O smontate l’euro o l’europa si smonterà.


Sono moltissime le prese di posizione di importanti economisti contro l’Euro. Anche da parte di molti che in precedenza lo avevano appoggiato.

In Italia, dove vale la disonesta abitudine di attaccare o sminuire la persona più che il lavoro, negli anni passati c’è stata una certa propaganda politica becera e ignorante come il giornalismo che gli fa da megafono, che invece di prendere in considerazione le allarmate e oneste analisi di economisti seri e preparati, si è divertita a dileggiarli sulla base dei loro non altisonanti titoli: “oscuri professori di università di provincia”.

Questa macchinetta del fango non funziona però quando le fila di chi scrive contro l’euro è zeppa di premi nobel.

Nella realtà virtuale in cui vivono politici e megafoni mediatici, i neuroni servono a destreggiarsi per sopravvivere fra iene e leccaculo, oltre a cumulare diare e rimborsi spese, non certo a capire, studiare e approfondire, per cui con loro ci vogliono i titoli. Di fronte ai titoli si zittiscono.

Quindi mi fa piacere aggiornare la lista dei titolati. E ascoltare il loro silenzio.

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Il pessimismo della ragione.


La frase completa di Gramsci era: “bisogna contrapporre al pessimismo della ragione l’ottimismo della volontà“.

Non è questione di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma di essere realisti, aldilà della speranza che è sempre l’ultima a morire.

Il pessimismo della ragione mi dice che la crisi sistemica che stiamo vivendo in questo paese non ha soluzione elettorale.  Il sistema di potere colluso che lo governa non cederà i suoi privilegi ad un’eventuale avanzata di un partito di giusti. Le consorterie politico/industriali/sindacali/burocratiche/finanziarie perennemente in lotta fra loro ma oggettivamente alleate nello scopo di difendere la loro esistenza, possono essere spazzate via solo da eventi traumatici.

Escludendo rivoluzioni e/o rivolte, né auspicabili né praticabili, resta la bancarotta, ovvero la ristrutturazione del debito e  il crollo di ciò che resta del welfare e del sistema dei diritti.

La “ripresa” favoleggiata non esiste.  La pressione fiscale, la burocrazia, la cattiva amministrazione non permettono alcuna possibilità di produrre ricchezza, di dare lavoro, di fare impresa.  Tranne rare eccezioni in alcuni comparti che riescono ancora a produrre per l’estero, per ogni altro settore economico da diversi anni ormai il crollo dei fatturati va dal 20-25% al 75-100%. Le imprese chiudono a ritmi impressionanti. La disoccupazione aumenta ben più di quanto indicato nelle statistiche.

L’ipotesi di un cambio radicale delle politiche macroeconomiche, di un paese che rompe i trattati europei sul vincolo del 3%, è ragionevolmente estremamente improbabile data questa classe dirigente compromessa e ricattabile a livello globale.

“Italien ist zu groß, um von außen gerettet zu werden, es muss den Umschwung alleine schaffen”. Il direttore della BCE, Asumussen all’edizione tedesca del wall street journal dice “l’italia è troppo grossa per essere salvata dall’esterno, deve creare un’inversione di tendenza da sola”.  E questo non significa che ciò che farà l’Italia viene considerato ininfluente. La terza economia europea non può semplicemente fallire mettendo a rischio tutto il sistema Europa. “Deve” mantenere gli impegni presi nel sistema e pagare con le proprie risorse il proprio salvataggio.  In scala italiana, nemmeno la soluzione Greca è praticabile.

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Non staccate la spina


Non bisogna staccare la spina, dice Napolitano.

E considerando quello che ha fatto e che potrebbe fare questo governo, nello stato in cui il paese si trova,  la metafora dello staccare la spina non può non far venire in mente un malato terminale.

Tenetelo in vita, finché c’è vita c’è speranza. La logica sembra questa.

