Fassina chi?


FASSINA CHI? LA CAMPANA ALFINE INIZIO’ A SUONARE PER TUTTE LE VALLI…

La notizia delle dimissioni di Fassina è ormai di dominio pubblico (da alcuni minuti o giù di lì).
Così come è dilagata la enfatizzazione del suo “antefatto”, e cioè il “Fassina chi?” pronunziato da Renzi.
Fassina, poi, nel concreto delle dichiarazioni, (se sono state fedelmente riportate), fa una puntualizzazione che non è per nulla priva di implicazioni:
«È responsabilità di Renzi, che ha ricevuto un così largo mandato – ha osservato Fassina nel motivare le sue dimissioni – proporre uomini e donne sulla sua linea».
Detta da chi ha la titolarità di una linea di politica economico-fiscale, che, dati i notori “vincoli” impostici dall’€uropa, non potrebbe, in linea teorica e giuridico-internazionale, essere particolarmente mutata all’interno di QUALSIASI forza politica italiana attuale, e ancor meno del PD, per effetto del “mero” cambio del suo vertice partitico, la dichiarazione di Fassina fa meditare.
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O smontate l’euro o l’europa si smonterà.


Sono moltissime le prese di posizione di importanti economisti contro l’Euro. Anche da parte di molti che in precedenza lo avevano appoggiato.

In Italia, dove vale la disonesta abitudine di attaccare o sminuire la persona più che il lavoro, negli anni passati c’è stata una certa propaganda politica becera e ignorante come il giornalismo che gli fa da megafono, che invece di prendere in considerazione le allarmate e oneste analisi di economisti seri e preparati, si è divertita a dileggiarli sulla base dei loro non altisonanti titoli: “oscuri professori di università di provincia”.

Questa macchinetta del fango non funziona però quando le fila di chi scrive contro l’euro è zeppa di premi nobel.

Nella realtà virtuale in cui vivono politici e megafoni mediatici, i neuroni servono a destreggiarsi per sopravvivere fra iene e leccaculo, oltre a cumulare diare e rimborsi spese, non certo a capire, studiare e approfondire, per cui con loro ci vogliono i titoli. Di fronte ai titoli si zittiscono.

Quindi mi fa piacere aggiornare la lista dei titolati. E ascoltare il loro silenzio.

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La destra che verrà.


Mi sto rendendo conto che quando cambierà, più o meno traumaticamente, il sistema di potere che ci governa, il nuovo che avanza non sarà una piacevole e illuminata democrazia, diretta o rappresentativa che sia. Bensì un regime autoritario che su molti aspetti sarà fortemente caratterizzato a destra.

Il sistema che ci governa è destinato a crollare. Quasi certamente. Non prima di aver creato ulteriori sfracelli nel tessuto economico e sociale del paese.  Crollerà, perché l’impalcatura €uropea sulla quale è asserragliato non riuscirà più a sostenerlo.

Non so quando, nei prossimi sei o 24 mesi. Potrebbe intervenire qualche evento esterno ad accelerare la crisi dell’euro. Ad esempio che la bolla dell’economia americana scoppi, innescando una crisi con contraccolpi globali. Oppure la situazione potrebbe essere tenuta sotto controllo dalle manovre della Bce in un quadro internazionale di relativa calma.

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Due posizioni sull’euro e chi va oltre le posizioni.


Due interviste e qualche considerazione.
A Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista [intervista presa dal Giornale.it – è indicativo che nei cosiddetti giornali di sinistra non ci sia nulla o quantomeno non sia facile trovare alcunché. Per sapere qualcosa bisogna leggere nel campo del nemico, il quale ha interesse di far sapere ai propri e/lettori che i comunisti ancora esistono.]
E intervista a Matteo Salvini neosegretario della Lega. [intervista non è completa, chi fosse interessato può andarla a leggere nella pagina originaria.]
Ora che anche Rifondazione Comunista è arrivata a percepire il problema dell’euro e dell’europa, la cosa non può farmi che piacere. Mi ricordo già diversi anni fa che Bertinotti esprimeva questa consapevolezza in modo abbastanza chiaro. Ma era rimasta lettera morta. Argomento più da salotto che da prassi politica. Ora molto lentamente ci sono arrivati.

Ai margini di un fatto di cui si è poco parlato


Ho visto il video dell’uccisione dei due militanti di Alba Dorata, in Grecia. L’ho guardato e riguardato.
Mi colpisce la freddezza dell’uomo che spara.

Per freddezza non intendo la mancanza di empatia che gli consente di uccidere due ragazzi sui ventanni. Non ne faccio una questione umanitaria. Questo tipo di distacco etico può essere costruito tramite la determinazione ad agire, mettendo ciò che stai facendo in uno scenario più grande in cui la tua azione è giusta e necessaria. Quindi disumanizzando il tuo nemico. Spersonalizzandolo. Colpendo cioè il ruolo e non l’uomo in sè.

Questo è piuttosto facile da ottenere per tutti gli uomini. Si vede continuamente in tutte le guerre, condotte all’arma bianca o tramite un tasto da migliaia di chilometri di distanza.

No. Quella di cui parlo è la freddezza operativa.

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L’Italia all’alba di una nuova forma di fascismo fiscale.


