O smontate l’euro o l’europa si smonterà.


Sono moltissime le prese di posizione di importanti economisti contro l’Euro. Anche da parte di molti che in precedenza lo avevano appoggiato.

In Italia, dove vale la disonesta abitudine di attaccare o sminuire la persona più che il lavoro, negli anni passati c’è stata una certa propaganda politica becera e ignorante come il giornalismo che gli fa da megafono, che invece di prendere in considerazione le allarmate e oneste analisi di economisti seri e preparati, si è divertita a dileggiarli sulla base dei loro non altisonanti titoli: “oscuri professori di università di provincia”.

Questa macchinetta del fango non funziona però quando le fila di chi scrive contro l’euro è zeppa di premi nobel.

Nella realtà virtuale in cui vivono politici e megafoni mediatici, i neuroni servono a destreggiarsi per sopravvivere fra iene e leccaculo, oltre a cumulare diare e rimborsi spese, non certo a capire, studiare e approfondire, per cui con loro ci vogliono i titoli. Di fronte ai titoli si zittiscono.

Quindi mi fa piacere aggiornare la lista dei titolati. E ascoltare il loro silenzio.

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L’Italia all’alba di una nuova forma di fascismo fiscale.


Ebbene si, a forza di leggere tutti gli articoli contrari all’uscita dell’euro vi dico che mi avete convinto: non serve uscirne, bisogna rimanerci, diciamo che è il solo futuro possibile per l’Italia. Dunque, al fine di rendere comprensibile a tutti cosa possa comportare questa strategica decisione ho deciso di analizzare ed argomentare le conseguenze sul medio termine: almeno, tutti coloro che “mi hanno convinto” che l’euro sia l’unica possibilità di sopravvivenza per l’Italia sappiano cosa li aspetta (onestamente dovrei dire “hanno cercato di convincermi”…). Per cui, nel 2014, non voglio sentire lamentele, soprattutto dai pro-euro. Ci siamo capiti.

spremi limone

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Guida galattica per autoattivisti (un poco sovranisti)


Da questo blog  riprendo questo post che mi sembra faccia molto bene il punto sulla rete di attivismo che sta interagendo nel paese e costruendo quello che probabilmente diventerà in qualche forma un nuovo soggetto politico.

Io penso che i soggetti politici emergano, per così dire, dalla realtà economico-sociale, con maggiore o minore forza a seconda delle parti di società i cui interessi si trovano a rappresentare.  Non sono fatti da  ideali che vengono calati dall’alto e nemmeno giochi di potere più o meno ben finanziati e ben propagandati.

Penso che i soggetti politici siano tali quando si basano su analisi complesse della realtà che sono riducibili in poche parole comprensibili da tutti. Quando hanno cioè una loro trasversalità culturale e una loro omogeneità e intima coerenza. Quando a qualsiasi livello di profondità di analisi è possibile extrapolare delle idee forza che siano semplificanti senza essere sempliciste.

Penso che ormai a qualsiasi livello la nostra cultura e la nostra formazione ci consenta di spingerci nel tentativo di interpretare la realtà, ci si possa rendere conto che la chiave della crisi profonda e drammatica che stiamo attraversando sia nel rapporto fra il nostro paese e il resto del mondo. La cosiddetta globalizzazione da anni ormai, nella quotidianeità, ci sorprende e ci lascia perplessi. I prezzi di tanti oggetti si sono abbassati e di questo ne abbiamo beneficiato. Sui banchi dei supermercati vediamo ortaggi coltivati in lontane zone del mondo.  Negli anni passati ci hanno offerto per comprarci casa mutui al 100% dell’importo e a 40 anni. E soldi per comprare macchine, televisori sempre più grandi, telefonini sempre più performanti, computer, stampanti che costavano meno delle cartucce di ricarica…  banche straniere, supermercati stranieri, catene commerciali straniere…

è l’Europa, il beneficio dell’euro.

Ma non esistono pasti gratis. E il redde rationem è arrivato. E dobbiamo pagare, noi e i nostri figli, per quello che qualcun altro si è preso.

No, ferma tutto. Ci hanno fregato. Ci stanno fregando. Vogliamo tornare indietro dove abbiamo sbagliato e prendere un’altra strada. E vogliamo poter decidere di farlo. Vogliamo tornare a poter pensare di essere padroni del nostro destino, come popolo e come individui.

