L’Italia all’alba di una nuova forma di fascismo fiscale.


Ebbene si, a forza di leggere tutti gli articoli contrari all’uscita dell’euro vi dico che mi avete convinto: non serve uscirne, bisogna rimanerci, diciamo che è il solo futuro possibile per l’Italia. Dunque, al fine di rendere comprensibile a tutti cosa possa comportare questa strategica decisione ho deciso di analizzare ed argomentare le conseguenze sul medio termine: almeno, tutti coloro che “mi hanno convinto” che l’euro sia l’unica possibilità di sopravvivenza per l’Italia sappiano cosa li aspetta (onestamente dovrei dire “hanno cercato di convincermi”…). Per cui, nel 2014, non voglio sentire lamentele, soprattutto dai pro-euro. Ci siamo capiti.

spremi limone

Continua a leggere

Annunci

Il grosso problema del debito privato.


La corruzione e i costi della politica, le opere inutili, l’inefficienza. Sono tutti problemi veri e reali della società italiana. Ma non sono la causa della crisi in cui ci troviamo.

Sono dati in qualche misura endemici,  acuitisi nella condizione pre crisi.

Intervenire su questi aspetti è importante. Essenziale direi. Come una buona revisione di una macchina prima di rimetterla in moto. Perché una volta in moto non consumi troppo, sia silenziosa, efficiente, sicura.

Ma prima occorre rimettere in moto la macchina. C’è bisogno di una spinta e di carburante.

Il carburante in una economia è la liquidità. I soldi.

Quello che ha fermato la macchina è la mancanza di liquidità.

Quando si parla di debito pubblico come del grande problema dell’italia e non si menziona il debito privato, si fa un’opera di grossolana disinformazione, pericolosissima, perché fa credere che basti tagliare i costi dello Stato per far riavviare l’economia. E non è così. E’ esattamente il contrario.

Certo, il debito pubblico deve essere tenuto sotto controllo, chi lo nega? Ma qualche problemino c’è. Ad esempio… sicuri che il debito pubblico sia la causa della crisi? I dati lo smentiscono. All’inizio della crisi (2007), su cinque paesi colpiti tre avevano il debito pubblico in calo (Irlanda, Italia e Spagna), uno lo aveva stazionario (Grecia) e solo il Portogallo lo aveva in crescita, su valori che oggi farebbero invidia alla Germania. Situazioni differenziate, ma in nessun caso particolarmente preoccupanti. Qui arriva di solito quello furbo, che ti dice: “Sì, va bene, prima della crisi il debito pubblico italiano si è ridotto (di 10 punti di Pil), però era alto!”.

Continua a leggere

Scenari


Sul suo blog phastidio.net e su “Il Fatto Quotidiano”, Mario Seminerio esprime con molta chiarezza quella che è una indiscutibile realtà:

La promessa di Silvio Berlusconi di restituire l’Imu sulla prima casa utilizzando di fatto i soldi del risparmio postale degli italiani contenuti nella Cassa Depositi e Prestiti, è solo l’ultima di una serie di miraggi elettorali che tendono a perdere completamente di vista sia lo stato della congiuntura che soprattutto il “vincolo esterno” per il paese, cioè gli impegni europei a rispettare quel “risanamento” di matrice ideologica tedesca che finora ci ha regalato qualcosa di molto simile ad una depressione economica.

Pressoché ozioso evidenziare le assurdità della proposta berlusconiana, come l’uso improprio (cioè fuori statuto) della Cassa Depositi e Prestiti, l’aumento immediato del debito pubblico che tale uso determinerebbe, oppure il fatto che Berlusconi, grande tagliatore immaginario di spesa pubblica, pensi ad aumentare le accise per finanziare il rimborso Imu. Ma il punto vero è un altro: a giorni la Ue comunicherà i dati aggiornati sul rapporto deficit-Pil, da cui emergerà che il percorso di consolidamento fiscale è miseramente fallito in tutta l’Eurozona, Francia inclusa. A quel punto saremo in uno snodo fondamentale per il nostro futuro: solo negoziando un allungamento del percorso verso il pareggio di bilancio sarà possibile evitare un avvitamento che rischia di portarci al dissesto.

Con il sistema bancario ancora in credit crunch a causa dell’esplosione di sofferenze su crediti causata dalla profondità della crisi e dall’esigenza delle banche di ridurre il rapporto tra impieghi e depositi, la recessione domestica si autoalimenta, scavando sempre nuovi buchi di bilancio. A breve servirà trovare fondi per finanziare la cassa integrazione in deroga, e non sarà per nulla semplice. Anche ipotizzando di ottenere dalla Ue un allungamento del percorso verso il pareggio di bilancio senza condizionalità aggiuntive (cioè senza nuove manovre), il quadro congiunturale resterà estremamente precario. L’ipotizzata “ripresa” europea del secondo semestre di quest’anno, almeno per come ad oggi emerge dai modelli econometrici, non sarà di entità tale da consentire di produrre nuove risorse da destinare a significative riduzioni d’imposta.

Questa dissonanza tra una realtà assai grama, e comunque destinata ad evolvere in “meglio” solo con lentezza esasperante, ed alcune impostazioni di campagna elettorale che altro non sono che crudeli fiabe ad uso di una popolazione angosciata, è il segno dei tempi sconvolti che viviamo. Tempi che lasceranno cicatrici profonde.

E’ esattamente così: NON E’ POSSIBILE ALCUNA INVERSIONE DI ROTTA NEL QUADRO DELLE POLITICHE ECONOMICHE DELL’EUROZONA.

Continua a leggere