governo, invece, lavora, si preoccupa e si occupa dei guai della collettività, lavorando sodo per noi.

di Sergio Di Cori Modigliani
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07/laria-fritta-fa-male-alla-salute-il.html 24.07.2013

Non è andata così.

Negli ultimi due giorni, insieme, i deputati del PD e del PDL si sono letteralmente scatenati alla tivvù, sui giornali e sui social networks (pagine vere e finte su facebook, troll a pagamento, servi sciocchi e clientele varie) per attaccare il M5s con toni sempre più virulenti, sempre più aggressivi. Ieri, in “transatlantico”, verso le ore 11, l’on. Boccia del PD dichiarava come la sola presenza dei colleghi del M5s è una minaccia per la stabilità della democrazia, mentre, al suo fianco, la deputata del PDL Manuela Repetti sosteneva che i deputati del M5s sono degli irresponsabili che stanno trascinando il paese alla rovina.

Queste due affermazioni sono utili. Ci avvertono della scelta di comunicazione che stanno cercando di allestire per il prossimo autunno, in modo tale da poter sostenere che il dissesto economico, politico, etico, culturale, morale del paese, è il frutto del comportamento degli eletti M5s e che loro è la responsabilità.

Più tardi, nel corso della trasmissione “Transatlantico” in onda su Rainews24, alle ore 19, l’onorevole Giorgio Scanu, eletto nella Regione Sardegna nelle fila del PD, diceva, a proposito dei suoi colleghi del M5s, che non si può rimanere in silenzio, per dovere civico, di fronte a un atteggiamento rivolto soltanto a uno scopo: la balcanizzazione dell’aula, dato che l’unico obiettivo di questi deputati consiste nel gridare a uno scandalo che non c’è, con un atteggiamento che va detto, perchè è il momento di dirlo, che è sempre costantemente offensivo e perfino violento, denunciando pertanto la propria posizione anti-democratica.

Apprendiamo, così, che oltre a essere irresponsabili, sono anche violenti.

Accanto a lui, l’on. Prestigiacomo del PDL ha suggerito anche la soluzione. Dopo aver applaudito il collega sostenendo di sottoscrivere ogni sua parola, ha dichiarato che è necessario attuare immediatamente ogni dispositivo che la Legge  mette a disposizione in aula e nelle commissioni per mettere questi qua (ndr. i loro colleghi, parlamentari dell’opposizione) nelle condizioni di non poter più intervenire, nè  fare danno inceppando il meccanismo.

La massima perla è stata prodotta da Mariano Rabino, eletto nella Lista Civica Monti, il quale, questa mattina, nel corso della trasmissione coffeebreak in onda su La7, ha definito il M5s una compagine di irresponsabili gestita da un ayatollah.

Abbiamo quindi avuto un’altra informazione, di cui già stavano arrivando dei chiari echi: siamo passati dalla fase della denigrazione, calunnia, diffamazione, isolamento, a quella della identificazione degli attivisti di M5s come soggetti irresponsabili, violenti, e forse anche terroristi, dato che sono guidati da un ayatollah, termine questo che in Asia Minore e nelle nazioni mussulmane indica semplicemente “un religioso di professione” ma da noi, invece, nell’immaginario collettivo è immediatamente incorporato come sinonimo di terrorismo talebano.

L’intervista a Scanu ha toccato un livello di così profonda degradazione (il deputato è un omone fisicamente molto corpulento, quindi le sue parole avevano un impatto ancora più forte) da spingere il moderatore a intervenire per calmarlo, cercare di annacquare questa aggressività inconsulta, e alla fine gli ha tolto la parola. E’ un professionista di lungo corso, una persona per bene, forse vicino alla pensione, e la sua aria mesta e afflitta era un chiaro indice dello stato della comunicazione in questo paese. Mi ha fatto pensare che neppure lui si aspettava di vedere, insieme, deputati del PDL e del PD abbracciati amorevolmente nel sostenere la “vergognosa immoralità” del comportamento pentastellato.

Ma perchè tutto ciò?