Condivido il pensiero con l’autore del post che riporto sotto, che questa sia l’unica strada: il recupero della sovranità monetaria, politica, fiscale, militare, persino alimentare.

Buona lettura.

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Guida galattica per autoattivisti (un poco sovranisti)

Nell’ultimo post ho discusso di alcune mie iniziative passate in collaborazione con il Movimento 5 Stelle, su tutte la creazione del gruppo divulgativo Economia 5 Stelle, cui auguro la miglior fortuna e longevità indipendentemente da qualsiasi deriva possa prendere il Movimento in sé. Se la linea del M5S sui temi di politica-economia é difficile da decifrare,  non così é la linea del gruppo che rientra di buon grado in quella nascente area sovranista che per fortuna comincia a caratterizzare la politica alternativa italiana.

Recupero della sovranità monetaria, politica, fiscale, militare, persino alimentare. Ritorno ai valori democratici, ormai da tempo abbandonati in favore dell’idea dell’inevitabilità di un vincolo esterno che ci salvi da noi stessi, dalle nostre miserie, dalle nostre brutture, dalla corruzione e dalle mafie di vario genere che avvelenano le nostre esistenze e che ci avrebbero tolto il futuro. Vincolo che nel nostro caso risponde al nome di Unione Monetaria Europea (UME) con i suoi trattati. Illustri commentatori come A.Bagnai, L. Barra Caracciolo e C.Borghi e il giornalista indipendente P.Barnard hanno nel tempo ben spiegato come questo approccio fallimentare, paternalistico e totalitarista abbia progressivamente svuotato le nostre istituzioni democratiche da ogni significato e da ogni effettivo potere.

In buona sostanza, in questi lunghi anni di SME, iniziati nel lontano 1979, ai cittadini europei (non solo italiani) é stato chiaramente detto che il processo di integrazione europea era un sogno che non necessitava della loro ingombrante legittimazione democratica. Le azioni cardine di questo processo, come il famoso divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981, non sono mai e poi mai state soggette al voto popolare e si son disinteressate dei più illustri pareri tecnici, e sono state progressivamente sottratte al legittimo dibattito pubblico che avrebbe dovuto esserci.

Anche laddove lo sono stati, come in occasione del referendum francese sulla costituzione europea, meglio nota come Trattato di Lisbona, il loro parere negativo é stato ignorato e rigettato. Fin dagli anni ’70 insigni economisti come Kaldor e Godley si sono espressi molto chiaramente sulle fallimentari fondamenta di quest’unione monetaria, del tutto inascoltati dalla classe politica europea e a stento relegati dai media compiacenti nell’angolino polveroso tra idealisti e complottisti. Atteggiamento che fa notoriamente rima con fascisti

Non é difficile capire in realtà. Creando un sistema monetario che non prevedesse l’uso della più elementare solidarietà reciproca come risposta anti-ciclica agli shock economici esterni (come la tremenda crisi dei mutui subprime del 2007), né che prevedesse il ricorso allo strumento dell’aggiustamento dei cambi reali degli stati in difficoltà o in deficit, si stavano implicitamente creando le condizioni per scaricare il peso di qualunque problema sulle classi più deboli, ovvero le classi salariate. Peso da loro accolto obtorto collo, a colpi di progressiva deflazione salariale, riduzione del welfare, precarizzazione del mercato del lavoro e progressivo ritiro dello stato nazionale nel suo inestimabile ruolo di vigilante e garante di certi arcinoti processi “poco limpidi” del mercato, come la simpatica tendenza all’oligopolio, al cartello, ai rapporti clientelari e alla corruzione, a  tutto svantaggio di chi questo sistema non può che subirlo (noi). Gli stati nazionali europei si sono progressivamente trasformati in gusci vuoti, da enti protettivi in enti punitivi, vessatori, meri curatori fallimentari e esecutori di diktat provenienti da ben altra sede.