Ma anche, mal comune mezzo gaudio. Dato che oltre noi e la già disastrata Grecia, stanno sull’orlo del baratro Portogallo e Spagna. Quindi 130 milioni di cittadini coinvolti, chi più, chi meno.  Più i francesi, che iniziano ad accusare un certo disagio. E qualcosa dovrà pur accadere.

Scordiamoci che quel qualcosa parta dall’Italia.  Dalla Grecia e dal Portogallo nemmeno. Forse gli spagnoli? Allo stato attuale non sembra. L’unica speranza viene dalla Francia, da Marine Le Pen.

Ma dopo che ha dichiarato la sua posizione nettamente contraria all’impalcatura dell’Euro ( se vinco distruggo l’euro)  e di questa Unione Europea l’opera di demolizione ai suoi danni è partita con rinnovato vigore. Siccome ha paragonato le preghiere in strada dei musulmani all’occupazione durante la seconda guerra mondiale verrà processata per istigazione all’odio razziale.  Poi il solito fango, (sullo stipendio del compagno) che in italia ben conosciamo, lo stesso che da mesi viene buttato addosso a Grillo. A proposito, che fine hanno fatto i resort in costarica? o i guadagni milionari di casaleggio e grillo dal blog? … ovviamente scomparsi dalle cronache, in quanto senza fondamento, restano però lì a fare da sottofondo. Il solito meccanismo: butta merda addosso, con tutti gli sforzi che il malcapitato potrà fare per pulirsi, qualcuno che continuerà a sentirne la puzza ci sarà sempre.

Comunque, che qualcosa possa accadere c’è chi lo teme, c’è chi lo spera. Lo teme ogni appartenente alla tribù variegata degli attovagliati permanenti della politica e dintorni. (esempio ieri sera a roma), e tutti quelli per cui la crisi è solo un’erosione dei margini, più o meno lontani, della loro bolla di sicurezza sociale.

Lo spera chi ha visto in questi anni ridurre la bolla ai minimi termini. Che qualcosa cambi, qualsiasi cosa. Perché qualsiasi cosa è meglio di quello che c’è. E in genere, a guardare la storia, quando milioni di persone hanno questo stato d’animo, quello che succede spesso non è proprio quello che ti saresti auspicato. Il voto, lo strumento principe delle democrazie, funziona poco, quando la cupola il controllo dei media e dei meccanismi di governo è totale.

La possibilità di cambiamento è affidata ad altri tipi di strade.

Nessuna rivoluzione, per carità. Gli italiani (come popolo dico, non qualche italiano atipico) non le fanno, le rivoluzioni, se proprio non ce li tiri dentro per i capelli. Qualcosa tipo quello che accadde l’8 settembre del 43 dove dovevi solo scegliere da che parte stare, con uguali prospettive di essere ammazzato. Quando per molti andare in montagna fu uno scappare dalla guerra, o dai campi di concentramento tedeschi dove si moriva. E dopodiché una pura questione di sopravvivenza.

Ora l’alternativa che si pone alla rivolta senza molte speranze è andarsene da questo paese. E francamente, fra la prospettiva di essere sparato o di finire in galera per qualche anno per un gesto inutile quale può essere dar fuoco a un cassonetto o aver tirato un sasso verso un blindato della polizia o andarsene a cercare fortuna all’estero, voi che scegliereste? Razionalmente, dico.

Nella mancanza di una speranza di soluzione collettiva, si cercano soluzioni individuali.

Già siamo un paese di vecchi. I pochi giovani guardano fuori dai confini di questo paese. Dove c’è qualche possibilità di una vita normale. Chi la fa la rivoluzione? quella per strada dico, non con i proclami su facebook.

Anche perché, a noi in Italia potrà anche sembrarci incredibile, ma se vai in germania, un lavoro da lavapiatti, da muratore, e magari anche qualcosa di più, lo trovi. E ancora più incredibile, con un lavoro ci vivi pure. Ci paghi un affitto, ci fai la spesa, ci paghi le bollette. Come qui una volta.

Da facebook

Da facebook http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153053629755523&set=a.10152088133680523.907551.103897510522&type=1&theater

Ma di storie simili credo che ognuno di noi ne ha sentite o vissute anche molto da vicino.  Ma può essere questa la soluzione del problema Italia?

