Renzinomics


Stavo leggendo l’analisi di Filippo Taddei al programma del guru economico di Renzi: Yoram Gutgeld. Il programma è datato giugno 2013. L’articolo dei primi di luglio. Ora Taddei è il neo responsabile economico del Pd (al posto di Fassina). Quale sarà la posizione del PD, quella di Gutgeld o quella di Taddei?

Ovviamente, non è importante. Perché aldilà delle dichiarazioni di principio non faranno nulla. La loro ricetta resta sostanzialmente la stessa della scuola economica che non solo non ha saputo prevedere la crisi ma che per affrontarla non ha fatto altro che proporre le stesse logiche che l’avevano prodotta.

Cambiano i suonatori, ma la musica resta la stessa.
– Tagliare la spesa pubblica.
– Aggredire l’evasione fiscale.
– Abbassare il costo del lavoro.
Gutgeld dice, con le risorse recuperate dalla lotta all’evasione fiscale tagliamo il costo del lavoro. Taddei gli risponde: ma chi vuoi che ci creda? perdiamo consenso. Prima tagliamo il costo del lavoro con delle patrimoniali e la riorganizzazione (tagli) della spesa e poi attacchiamo l’evasione fiscale.

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Svegliatevi !!!


la germania è in recessione.
la provvida, disciplinata, occhiuta, virtuosa, germania segna nel 2012 un misero + 0,7 di crescita, con un dato parziale nel IV trimestre di -0,5%

sarà che improvvisamente sono diventati pigri piigs anche i nibelunghi o semplicemente che se si contraggono i nostri (dei piigs) consumi loro non sanno più a chi vendere?

E’ chiaro che se un paese imposta tutta la sua politica economica sulle esportazioni, e per far questo contrae la domanda interna comprimendo i salari, (vedere a tal proposito il report sulla povertà in germania: http://www.zerohedge.com/contributed/2012-11-28/censored-poverty-report-germany ) quando le esportazioni diminuiscono perché nei suoi mercati le economie sono in recessione, il tale paese nonostante tutta la sua virtuosità non può far altro che andare in recessione anch’esso.

Scendendo nel particolare, sono crollati gli investimenti relativi ai prodotti tipo macchinari, principalmente destinati all’esportazione (-4,4%) e i consumi domestici sono aumentati del 0,8%, la spesa pubblica +1%

In pratica, la piccola crescita su base annua è dovuta quasi interamente all’aumento del consumo interno.

Ora una politica avveduta, aumenterebbe i salari minimi, in modo da stimolare appunto il consumo interno, vista l’impossibilità di fare altrettanto nei mercati esteri.
Ma la logica merkeliana parla già di austerità.

Viviamo un momento piuttosto particolare, in Eurozona: mercati euforici e fondamentali macro in costante deterioramento. Oggi come un anno addietro di questi tempi, quando scrivevamo questo. Non abbiamo ancora risolto nulla, ma il rischio di morte imminente (quello che i gestori tanto cool chiamano tail risk) sembra scongiurato. Il problema è che, nel frattempo, gli squilibri macroeconomici si allargano e la malattia lambisce ormai la Germania. Il nome del gioco resta sempre quello: comprare tempo, in attesa del messianico settembre 2013, il momento delle elezioni tedesche.

Qualche dato: la Spagna ha ripreso a vendere il proprio debito sovrano a mani basse, su praticamente tutte le scadenze. Eppure la situazione reale del paese continua a peggiorare a vista d’occhio: le ultime stime prevedono, a consuntivo del 2012, un rapporto deficit-Pil ad uno stratosferico 9 per cento, malgrado le continue manovre correttive effettuate in corso d’anno, pari ad un raccapricciante importo di 62 miliardi di euro tra tagli a salari pubblici, sussidi di disoccupazione, spesa per istruzione e sanità. Quest’anno, poi, il rapporto debito-Pil di Madrid è atteso toccare il 97 per cento, secondo stime del Fondo Monetario Internazionale.