Un esempio per tutti di legge di ispirazione europea che ha decretato la vittoria di rapaci interessi privati sull’interesse pubblico? La legge numero 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici. Essi sono stati contestualmente trasformati in S.p.a. (Società per azioni). In altre lingue, più trasparenti, esse vengono chiamate società anonime, ad indicare  chiaramente la non responsabilità e la non visibilità delle persone coinvolte. In nome della indimostrata ma scontata superiore efficienza dei privati sul settore pubblico, tali società sono di colpo diventate invisibili alla Corte dei Conti, sottratte al suo controllo sugli atti, amplificando conflitto di interesse e dinamiche corruttive e/o illecite.


Inoltre, uno dei più noti principi liberisti sui quali è fondata l’Unione Europea è nel divieto di aiuti di Stato alle aziende. Lo Stato si é trovato nell’impossibilità di fatto di intervenire a ricapitalizzare le sue banche. Alcuni stati europei hanno interpretato in maniera un po’ più elastica di noi quei principi di non ingerenza, e vantano ancora una presenza pubblica importante nel sistema finanziario. Noi, per contro, abbiamo applicato sempre in maniera rigorosa il dogma del “più Europa”. Risultato? Ad ogni successiva ricapitalizzazione delle nostre banche si ha avutro un sempre maggiore passaggio ai mercati privati della proprietà del sistema finanziario, con le tragiche conseguenze che ben conosciamo.

Piccolo inciso per il partito anticasta&corruzione: ho letto alcune velleitarie proposte secondo cui per uscire dalla crisi vada semplicemente rafforzato il potere di vigilanza della Corte dei Conti… Può essere una buona idea, ma non pensate nemmeno per sbaglio che DA SOLA serva a qualcosa, in mancanza di un concreto cambio di rotta sull’Eurosistema e su queste direttive comunitarie. Come fa notare A.Bagnai sul suo blog, E’ da poco uscito questo commento della Corte secondo cui l’austerità ci ha fatto molto male. Cito da Goofynomics:

E’ strano, perché non sembra che la stessa istituzione avesse mai espresso opinioni simili. Anzi: a maggio 2011 invocava una manovra “stile 1992”: da 46 miliardi. Mentre a ottobre 2011, lamentandosi di risorse non certe, invitava a tassare i beni reali. Più recentemente, puntava il dito contro corruzione e malaffare.
Torniamo invece indietro, al 2009, inizio del periodo citato nell’articolo di oggi. La Corte se la prendeva con la sanità.

Insomma, l’austerità l’ha voluta, l’ha avuta, e ora se ne lamenta. I problemi poi variano sempre: sanità, corruzione, entrate incerte… ma mai che si accenni alla moneta unica, ci mancherebbe!

Fine inciso. 

Signori, il PUD€ é un avversario insidioso, diffuso capillarmente in media, politica e finanza italiana ed europea e conosce bene i suoi polli (noi). Era ovvio che prima o poi le persone si sarebbero rese conto dell’inganno e avrebbero chiesto lo scotto elettorale di questa progressiva opera di deresponsabilizzazione e sottrazione di governance popolare da parte dell’UME. Hanno perciò agito in tre modi principali.