Ebbene si, a forza di leggere tutti gli articoli contrari all’uscita dell’euro vi dico che mi avete convinto: non serve uscirne, bisogna rimanerci, diciamo che è il solo futuro possibile per l’Italia. Dunque, al fine di rendere comprensibile a tutti cosa possa comportare questa strategica decisione ho deciso di analizzare ed argomentare le conseguenze sul medio termine: almeno, tutti coloro che “mi hanno convinto” che l’euro sia l’unica possibilità di sopravvivenza per l’Italia sappiano cosa li aspetta (onestamente dovrei dire “hanno cercato di convincermi”…). Per cui, nel 2014, non voglio sentire lamentele, soprattutto dai pro-euro. Ci siamo capiti.

spremi limone

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La prima vittima di una guerra è la verità.


Da Giovedi 24 ottobre nel codice penale della Grecia c’è l’articolo 458a intitolato “Violazioni alla normativa UE” in base al quale è punito con la reclusione fino a due anni chi critica le sanzioni richieste dall’UE contro i paesi, organizzazioni o persone.

“Ogni persona che viola intenzionalmente sanzioni o misure restrittive nei confronti Stati o enti, organismi o persone fisiche o giuridiche con le decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o di regolamenti comunitari è punito con la reclusione per almeno sei mesi, salvo altra disposizione è contenuta pena più grave. Le disposizioni del comma precedente si applicano anche quando tali atti non sono punibili secondo le leggi del paese in cui perpetrato ”

Se per esempio l’Unione europea designa irrevocabilmente “terrorista” Hezbollah in Libano o l’organizzazione del PKK nel Kurdistan turco, chi distingue la sua posizione da questa potrà essere arrestato.

da http://www.sibilla-gr-sibilla.blogspot.gr/2013/10/blog-post_7044.html (non sono in grado di verificare la notizia e la traduzione di google è quella che è…)

Insomma il governo greco della “larghe intese” : Pasok e Neo Democrazia avrebbe approvato questa legge bavaglio per chiunque osteggi in qualsiasi forma la politica dell’UE e/o dell’Onu.

Avevo scritto alcuni giorni fa in questo post sul colpo di mano quasi riuscito, in senato, per far passare un vero e proprio reato di opinione, con il fumo negli occhi dell’indignazione per i neonazisti che negano o addirittura fanno apologia dell’Olocausto:

Il reato di negazionismo è un puro e semplice reato di opinione ed è pericolosissimo. Perchè oltretutto non definisce nemmeno quale sia la verità storica ufficiale da non mettere in discussione.  Nel vago può starci tutto. E sarà il Potere a definirlo.

“se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo, crimini di genocidio, crimini contro l’umanità o crimini di guerra, la pena è aumentata della metà”

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UN’ESTATE FA…NON C’ERA CHE LUI


 

Parleremmo dunque del caso giudiziario più importante della Storia italiana?
Naaah…
Parliamo del tempo.
Ma non di quello meteorologico, quanto della sua dimensione cronologica.
Pensate, un anno fa, esattamente il 30 luglio 2012, quest’oggi, Monti e Merkel si incontravano per dirci che l’euro era bello e perfetto, e che si sarebbe fatto “tutto il possibile” per salvarlo. Riecheggiando la fresca dichiarazione di Draghi, che avrebbe persino causato una “euforia sui mercati” giudicata “eccessiva”.

A distanza di un anno, il “mitico” Bernd Lucke ci dice che “i paesi periferici riducano i salari del 30% o escano dall’euro”.
E aggiunge: “Questi paesi dovrebbero andarsene perché hanno dimostrato di non poter essere abbastanza competitivi – ha dichiarato Lucke in un intervento sull’emittente televisiva Cnbc, aggiungendo che se invece restassero nell’unione monetaria, dovrebbero subire una riduzione dei salari di circa il 30%, una condizione inaccettabile per gli operai. Dunque andarsene sarebbe il male minore.”

Interessante il commento dell’autore italiano dell’articolo linkato:
“Poniamo di voler seguire il consiglio dell’amico Teutonico; ho 2 possibilita’: Soluzione A) Svaluto i salari, tutti quanti del 30%. Tenete conto che il monte salari di una nazione pesa circa il 50% del PIL. Trascuriamo qualche fattore secondario, quale la proletarizzazione di diversi milioni di persone che passerebbero da essere classe media ad essere morti di fame. Immaginiamo anche che i lavoratori non oppongano resistenza (qualche dubbio ce l’ha anche Bernd Lunke). Che accade? Semplice: il PIL ben che vada fa -15% (anche considerando l’effetto positivo per l’export) e la nazione va in deflazione. Quindi? Per una nazione come l’Italia il Debito va nell’iperspazio e passa dal 130% al 160%. Sintetizzando ulteriormente: muoriamo schiacciati dai debiti, e come noi piu’ o meno tutta l’eurozona.

Soluzione B) Svaluto i salari, tutti quanti del 30%, riducendo la componente fiscale e contributiva. Sapendo che il monte salari di una nazione pesa circa il 50% del PIL, parliamo di finanziare il tutto con una manovra da 240 miliardi (in realta’ sarebbero meno, ma comunque sempre una cifra mostruosa). Che accade? Semplice: per quanto si taglino sprechi e privilegi, il Deficit Pubblico necessariamente andrebbe alle stelle, e con esso il Debito. La cosa mi ricorda il Portogallo, dove s’e’ applicato qualcosa del genere, ed il Debito Pubblico sale al ritromo del 15% all’anno. Quindi? ancora una volta muoriamo schiacciati dai debiti, e come noi piu’ o meno tutta l’eurozona. Dicesi matematica elementare. I benpensanti potrebbero dire: ma e’ esattamente quello che ha fatto la Germania con le riforme Hartz ed i Minijob. Vero. Ma e’ anche vero che la Germania c’ha messo svariati anni ad applicare tale politica, sforando per alcuni anni il famoso 3%, ed alle spalle aveva un Debito che non stava gia’ nell’iperspazio ed un sistema economico per definizione e struttura (grandi imprese) non inflattivo. Inoltre, se tutti facessero in simultanea tale politica, gli effetti non sarebbero cosi’ semplici: alla fine si avrebbe una rincorsa continentale, se non mondiale, a proletarizzare i lavoratori. In sintesi non funziona, ed il buon Bernd Lucke lo sa perfettamente.