Forse sì, in parte. Ma appunto, non è solo italiano il problema. Lo squilibrio monetario nell’Unione Europea, può essere compensato solo dallo spostarsi in massa della forza lavoro?

Quanta forza lavoro sono in grado di assorbire la Germania, l’Austria, l’Olanda, in una situazione di crollo della domanda nel resto del mercato europeo e di un rallentamento generale dell’economia nel resto del mondo?

L’emigrazione forzata funziona come agente equilibratore quando la zona in crisi è limitata e nel resto del mondo l’economia funziona. Ma non è questo il caso.

Leggevo giorni fa questo articolo sul blog di Uriel Fanelli, che ha il pregio di riuscire a guardare le cose spesso da angolature impensate.

…la risposta a “quanto puo’ vegetare ancora il governo italiano SENZA tagliare spesa ed inefficienze, ma solo aumentando la pressione fiscale sulle rendite e sui capitali?” e’ terrificante: 15-20 ANNI!

Prima di 15-20 anni, non si arrivera’ MAI alla situazione in cui il governo italiano non possa trovare soldi attraverso nuove tasse: i patrimoni sono ancora intoccati dal fisco,  o quasi. Non ci sara’, quindi, l’apocalisse, ma una lunga serie di tasse, visibili ed invisibili, sul patrimonio.

Per Uriel andiamo incontro non tanto ad una catastrofe, bensì ad un lento declino: non vi aspetta una fine orribile, ma un orrore senza fine.

Verso l’autunno incontrerete uno scalino ,il solito aumento dello spread o qualche altra crisi finanziaria/immobiliare, ma questo non significa che sia “LA” botta. E’ una delle botte di una scala che ha MOLTI gradini, da urtare al ritmo di uno-due l’anno, per i prossimi 15-20 anni.
 
Come se non bastasse, le famiglie italiane si stanno mettendo a fare sacrifici mostruosi per risparmiare di nuovo: un istinto millenario di mettere da parte qualcosa se il futuro e’ incerto. Questo, pero’, aumenta la quantita’ di capitali tassabili, e quindi prolunga l’agonia.
 

Grillo non si capacita di come il governo ed i partiti pensino di andare avanti in questo modo, ma non sa – e non ha idea – delle stime di ricchezza patrimoniale del paese. Sono 6000 miliardi di patrimoni, abbastanza per vivere cosi’ ancora per 15/20 anni. Grillo non lo sa, ma i partiti lo sanno. Lo sa Napolitano.

Certo se la crisi italiana fosse solo italiana, questa miserevole prospettiva sarebbe l’ipotesi scenario più credibile. Le fasce più vitali della popolazione emigrano. Facendolo lasciano qualche possibilità in più a quelle che restano. Chi possiede patrimoni (non parlo di rendite milionarie, parlo di qualche casa e terreni, aziende, capannoni, insomma quelli che una volta erano considerati benestanti, gente con appartamento di proprietà, la casa al mare, la casa che era dei nonni al paese, qualche soldi in banca) viene spolpato a poco a poco. E il paese sopravvive, ridimensionato da potenza industriale a paese di servizi e offerta turistica per i nuovi ricchi del mondo.

Ma non essendo la crisi italiana solo italiana, non credo che le cose andranno in questo modo.  Qualcosa altrove si muoverà e noi con l’opportunismo che ci ha sempre contraddistinto come paese, ci sposteremo dove farà comodo.

Non abbiamo sovranità. E nemmeno la maggioranza degli italiani anela ad averla. Franza o spagna purché se magna è il motto che andrebbe scritto sulla nostra bandiera. Aspettiamo. Le elezioni tedesche. Quelle francesi. Qualcosa. Poi vedremo da che parte buttarci.

La gente prima nega una cosa, poi la svilisce, poi decide che la si sapeva già da tempo“. Quando qualcosa accadrà, l’italia, i giornali, i talk show, i partiti, saranno pieni di quelli che lo avevano detto. Che si vedeva da subito. Accodati a qualcun altro.