  • Il primo, già citato, consiste nella completa sottrazione di queste dinamiche alla divulgazione pubblica e al dibattito nei media, di pari passo con il colpevole silenziamento di qualunque voce contraria nella nostra classe intellettuale. Parrà un’affermazione qualunquista, ma i media italiani su questi provvedimenti hanno speso molto meno inchiostro che per qualsivoglia rigore contestato al derby di turno.
  • Il secondo é il manganello del vincolo esterno, l’uso strumentale dell’emergenza, del concetto fascista del TINA (There Is No Alternative). Ad ogni provvedimento impopolare é sempre stata presentata agli elettori un’alternativa apocalittica, senza che ci fosse alcun nesso di causalità dimostrabile fra l’una e l’altra. Un esempio su tutti? Il famoso divorzio dell’81 fu presentato come strategia di lotta alla superinflazione degli anni ’70, il cui colpevole fu individuato nella “spesa pubblica eccessiva” e nell’aumento della massa monetaria, senza specificare che questa aveva origine negli shock petroliferi del ’73 e del ’79 ed era una mera misura difensiva applicata su scala mondiale. E infatti l’inflazione, così come era venuta, se ne andò. Ma non certo per il colpo di mano di Andreatta…
  • Il terzo, e il più disgustosamente vile di tutti, é il senso di colpa. Pensateci. Molto spesso vi ricorderete di aver sentito gli stessi politici da voi votati accusarvi di pochezza morale, pelandronite, corruzione. Con il contributo della stampa estera, i popoli e i governi europei, a partire dai PIIGS, sono stati convinti di ESSERE la causa del problema. “Gli stati spendevano troppo, i privati sprecavano, rubavano e corrompevano. E quindi dovevano essere fermati.” Vi ricorda qualcosa? Alzi la mano chi di voi non ritiene in qualche misura di meritare l’attuale crisi. E chi pensa di meritare una punizione, chi si sente colpevole nell’animo, non ha alcuna forza di opporsi alla punizione stessa, in una sorta di stolida catarsi autoassolutoria. I popoli europei hanno preferito, invece di informarsi e correggere i loro difetti e i loro problemi, demandarne la soluzione ad un ente terzo non eletto, che di fatto li ha privati di ogni strumento democratico e puniti per colpe più teoriche che pratiche, colpe molto spesso esacerbate dalle punizioni stesse. E noi italiani siamo tra i più colpevoli in tal senso. Detesto con tutte le mie forze il nostro proverbiale servilismo e mancanza di orgoglio nazionale, che ha agevolato non poco il processo. E anche laddove ci é stato chiesto un parere, per quanto di poco conto (ovvero in sede di parlamento europeo), noi abbiam risposto inviandovi gli scarti della nostra classe politica. O qualcuno pensa che un Calderoli possa realmente fare gli interessi dell’Italia su scala europea?

No signori, NESSUNA forza politica ad oggi ha saputo affontare con la dovuta conoscenza e responsabilità il problema europeo, e la colpa é stata data a noi stessi, alle nostre debolezze e miserie, al nostro status di untermensch, incapaci di governarci da soli. Lo spirito attivo, il coraggio e la curiosità dell’autunno caldo e dei primi anni ’70 del popolo italiano é stato letteralmente spazzato via da un trentennio di disinformazione, assunzioni di colpa e destrutturazione culturale, che ha avuto il suo triste apice nel berlusconismo (ho detto APICE, non ORIGINE, caaari piddini. L’origine siete indubbiamente VOI).

Solo ora, grazie al lavoro di alcuni patrioti e divulgatori tra cui quelli citati poc’anzi, lo spirito sovranista si sta risvegliando in Italia e in Europa, ma nel clima di tensione, sfiducia reciproca e disinformazione imperante, c’é il rischio che tale risveglio sia un po’ troppo a destra per i nostri palati delicati. Al di là del facile catastrofismo, é evidente come la presente crisi stia venendo cavalcata e strumentalizzata da forze politiche neofasciste come Alba Dorata in Grecia e da partiti ultraconservatori come UKIP di Nigel Farage in Inghilterra. E’ piuttosto evidente. Se le forze politiche che dovrebbero avere a cuore le sorti delle classi sociali più deboli lasciano il dibattito nelle mani delle estreme destre nazionaliste e xenofobe, ci aspetta come minimo un ritorno ad uno scenario molto simile al primo dopoguerra, dove quand’anche crollasse l’euro, a sostituirlo avremmo odio, razzismo e regimi totalitari su scala nazionale invece che continentale. E questo oltretutto ben difficilmente risolverebbe i problemi specifici della crisi economica. Ammesso e non concesso che la soluzione per abbattere l’eurofascismo sia il ritorno al fascismo nazionale, é del tutto evidente che nessuno di questi soggetti politici ha capito le reali cause della crisi, e pertanto non potranno che proporre soluzioni errate. Diffidate SEMPRE da chi vi propone soluzioni semplici che vi assolvono dalle vostre responsabilità e dalla necessità di impegnarvi direttamente per definire il destino dei vostri cari e della vostra nazione. Perché non sono la soluzione, e con ogni probabilità sono espressione di un regime conservatore.