Ovviamente la soluzione C), una politica espansiva tedesca, con rivalutazione dei salari ed avvio di meccanismi di trasferimento compensativi verso le nazioni deboli, manco e’ contemplata tanto da Bernd Lucke, tanto da Angela Merkel, che anzi la vedono con orrore: di ammettere l’errore di aver colorato di Blu la porzione loro spettante di condominio bianco, manco se ne parla. E comunque per i Tedeschi la “Morale” e’ un concetto che non prevede che il “Colpevole” sia Teutonico.”

E sull’euro-break aggiunge:
“Considerando una bella svalutazione del 15-25% delle varie monete verso l’Euro-Marco, diciamo che la Germania vedrebbe in un sol colpo: Conseguenza 1) Perdere un buon 7% del suo PIL (azzerando l’attivo della bilancia dei pagamenti, ora a +200 miliardi) Conseguenza 2) Perdere qualche centinaio di miliardi in investimenti all’estero, che verrebbero deprezzati (per esempio i titoli italiani ridenominati in lire perderebbero un 15-25% del loro valore in Euro-Marchi) impattando il sistema bancario teutonico, che alla fine verrebbero ripianati dai contribuenti tedeschi.

In sintesi, la Germania perderebbe il vantaggio competitivo acquistato dalle riforme sul lavoro, una bella fetta di PIL e vedrebbe il Debito Pubblico schizzare al 110-120%.

Badate bene che non considero affatto Bernd Lucke un fessacchiotto. Queste cose e le relative conseguenze, le conosce perfettamente. Ma e’ preferibile per Bernd Lucke uscire da un Europa non armonica (ai suoi occhi non sufficientemente Tedesca) e ripartire in una sana competizione, dove la Germania e’ padrona del proprio destino, e non destinata ad una Leadership solidale che semplicemente non vuole. L’alternativa e’ la proletarizzazione del resto d’Europa, che diventerebbe nel tempo cio’ che il Sud Italia e’ per il Nord Italia (una terra cui vendere merci e simultaneamente da sussidiare, in un meccanismo di conflitto crescente e di depressione e crisi economica dilagante).

Dal mio punto di vista il ragionamento e’ ineccepebile e straordinariamente lucido, a valevole ovviamente in senso contrario.”

Come cambiano i tempi!
Certo non abbiamo la velocità di autoconservazione necessaria, ma intanto Letta si azzarda persino a dire che sulla crisi della Grecia sono stati commessi grandi errori dall’UE (e sfido, lo ha già detto in lungo e largo persino il FMI!)…e assicura che la Grecia avrà l’Italia al suo fianco. Il che, detto a Samaras, per quello che riserva ai suoi connazionali, e in consonanza “euroconservatrice”, non pare molto rassicurante per i greci!
Ma in fondo, la conservazione del potere è una forte “cultura comune”…

Tanto, si sa, bisogna finire di adottare le “necessarie riforme” per la crescita “duratura”. Lo dice pure Jack Lew.
Ma a giorni alterni: ogni tanto dice pure di allentare l’austerity UE.
Non si capisce bene però se questo includa o meno il taglio dei salari del 30% (con tutti gli effettucci visti sopra): o ci dice chiaramente che non è una cosa corretta o stiamo ancora aspettando che ci chiarisca esattamente che cosa intendesse per “riforme strutturali”.
Mica è indifferente, dear Jack.
E a Obama che si ingegna con la nuova idea di “corporate tax”, “to boost US economy”, magari un’effettiva ripresa della domanda in UE non potrebbe dispiacere, dato che altrimenti i nuovi posti di lavoro rischiano di evaporare in qualche nuova crisi finanziaria..dietro l’angolo

 

da http://orizzonte48.blogspot.it/2013/07/unestate-fanon-cera-che-lui.html

Non staccate la spina


Non bisogna staccare la spina, dice Napolitano.

E considerando quello che ha fatto e che potrebbe fare questo governo, nello stato in cui il paese si trova,  la metafora dello staccare la spina non può non far venire in mente un malato terminale.

Tenetelo in vita, finché c’è vita c’è speranza. La logica sembra questa.

Ma anche, mal comune mezzo gaudio. Dato che oltre noi e la già disastrata Grecia, stanno sull’orlo del baratro Portogallo e Spagna. Quindi 130 milioni di cittadini coinvolti, chi più, chi meno.  Più i francesi, che iniziano ad accusare un certo disagio. E qualcosa dovrà pur accadere.

Scordiamoci che quel qualcosa parta dall’Italia.  Dalla Grecia e dal Portogallo nemmeno. Forse gli spagnoli? Allo stato attuale non sembra. L’unica speranza viene dalla Francia, da Marine Le Pen.

