La destra che verrà.


Mi sto rendendo conto che quando cambierà, più o meno traumaticamente, il sistema di potere che ci governa, il nuovo che avanza non sarà una piacevole e illuminata democrazia, diretta o rappresentativa che sia. Bensì un regime autoritario che su molti aspetti sarà fortemente caratterizzato a destra.

Il sistema che ci governa è destinato a crollare. Quasi certamente. Non prima di aver creato ulteriori sfracelli nel tessuto economico e sociale del paese.  Crollerà, perché l’impalcatura €uropea sulla quale è asserragliato non riuscirà più a sostenerlo.

Non so quando, nei prossimi sei o 24 mesi. Potrebbe intervenire qualche evento esterno ad accelerare la crisi dell’euro. Ad esempio che la bolla dell’economia americana scoppi, innescando una crisi con contraccolpi globali. Oppure la situazione potrebbe essere tenuta sotto controllo dalle manovre della Bce in un quadro internazionale di relativa calma.

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Capitalesimo: il ritorno al feudalesimo nell’economia mondiale.


Benvenuti nell’era del Capitalesimo, l’epoca del capitalismo che si sposa con il feudalesimo. Perché? Perché è in atto un intreccio tra tendenze evolutive, innestate sullo sviluppo del capitalismo tecnologico e finanziario, con altre tendenze che invece mostrano un arretramento dei diritti sociali, una perdita del potere d’acquisto da parte di una massa crescente di popolazione, da uno scivolamento del ceto medio verso il ceto basso. Insomma, la civiltà del low cost che si sta affermando e che si sposa con il capitalismo più avanzato dei mercati finanziari, dà vita a questo intreccio, a questa nuova epoca a cui si è dato il nome appunto di Capitalesimo.

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Dal fronte greco, una guerra non dichiarata


Arrivo ad Atene all’indomani della partenza del terzetto, che lascia sul campo nuove vittime: altri 15.000 licenziamenti fra i dipendenti statali, che si aggiungono al milione e mezzo di persone già rimaste per strada. La ricetta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e della Commissione ha l’amaro sapore dell’austerity: per ogni 5 persone che vanno in pensione (con stipendi medi attorno ai 1000 euro), è possibile assumere solo una persona con una retribuzione di 580 euro al mese.

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NON È INCIUCIO. NON È KASTA. È TROIKA. ECCO PERCHÉ HANNO FATTO FUORI PRODI


NON È INCIUCIO. NON È KASTA. È TROIKA. ECCO PERCHÉ HANNO FATTO FUORI PRODI

di Pier Paolo Flammini

 

Il Pd deve garantire controllo sociale ed essere allineato alle direttive di Bce e Germania. Berlusconi prende voti e per non renderlo pericoloso gli va concessa impunità. Il M5S deve restare protesta. Le gaffe di Renzi, la regia di D’Alema

Nelle ultime settimane ho avuto per due volte le lacrime agli occhi.

La prima, quando ho appreso la notizia del triplice suidicio di Roberto Dionisi, Annamaria Sopranzi e Giuseppe Sopranzi, a Civitanova Marche. Un mio amico, il giorno dopo, mi ha detto: “Ho pianto come un bambino”.

La seconda volta ieri sera, sabato 20 aprile, dentro il letto, quando ho pensato a quel che sta accadendo a Roma.

Ma non piango. Purtroppo non piango più. Mi vengono solo le lacrime agli occhi per la rabbia. Ma ho gli occhi secchi, ormai, da tanti anni.

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Ancora sull’europa


Mi rispondo alla domanda finale del post precedente “la cura troika“.

Sono cattivi? stupidi? hanno un secondo fine? o semplicemente è un meccanismo che una volta avviato tende all’autoconservazione e quindi come se avesse vita propria cerca di imporsi su scenari alternativi?

Tralasciando ipotesi complottiste, per cui c’è una qualche forma di scopo dietro tutto questo, io mi sono fatto l’idea che come per altre esperienze sociali laboratorio, gli uomini abbiano cercato di costruire una bella idea della quale poi nell’attuazione non sono stati all’altezza.

Sulla carta, nel regno delle utopie, le idee sono sempre bellissime e foriere di un futuro di pace, equità e prosperità.  Poi quando si tratta di tradurle in pratica, qualcosa non funziona. La storia del genere umano è piena di teorie e filosofie e progetti bellissimi che si sono trasformati in incubi.