Per un motivo molto semplice: si sta discutendo in aula il cosiddetto “Decreto Legge del Fare per il rilancio dell’economia e dello sviluppo”. Un nome bellissimo, da fare invidia a John Maynard Keynes.
Se avesse anche un solo rigo dedicato alla realtà del paese, varrebbe la pena votarlo.
Il problema è che, in tale decreto, non mi pare che esista nulla che affronti o risolva nessuno -in nessun campo, segmento, àmbito, dimensione- dei seri problemi della nazione: lavoro, occupazione, welfare, povertà, tasse, gestione del credito, sistema bancario.
Come prevede la Legge, il governo ha redatto un testo e lo ha sottoposto allo studio e al vaglio della specifica commissione parlamentare, il cui compito consisteva nell’accettarlo così com’era oppure immettere degli emendamenti suggeriti dai membri della commissione. A quel punto, il testo finiva in aula e il governo apriva un dibattito tra tutte le forze presenti in parlamento per chiedere una discussione e un voto su quegli emendamenti. Il M5s, dopo aver letto queste paginette piene di nulla ha proposto 803 emendamenti. “Troppi, ragazzi, voi siete matti!” hanno risposto dalla presidenza del consiglio. In realtà è vero. E così sono stati ridotti a 75. “Ancora troppi, non ci stiamo nei tempi”. Qualche mugugno, ma ha vinto l’efficienza pragmatica. Sono stati ridotti a 8, ciascuno dei quali lungo dieci/venti righe. Per poterli presentare in aula era necessario un tempo tra i 7 e i 17 minuti complessivi. Da 803 a 8 si era arrivati dopo una trattativa tra eletti di M5s e governo: erano state date ampie garanzie.
Una volta che sul suo tavolo è arrivata la delibera ufficiale che cancellava 795 emendamenti proposti dalla più grossa forza di opposizione parlamentare, lasciandone soltanto 8, Enrico Letta si è consultato con Alfano  e alla fine ha dichiarato e ha fatto dichiarare a Dario Franceschini,  che questo decreto del fare è talmente importante che non si può correre il rischio di rimanere ingabbiati nelle pastoie dell’iter parlamentare; di conseguenza, nel nome della responsabilità nazionale -perchè noi siamo al servizio del paese- sul decreto del fare chiederemo la fiducia alla Camera, cancellando quindi automaticamente ogni emendamento ed evitando perdite di tempo per inutili discussioni bizantine. Noi qui lavoriamo.

Fine.

Se la Democrazia Cristiana si fosse comportata così nel 1973 nei confronti di 8 emendamenti proposti dal PCI, sarebbero scesi in piazza i sindacati, ci sarebbe stato uno sciopero generale a tutti i livelli, e alla fine sarebbe stata costretta, almeno, a discuterne in aula.

In questo “decreto del fare” ci sono pagine e pagine di parole ampollose, vuote e inutili.

E’ meglio che dica ciò che, secondo me, NON c’è:

1). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che dichiari e garantisca che verrà rispettato il decreto del precedente governo Monti, varato lo scorso aprile, che annunciava l’immediato pagamento di 40 miliardi di euro alle aziende PMI creditrici, alcune delle quali in attesa di essere saldate da 30 mesi. Ci si rimette a Saccomanni.
2). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che prenda atto e parli dell’esistenza della povertà in Italia, e si occupi dello stato di indigenza di quasi 10 milioni di italiani, proponendo uno straccio di idea che vada a migliorare le esistenze di questi nostri concittadini di un angolo, di un grammo o di un euro. Nulla.
3). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che parli di investimenti da parte dello Stato al fine di produrre lavoro e occupazione e quindi mostrando e dimostrando come avviene e si verifica la ripresa.
4). Non esiste neppure menzione sull’annoso problema dell’Iva, poichè “come stabilito la decisione è stata rinviata al 15 settembre”.
5). Non esiste neppure menzione sulla spada di Damocle dell’aumento dell’Iva al 22% poichè “come stabilito la decisione è stata rinviata al 1 ottobre”.
6). Non viene neppure menzionata, e quindi non sottoposta all’attenzione pubblica, la necessità di varare un piano di sostegno socio-economico relativo alla costituzione del varo di un piano preventivo del reddito di cittadinanza per cercare di arginare, contenere, affrontare l’enorme disagio sociale che esploderà il prossimo autunno.
7). Non esiste nessun dispositivo, norma, Legge, che abbatta gli esorbitanti costi della burocrazia statale, della politica istituzionale, tesa ad arginare la voragine dei conti pubblici che aumenteranno.
8). Non esiste nessun riferimento alla necessità impellente di varare una nuova Legge elettorale “poichè è stato precedentemente stabilito di affidare un mandato di esplorazione costitutiva a uno specifico comitato di saggi, composto da 38 membri, che dovranno esprimersi in materia entro e non oltre il 3o novembre del 2014”.
9). Non esiste nessun riferimento, dispositivo, norma, Legge, che affronti la necessità inderogabile di affrontare in sede parlamentare ed esecutiva la gestione del sistema bancario italiano.
10). Non esiste neppure un riferimento nè un’analisi, nè un dato nè una informazione, relativa ai 2.356 enti statali inutili che assorbono ogni anno la spesa corrente di circa 40 miliardi di euro, senza produrre alcun risultato, alcun effetto, nessuna soluzione, se non per gli assunti e le loro famiglie.
11). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che vari un “piano Lavoro” al fine di aggredire la malapianta della disoccupazione.
12). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che affronti il problema del costo esorbitante dello Stato (circa 3 miliardi di euro all’anno) derivante dalla sovvenzioni nei confronti dell’editoria, della comunicazione mediatica, di enti culturali che esistono soltanto sulla carta.
13). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che affronti e si occupi del sistema turistico-alberghiero dell’Italia, considerandolo un settore strategico e trainante dell’economia nazionale.