Non é un caso che mi scagli con forza contro il signoraggio bancario e le altre teorie del complotto. Non abbiamo bisogno di analisi superficiali e dilettantesche quando non dichiaratamente truffaldine, che inducano la popolazione ad identificare un nemico senza nome e senza volto cui derubricare tutta la propria energia e la propria attenzione, perdendo di vista la necessità di studiare, progredire ed apprendere gli strumenti indispensabili a capire la realtà che ci circonda. Basta leggere un intervento a caso di un signoraggista illustre, il buon Della Luna, per capire quanto queste persone siano in effetti prone al sistema pur comprendendone intuitivamente la fallacia:
E allora… ciò che avviene nei nostri tempi è l’adeguamento della struttura di potere e sfruttamento alla realtà degli uomini, di ciò che la società è. Non è lo smantellamento della civiltà e del diritto, ma è il naturale ritorno a ordinamenti totalitari nell”inevitabile tramonto di una finzione a cui ci eravamo molto affezionati. Anche intellettualmente.

NATURALE ritorno? INEVITABILE tramonto? Io mi sento più triste solo dopo aver letto queste tre righe conclusive di un intervento altrimenti piuttosto condivisibile. L’Italia non ha bisogno di intellettuali o attivisti rinunciatari che si faccian scorrere la storia addosso, siamo giunti ad uno spartiacque culturale fra due modelli di società e di democrazia, e l’inerzia morale di fronte all’“inevitabile declino” é proprio quel che ci farà accettare qualunque altra privazione senza batter ciglio, fosse anche la condanna alla povertà e alla schiavitù dei nostri stessi figli.

E’ un lavoro sporco, lungo e difficile, ma se non volete essere schiavi a vita di chi ne sa più di voi, dovrete adattarvi a farlo. Non é nell’interesse di chi scrive trovarsi un domani non lontano su una barricata con un fucile in mano insieme con un ristretto numero di patrioti e studiosi. Mi interessa assai di più aiutare ora chi avrà la volontà di farlo a contrastare la disinformazione eurista e a concentrare le energie e la legittima rabbia nel supportare soggetti che possano dare una vera risposta ai veri problemi e in cui possiate legittimamente identificarvi senza compromessi e mancanze di trasparenza di sorta. L’Italia ha secondo me un enorme bisogno di VERITA’… l’unica cosa che può spezzare catene vere e metaforiche e rendere libero un uomo di decidere se essere schiavo o cittadino.

Quindi ho da tempo deciso che diverrò l’incubo peggiore di qualunque forza politica che per malafede o per per qualsivoglia tatticismo cerchiobottista elettorale, deciderà di tenere all’oscuro i cittadini della reale portata dei problemi che dobbiamo affrontare. Non é più ora di tergiversare sulle false flags, se mai lo é stata.

Giusto per fare un esempio, chi vi dice che il problema dello stato italiano é il debito pubblico e la corruzione e che vorrebbe l’applicazione qui del modello tedesco é in effetti un pericoloso disinformatore e complice del sistema attuale, che in queste 3 parole in croce vi dice in sostanza che:

  • Lo stato é indebitato e corrotto, quindi lo stato non funziona. Occorre pertanto privatizzare tutti gli asset ancora pubblici e vendere il superfluo per fare cassa e PAGARE questo debito. Peccato che come abbiam visto i privati acquirenti siano BEN più corrotti…e magari esteri. Pagati i debiti senza risolvere le cause strutturali della crisi, cosa ci resterebbe?
  • Pagando il debito pubblico (mediante riduzioni recessive della spesa pubblica o altre tasse magari), o magari con un tragico haircut in stile greco, risolveremmo il problema. Peccato che questa gravosa operazione (peraltro la stessa proposta da abomini come il Fiscal Compact) non risolverà proprio nulla. Perché la nostra é una crisi di debito privato e bilancia dei pagamenti.
  • La soluzione sta in ulteriore precarizzazione del mercato del lavoro, libero licenziamento e deflazione salariale in stile tedesco. Ah, dimenticavo, vi sta consigliando anche di imitare la slealtà nell’applicazione dei trattati e la mancanza di cooperazione con i partner europei tipici dei governi tedeschi da Schroeder in poi. Non male.
  • L’eurosistema e le sue tremende iniquità democratiche, così come la vostra schiavitù e deresponsabilizzazione, non c’entrano con tutto ciò e non necessitan di migliorie, anzi, se tutti avessero fatto come i “virtuosi tedeschi”, l’euro sarebbe un bengodi. Al limite con un po’ più di Europa risolveremo il problema. E come no.