Ma dopo che ha dichiarato la sua posizione nettamente contraria all’impalcatura dell’Euro ( se vinco distruggo l’euro)  e di questa Unione Europea l’opera di demolizione ai suoi danni è partita con rinnovato vigore. Siccome ha paragonato le preghiere in strada dei musulmani all’occupazione durante la seconda guerra mondiale verrà processata per istigazione all’odio razziale.  Poi il solito fango, (sullo stipendio del compagno) che in italia ben conosciamo, lo stesso che da mesi viene buttato addosso a Grillo. A proposito, che fine hanno fatto i resort in costarica? o i guadagni milionari di casaleggio e grillo dal blog? … ovviamente scomparsi dalle cronache, in quanto senza fondamento, restano però lì a fare da sottofondo. Il solito meccanismo: butta merda addosso, con tutti gli sforzi che il malcapitato potrà fare per pulirsi, qualcuno che continuerà a sentirne la puzza ci sarà sempre.

Comunque, che qualcosa possa accadere c’è chi lo teme, c’è chi lo spera. Lo teme ogni appartenente alla tribù variegata degli attovagliati permanenti della politica e dintorni. (esempio ieri sera a roma), e tutti quelli per cui la crisi è solo un’erosione dei margini, più o meno lontani, della loro bolla di sicurezza sociale.

Lo spera chi ha visto in questi anni ridurre la bolla ai minimi termini. Che qualcosa cambi, qualsiasi cosa. Perché qualsiasi cosa è meglio di quello che c’è. E in genere, a guardare la storia, quando milioni di persone hanno questo stato d’animo, quello che succede spesso non è proprio quello che ti saresti auspicato. Il voto, lo strumento principe delle democrazie, funziona poco, quando la cupola il controllo dei media e dei meccanismi di governo è totale.

La possibilità di cambiamento è affidata ad altri tipi di strade.

Nessuna rivoluzione, per carità. Gli italiani (come popolo dico, non qualche italiano atipico) non le fanno, le rivoluzioni, se proprio non ce li tiri dentro per i capelli. Qualcosa tipo quello che accadde l’8 settembre del 43 dove dovevi solo scegliere da che parte stare, con uguali prospettive di essere ammazzato. Quando per molti andare in montagna fu uno scappare dalla guerra, o dai campi di concentramento tedeschi dove si moriva. E dopodiché una pura questione di sopravvivenza.

Ora l’alternativa che si pone alla rivolta senza molte speranze è andarsene da questo paese. E francamente, fra la prospettiva di essere sparato o di finire in galera per qualche anno per un gesto inutile quale può essere dar fuoco a un cassonetto o aver tirato un sasso verso un blindato della polizia o andarsene a cercare fortuna all’estero, voi che scegliereste? Razionalmente, dico.

Nella mancanza di una speranza di soluzione collettiva, si cercano soluzioni individuali.

Già siamo un paese di vecchi. I pochi giovani guardano fuori dai confini di questo paese. Dove c’è qualche possibilità di una vita normale. Chi la fa la rivoluzione? quella per strada dico, non con i proclami su facebook.

Anche perché, a noi in Italia potrà anche sembrarci incredibile, ma se vai in germania, un lavoro da lavapiatti, da muratore, e magari anche qualcosa di più, lo trovi. E ancora più incredibile, con un lavoro ci vivi pure. Ci paghi un affitto, ci fai la spesa, ci paghi le bollette. Come qui una volta.

Da facebook

Da facebook http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153053629755523&set=a.10152088133680523.907551.103897510522&type=1&theater

Ma di storie simili credo che ognuno di noi ne ha sentite o vissute anche molto da vicino.  Ma può essere questa la soluzione del problema Italia?

Forse sì, in parte. Ma appunto, non è solo italiano il problema. Lo squilibrio monetario nell’Unione Europea, può essere compensato solo dallo spostarsi in massa della forza lavoro?

Quanta forza lavoro sono in grado di assorbire la Germania, l’Austria, l’Olanda, in una situazione di crollo della domanda nel resto del mercato europeo e di un rallentamento generale dell’economia nel resto del mondo?

L’emigrazione forzata funziona come agente equilibratore quando la zona in crisi è limitata e nel resto del mondo l’economia funziona. Ma non è questo il caso.

Leggevo giorni fa questo articolo sul blog di Uriel Fanelli, che ha il pregio di riuscire a guardare le cose spesso da angolature impensate.

…la risposta a “quanto puo’ vegetare ancora il governo italiano SENZA tagliare spesa ed inefficienze, ma solo aumentando la pressione fiscale sulle rendite e sui capitali?” e’ terrificante: 15-20 ANNI!

Prima di 15-20 anni, non si arrivera’ MAI alla situazione in cui il governo italiano non possa trovare soldi attraverso nuove tasse: i patrimoni sono ancora intoccati dal fisco,  o quasi. Non ci sara’, quindi, l’apocalisse, ma una lunga serie di tasse, visibili ed invisibili, sul patrimonio.

Per Uriel andiamo incontro non tanto ad una catastrofe, bensì ad un lento declino: non vi aspetta una fine orribile, ma un orrore senza fine.

Verso l’autunno incontrerete uno scalino ,il solito aumento dello spread o qualche altra crisi finanziaria/immobiliare, ma questo non significa che sia “LA” botta. E’ una delle botte di una scala che ha MOLTI gradini, da urtare al ritmo di uno-due l’anno, per i prossimi 15-20 anni.
 
Come se non bastasse, le famiglie italiane si stanno mettendo a fare sacrifici mostruosi per risparmiare di nuovo: un istinto millenario di mettere da parte qualcosa se il futuro e’ incerto. Questo, pero’, aumenta la quantita’ di capitali tassabili, e quindi prolunga l’agonia.
 