Io mi sono addirittura accodato a Marine Le Pen.

Come spesso è accaduto nella nostra storia, dovremo aspettare di essere liberati. Poi pagheremo – a lungo –  i liberatori per il disturbo.

La crisi? Va cambiata la Costituzione.


Commentatori e gente comune si chiedono perché, nel mentre una parte consistente del paese sta veramente soffrendo e il tessuto economico si sta disgregando in modo forse irreversibile, il governo perda tempo con le riforme costituzionali.

E’ quindi arrivato il decreto del fare, definizione a cui, dopo averlo letto, è stato in modo appropriato aggiunto nulla.

Lo scopo del governo i larghe intese, quello per cui Napolitano si è impegnato, non è affrontare i problemi urgenti e immediati del paese.  E’ fare le riforme costituzionali.

Le condizioni del paese le conoscono benissimo e sono parte integrante del piano. Erano perfettamente prevedibili due anni fa, quando venivano imposte le politiche di rigore. Ancora di più erano immaginabili quando venne messo Monti (sempre per mezzo di Napolitano) a fare da salvatore/affossatore della patria.

Nulla di nuovo. Le cose stanno andando come programmate. Come disse Draghi dopo le elezioni: “L’italia va avanti con il pilota automatico”.

Nel frattempo che le cose decantino, ovvero che il tessuto industriale scompaia, che i pezzi pregiati vengano venduti agli investitori stranieri, che gli italiani si abituino e accettino il nuovo status nella loro vita da poveri (prossimo paese emergente, come la Grecia), che emigrino e delocalizzino chi può farlo, questo governo è chiamato a gestire la transizione tramite fuffa mediatica, controllo, fumo negli occhi, gestione eventuale ordine pubblico, far credere che qualcosa si stia facendo mentre non si sta facendo nulla, determinare scoraggiamento, frustrazione, accettazione nella gente.

E, ovviamente, fare le riforme costituzionali. Per questo si sono attrezzati con 40+6 saggi.

C’è un articolo significativo su questo blog :  JP Morgan su questo documento dice che il problema principale per la mancata integrazione dell’area euro sono le costituzioni antifasciste, che sono da riformare.

Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.

I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sud presentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite  modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia).

Alla luce di queste considerazioni, si comprende meglio il quadro in cui opera questo governo. Le istanze economico finanziarie cui fa riferimento. Quello che è chiamato a fare e la direzione in cui si muoverà.

In effetti, la maggior parte dei trattati su cui si basa l’Unione Europea sono anticostituzionali. Fino ad oggi hanno fatto finta di non accorgersene e le voci, pertinenti e di merito,  che si sono levate il tal senso ignorate.

Alla radice il problema può essere risolto modificando la Costituzione.

Per questo, senza far gridare al golpe ma usando la vaselina, come hanno fatto finora, hanno bisogno di una maggioranza qualificata. Il governo delle larghe intese la cementa e la rende possibile.

La loro comunicazione si basa su due livelli:

il primo, più generale, per chi si ferma all’informazione main stream, è riassumibile con: ti pisciano in testa e ti dicono che piove.

il secondo, per chi vuole approfondire, è ti pisciano in testa e ti dicono che ti pisciano in testa.

Ma quale complottismo: è tutto scritto, chiaro, ad evidenti lettere.

E’ prevedibilissima anche la strategia attraverso cui modificheranno la Costituzione: si farà un gran parlare di fuffa. La legge elettorale ad esempio, nonché altre riforme che andranno addirittura nel senso che la gente anticasta-anticorruzione auspica: riduzione del numero dei parlamentari… (tanto non fanno un cazzo, che li paghiamo a fare?) nel frattempo modificheranno in modo meno appariscente, quasi in sordina, tale che se ne accorgeranno solo poche e inascoltate voci, alcuni tratti salienti.