Chiaro? Problemi sbagliati, soluzioni SBAGLIATE e DISTRUTTIVE! Personalmente non concordo con nessuna di queste 4 affermazioni.

Ora la domanda é…cosa si vede all’orizzonte? In cosa potremmo impegnarci per avere una speranza di successo? Provo a dirvi quel che vedo io.

continua l’articolo originale sul blog  —>

Capitalesimo: il ritorno al feudalesimo nell’economia mondiale.


Benvenuti nell’era del Capitalesimo, l’epoca del capitalismo che si sposa con il feudalesimo. Perché? Perché è in atto un intreccio tra tendenze evolutive, innestate sullo sviluppo del capitalismo tecnologico e finanziario, con altre tendenze che invece mostrano un arretramento dei diritti sociali, una perdita del potere d’acquisto da parte di una massa crescente di popolazione, da uno scivolamento del ceto medio verso il ceto basso. Insomma, la civiltà del low cost che si sta affermando e che si sposa con il capitalismo più avanzato dei mercati finanziari, dà vita a questo intreccio, a questa nuova epoca a cui si è dato il nome appunto di Capitalesimo.

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Deja vù


Toglietemi l’immaginazione. La capacità di supporre gli eventi. Di pensare, sperare, temere il futuro. Quella qualità rubata al mondo idilliaco di chi vive attimo per attimo, per cui fummo cacciati dall’eden.

Perché mi toglie il gusto di vivere, sapere già come andrà a finire. Riconoscere il film già visto avviarsi verso il conosciuto finale, di scena in scena per meccanismi scontati ma solidi, ben collaudati, in cui poco importa la performance degli attori, chiamati semplicemente a recitare le solite battute ad effetto.

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Gli usurai di Berlino


Nel 2012, secondo l’Eurostat, il rapporto deficit/Pil del nostro Paese si è fermato “solo” al 3%. Sembra una bella notizia. 3%, secondo i parametri di Maastricht, è il limite massimo e, se manterremo la rotta, l’Ue potrebbe decidere di chiudere la procedura d’infrazione per aver sforato in passato. Dovremmo farcela, dato che, per il 2013, il rapporto è previsto al 2,9%. A dire il vero, non è una bella notizia. E’ una catastrofe. Dovrebbe esserlo, per lo meno. Claudio Borghi Aquilini, professore di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica di Milano ci spiega perché.

E’ stata data una certa enfasi ai risultati raggiunti.

 L’enfasi conferita a questo risultato è del tutto incomprensibile. Si ricorderà, infatti, che a seguito della famigerata lettera della Bce dell’agosto 2011 avevamo sottoscritto il Fiscal compact e inserito la regola d’oro del pareggio di bilancio in Costituzione, mentre il governo Monti si era impegnato a raggiungerlo entro il 2013. Anzi, aveva stimato e previsto che, per allora, ce l’avremmo fatta. Ma “pareggio” significa che il rapporto deficit/Pil dev’essere pari a zero o poco più. Il 3% rappresenta una fallimento totale.

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Perché il M5s ha perso in Friuli.


Il movimento cinque stelle in friuli non ha preso i voti che ci si aspettava. La questione che nelle regionali abbia preso meno sempre meno che alle politiche è vera, ma non spiega, il quasi dimezzamento dei voti. Da 196.218 a 103.300, in due mesi.

Tutti i partiti hanno preso meno voti, perché è aumentata l’astensione. La metà degli aventi diritto non ha votato.

L’astensione non è disimpegno. In massima parte è protesta. La domanda è: perché il movimento cinque stelle non è riuscito a rappresentare la protesta come a febbraio?

In un primo momento ho pensato che i motivi fossero questi:

l’inesperienza. se mandiamo gente normale in parlamento, per quanto volenterosi ed entusiasti, non si può pensare che una volta lì sappiano immediatamente quello tutto quello che c’è da sapere. Era ovvio che si sarebbe scontato un periodo di adattamento. Normale. Umano. Disonesto non riconoscerlo.  Sottoposti ad una pressione mediatica allucinante, tesa a cogliere ogni minima imperfezione, hanno fatto qualche brutta figura. Inevitabile e di secondaria importanza.