Grillo non si capacita di come il governo ed i partiti pensino di andare avanti in questo modo, ma non sa – e non ha idea – delle stime di ricchezza patrimoniale del paese. Sono 6000 miliardi di patrimoni, abbastanza per vivere cosi’ ancora per 15/20 anni. Grillo non lo sa, ma i partiti lo sanno. Lo sa Napolitano.

Certo se la crisi italiana fosse solo italiana, questa miserevole prospettiva sarebbe l’ipotesi scenario più credibile. Le fasce più vitali della popolazione emigrano. Facendolo lasciano qualche possibilità in più a quelle che restano. Chi possiede patrimoni (non parlo di rendite milionarie, parlo di qualche casa e terreni, aziende, capannoni, insomma quelli che una volta erano considerati benestanti, gente con appartamento di proprietà, la casa al mare, la casa che era dei nonni al paese, qualche soldi in banca) viene spolpato a poco a poco. E il paese sopravvive, ridimensionato da potenza industriale a paese di servizi e offerta turistica per i nuovi ricchi del mondo.

Ma non essendo la crisi italiana solo italiana, non credo che le cose andranno in questo modo.  Qualcosa altrove si muoverà e noi con l’opportunismo che ci ha sempre contraddistinto come paese, ci sposteremo dove farà comodo.

Non abbiamo sovranità. E nemmeno la maggioranza degli italiani anela ad averla. Franza o spagna purché se magna è il motto che andrebbe scritto sulla nostra bandiera. Aspettiamo. Le elezioni tedesche. Quelle francesi. Qualcosa. Poi vedremo da che parte buttarci.

La gente prima nega una cosa, poi la svilisce, poi decide che la si sapeva già da tempo“. Quando qualcosa accadrà, l’italia, i giornali, i talk show, i partiti, saranno pieni di quelli che lo avevano detto. Che si vedeva da subito. Accodati a qualcun altro.

Io mi sono addirittura accodato a Marine Le Pen.

Come spesso è accaduto nella nostra storia, dovremo aspettare di essere liberati. Poi pagheremo – a lungo –  i liberatori per il disturbo.

Confusione…


A me non sembra di essere confuso. Anzi, mi pare di essere sempre rimasto coerente. Non ingabbiato, che è diverso. Coerente con delle idee, e non con una ideologia.

Ultimamente leggevo un sondaggio, che non riesco a ritrovare, nel quale si evidenziava che in italia la maggioranza degli elettori del pdl e satelliti, nonché la maggioranza degli elettori del m5s, sono contrari all’unione europea. Per contro, la maggioranza degli elettori del pd e quelli di scelta civica sono favorevoli.

Questo non mi meraviglia per niente. Il sogno europoide con monti-bersani è stato interrotto dal successo elettorale del m5s e con vari mal di pancia napolitano ha messo in piedi la compagine delle larghe fuffe.

Insomma sempre più spesso mi trovo ad essere d’accordo con le idee che vengono espresse in quell’area che si considera “la destra”. Per contro mi sento lontanissimo da questa sedicente sinistra. Anche sui temi dei cosiddetti diritti civili non riesco a fare a meno di sentire le loro questioni come insostanziali.

Mi buttano fumo negli occhi con la questione del diritto dei gay a sposarsi. A me francamente non me ne frega niente. Prima viene la battaglia per il diritto ad un lavoro dignitoso che ti dia da vivere, per il diritto alla casa, alla scuola, alla sanità pubblica. Chi si preoccupa di cose insostanziali è perché evidentemente questi diritti li da per scontati. Ma oggi sono milioni le persone in questo paese per cui non è così.

Non ho nulla contro i gay. Penso che ognuno sia libero di vivere la propria sessualità e/o affettività come preferisce o come è nella sua natura. Non sono credente, quindi non mi interessa dell’istituto sacro del matrimonio. Sotto il profilo giuridico penso che lo stesso istituto non dovrebbe far differenza in base al sesso dei contraenti. Anzi, dirò di più, anche il numero degli stessi per quanto mi riguarda potrebbe essere superiore a due.

Ma per me, in un momento storico come questo, con una crisi economica che ha risvolti epocali, parlare in pratica quasi solo di questo vuol dire che mi stai prendendo per il culo e mi viene voglia di prenderti a calci nei denti.

Ho fatto l’esempio del matrimonio gay, ma potevo anche parlare del “femminicidio”, un odioso neologismo che ha riempito le pagine dei media in queste ultime settimane.

E così via.

Insomma questa sinistra mi fa vomitare.

Problemi di coscienza per questo? No, nessuno.

Peraltro quando sento parlare alcuni esponenti della “destra” mi fanno talmente schifo pure loro che è evidente che con questa gente non vorrei dividere nemmeno l’ultimo tozzo di pane prima di morire. Sono pura feccia.  Avete presente quelle belle scarpe con il carroarmato sotto in vibram, quando sei per strada e prima di entrare in macchina devi togliere con mezzi di fortuna la merda di cane che hai pestato?

Provate ad immaginare. Chiudete gli occhi, concentratevi, fino a sentirne la puzza.

Ecco, pensare a certi di loro, mi fa la stessa sensazione.

Non li nomino perché hai visto mai che mi leggano e mi querelino? Tanto hanno soldi e amici avvocati e certo non hanno problemi a farlo. E poi che faccio? Io non ho soldi e non ho amici avvocati. Gli sparo e mi faccio mettere dentro? No, chi se ne frega. Non li nomino. Tanto lo capite benissimo a chi potrei riferirmi.