Quello che ne uscirà fuori sarà, possiamo anche scommetterci qualcosa, una costituzione senza troppe garanzie e contrappesi fra i poteri amministrativo-giudiziario-legislativo. Qualcosa che renderà possibile decidere senza legacci e lacciuoli di sorta a chi governa. Qualcosa che lasci della democrazia parlamentare solo il guscio.

Ma questi ci fanno o ci sono?


Le previsione per il PIL del paese sono state riviste dall’OCSE in negativo al -1,8. La famosa ripresa che doveva arrivare nel secondo semestre dell’anno non ci sarà. Vogliamo scommettere che -1,8 è una stima ottimistica che sarà almeno pari a -2,5% ?

Vi ricordate le promesse di Monti e dei suoi ministri? La ripresa ci sarà già nel 2013. Falso, ovviamente, come tutto il resto che hanno detto.

Uno studio della CGIL avverte che solo nel 2076 si tornerà ai livelli occupazionali precrisi.

Altro che promesse di togliere l’IMU!

con il gioco delle tre carte, contando di abbindolare quella massa d’italiani le cui nozioni di ciò che avviene intorno a loro si basano sul sentito dire o su qualche titolo, magari la toglieranno pure, aggiungendo o tagliando da qualche altra parte, ma nel frattempo la pressione fiscale aumenterà ancora: si prevedono stangate da 15 miliardi nel prossimo periodo.

Tutto ciò nella rigorosa osservanza di un dogma assolutamente arbitrario e demenziale che è il pareggio di bilancio nonché l’obbligo di non sforare il limite del 3% nel rapporto deficit/pil fissato dai parametri di Maastricht.

Ma essendo un rapporto, è chiaro che alla diminuizione del PIL corrisponde una proporzionale diminuizione della cifra che si potrà spendere. E il PIL come abbiamo visto diminuisce.

Ogni giorno chiudono centinaia di aziende:

Nel 2012 furono 12.442, più di mille al mese, 34 al giorno: in aumento del 2,3% sull’anno precedente e addirittura il 32% in più rispetto all’annus horribilis 2009. Se non bastassero queste cifre, si potrebbe osservare che nel solo quarto trimestre dell’anno il dato (3.596) è il peggiore dal 2008. Sono cifre che continuano a crescere, senza soluzione di continuità. Le 34 istanze di fallimento al giorno del 2012 sono salite a 43 in questi primi mesi del 2013. da http://www.gadlerner.it/2013/04/10/nel-2013-e-gia-record-di-chiusura-delle-aziende

Consumi e redditi calano. I risparmi delle famiglie pure. Il crollo del mercato immobiliare ha bruciato sembra 45 miliardi di euro. Ma basta un niente per mettere in moto una frana che avrebbe effetti a catena assolutamente disastrosi.

E’ estremamente probabile, non ci vuole il fu Mago Otelma per la previsione, che nelle prossime settimane il gettito fiscale avrà per i conti pubblici un effetto assai deludente. Le imprese non hanno soldi per pagare le tasse. Quelle che ancora sopravvivono, nella stragrande maggioranza, se possono pagano fornitori e dipendenti, per continuare a lavorare. Lo Stato, seppure è un creditore assai più vendicativo, non può nell’immediato bloccarti le forniture e oramai si naviga a vista, si cerca di sopravvivere oggi, domani si vedrà.

Le elezioni politiche di febbraio e quelle comunali di maggio hanno mostrato una grande fluidità del corpo elettorale. Se ne è accorto su repubblica Ilvo Diamanti.  Come scrivevo il giorno dopo le elezioni, commentandole, su questo blog: “Sulle navi, quando un carico non è assicurato e può spostarsi repentinamente da una parte o dall’altra tutto insieme, sotto effetto di colpi di mare, si dice che la nave s’ingavona.
In genere, una nave che s’ingavona è persa.

In questo contesto economico, la possibilità che questo governo possa operare in qualsiasi modo per alleviare la situazione è fuori discussione. Il cambio di paradigma macroeconomico dovrebbe essere di tale portata da essere totalmente impossibile dati gli uomini e le parti in causa. La rinegoziazione radicale del trattato di Maastricht come minimo, o l’uscita unilaterale dall’Euro non sono nell’orizzonte possibile di questo governo.