Il rendimento del titolo di stato decennale di Madrid è sceso al 4,8 per cento, eppure la produzione industriale sta regredendo all’età della pietra. Questo è il clima surreale che viviamo oggi, dopo la promessa/minaccia di Mario Draghi, ad agosto, e la “benevola negligenza” tedesca a non chiedere nuove correzioni (che probabilmente avrebbero portato ad una rivolta armata nelle piazze europee): un’ossimorica quiete euforica regna in Eurozona, mentre i fondamentali marciscono. Mariano Rajoy fa finta di nulla e procede, ora che gli investitori sono tornati a comprare il debito spagnolo e l’esigenza di chiedere aiuto alla Troika è venuta apparentemente meno. Esattamente come per l’Italia, del resto, la Spagna sta vivendo una disintegrazione macroeconomica ma un aumento di gettito fiscale, in una manovra prociclica che ormai si ripete uguale a se stessa, in attesa della resa dei conti finale.

E mentre da noi si discute di Imu sulla prima casa e crediti d’imposta per tutti senza copertura, a testimonianza del fatto che il signore rende pazzi i paesi che vuole perdere, la poderosa Germania potrebbe aver registrato, nel quarto trimestre del 2012, una contrazione del Pil pari allo 0,5 per cento, a causa soprattutto di una brusca frenata degli investimenti. Se vi pare poco pensate che, secondo il criterio americano, sarebbe un meno 2 per cento secco su base annualizzata. L’anno si chiude con un progresso dell’economia tedesca dello 0,7 per cento, ed un avanzo di bilancio dello 0,1 per cento di Pil. Come noto, i tedeschi possono giocare su più tavoli regionali, hanno una importante presenza in Asia e sono forti esportatori negli Stati Uniti ma resta il fatto che, se l’Europa si sbriciola, difficilmente Berlino potrà pensare di spostare la Cancelleria e i Laender nel Mar Cinese, anche se ora stanno meditando su una nuova stretta fiscale sulla stessa falsariga che li ha portati, nel corso della storia, a combattere guerre sino all’ultimo bambino, proprio ed altrui.

Quindi, in sintesi: ampia e crescente divergenza tra andamento dei mercati finanziari (che beneficiano del mutato clima, almeno per il momento) ed economia reale. In pratica, una delle tante bolle create sinora. Fino al momento in cui bisognerà cercare di riconciliare questa divergenza. Ciò potrà avvenire in due modi: o si chiederanno nuove manovre correttive e giungeremo rapidamente alla fine della nostra civiltà; oppure si prenderà atto che si è sbagliato tutto quello che era possibile sbagliare e bisognerà cambiare paradigma, rinviando il consolidamento di bilancio a ere migliori.

tratto da qui

Già. Rinviare il consolidamento di bilancio.
Ma il MES, il famoso Fiscal Compact, votato compatto quasi dall’intero parlamento italiano allora?

In questa elezione a differenza delle altre ci sarebbe una grossa posta in gioco, cioè rovesciare l’austerità prima che strangoli l’economia italiana.

Come minimo minimo bisognerebbe fare propaganda per i partiti e candidati che dimostrano di essere contro l’austerità e in particolare contro il “Trattato sulla stabilita’, sul coordinamento e sulla governance nell’Ue”, meglio conosciuto come “Fiscal Compact” o Patto di Stabilità Fiscale, sottoscritto il 2 marzo e votato in luglio dalla Camera e il 21 dicembre dal Senato. E contro il “Meccanismo Europeo di Stabilità” (Mes), al secolo il “fondo salva stati” che lo complementa (e che finora è costato all’Italia circa 15 miliardi che ha dovuto versare…)

I si’ per il Fiscal Compact alla Camera in luglio sono stati 380, 59 i no, 36 gli astenuti, quelli per il Mes sono stati 325 si’, 53 no e 36 astenuti. Solo la Lega ha votato contro; l’Idv si e’ astenuta. Gli assenti erano 103 e “in missione” 27 per cui molti che non erano d’accordo con il partito si sono dati assenti probabilmente.
Nella votazione del MES addirittura meno della metà dei deputati si è espresso a favore. 325 si, 53 no, 36 astenuti mentre gli assenti erano 188 e “in missione” 26.