L’idea dell’Unione Europea nasce con alcuni punti di forza che la rendono meravigliosa:

  • il superamento di oltre 2000 anni di guerre fra le varie etnie che popolano questa porzione di mondo, con il ricordo ben vivo e vicino degli orrori delle ultime due guerre, documentati da fotografie e filmati.
  • la necessità, in una sfera economica sempre più globale, di unire le forze dei paesi europei in un superstato in grado di competere con le altre potenze economiche, vecchie ed emergenti.

Con questa base, ogni accordo che è andato nella direzione dell’integrazione fra i paesi europe è stato visto come elemento di progresso. Ogni paese che aderiva all’Unione è stato un segnale di successo, un incoraggiamento e un rafforzamento.

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La cura Troika


Oggi è trapelata una bozza del MOU (Memorandum of Understanding) Cipriota preparato dal capo della missione FMI per l’isola, Delia Velculescu , che si può trovare qui, completo, in tutte le sue 24 pagine. Tuttavia, a beneficio dei nostri lettori Ciprioti, (e di quelli italiani, perché si rendano conto – se la lettera della BCE all’Italia gli fosse sfuggita –  di come agisce questa gente e che il percorso è sempre lo stesso e in discesa, ndt) pubblichiamo qui alcune parti della lista dello tsunami di austerità in arrivo a Cipro, che vanno dal sistema sanitario, alle modifiche alla “riforma delle pensioni” e ad altre proposte che la BCE e l’FMI stanno imponendo a Cipro come contropartita della loro generosità nel voler mantenere il paese nell’euroZona come un servo obbediente.

da http://vocidallestero.blogspot.it/2013/04/trapelato-il-memorandum-della-troika.html#more

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MES e FISCAL COMPACT


Dal paese sale la richiesta urgente di fare qualcosa perché moltissima gente è arrivata al limite, o lo ha superato. La crisi diventa sempre più forte e i prossimi mesi fanno paura.

Le invocazioni a far presto vengono raccolte dai politici, dai media, rimbalzano in parlamento, al quirinale, tornano nel paese con una piccola sostanziale modifica: urgenza di formare un governo.

Bersani ha impegnato nella questione tutto se stesso. Perché se non forma questo governo politicamente è finito.La dirigenza PD lo appoggia, perché se Bersani fallisce loro finiscono con lui.  Gli elettori di sinistra del PD lo appoggiano, perché se loro falliscono il PD finisce. Arriva Renzi che è il vuoto vestito da Montismo virato al rosa.  Berlusconi guarda e attende. Ha tutto da guadagnare in questa situazione. Altri attori minori possono in ogni caso incidere solo relativamente.Il M5S se ne resta fuori da questi spasmi convulsivi di uno dei partiti di sistema. Non può e non vuole prolungarne l’agonia.

Ma tutti continuano ad essere assolutamente autoreferenziali. La formazione di un governo salverebbe forse il PD, per ora almeno, ma non ha nulla a che vedere con la richiesta di urgenza che sale dal paese. Anche se i media presentano la cosa in questo modo, martellanno e ossessionano affinché l’idea entri in testa alla gente.

Ancora, dietro questo giochetto, ci sono gli interessi, piccoli, dei partiti, dei singoli politici, presi tutti nella difficile opera di restare a galla mentre la nave affonda.
Ma qualsiasi governo, se non si formerà con l’intento consapevole e dichiarato che intende rinegoziare duramente i trattati europei denominati FISCAL COMPACT e M.E.S, molto semplicemente, non potrà fare assolutamente NULLA per affrontare i problemi del paese.

Mario Draghi qualche settimana fa lo ha detto chiaramente: qualsiasi governo, non importa, le riforme fatte nell’ultimo anno ormai hanno messo l’italia su un binario. Il paese va avanti con il pilota automatico.

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Bersani, il vaso di coccio.


Dal 25 febbraio si sente parlare poco di Monti. Dal giorno dopo si è cominciato anche in Europa a dire che forse queste politiche di austerità agli europei non piacevano molto. Che forse andavano riviste.

Prima, le manifestazioni in Spagna, in Portogallo, gli innumerevoli scontri in Grecia, non erano state prese in considerazione.

Improvvisamente questi pazzi italiani che decidono di votare in quasi 9 milioni un comico che non va in televisione rimettono tutto in discussione.