Va beh. Ma insomma destra e sinistra come concetti mi hanno rotto le palle. Mi interessano le idee.

Prendiamo ad esempio questo articolo di Ambrose Evans-Pritchard  del Telegraph su Marine Le Pen.

 

Marine Le Pen ha annunciato una crociata: Il leader del Fronte Nazionale francese giura che distruggerà l’ordine europeo esistente e che spingerà per una spaccatura dell’unione monetaria, se vincerà alle prossime elezioni.

Marine Le Pen ha detto che il suo primo ordine del giorno, appena metterà piede all’Eliseo sarà quello di indire un referendum sull’adesione all’UE, da tenersi entro un anno.
“Negozierò sui punti in cui non ci possono essere compromessi. Se il risultato sarà inadeguato, chiederò di uscire dall’euro”.

Dunque Marine Le Pen mette al centro delal sua azione politica il problema dell’UE e l’eventuale uscita dall’euro. Idee chiarissime e nette su quello che *il* problema principale in Francia (e in Europa) in questo momento. La penso esattamente come lei. Il Fronte Nazionale ha nomina di essere fascista, razzista. Questo mi crea qualche problema. Però sulla questione europea anche economisti, giuristi e politici di sinistra (pochi) la pensano così, quindi non mi preoccupo molto.

Non è più una prospettiva improbabile. “Non possiamo essere sedotti,” ha detto fiduciosa dopo che il suo partito ha conseguito il 46% dei voti provocando un terremoto elettorale alle elezioni di una settimana fa, dove il suo candidato ha sconfitto i Socialisti che erano al governo nel suo bastione di Villeneuve-sur-Lot. “L’euro cesserà di esistere nel momento in cui la Francia ne uscirà, è questa la nostra incredibile forza. Che ci potranno fare, manderanno i carrarmati?” ha detto al Daily Telegraph, nella sede del Fronte Nazionale, un edificio anonimo nascosto nel sobborgo parigino di Nanterre. Il suo ufficio è piccolo e ordinario, quasi austero. “L’Europa è solo un grande bluff. Da una parte c’è l’immenso potere dei popoli sovrani, e dall’altra solo pochi tecnocrati,” Per la prima volta, il Fronte Nazionale ha raggiunto il rango per poter parlare alla pari con i due partiti che sono stati al governo in Francia nel dopoguerra, Socialisti e Gaullisti. Tutti hanno pressappoco il 21% nei sondaggi nazionali, ma solo il Fronte ha il vento in poppa.

Idee chiare, decise. “L’euro cesserà di esistere nel momento in cui la Francia ne uscirà, è questa la nostra incredibile forza. Che ci potranno fare, manderanno i carrarmati?”  Certo non è il momento per i giri di parole. La gente vuole sentire discorsi chiari. Lo ha dimostrato anche in Italia quando ha votato il m5s, sull’onda di una campagna elettorale spinta con discorsi semplici ma efficaci. E lo ha dimostrato abbandonando lo stesso m5s quando si è arroccato nei bizantinismi di una politica sterile, arida, asfittica.

Infatti c’è un dettaglio nel voto di Villeneuve che ha sconvolto la classe politica. Il Fronte ha preso più voti nei seggi tradizionalmente socialisti, e questo è un segnale che la destra può uscire dal suo enclave per diventare il movimento di massa della classe operaia bianca. I commentatori hanno cominciato a parlare di “Left-LePenism”, per il suo modo di superare a sinistra i socialisti, attaccando le banche e il capitalismo transnazionale. Anna Rosso-Roig, candidata per il partito comunista alle elezioni del 2012, è appena passata tra le file di Le Pen. I socialisti avevano pensato che l’astro nascente di Marine Le Pen li avrebbe agevolati, dividendo la destra. Ora hanno visto la minaccia mortale. La scorsa settimana il Ministro dell’Industria Arnaud Montebourg si è scagliato contro Bruxelles perché continuando a calpestare le democrazie e spingendo sull’austerità ad oltranza, farebbe il gioco del Fronte Nazionale.

Il Fronte ha preso voti nei seggi socialisti. Ah bene. Allora sono in buona compagnia, nella mia “confusione”. “Superare a sinistra i partiti socialisti.” Eh già. O sono i partiti socialisti che non stanno più a sinistra?  “attaccando le banche e il capitalismo transnazionale”

I quattro aspetti più problematici sono la moneta, il controllo delle frontiere, il primato del diritto francese, e quello che lei chiama il “patriottismo economico”, intendendo cioè la capacità che deve mantenere la Francia nel perseguire un “protezionismo intelligente” e per salvaguardare il modello sociale. “Non riesco a immaginare nessuna politica economica che non abbia il pieno controllo del proprio denaro”, ha detto Le Pen. Alla domanda se avesse intenzione di ritirare immediatamente la Francia dall’euro, ha risposto: “Si, perché l’ euro blocca tutte le decisioni economiche e la Francia non è un paese che può accettare la tutela di Bruxelles.”.
Si comincerà a preparare un progetto per la reintroduzione del franco e i leader dell’Eurozona dovranno fare una scelta difficile: o lavorare con la Francia per una “uscita concertata” o accettare la disintegrazione dell’ EMU e attendere il loro destino.

Cosa abbiamo qui. Abbiamo il “nazionalismo”. A sinistra siamo stati allevati a vedere il nazionalismo come il fumo negli occhi. Siamo stati cresciuti a pane e internazionalismo. Ma adesso che ci ritroviamo un nemico globalizzato, la grande finanza, le imprese sovranazionali, il nazionalismo diventa l’unica forma di difesa possibile per il popolo, che altrimenti è totalmente esautorato nelle sue forme di autotutela democratiche.