Gli 8 emendamenti di M5s parlavano, invece, di tutto ciò.
L’obiettivo degli eletti consisteva nell’inchiodare tutti i deputati alle loro singole responsabilità dinanzi al paese. Costringere i deputati di ogni partito a spiegare in aula dinanzi al paese perchè non vogliono varare un reddito di cittadinanza, perchè non vogliono abolire le fondazioni bancarie, perchè non vogliono dividere il sistema bancario tra banche d’affari speculative e banche commerciali creditizie, perchè non vogliono neppure intaccare il problema della disoccupazione, perchè non vogliono investire risorse dello Stato per rilanciare l’economia, perchè non si vogliono occupare dell’esistenza della povertà, perchè non vogliono investire nel turismo, nella cultura, nell’istruzione.

Su tutto ciò, ci sarà soltanto un macabro silenzio.
“Il mio governo si distinguerà per il fatto che non procederà, come gli altri governi che mi hanno preceduto, a suon di fiducia, perchè la trasparenza e il dibattito in aula sarà il motore principale del mio esecutivo”.
Così, aveva dichiarato Enrico Letta presentando il suo governo il giorno della sua nascita.
Così stanno le cose.
La responsabilità, a questo punto, è al 100% -in sede parlamentare- nelle mani di coloro che lo sostengono.
A livello di cittadinanza, la responsabilità è, al 100%, nelle menti di coloro che ancora credono a queste persone.
Sulla prima pagina del mio quotidiano surreale, oggi, la notizia che viene dall’Onu, a New York, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che recita così:

“E’ ufficiale. L’Oms dichiara che l’aria fritta è dannosa per la salute: procura cancro sociale terminale”.

Buona televisione a tutti.
E pensiamo alla nostra salute.

La crisi? Va cambiata la Costituzione.


Commentatori e gente comune si chiedono perché, nel mentre una parte consistente del paese sta veramente soffrendo e il tessuto economico si sta disgregando in modo forse irreversibile, il governo perda tempo con le riforme costituzionali.

E’ quindi arrivato il decreto del fare, definizione a cui, dopo averlo letto, è stato in modo appropriato aggiunto nulla.

Lo scopo del governo i larghe intese, quello per cui Napolitano si è impegnato, non è affrontare i problemi urgenti e immediati del paese.  E’ fare le riforme costituzionali.

Le condizioni del paese le conoscono benissimo e sono parte integrante del piano. Erano perfettamente prevedibili due anni fa, quando venivano imposte le politiche di rigore. Ancora di più erano immaginabili quando venne messo Monti (sempre per mezzo di Napolitano) a fare da salvatore/affossatore della patria.

Nulla di nuovo. Le cose stanno andando come programmate. Come disse Draghi dopo le elezioni: “L’italia va avanti con il pilota automatico”.

Nel frattempo che le cose decantino, ovvero che il tessuto industriale scompaia, che i pezzi pregiati vengano venduti agli investitori stranieri, che gli italiani si abituino e accettino il nuovo status nella loro vita da poveri (prossimo paese emergente, come la Grecia), che emigrino e delocalizzino chi può farlo, questo governo è chiamato a gestire la transizione tramite fuffa mediatica, controllo, fumo negli occhi, gestione eventuale ordine pubblico, far credere che qualcosa si stia facendo mentre non si sta facendo nulla, determinare scoraggiamento, frustrazione, accettazione nella gente.

E, ovviamente, fare le riforme costituzionali. Per questo si sono attrezzati con 40+6 saggi.

C’è un articolo significativo su questo blog :  JP Morgan su questo documento dice che il problema principale per la mancata integrazione dell’area euro sono le costituzioni antifasciste, che sono da riformare.

Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite  modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia).

Alla luce di queste considerazioni, si comprende meglio il quadro in cui opera questo governo. Le istanze economico finanziarie cui fa riferimento. Quello che è chiamato a fare e la direzione in cui si muoverà.