Che scenari si aprono a questo punto?

In ordine sparso:

a) il cambio di paradigma avviene altrove. Tipo che è la Germania ad uscire dall’euro, o si forma un euro a due velocità, o i parametri di Maastrischt vengono allentati e il governo può spendere un po’ di più a deficit. Insomma dei palliativi che consentirebbero di tirare il fiato per qualche mese.

b) la situazione viene lasciata precipitare appositamente, per poi staccare la spina al governo al momento buono, andare ad elezioni e prendersi tutto. E’ chiaro che questo è il gioco che sta facendo Berlusconi, il quale sui suoi giornali prepara anche l’ipotesi “fuori dall’euro”  e spinge per il presidenzialismo.

c) si forma un nuovo soggetto politico che abbia sufficiente autorità e carisma per rendere credibile nel corpo elettorale il cambio di paradigma e spazza via i due partiti di sistema. Sulla democraticità di questo nuovo soggetto non ci metterei la mano sul fuoco.

Nel quarto scenario d) c’è il movimento cinque stelle, il quale secondo me o ha la forza di cambiare nettamente passo sul piano dell’elaborazione di una strategia politica, su quello della propria proposta in macroeconomia, su quello delle competenze al suo interno e delle alleanze all’esterno oppure è destinato ad avere ben poca voce in capitolo e potrà fungere solo da area di parcheggio della protesta a tempo limitato. I voti che lo hanno abbandonato fra febbraio e maggio sono esemplari in tal senso. Si sono riposizionati sull’astensione, possono tornare o spostarsi altrove. Io ovviamente spero in questo salto di qualità. Considero il m5s l’unica speranza per questo paese e l’unico movimento rivoluzionario che esiste in italia e in europa. Ma non ha tempo per crescere e i nemici sono tanti, agguerriti e potenti, anche se stupidi.

Suppongo di deludere qualcuno ma a scenari rivoluzionari non credo. A qualche casino sedato con gas lacrimogeni pure pure. Ma oltre quello non si andrà. La Grecia insegna.  Se gli italiani dovevano fare una rivoluzione dovevano farla quando credevano in qualcosa, oggi che credono solo a quello che vedono nei loro portafogli si prendono le loro bastonate e se le tengono. Parlo di maggioranze ovviamente. Perché di gente onesta e capace di lottare ce n’è, ma sono piccole minoranze, facilmente isolabili, criminalizzabili, decimabili.

Quello che mi domando però è come l’attuale classe dirigente del paese possa non rendersi conto del baratro verso cui sta conducendo se stessa, oltre che il paese. Perché certo, alcuni sono dei cialtroni troppo stupidi per andare oltre le pseudoanalisi sulla crisi e credono che questa sia una specie di piaga d’egitto, impossibile da contrastare;  altri probabilmente sono affetti da sindrome di negazione, vivendo nelle loro bolle di irrealtà; ma qualcuno che è in grado di percepire quello che sta accadendo c’è sicuramente, ancorché faccia finta di niente.

Leggevo l’altro giorno le “rivelazioni” sul libro di Bisignani, quello indagato per la cosiddetta P4. Diceva qualcosa tipo: ma quali poteri forti, oggi i poteri forti sono scardinati, è questo il dramma del momento.

Ho la tentazione di credere che la situazione sia proprio questa. Perché o l’intelligenza che è dietro a tutto questo è veramente diabolica, con un disegno mondiale a lunghissima scadenza e visti i poteri che dovrebbero essere coinvolti mi chiedo perché farla così complicata, oppure è veramente il caos e la stupidità che regnano sovrani.

Ogni attore sembra recitare un copione che viene scritto leggendo i giornali del mattino.