Il burocrate politico o tecnico che viene da un paesetto della germania o piuttosto olandese o finlandese, guarda i numeri nei suoi bilanci, e se quelli quadrano il suo discorso è apposto. Se quei numeri diventano disagio in un paese del molise o del lazio o della sardegna, che gliene potrà mai fregare? Non risponde a nessun elettore, e se risponde non sono quelli, i suoi elettori.

Nel distacco del potere da chi in una democrazia dovrebbe generarlo, il popolo, sta il dramma dei nostri tempi.

La signora Le Pen teme che altri Stati membri dell’UEM resisteranno ancora fino a che l’ “Armaggedon finanziario” faccia tutto il suo corso, ma è un rischio che si deve prendere.

Il suo piano è basato su uno studio degli economisti dell’Ecole des Hautes Etudes di Parigi condotto dal Professor Jacques Sapir, che dichiara che la Francia, l’Italia e la Spagna potrebbero tutti trarre grandi vantaggi dalla loro uscita dall’euro, recuperando immediatamente la competitività del lavoro, senza dover vivere anni di depressione.

Si afferma che gli squilibri Nord-Sud della zona euro siano già andati oltre il punto di non ritorno. I tentativi di invertire il trend della deflazione e dei tagli ai salari possono portare solo alla disoccupazione di massa e alla scomparsa del cuore industriale dei paesi. L’attuale strategia di svalutazione interna è, in ogni caso, controproducente dal momento che la recessione fa salire più velocemente il rapporto percentuale del debito pubblico.

Il Prof. Sapir ha detto che i guadagni potranno aumentare se si coordinerà un processo di rottura controllando i capitali, con interventi della banca centrale fatti per orientare il posizionamento delle nuove divise. Il modello presentato indica che il D-Mark e il Fiorino dovrebbero essere rivalutati del 15% verso il vecchio euro, mentre il franco dovrebbe svalutare del 20%.

I guadagni sarebbero molto inferiori se l’UEM collassasse in acrimonia e le valute impazzissero infliggendo una violenta scossa deflazionistica alla Germania, ma provocando forti effetti positivi per tutto il blocco latino.

“Un sacco di politici sono venuti da me, sia gaullisti che socialisti, sono tutti d’accordo, ma non vogliono uscire pubblicamente, vogliono che qualcun altro prenda l’iniziativa. Se Marine Le Pen vuole usare il mio lavoro, io non ho nessun problema”, ha detto il Prof. Sapir.

Chi legge questo blocco conosce Sapir. Il quale grazie al lavoro di Bagnai è conosciuto anche in Italia. E’ uno dei firmatari del manifesto di solidarietà europea.   Di nuovo, considero che un politico che pone al centro della sua azione quello che è il centro della questione, fa un discorso onesto e serio. Esattamente quello che non ha fatto Grillo quando gira attorno da mesi al problema dell’euro, mantenendo una politica economica ondivaga e contraddittoria, casuale e fiacca. Con la conseguenza, sul piano dei consensi, che possiamo vedere e soprattutto toccare con mano.

Marine Le Pen è una madre single di 44 anni, molto serena sui diritti dei gay e sull’aborto, più vicina, in qualche modo, al Leader olandese populista, assassinato, Pim Fortuyn che al suo irascibile padre, Jean-Marie Le Pen, che si è dimesso da leader del partito due anni fa. Le Pen, a sua volta deplora il modernismo eclettico della figlia definendolo come una serie di punti di vista “piccolo borghesi” raccolti nelle scuole di Parigi. La Le Pen ha fatto una pacata purga del Fronte, spingendo ai margini i più noti antisemiti e la nostalgia per Vichy. Mentre il padre chiamava l’Olocausto un “dettaglio storico”, lei, invece, lo definisce come l’ “apice della barbarie umana” e corteggia il favore degli ebrei, sparando contro gli jihadisti. “I partiti politici sono come le persone. C’è l’adolescenza, quando si fanno cose folli, e poi la maturità. Ora noi siamo pronti per il potere” ha detto. Questa campagna di “de-diabolizzazione” o di “disintossicazione dell’immagine” sembra aver funzionato. Solo una minoranza degli elettori pensa ancora che il fronte sia una “minaccia per la democrazia”. La signora Le Pen sta raccoglendo voti a frotte tra le donne bianche della classe operaia. Il Fronte non è più il partito del maschio bianco arrabbiato. Per lei la definizione più tenera è quella del Ministro delle Finanze Pierre Moscovici che la descrive come “più pericolosa di suo padre”.

E’ la sua difesa del modello sociale francese e la sua critica del capitalismo, che le dà un tocco di sinistra -qualcuno lo ha chiamato il socialismo nazionale del 1930 – come l’ UKIP (partito politico euroscettico e conservatore) della Gran Bretagna.

Parla come gli attivisti di Occupy nei suoi attacchi contro l’alta finanza e contro il modo in cui le aziende che aumentano i loro profitti con il costo del lavoro, facendo diminuire i salari in Occidente per contrastare la manodopera a basso costo in Asia. “E’ la legge della giungla”, ha detto Marine Le Pen. Lei non fa come l’UKIP, che spara bordate contro Washington e contro la Nato, ma vuole che la Francia riprenda il suo posto come paese “non allineato” in un mondo multipolare. E’ un patriottismo anti-atlantista. Sostiene di essere il vero erede del generale Charles de Gaulle, e accusa il partito gaullista UMP di essersi venduto l’anima per l’Europa e per l’ordine anglosassone. “C’è stato un de Gaulle di sinistra, e un de Gaulle di destra. C’erano due de Gaulle e noi li rappresentiamo entrambi”.