In effetti, la maggior parte dei trattati su cui si basa l’Unione Europea sono anticostituzionali. Fino ad oggi hanno fatto finta di non accorgersene e le voci, pertinenti e di merito,  che si sono levate il tal senso ignorate.

Alla radice il problema può essere risolto modificando la Costituzione.

Per questo, senza far gridare al golpe ma usando la vaselina, come hanno fatto finora, hanno bisogno di una maggioranza qualificata. Il governo delle larghe intese la cementa e la rende possibile.

La loro comunicazione si basa su due livelli:

il primo, più generale, per chi si ferma all’informazione main stream, è riassumibile con: ti pisciano in testa e ti dicono che piove.

il secondo, per chi vuole approfondire, è ti pisciano in testa e ti dicono che ti pisciano in testa.

Ma quale complottismo: è tutto scritto, chiaro, ad evidenti lettere.

E’ prevedibilissima anche la strategia attraverso cui modificheranno la Costituzione: si farà un gran parlare di fuffa. La legge elettorale ad esempio, nonché altre riforme che andranno addirittura nel senso che la gente anticasta-anticorruzione auspica: riduzione del numero dei parlamentari… (tanto non fanno un cazzo, che li paghiamo a fare?) nel frattempo modificheranno in modo meno appariscente, quasi in sordina, tale che se ne accorgeranno solo poche e inascoltate voci, alcuni tratti salienti.

Quello che ne uscirà fuori sarà, possiamo anche scommetterci qualcosa, una costituzione senza troppe garanzie e contrappesi fra i poteri amministrativo-giudiziario-legislativo. Qualcosa che renderà possibile decidere senza legacci e lacciuoli di sorta a chi governa. Qualcosa che lasci della democrazia parlamentare solo il guscio.

Guida galattica per autoattivisti (un poco sovranisti)


Da questo blog  riprendo questo post che mi sembra faccia molto bene il punto sulla rete di attivismo che sta interagendo nel paese e costruendo quello che probabilmente diventerà in qualche forma un nuovo soggetto politico.

Io penso che i soggetti politici emergano, per così dire, dalla realtà economico-sociale, con maggiore o minore forza a seconda delle parti di società i cui interessi si trovano a rappresentare.  Non sono fatti da  ideali che vengono calati dall’alto e nemmeno giochi di potere più o meno ben finanziati e ben propagandati.

Penso che i soggetti politici siano tali quando si basano su analisi complesse della realtà che sono riducibili in poche parole comprensibili da tutti. Quando hanno cioè una loro trasversalità culturale e una loro omogeneità e intima coerenza. Quando a qualsiasi livello di profondità di analisi è possibile extrapolare delle idee forza che siano semplificanti senza essere sempliciste.

Penso che ormai a qualsiasi livello la nostra cultura e la nostra formazione ci consenta di spingerci nel tentativo di interpretare la realtà, ci si possa rendere conto che la chiave della crisi profonda e drammatica che stiamo attraversando sia nel rapporto fra il nostro paese e il resto del mondo. La cosiddetta globalizzazione da anni ormai, nella quotidianeità, ci sorprende e ci lascia perplessi. I prezzi di tanti oggetti si sono abbassati e di questo ne abbiamo beneficiato. Sui banchi dei supermercati vediamo ortaggi coltivati in lontane zone del mondo.  Negli anni passati ci hanno offerto per comprarci casa mutui al 100% dell’importo e a 40 anni. E soldi per comprare macchine, televisori sempre più grandi, telefonini sempre più performanti, computer, stampanti che costavano meno delle cartucce di ricarica…  banche straniere, supermercati stranieri, catene commerciali straniere…

è l’Europa, il beneficio dell’euro.

Ma non esistono pasti gratis. E il redde rationem è arrivato. E dobbiamo pagare, noi e i nostri figli, per quello che qualcun altro si è preso.

No, ferma tutto. Ci hanno fregato. Ci stanno fregando. Vogliamo tornare indietro dove abbiamo sbagliato e prendere un’altra strada. E vogliamo poter decidere di farlo. Vogliamo tornare a poter pensare di essere padroni del nostro destino, come popolo e come individui.

Condivido il pensiero con l’autore del post che riporto sotto, che questa sia l’unica strada: il recupero della sovranità monetaria, politica, fiscale, militare, persino alimentare.

Buona lettura.