E’ un dato di fatto che da quel momento i fautori dell’austerità hanno di molto abbassato il loro profilo. Non che siano sconfitti, attenzione, hanno solo perso un po’ della loro arroganza. Non che siano meno pericolosi, stanno solo studiando altre strategie.  Quando credevano di avere tutta la situazione in pugno qualcosa gli è sfuggito di mano. Ma sono ben lungi da aver perso la loro partita. Il loro è un ripiegamento tattico, nel frattempo lavorano ai fianchi il nemico che è apparso improvvisamente sulla scena, cercando di indebolirlo.

Sia chiaro: il problema non è Bersani. E nemmeno Berlusconi. Il problema sono loro. I tecnocrati. La casta italiana è quella che servendo da vicino i padroni beneficia di qualsiasi potere. Loro cascano sempre in piedi. Ma non sono loro che dirigono i giochi.

Il ruolo di disturbatori è affidato ai Bersani di turno, che improvvisamente hanno riscoperto le loro radici di sinistra e propongono il loro se non ora quando, che non è niente altro che un tentativo di imbrigliare, dividere, normalizzare, di far entrare il nuovo nella logica del vecchio. Con un duplice obiettivo, che vedremo alla fine.

Ma il M5S è cresciuto, pur con molte contraddizioni e gli inevitabili squilibri di chi cresce troppo in fretta, contenendo l’idea che un sistema altro fosse possibile.  Accettare di far parte in qualsiasi misura del vecchio significa snaturarsi, perdere la propria ragion d’essere.

Sottoposto ad una campagna mediatica ostile senza precedenti come forza e intensità il M5S non può far altro che chiudersi a riccio, affidando al web le sue risposte, che devono essere semplici al limite dello schematico, perché solo così possono essere poco manipolabili.

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qual’è la manifestazione più concreta del grande successo dell’Euro? La Grecia


“Oggi secondo me stiamo assistendo – non è un paradosso – al grande successo dell’Euro. E qual’è la manifestazione più concreta del grande successo dell’Euro?  La Grecia “

– ATENE – Scene da una crisi economica. Sono quelle alle quali ogni giorno di piu’ accade di assistere nelle strade e nei quartieri delle grandi città della Grecia per effetto della grave crisi economica che da tre anni attanaglia il Paese. Scene che, come ricordano i più anziani, riportano alla mente i tragici anni dell’ultima guerra e dell’occupazione nazista. Come quello che si e’ visto ieri davanti al ministero dell’Agricoltura, nel centro di Atene, quando un gruppo di agricoltori ha cominciato a distribuire gratis frutta e verdura a disoccupati e a persone con famiglie numerose.

In poco più di due ore sono state distribuite oltre 50 tonnellate di prodotti. C’era tanta gente nervosa, in fila paziente, con le facce tirate e le mani alzate in aria per riuscire ad accaparrarsi un po’ di frutta e verdura. Nel mezzo della grande confusione c’e’ scappato anche un ferito, un giovane, per fortuna senza gravi conseguenze.

“Guardate – indica un uomo anziano a una troupe Tv – come tirano dai camion le buste con la frutta e la verdura alla gente, come se stessimo in guerra”.

La signora Panayiota, citata dal Newsite.gr, ha in mano due cime di broccoli e una busta di verdura e dice di non avere i soldi per comprare nemmeno i generi di prima necessita’. “Ho una pensione di 600 euro con cui dobbiamo vivere io e i miei tre figli disoccupati” sospira la donna. Vassilis, elettricista, dice a Newsite: “Sono disoccupato da tre anni. Ho fatto di tutto senza riuscire a trovare un lavoro. Con una busta di pomodori e una cima di broccolo io e mia moglie andremo avanti per una settimana”. Vassilis fa parte dell’enorme schiera di quelle persone sino a poco tempo fa considerate “normali” e che sono rimaste vittime di una crisi economica che ha distrutto migliaia di famiglie. Si tratta di gente che fino a ieri aveva un lavoro e una vita anche agiata, con una casa e un’auto. Oggi questa gente ha perso tutto e va in giro per la capitale in cerca di qualcosa da mangiare. Sono uomini e donne con un nome e una dignità, ma ormai sono i cosiddetti “neoptochi” cioe’ i “nuovi poveri”. In Grecia, però, sta nascendo anche una nuova “classe sociale”, un’altra categoria di poveri, quella dei “kryfoptochi”, coloro cioè che non hanno nulla, nemmeno da mangiare però si vergognano e si nascondono persino dagli amici. Non vanno nei posti dove si recano gli altri “nuovi poveri” ed escono di notte, di nascosto, muniti di un gancio di ferro, spesso il manico del rullo che si usa per pitturare i muri, e con quello scavano nei cassonetti alla ricerca di qualcosa da mangiare o da vendere.