Sempre di ombrelli si tratta


A poco più di ventanni studiavo all’università e facevo un lavoretto dalle 7.30 alle 12,30 cinque giorni alla settimana.  Guadagnavo, a nero, diecimila lire al giorno. Cioè cinquantamila a settimana, ovvero duecento-duecentoventimila lire al mese.

Con quei soldi, a poco più di ventanni, pagavo l’affitto di un appartamento carino in periferia, a 80.000 lire al mese; la benzina della macchina; le poche bollette, ci mangiavo (ma spesso mia madre mi aiutava, in realtà), ci andavo al cinema e in pizzeria. Insomma quasi ero indipendente. Ma il quasi è perché non mi facevo problemi a spendere di più, visto che comunque dai parenti rimediavo sempre qualcosa.

Un operaio bravo, dove lavoravo io, prendeva 500.000 lire al mese. E con quei soldi faceva vivere dignitosamente la famiglia, studiare i figli e metteva anche da parte dei soldi.

Insomma, lavorando part-time  in un lavoro senza alcuna qualifica particolare, all’inizio degli anni 80 avevi queste possibilità.

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La galera pochi possono permettersela, per ora.


Leggevo da qualche parte che un detenuto costa alla collettività circa 115 euro al giorno.Vitto, alloggio, costi per la sicurezza.

Sono 41.975 euro l’anno,  3.498 euro al mese.

Da altre parti leggo cifre molto più alte, non so quali parametri vengano usati. Ma non importa.

E’ comunque una bella cifra.

Lo Stato può permettersela fino a un certo punto. Nel senso che aumentando la popolazione carceraria i costi diventano troppo alti per il bilancio.

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Capitalesimo: il ritorno al feudalesimo nell’economia mondiale.


Benvenuti nell’era del Capitalesimo, l’epoca del capitalismo che si sposa con il feudalesimo. Perché? Perché è in atto un intreccio tra tendenze evolutive, innestate sullo sviluppo del capitalismo tecnologico e finanziario, con altre tendenze che invece mostrano un arretramento dei diritti sociali, una perdita del potere d’acquisto da parte di una massa crescente di popolazione, da uno scivolamento del ceto medio verso il ceto basso. Insomma, la civiltà del low cost che si sta affermando e che si sposa con il capitalismo più avanzato dei mercati finanziari, dà vita a questo intreccio, a questa nuova epoca a cui si è dato il nome appunto di Capitalesimo.

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Dal fronte greco, una guerra non dichiarata


Arrivo ad Atene all’indomani della partenza del terzetto, che lascia sul campo nuove vittime: altri 15.000 licenziamenti fra i dipendenti statali, che si aggiungono al milione e mezzo di persone già rimaste per strada. La ricetta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione ha l’amaro sapore dell’austerity: per ogni 5 persone che vanno in pensione (con stipendi medi attorno ai 1000 euro), è possibile assumere solo una persona con una retribuzione di 580 euro al mese.

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NON È INCIUCIO. NON È KASTA. È TROIKA. ECCO PERCHÉ HANNO FATTO FUORI PRODI


NON È INCIUCIO. NON È KASTA. È TROIKA. ECCO PERCHÉ HANNO FATTO FUORI PRODI

di Pier Paolo Flammini

 

Il Pd deve garantire controllo sociale ed essere allineato alle direttive di Bce e Germania. Berlusconi prende voti e per non renderlo pericoloso gli va concessa impunità. Il M5S deve restare protesta. Le gaffe di Renzi, la regia di D’Alema

Nelle ultime settimane ho avuto per due volte le lacrime agli occhi.

La prima, quando ho appreso la notizia del triplice suidicio di Roberto Dionisi, Annamaria Sopranzi e Giuseppe Sopranzi, a Civitanova Marche. Un mio amico, il giorno dopo, mi ha detto: “Ho pianto come un bambino”.

La seconda volta ieri sera, sabato 20 aprile, dentro il letto, quando ho pensato a quel che sta accadendo a Roma.

Ma non piango. Purtroppo non piango più. Mi vengono solo le lacrime agli occhi per la rabbia. Ma ho gli occhi secchi, ormai, da tanti anni.

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