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Guida galattica per autoattivisti (un poco sovranisti)

Nell’ultimo post ho discusso di alcune mie iniziative passate in collaborazione con il Movimento 5 Stelle, su tutte la creazione del gruppo divulgativo Economia 5 Stelle, cui auguro la miglior fortuna e longevità indipendentemente da qualsiasi deriva possa prendere il Movimento in sé. Se la linea del M5S sui temi di politica-economia é difficile da decifrare,  non così é la linea del gruppo che rientra di buon grado in quella nascente area sovranista che per fortuna comincia a caratterizzare la politica alternativa italiana.

Recupero della sovranità monetaria, politica, fiscale, militare, persino alimentare. Ritorno ai valori democratici, ormai da tempo abbandonati in favore dell’idea dell’inevitabilità di un vincolo esterno che ci salvi da noi stessi, dalle nostre miserie, dalle nostre brutture, dalla corruzione e dalle mafie di vario genere che avvelenano le nostre esistenze e che ci avrebbero tolto il futuro. Vincolo che nel nostro caso risponde al nome di Unione Monetaria Europea (UME) con i suoi trattati. Illustri commentatori come A.Bagnai, L. Barra Caracciolo e C.Borghi e il giornalista indipendente P.Barnard hanno nel tempo ben spiegato come questo approccio fallimentare, paternalistico e totalitarista abbia progressivamente svuotato le nostre istituzioni democratiche da ogni significato e da ogni effettivo potere.

In buona sostanza, in questi lunghi anni di SME, iniziati nel lontano 1979, ai cittadini europei (non solo italiani) é stato chiaramente detto che il processo di integrazione europea era un sogno che non necessitava della loro ingombrante legittimazione democratica. Le azioni cardine di questo processo, come il famoso divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981, non sono mai e poi mai state soggette al voto popolare e si son disinteressate dei più illustri pareri tecnici, e sono state progressivamente sottratte al legittimo dibattito pubblico che avrebbe dovuto esserci.

Anche laddove lo sono stati, come in occasione del referendum francese sulla costituzione europea, meglio nota come Trattato di Lisbona, il loro parere negativo é stato ignorato e rigettato. Fin dagli anni ’70 insigni economisti come Kaldor e Godley si sono espressi molto chiaramente sulle fallimentari fondamenta di quest’unione monetaria, del tutto inascoltati dalla classe politica europea e a stento relegati dai media compiacenti nell’angolino polveroso tra idealisti e complottisti. Atteggiamento che fa notoriamente rima con fascisti

Non é difficile capire in realtà. Creando un sistema monetario che non prevedesse l’uso della più elementare solidarietà reciproca come risposta anti-ciclica agli shock economici esterni (come la tremenda crisi dei mutui subprime del 2007), né che prevedesse il ricorso allo strumento dell’aggiustamento dei cambi reali degli stati in difficoltà o in deficit, si stavano implicitamente creando le condizioni per scaricare il peso di qualunque problema sulle classi più deboli, ovvero le classi salariate. Peso da loro accolto obtorto collo, a colpi di progressiva deflazione salariale, riduzione del welfare, precarizzazione del mercato del lavoro e progressivo ritiro dello stato nazionale nel suo inestimabile ruolo di vigilante e garante di certi arcinoti processi “poco limpidi” del mercato, come la simpatica tendenza all’oligopolio, al cartello, ai rapporti clientelari e alla corruzione, a  tutto svantaggio di chi questo sistema non può che subirlo (noi). Gli stati nazionali europei si sono progressivamente trasformati in gusci vuoti, da enti protettivi in enti punitivi, vessatori, meri curatori fallimentari e esecutori di diktat provenienti da ben altra sede.

Un esempio per tutti di legge di ispirazione europea che ha decretato la vittoria di rapaci interessi privati sull’interesse pubblico? La legge numero 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici. Essi sono stati contestualmente trasformati in S.p.a. (Società per azioni). In altre lingue, più trasparenti, esse vengono chiamate società anonime, ad indicare  chiaramente la non responsabilità e la non visibilità delle persone coinvolte. In nome della indimostrata ma scontata superiore efficienza dei privati sul settore pubblico, tali società sono di colpo diventate invisibili alla Corte dei Conti, sottratte al suo controllo sugli atti, amplificando conflitto di interesse e dinamiche corruttive e/o illecite.


Inoltre, uno dei più noti principi liberisti sui quali è fondata l’Unione Europea è nel divieto di aiuti di Stato alle aziende. Lo Stato si é trovato nell’impossibilità di fatto di intervenire a ricapitalizzare le sue banche. Alcuni stati europei hanno interpretato in maniera un po’ più elastica di noi quei principi di non ingerenza, e vantano ancora una presenza pubblica importante nel sistema finanziario. Noi, per contro, abbiamo applicato sempre in maniera rigorosa il dogma del “più Europa”. Risultato? Ad ogni successiva ricapitalizzazione delle nostre banche si ha avutro un sempre maggiore passaggio ai mercati privati della proprietà del sistema finanziario, con le tragiche conseguenze che ben conosciamo.