Abbiamo incontrato uno di loro mentre rovistava in un cassonetto davanti ad una pasticceria dove, soprattutto la domenica mattina, passa molta gente che va ad acquistare dolci.

Vanghelis, cosi’ si chiama, pero’ non cerca roba da mangiare.

“Io – ci ha detto Vaghelis – non mangio la roba dei cassonetti, quella la mangiano gli immigrati. Io cerco qualcosa da vendere come rottami di metallo oppure bottiglie, oggetti insomma che si vendono facilmente anche se non si guadagna molto”.

Giorgos Apostolopoulos, ex presidente dell’Ente comunale di Atene per l’assistenza ai senzatetto, racconta al quotidiano Kathimerini che “fra coloro che cercano l’aiuto del Comune vi sono anche molti artisti famosi, mentre persino donne che abitano in quartieri ricchi, come Kifissià e Kolonaki, vengono qui di nascosto a prendere generi alimentari. E alcune di loro poi raccontano agli amici che prendono gli alimenti per darli ai poveri”. Per venire incontro a queste persone, ad Atene si sta creando lentamente un altro tipo di “solidarietà silenziosa”, come l’ha definita Kathimerini: chi se lo puo’ permettere appende buste piene di viveri all’esterno dei cassonetti che saranno raccolte da coloro che ne hanno bisogno. (ANSAmed) (di Demetrio Manolitsakis)

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ATENE, 7 FEB – Oltre il 90% delle famiglie greche sostiene che i loro redditi siano sensibilmente diminuiti dall’inizio della crisi economica che ha colpito il Paese, e il calo medio e’ stato del 38%, come riferisce Bloomberg citando i risultati di uno studio condotto dalla societa’ Marc SA per conto dell’Istituto per le piccole imprese della Confederazione ellenica dei professionisti, artigiani e commercianti.

Piu’ dell’82% dei 1.207 intervistati tra il 10 e il 19 dicembre scorso ha detto che i loro redditi complessivi ammontano a 25.000 euro o meno da quando le misure di austerita’ imposte dal governo hanno prodotto tagli a stipendi e pensioni e maggiore disoccupazione. Il 66% degli intervistati ha affermato che il loro reddito complessivo non supera i 18.000 euro e solo il 2,5% ha detto di guadagnare piu’ di 40.000 euro.

I redditi sono diminuiti in Grecia da quando nel maggio 2010 il governo di Atene ha dovuto adottare misure di austerita’, tra cui tagli ai salari e alle pensioni in cambio del salvataggio finanziario da parte dell’Unione europea, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea.

Lo scorso novembre il Parlamento ha approvato ulteriori aumenti di imposte e tagli alla spesa richiesti dai creditori internazionali per erogare i fondi necessari a mantenere il Paese solvente. Del 40% degli intervistati che hanno detto di non poter rispettare i propri impegni finanziari entro le scadenze, il 61% ammette che si tratta di pagamenti di tasse.

Il prodotto interno lordo si e’ ridotto di un quinto da quando la Grecia e’ entrata in recessione nel 2008, mentre piu’ di un quarto della forza lavoro e’ disoccupata. Le vendite al dettaglio sono scese 16,6% a novembre scorso rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le spese per abbigliamento, pasti nei ristoranti e regali sono quelle che la maggior parte delle famiglie hanno dichiarato di aver tagliato ”in modo significativo”, seguite dal riscaldamento delle case, i viaggi e il tempo libero. Anche le spese per istruzione e salute sono diminuite, ma in misura minore. (ANSAmed).