La signora Le Pen ha detto anche che i socialisti si stanno disgregando, vittime della propria sottomissione alle dottrine economiche dell’Unione europea, mentre continuano ad attaccare Angela Merkel, manifestando una sindrome da dipendenza. “Si lamentano per la Merkel e per il suo malvagio modo di imporre le punizioni, ma la Merkel sta solo difendendo gli interessi della Germania, che non sono la stessa cosa dei nostri.” Ha detto che la crisi l’UEM è strutturale. Nord e Sud hanno bisogno di diversi tassi di cambio. “Il D-Mark varrebbe molto di più, se non fosse per l’euro, e questo significa che la Germania ha una moneta cronicamente sottovalutata.

L’euro è troppo forte per la Francia, e si sta mangiando tutta la nostra competitività”.

E ‘difficile sapere se i francesi voteranno mai in massa contro l’Europa in uno scontro a tutto campo, ci sarà però da vedere dove arriverà il messianismo di questa nuova Giovanna d’Arco . Comunque più tempo durerà questa crisi, maggiore sarà il rischio per Bruxelles e per Berlino, che scatterà la pazienza francese, scatenando una di quelle eruzioni che hanno costellato la storia francese attraverso i secoli.

Un recente sondaggio della Pew Foundation dice che l’appoggio dei francesi al Progetto UE è crollato dal 60% al 40% nel corso dell’ultimo anno, e il 77% pensa che l’integrazione economica sia stata dannosa. Il Presidente Francois Hollande dice che la crisi dell’Euro è “finita” e che siamo quasi “fuori dal tunnel”, anche se non è chiaro quale cosa riuscirà a rompere il circolo vizioso, se il PIL della Francia si contrarrà dell’ 1.8% quest’anno e se si stanno facendo i tagli più pesanti dell’ultimo mezzo secolo. La politica monetaria resta in contrazione per la maggior parte dell’Europa latina.

“Se il governo cercasse davvero di portare il disavanzo al 3% del PIL, l’economia si contrarrà di nuovo il prossimo anno dallo 0.5% allo 0.8%” ha detto il prof Sapir. “La disoccupazione continuerà a crescere di 30.000 a 40.000 unità ogni mese e ci saranno altre 600.000 persone senza lavoro entro la fine del 2014.” La Francia subì la stessa lenta tortura nel 1930, poco prima della sospensione del Gold Standard, quando stoicamente furono accettati i “500 decreti della deflazione” del premier Pierre Laval. La diga crollò poi nel 1936 dopo l’elezione degli outsider del Fronte della sinistra Populaire che vinsero le elezioni con l’appoggio comunista.

L’emergere di Marine Le Pen, come candidata ad orientare il potere centrale in Europa potrebbe rivelarsi la scarica elettrica necessaria per spingere ad un cambiamento radicale nella strategia di gestione della crisi dell’UEM, o almeno per il Partito socialista francese che si decida a rompere l’asse con la Germania e a lottare per un programma di rilancio completo, se non altro per evitare la propria rovina.

“Ci siamo piegati ad uno spirito di schiavitù in Francia. Abbiamo dimenticato come si governa, e la nostra voce non si sente più,” ha detto Marine Le Pen. Adesso si sentirà di più.

 

Ahimè. L’unica cosa disdicevole che trovo in queste frasi è che Marine le Pen stia in Francia e non in Italia.  Anche Nigel Farrage nel regno unito trovo che abbia una visione della realtà molto appropriata. Quindi, dopo una vita in cui mi sono considerato di sinistra, devo per forza di cose oggettivamente collocarmi a destra?

La cosa è curiosa. Viso che siamo in tema di francesi e si parla di destra e sinistra… molti anni fa vidi un film che mi colpì molto: “il giorno dello sciacallo”. Tratto dal un libro di F. Forsyth narra del tentativo di un killer di uccidere De Gaulle. Quello che mi piaceva in quel film era la meticolosità e l’astuzia del piano dello Sciacallo, che era interpretato da Yves Montand.  E mi piaceva l’idea che il male fosse lì, a portata di mirino di fucile, facile da eliminare se sei astuto.

Non era proprio così. Il male è come quelle sagome di cartone che ne tiri giù una e ne viene fuori un’altra. Fino a che un giorno non ti guardi allo specchio e ti vedi anche tu sagoma di cartone. Ma questo è un altro discorso.

Yves Montand, cantante e attore, faceva molti film impegnati politicamente. Era un po’ un’icona della sinistra.

Qualche anno dopo lessi una sua intervista in cui ad un certo punto diceva: “non essere di sinistra a vent’anni vuol dire essere senza cuore. esserlo a quaranta vuol dire essere senza cervello”.  Fu una delusione. Un altro confuso, ante litteram.

E così, in omaggio alla confusione, alla sinistra quella vera, a quelli che per il proprio paese, magari costretti dagli eventi, hanno dato la vita, cosa c’è di meglio di Yves Montand che canta “bella ciao”?

Ma scherzo, quando dico che sono confuso. Non lo sono per niente. E non mi sento contraddizione con gli ideali di giustizia e di onestà in cui ho sempre creduto. Solo che non si trovano dietro i veli dell’ideologia.