Piccolo inciso per il partito anticasta&corruzione: ho letto alcune velleitarie proposte secondo cui per uscire dalla crisi vada semplicemente rafforzato il potere di vigilanza della Corte dei Conti… Può essere una buona idea, ma non pensate nemmeno per sbaglio che DA SOLA serva a qualcosa, in mancanza di un concreto cambio di rotta sull’Eurosistema e su queste direttive comunitarie. Come fa notare A.Bagnai sul suo blog, E’ da poco uscito questo commento della Corte secondo cui l’austerità ci ha fatto molto male. Cito da Goofynomics:

E’ strano, perché non sembra che la stessa istituzione avesse mai espresso opinioni simili. Anzi: a maggio 2011 invocava una manovra “stile 1992”: da 46 miliardi. Mentre a ottobre 2011, lamentandosi di risorse non certe, invitava a tassare i beni reali. Più recentemente, puntava il dito contro corruzione e malaffare.
Torniamo invece indietro, al 2009, inizio del periodo citato nell’articolo di oggi. La Corte se la prendeva con la sanità.

Insomma, l’austerità l’ha voluta, l’ha avuta, e ora se ne lamenta. I problemi poi variano sempre: sanità, corruzione, entrate incerte… ma mai che si accenni alla moneta unica, ci mancherebbe!

Fine inciso. 

Signori, il PUD€ é un avversario insidioso, diffuso capillarmente in media, politica e finanza italiana ed europea e conosce bene i suoi polli (noi). Era ovvio che prima o poi le persone si sarebbero rese conto dell’inganno e avrebbero chiesto lo scotto elettorale di questa progressiva opera di deresponsabilizzazione e sottrazione di governance popolare da parte dell’UME. Hanno perciò agito in tre modi principali.

  • Il primo, già citato, consiste nella completa sottrazione di queste dinamiche alla divulgazione pubblica e al dibattito nei media, di pari passo con il colpevole silenziamento di qualunque voce contraria nella nostra classe intellettuale. Parrà un’affermazione qualunquista, ma i media italiani su questi provvedimenti hanno speso molto meno inchiostro che per qualsivoglia rigore contestato al derby di turno.
  • Il secondo é il manganello del vincolo esterno, l’uso strumentale dell’emergenza, del concetto fascista del TINA (There Is No Alternative). Ad ogni provvedimento impopolare é sempre stata presentata agli elettori un’alternativa apocalittica, senza che ci fosse alcun nesso di causalità dimostrabile fra l’una e l’altra. Un esempio su tutti? Il famoso divorzio dell’81 fu presentato come strategia di lotta alla superinflazione degli anni ’70, il cui colpevole fu individuato nella “spesa pubblica eccessiva” e nell’aumento della massa monetaria, senza specificare che questa aveva origine negli shock petroliferi del ’73 e del ’79 ed era una mera misura difensiva applicata su scala mondiale. E infatti l’inflazione, così come era venuta, se ne andò. Ma non certo per il colpo di mano di Andreatta…
  • Il terzo, e il più disgustosamente vile di tutti, é il senso di colpa. Pensateci. Molto spesso vi ricorderete di aver sentito gli stessi politici da voi votati accusarvi di pochezza morale, pelandronite, corruzione. Con il contributo della stampa estera, i popoli e i governi europei, a partire dai PIIGS, sono stati convinti di ESSERE la causa del problema. “Gli stati spendevano troppo, i privati sprecavano, rubavano e corrompevano. E quindi dovevano essere fermati.” Vi ricorda qualcosa? Alzi la mano chi di voi non ritiene in qualche misura di meritare l’attuale crisi. E chi pensa di meritare una punizione, chi si sente colpevole nell’animo, non ha alcuna forza di opporsi alla punizione stessa, in una sorta di stolida catarsi autoassolutoria. I popoli europei hanno preferito, invece di informarsi e correggere i loro difetti e i loro problemi, demandarne la soluzione ad un ente terzo non eletto, che di fatto li ha privati di ogni strumento democratico e puniti per colpe più teoriche che pratiche, colpe molto spesso esacerbate dalle punizioni stesse. E noi italiani siamo tra i più colpevoli in tal senso. Detesto con tutte le mie forze il nostro proverbiale servilismo e mancanza di orgoglio nazionale, che ha agevolato non poco il processo. E anche laddove ci é stato chiesto un parere, per quanto di poco conto (ovvero in sede di parlamento europeo), noi abbiam risposto inviandovi gli scarti della nostra classe politica. O qualcuno pensa che un Calderoli possa realmente fare gli interessi dell’Italia su scala europea?