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http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=39710&typeb=0&Atene-paura-del-terrorismo-da-fame

Ad Atene due giorni fa in ministro delle Finanze ha ricevuto una busta che conteneva una pallottola, l'”ultimo avviso” di un gruppo che si firma “Rivoluzione cretese”. Il messaggio diceva che o il governo la smette con la linea del rigore inconsulto e restituisce la casa a tutti coloro che l’hanno perduta perché non erano più in grado di pagare l’affitto, o si scatenerà un’ondata di terrorismo. Gli esperti prendono la minaccia molto sul serio anche perché appare evidente il tentativo di saldare la lotta armata ai bisogni popolari. Nell’Ellade la criminalità politica tenta di ammantarsi dei panni di Robin Hood. Secondo il “Balkan Magazin” i rischi di una svolta violenta non erano mai stati così incombenti: la popolazione continua a impoverirsi, qualche giorno fa Atene ha vissuto un incredibile assalto a un mercato con centinaia di poveretti che si contendevano a botte frutta e verdura portata via a forza dai banchi dei venditori.

Quando la polizia è intervenuta arrestando qualche decina di disperati, gli avvocati del partito di estrema sinistra “Siriza” si sono messi subito a loro disposizione dichiarando “una profonda tristezza verso persone che sono state ridotte a questo punto e sdegno profondo verso chi ha spinto un popolo orgoglioso a patire il freddo e la fame”. L’ ennesimo colpa alle esauste finanze dei greci è arrivato con in taglio delle pensioni, il cui già misero ammontare è stato ridotto su pressioni del Fondo monetario internazionale. Dinanzi al ministero dell’Agricoltura i contadini avevano organizzato una distribuzione gratuita dei loro prodotti per protestare contro l’assenza di aiuti governativi. Per un po’ la fila degli ateniesi ha continuato a procedere ordinata poi tutto e’ finito in gigantesca rissa. A Larissa, nella regione centrale del Paese, altri coltivatori hanno piazzato i loro trattori lungo le strade bloccando ogni comunicazione.

Anche molte isole dell’arcipelago non hanno più contatto con la terraferma: la Federazione panellenica dei naviganti ha proclamato uno sciopero a scacchiera che blocca la maggior parte dei traghetti per ottenere un contratto collettivo, assistenza medica e garanzie sui licenziamenti, con il risultato che in molte isole adesso i rifornimenti scarseggiano. Ad ogni giorno che passa insomma la protesta si trasforma sempre più in scontro sociale ed in una situazione simile si allargano gli spazi per gruppi armati che trovano sempre maggiore ascolto in una gioventù che non trova lavoro, non ha adeguata istruzione e non vede prospettive. Alle manifestazioni che la polizia tiene a freno con manganellate e gas lacrimogeni, ormai quasi ogni notte si aggiungono le bombe fatte esplodere per tutta Atene contro banche, uffici pubblici e simboli del rigore di un’Europa matrigna.

La Grecia è storicamente territorio privilegiato di gruppi di estrema sinistra e oggi anche di estrema destra, inoltre è il Paese europeo in cui il movimento anarchico è più forte e dunque la situazione è tale che ormai in ogni momento si teme l’esplodere della violenza. Sul piano politico il solo movimento che sembra aver preso vigore dal disordine sociale è il raggruppamento di sinistra “Siriza” che un sondaggio dell’altro ieri colloca al 20,8 per cento dell’apprezzamento popolare, appena pochi centesimi di punto da “Nuova democrazia”, il partito dei moderati che con il suo 21,1 costituisce la formazione più importante della Grecia. I socialisti del “Pasok”, che collaborano alla coalizione governativa sono precipitati intorno al 10 per cento. Tutto lascia credere che dopo due anni di devastazione economica in Grecia si stia aprendo la strada a pericolosi colpi di testa.

 

Se ci fosse una tempesta, tu preferiresti essere un guscio di noce o avere una pietra al collo?


Intervista di Claudio Messora ad Alberto Bagnai, professore di Politica Economica all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara.

Il testo completo della lunga intervista (due ore e mezza) .

Consiglio ASSOLUTAMENTE, a chiunque voglia capire cosa sia accaduto in Italia in questi anni, la situazione economica in cui siamo, le soluzioni per uscirne, di dedicare il tempo che occorre all’ascolto di questa intervista.

Segnalo anche il blog di Bagnai.
E il suo libro:

Il titolo “Se ci fosse una tempesta, tu preferiresti essere un guscio di noce o avere una pietra al collo? ” è preso da una frase verso la fine dell’intervista.

Non riassumo concetti e non salto alle conclusioni. Dico solo ASCOLTATE.