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NON È INCIUCIO. NON È KASTA. È TROIKA. ECCO PERCHÉ HANNO FATTO FUORI PRODI


NON È INCIUCIO. NON È KASTA. È TROIKA. ECCO PERCHÉ HANNO FATTO FUORI PRODI

di Pier Paolo Flammini

 

Il Pd deve garantire controllo sociale ed essere allineato alle direttive di Bce e Germania. Berlusconi prende voti e per non renderlo pericoloso gli va concessa impunità. Il M5S deve restare protesta. Le gaffe di Renzi, la regia di D’Alema

Nelle ultime settimane ho avuto per due volte le lacrime agli occhi.

La prima, quando ho appreso la notizia del triplice suidicio di Roberto Dionisi, Annamaria Sopranzi e Giuseppe Sopranzi, a Civitanova Marche. Un mio amico, il giorno dopo, mi ha detto: “Ho pianto come un bambino”.

La seconda volta ieri sera, sabato 20 aprile, dentro il letto, quando ho pensato a quel che sta accadendo a Roma.

Ma non piango. Purtroppo non piango più. Mi vengono solo le lacrime agli occhi per la rabbia. Ma ho gli occhi secchi, ormai, da tanti anni.

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Krugman: l’Europa in breve


Quando potremo finalmente ammettere tutti quanti che l’euro è un fallimento? La risposta, naturalmente, è mai. Troppa storia, troppe dichiarazioni, troppo ego è stato investito nella moneta unica perché coloro che vi sono coinvolti possano mai ammettere di aver commesso un errore. Anche se il progetto dovesse concludersi in un totale disastro, loro insisteranno nel dire che non è l’euro che ha fatto fallire l’Europa, ma l’Europa che ha fatto fallire l’euro.

Ma mi accorgo potrebbe essere una buona idea ricapitolare la mia visione di ciò che sta veramente affliggendo l’Europa, e di cosa si potrebbe ancora fare.
Quindi, cominciamo con l’Europa com’era alla fine degli anni ’90. Era un continente con molti problemi, ma nulla che assomigliasse ad una crisi, e senza segnali di essere su un sentiero insostenibile. Poi venne l’euro.

Il primo effetto dell’euro fu un’esplosione di euroforia: improvvisamente gli investitori credettero che tutti i debiti europei fossero ugualmente sicuri. I tassi d’interesse scesero in tutta l’Europa periferica, scatenando enormi flussi di capitale verso la Spagna ed altre economie; questi flussi di capitale alimentarono enormi bolle immobiliari in molti luoghi, e in generale produssero boom economici nei paesi che ricevevano tali afflussi.

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Ancora sull’europa


Mi rispondo alla domanda finale del post precedente “la cura troika“.

Sono cattivi? stupidi? hanno un secondo fine? o semplicemente è un meccanismo che una volta avviato tende all’autoconservazione e quindi come se avesse vita propria cerca di imporsi su scenari alternativi?

Tralasciando ipotesi complottiste, per cui c’è una qualche forma di scopo dietro tutto questo, io mi sono fatto l’idea che come per altre esperienze sociali laboratorio, gli uomini abbiano cercato di costruire una bella idea della quale poi nell’attuazione non sono stati all’altezza.

Sulla carta, nel regno delle utopie, le idee sono sempre bellissime e foriere di un futuro di pace, equità e prosperità.  Poi quando si tratta di tradurle in pratica, qualcosa non funziona. La storia del genere umano è piena di teorie e filosofie e progetti bellissimi che si sono trasformati in incubi.

L’idea dell’Unione Europea nasce con alcuni punti di forza che la rendono meravigliosa:

  • il superamento di oltre 2000 anni di guerre fra le varie etnie che popolano questa porzione di mondo, con il ricordo ben vivo e vicino degli orrori delle ultime due guerre, documentati da fotografie e filmati.
  • la necessità, in una sfera economica sempre più globale, di unire le forze dei paesi europei in un superstato in grado di competere con le altre potenze economiche, vecchie ed emergenti.

Con questa base, ogni accordo che è andato nella direzione dell’integrazione fra i paesi europe è stato visto come elemento di progresso. Ogni paese che aderiva all’Unione è stato un segnale di successo, un incoraggiamento e un rafforzamento.

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