No signori, NESSUNA forza politica ad oggi ha saputo affontare con la dovuta conoscenza e responsabilità il problema europeo, e la colpa é stata data a noi stessi, alle nostre debolezze e miserie, al nostro status di untermensch, incapaci di governarci da soli. Lo spirito attivo, il coraggio e la curiosità dell’autunno caldo e dei primi anni ’70 del popolo italiano é stato letteralmente spazzato via da un trentennio di disinformazione, assunzioni di colpa e destrutturazione culturale, che ha avuto il suo triste apice nel berlusconismo (ho detto APICE, non ORIGINE, caaari piddini. L’origine siete indubbiamente VOI).

Solo ora, grazie al lavoro di alcuni patrioti e divulgatori tra cui quelli citati poc’anzi, lo spirito sovranista si sta risvegliando in Italia e in Europa, ma nel clima di tensione, sfiducia reciproca e disinformazione imperante, c’é il rischio che tale risveglio sia un po’ troppo a destra per i nostri palati delicati. Al di là del facile catastrofismo, é evidente come la presente crisi stia venendo cavalcata e strumentalizzata da forze politiche neofasciste come Alba Dorata in Grecia e da partiti ultraconservatori come UKIP di Nigel Farage in Inghilterra. E’ piuttosto evidente. Se le forze politiche che dovrebbero avere a cuore le sorti delle classi sociali più deboli lasciano il dibattito nelle mani delle estreme destre nazionaliste e xenofobe, ci aspetta come minimo un ritorno ad uno scenario molto simile al primo dopoguerra, dove quand’anche crollasse l’euro, a sostituirlo avremmo odio, razzismo e regimi totalitari su scala nazionale invece che continentale. E questo oltretutto ben difficilmente risolverebbe i problemi specifici della crisi economica. Ammesso e non concesso che la soluzione per abbattere l’eurofascismo sia il ritorno al fascismo nazionale, é del tutto evidente che nessuno di questi soggetti politici ha capito le reali cause della crisi, e pertanto non potranno che proporre soluzioni errate. Diffidate SEMPRE da chi vi propone soluzioni semplici che vi assolvono dalle vostre responsabilità e dalla necessità di impegnarvi direttamente per definire il destino dei vostri cari e della vostra nazione. Perché non sono la soluzione, e con ogni probabilità sono espressione di un regime conservatore.

Non é un caso che mi scagli con forza contro il signoraggio bancario e le altre teorie del complotto. Non abbiamo bisogno di analisi superficiali e dilettantesche quando non dichiaratamente truffaldine, che inducano la popolazione ad identificare un nemico senza nome e senza volto cui derubricare tutta la propria energia e la propria attenzione, perdendo di vista la necessità di studiare, progredire ed apprendere gli strumenti indispensabili a capire la realtà che ci circonda. Basta leggere un intervento a caso di un signoraggista illustre, il buon Della Luna, per capire quanto queste persone siano in effetti prone al sistema pur comprendendone intuitivamente la fallacia:
E allora… ciò che avviene nei nostri tempi è l’adeguamento della struttura di potere e sfruttamento alla realtà degli uomini, di ciò che la società è. Non è lo smantellamento della civiltà e del diritto, ma è il naturale ritorno a ordinamenti totalitari nell”inevitabile tramonto di una finzione a cui ci eravamo molto affezionati. Anche intellettualmente.

NATURALE ritorno? INEVITABILE tramonto? Io mi sento più triste solo dopo aver letto queste tre righe conclusive di un intervento altrimenti piuttosto condivisibile. L’Italia non ha bisogno di intellettuali o attivisti rinunciatari che si faccian scorrere la storia addosso, siamo giunti ad uno spartiacque culturale fra due modelli di società e di democrazia, e l’inerzia morale di fronte all’“inevitabile declino” é proprio quel che ci farà accettare qualunque altra privazione senza batter ciglio, fosse anche la condanna alla povertà e alla schiavitù dei nostri stessi figli.

E’ un lavoro sporco, lungo e difficile, ma se non volete essere schiavi a vita di chi ne sa più di voi, dovrete adattarvi a farlo. Non é nell’interesse di chi scrive trovarsi un domani non lontano su una barricata con un fucile in mano insieme con un ristretto numero di patrioti e studiosi. Mi interessa assai di più aiutare ora chi avrà la volontà di farlo a contrastare la disinformazione eurista e a concentrare le energie e la legittima rabbia nel supportare soggetti che possano dare una vera risposta ai veri problemi e in cui possiate legittimamente identificarvi senza compromessi e mancanze di trasparenza di sorta. L’Italia ha secondo me un enorme bisogno di VERITA’… l’unica cosa che può spezzare catene vere e metaforiche e rendere libero un uomo di decidere se essere schiavo o cittadino.