Il “Fiscal Compact” impegna l’Italia a ridurre dall’anno prossimo a zero il deficit dello stato, quando in Giappone, Inghilterra, Stati Uniti il deficit rimane sopra l’8% del PIL annuo e sostiene in questo modo l’economia e quando ad es. persino in Francia ha deficit pubblici sul 4-5% del PIL. Non solo, in aggiunta impone all’Italia di ridurre dal 120% al 60% del PIL il debito pubblico in 20 anni, quindi ad ad avere avanzi di bilancio per 20 anni, ogni anno lo stato dovrà poi sempre incassare più di quello che spende!. Per l’Italia significa rimanere schiacciati dalle tasse e dalla Depressione per i prossimi 20 anni perchè è il deficit dello stato che crea moneta (a meno che le banche non aumentino sempre ogni anno il credito…cosa che come si è visto nel 2008 porta alla fine dei guai…).

Ad esempio Berlusconi e DiPietro dicono che ora sono contro l’austerità, ma il PDL ha votato il Fiscal Compact (con quattro contari, alcuni astenuti e molti assenti) e DiPietro si è astenuto. Il 21 dicembre al Senato avrebbero potuto fermarlo e lo hanno fatto passare e ora vanno in TV a dire che l’austerità era un errore. L’UDC (Fini-Casini) e il PD hanno votati compatti per il Fiscal Compact e non sono nemmeno pentiti o lo criticano e sono quindi i peggiori e chi li vota è un povero deficiente.

I partiti, di destra o sinistra, da votare sono quelli che hanno votato contro perlomeno al Fiscal Compact e nel caso di partiti nuovi, che quindi non avevano deputati in grado di votare, quelli che dicono chiaramente di essere contrari, contro all’austerità e per ridurre le tasse.

In pratica quindi, se ti preme che l’economia italiana non collassi, devi votare tra i partiti esistenti la Lega perchè è l’unica che ha votato contro e tra quelli nuovi il M5S. Oscar Giannino no, perchè si dichiara per il MES, glissa sul Fiscal Compact ed è per il pareggio di bilancio. Rifondazione-Ingroia no perchè parlano d’altro (e i loro deputati si sono astenuti). Lo so che ci sarebbero tante altre cose, ma qui è l’economia che conta.

da qui

Per spiegare perchè i “sacrifici” della politica di Austerità sono assurdi non c’è bisogno di discorsi complicati di finanza e debito. Basta semplicemente notare che questi sacrifici richiesti per pagare questo debito in pratica consistono nel NON FAR LAVORARE. Chiedere dei “sacrifici” può essere giusto per risollevare l’economia o anche pagare dei debiti, ma se consistono nel lavorare di più, non lavorare di meno.

Per una famiglia o per chi ha una sua attività “fare sacrifici” lo si intende soprattutto come darsi di più da fare, alzarsi presto, rimboccarsi le maniche e lavorare di più. Per Monti e i suoi mandanti nelle banche e finanza internazionale invece i sacrifici consistono nell’impedire alla gente che vuole lavorare di farlo. In pratica l’austerità di Monti consiste nel dire: per ripagare i debiti bisogna lavorare di meno, aumentare i disoccupati o sottoccupati e lavorare a metà della capacità per un azienda.

Ma la stregoneria della finanza e dei mass media a lei ossequienti, con il suo metodico lavaggio del cervello sul “Debito” e la “Spread” convince la maggioranza ad accettare questo assurdità, che lavorando meno si pagano meglio i debiti. Il contrario di quello che si è sempre fatto e di quello che si fa in famiglia o azienda. Ma l'”Austerità” (venduta come necessaria per “pagare i debiti” dell’Italia…) in pratica significa che alcuni milioni di persone che vanno in ufficio, in negozio o in officina passino delle ore senza fare niente, aspettando che si presenti un cliente o un ordinativo o una commessa o qualcosa da fare. Hai i muratori o tappezzieri che se ne stanno a casa ad aspettare che qualcuno chiami e intanto portano i bambini al parco non avendo niente da fare, hai i licenziati o in cassa integrazione che passano la giornata a guardare la TV o al bar, hai i giovani laureati che stanno in casai con i genitori con i videogiochi a passare il tempo. E ti raccontano che TUTTA QUESTA GENTE DEVE RESTARE OZIOSA PER “PAGARE I DEBITI”!

Che razza di “austerità” e “sacrifici” sono bloccare un economia, per mancanza di denaro che circola, per cui milioni di persone non hanno da lavorare ?