Quindi ho da tempo deciso che diverrò l’incubo peggiore di qualunque forza politica che per malafede o per per qualsivoglia tatticismo cerchiobottista elettorale, deciderà di tenere all’oscuro i cittadini della reale portata dei problemi che dobbiamo affrontare. Non é più ora di tergiversare sulle false flags, se mai lo é stata.

Giusto per fare un esempio, chi vi dice che il problema dello stato italiano é il debito pubblico e la corruzione e che vorrebbe l’applicazione qui del modello tedesco é in effetti un pericoloso disinformatore e complice del sistema attuale, che in queste 3 parole in croce vi dice in sostanza che:

  • Lo stato é indebitato e corrotto, quindi lo stato non funziona. Occorre pertanto privatizzare tutti gli asset ancora pubblici e vendere il superfluo per fare cassa e PAGARE questo debito. Peccato che come abbiam visto i privati acquirenti siano BEN più corrotti…e magari esteri. Pagati i debiti senza risolvere le cause strutturali della crisi, cosa ci resterebbe?
  • Pagando il debito pubblico (mediante riduzioni recessive della spesa pubblica o altre tasse magari), o magari con un tragico haircut in stile greco, risolveremmo il problema. Peccato che questa gravosa operazione (peraltro la stessa proposta da abomini come il Fiscal Compact) non risolverà proprio nulla. Perché la nostra é una crisi di debito privato e bilancia dei pagamenti.
  • La soluzione sta in ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro, libero licenziamento e deflazione salariale in stile tedesco. Ah, dimenticavo, vi sta consigliando anche di imitare la slealtà nell’applicazione dei trattati e la mancanza di cooperazione con i partner europei tipici dei governi tedeschi da Schroeder in poi. Non male.
  • L’eurosistema e le sue tremende iniquità democratiche, così come la vostra schiavitù e deresponsabilizzazione, non c’entrano con tutto ciò e non necessitan di migliorie, anzi, se tutti avessero fatto come i “virtuosi tedeschi”, l’euro sarebbe un bengodi. Al limite con un po’ più di Europa risolveremo il problema. E come no.

Chiaro? Problemi sbagliati, soluzioni SBAGLIATE e DISTRUTTIVE! Personalmente non concordo con nessuna di queste 4 affermazioni.

Ora la domanda é…cosa si vede all’orizzonte? In cosa potremmo impegnarci per avere una speranza di successo? Provo a dirvi quel che vedo io.

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La galera pochi possono permettersela, per ora.


Leggevo da qualche parte che un detenuto costa alla collettività circa 115 euro al giorno.Vitto, alloggio, costi per la sicurezza.

Sono 41.975 euro l’anno,  3.498 euro al mese.

Da altre parti leggo cifre molto più alte, non so quali parametri vengano usati. Ma non importa.

E’ comunque una bella cifra.

Lo Stato può permettersela fino a un certo punto. Nel senso che aumentando la popolazione carceraria i costi diventano troppo alti per il bilancio.

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EUROGENDFOR (EGF)


Trattato di Velsen –

Cos’è la gendarmeria europea?

Il potere dell’Unione Europea non si manifesta solo sulla nostra politica finanziaria ma ora anche su un aspetto importante del nostro convivere civile. Importante ma clamorosamente sottaciuto, ma che noi riteniamo fondamentale affrontare ai fini di Capire il quadro complessivo dell’attuale situazione europea.
L’argomento è poco conosciuto, trattato esclusivamente da pochi siti web e completamente marginalizzato, se non proprio ignorato, dai media mainstream nazionali. Parliamo dell’Eurogendfor. Cos’è l’Eurogendfor?

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Deja vù


Toglietemi l’immaginazione. La capacità di supporre gli eventi. Di pensare, sperare, temere il futuro. Quella qualità rubata al mondo idilliaco di chi vive attimo per attimo, per cui fummo cacciati dall’eden.

Perché mi toglie il gusto di vivere, sapere già come andrà a finire. Riconoscere il film già visto avviarsi verso il conosciuto finale, di scena in scena per meccanismi scontati ma solidi, ben collaudati, in cui poco importa la performance degli attori, chiamati semplicemente a recitare le solite battute ad effetto.

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